Israele e Palestina, siamo alle solite…

Nelle ultime 24 ore siete stati in svariati ad averci segnalato post che arrivano dagli scenari del conflitto tra Israele e Palestina. Purtroppo quando ieri ho visto certi titoli sui giornali mi aspettavo che sarebbe ricominciata a circolare una specifica narrazione dei fatti che nel corso degli anni abbiamo già visto più volte.

La bambina e il soldato

Partiamo ad esempio da questa foto, condivisa dal profilo @M49liberorso su Twitter: mostra una bambina sdraiata in terra con un soldato che le ha messo un piede sullo sterno e le tiene un fucile a pochi centimetri dal volto.

È una foto orrenda, siamo tutti d’accordo, ma condividerla l’11 maggio 2021 senza contestualizzarla è sbagliato visto che la foto risale almeno al 2012, oltretutto è già stata strumentalizzata e in seguito trattata da qualcuno: ne esiste infatti una versione che riporta molto chiaramente la scritta FAKE, e spiega che quella indossata dal soldato non è un’uniforme delle forze armate israeliane e che le stesse non usano l’AK-47 come fucile.

Cercandola in rete ho trovato una seconda immagine, da un’angolazione completamente diversa, dove si vede anche il soldato a figura intera. No, non è un soldato israeliano, ma un figurante, e quella che state vedendo è una messa in scena, una rappresentazione fatta in strada.

L’immagine, quella senza scritta FAKE e che non permette di capire chiaramente ciò che rappresenta, la si trova un po’ ovunque, sempre con la dicitura “soldato israeliano aggredisce bambina palestinese”.

Le bombe al fosforo

Ma non è finita qui, perché c’è un’altra serie di foto che ci avete segnalato, diffuse da un profilo filopalestinese, @IstwaniRami, che racconta che “Nazi Israele” sta usando bombe al fosforo contro i palestinesi.

AVVERTENZA – QUANTO SEGUE PRESENTA IMMAGINI FORTI

Odio dovervi mostrare, seppure parzialmente censurate, queste foto.

L’immagine della bambina con mezza faccia ustionata da bombe al fosforo arriva dall’Afghanistan nel 2009, non oggi dalla Palestina. Chi la condivide sostenendo venga da Israele non ha fatto alcuna verifica. Ha scelto una narrazione che gli va bene e la condivide. Ma non è così che si può pensare di fare (o diffondere) informazione.

Anche l’altro collage di foto non è attuale, circola almeno dal 2010, diffuso quasi sempre sostenendo sia una vittima di attacchi israeliani su Gaza. Ma non trovo una singola fonte che sia affidabile che lo confermi, solo fonti di parte. Diffondere queste immagini nel 2021 parlando degli attacchi di questi giorni non è fare informazione, bensì cercare di spingere la narrazione che già conosciamo.

Concludendo

L’ultima cosa che vorrei dirvi è che non importa cosa titolino i giornali: le informazioni su quanto avviene nel conflitto tra israeliani e palestinesi non sono attendibili, qualsiasi sia il numero delle vittime che viene comunicato si tratta della agenzie di stampa delle due parti in conflitto, entrambe interessate a portare il pubblico internazionale a supportare la corrispondente causa. Non si tratta di notizie, ma di narrazioni che devono servire a colpire lo spettatore esterno e farlo tifare per l’una o l’altra fazione.  Se leggete chi tifa per la Palestina saranno gli israeliani ad aver attaccato per primi e tra le vittime ci saranno tanti bambini, se leggete narrazioni pro Israele gli unici cattivi saranno i palestinesi. Ma nessun giornalista italiano è andato nei territori a fare la conta, a verificare i fatti, tutti riportano solo quanto qualcun altro racconta loro tramite comunicati stampa. Sottolineo che questa è una mia considerazione personale, basata  sull’osservazione dei fatti, quanto invece vi ho raccontato sopra invece è completo di fonti verificabili.

Non credo di poter aggiungere altro.

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Ristrutturazione edilizia, che vuol dire?

Si sente parlare spesso di ristrutturazione edilizia, ma cosa si intende davvero con questo termine? Quali interventi possono effettivamente essere definiti di “ristrutturazione” di un immobile?…




Posso passare da cedolare secca a tassazione ordinaria e viceversa?

Registrazione contratto di locazione, tassazione ordinaria e cedolare secca, revoca del regime fiscale. Inquadramento normativo Ogni qualvolta una persona e/o soggetto giuridico intenda stipulare un contratto…




Ripartizione spese di manutenzione del cavedio: partecipa solamente chi è l’effettivo proprietario

Tutti devono partecipare alle spese di conservazione del cavedio?. Le spese di manutenzione del cavedio posto a servizio di unità immobiliari site in condominio devono essere ripartite secondo i millesimi…




Opposizione a decreto ingiuntivo, prime applicazioni dei principi espressi dalla sentenza delle Sezioni Unite

Attenzione ad impugnare una delibera in sede di opposizione all’ingiunzione: potrebbe non essere possibile. Le casse condominiali non possono languire, poiché sono tante le spese da affrontare e i fornitori…




Il siero di fogna

Sulla bacheca di tal Monica Nica – classico profilo fasullo creato ad hoc per diffondere disinformazione – ci avete segnalato un vieo che arriva dal Messico. Nel video vediamo una signora che risponde a delle domande e sullo sfondo, dopo qualche secondo, qualcuno che sviene.

Il video viene condiviso dalla cara Monica con queste parole:

Una donna si accascia al suolo dopo aver ricevuto il siero di fogna

Direi che sia abbastanza chiaro che a Monica i vaccini non stanno particolarmente simpatici. Lo stesso video l’ho trovato su altre bacheche, una quella di Wayne Dupree, giornalista di destra, antivaccinista e negazionista. L’altra quella di un’americana che cerca di sostenere la corretta informazione. Purtroppo in nessuno dei due casi abbiamo una fonte precisa per capire da dove arrivi il video. L’estremista di destra ovviamente sostiene la teoria che sia svenuta per colpa del vaccino, il tweet dell’americana invece sostiene che si tratti solo di uno svenimento causato dall’ansia.

Io vorrei che guardaste il video con attenzione: è abbastanza probabile che siano in attesa del vaccino, nessuno di quelli inquadrati sembra avere il classico cerotto post iniezione. Ma anche fosse uno svenimento post vaccino non sarebbe qualcosa per cui sorprendersi più di tanto, succede, è uno dei motivi per cui quando si fa il vaccino, qualsiasi vaccino, ci viene detto di aspettare tra i 15 e i 30 minuti sotto monitoraggio medico. È il motivo per cui non vacciniamo nelle farmacie, perché la somministrazione del vaccino deve essere supervisionata da un medico, in caso di reazione allergica o di malessere.

Non lasciate che soggetti come Monica Nica riescano a spaventarvi, non fatevi suggestionare da chi, in maniera anonima, cerca di inquinare il pozzo.

Il vaccino, al momento, è l’unico sistema per poter in qualche modo tornare alla normalità, chi sostiene diversamente sono soggetti che dovrebbero portare prove delle affermazioni che fanno di volta in volta. E invece in forma anonima continuano ad avvelenare il pozzo. Se oggi chiudono il profilo della cara Monica lei domani ne apre un altro, conscia che tanto nessuno le farà mai pagare i danni che la sua disinformazione provoca.

Sconsolante scrivere articoli come questo, ma ormai ci abbiamo fatto il callo.

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Manovra di emergenza: ultime sentenze

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Scopri le ultime sentenze su: sinistro stradale; prova liberatoria; regole del Codice della strada; accertamento della colpa di uno dei conducenti; investimento del pedone e presunzione di responsabilità esclusiva del conducente.

Manovra di emergenza resa necessaria dall’andatura zigzagante dell’altro

La presunzione di pari responsabilità nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall’art. 2054, comma 2, c.c. in caso di scontro di veicoli, è applicabile estensivamente anche ai veicoli coinvolti nell’incidente ma rimasti estranei alla collisione, sempre che sia accertato, in concreto, l’effettivo contributo causale nella produzione dell’evento dannoso.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la statuizione del giudice di appello che aveva presunto la pari responsabilità nella produzione del danno, pur in assenza di collisione, nel contegno dei conducenti di due veicoli viaggianti in direzione reciprocamente opposta, l’uno dei quali, pur deducendo di essere finito fuori strada a seguito della manovra di emergenza resa necessaria dall’andatura zigzagante dell’altro, che lo aveva costretto a spostarsi pericolosamente sul margine destro della carreggiata, non aveva tuttavia fornito, ad insindacabile giudizio del giudice di merito, la prova di avere tenuto una condotta di guida esente da colpa).

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2021, n.3764

Manovra di emergenza per evitare l’impatto

Il Comune è tenuto a risarcire l’automobilista che, si è trovato davanti un grosso ramo ed è stato costretto a una manovra di emergenza per evitare l’impatto, andando però a finire contro la recinzione metallica posta al lato della carreggiata. In tale ipotesi sussiste il nesso di casualità tra la cosa custodita e il danno verificatosi.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9674

Responsabilità sinistri stradali

La prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c., nel caso di danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di un veicolo, non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall’accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza.

Tribunale Napoli sez. X, 24/07/2019, n.7445

Scontro tra veicoli: la prova liberatoria

In caso di scontro tra veicoli l’accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti – anche per avere commesso una violazione grave del Codice della Strada – non comporta di per sé il superamento della presunzione di colpa concorrente dell’altro, che deve comunque cooperare e fare tutto il possibile per evitare l’incidente.

All’uopo il conducente del veicolo coinvolto nell’incidente, per andare esente da responsabilità, deve fornire la prova liberatoria, ovvero non solo la dimostrazione di essersi uniformato – da parte sua – alle norme della circolazione, ma anche di avere tentato una manovra di emergenza – anche se infruttuosa – per evitare il sinistro. Salvo il caso in cui una qualsiasi manovra di emergenza astrattamente idonea ad evitare l’incidente sia concretamente impossibile.

Corte appello Genova sez. II, 02/05/2019, n.600

Moderazione della velocità in prossimità di un incrocio

L’art. 145, comma 1, del nuovo codice della strada, approvato con il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, presuppone che ogni veicolo, incluso quello del conducente col diritto di precedenza, nell’avvicinarsi all’intersezione, debba tenere una condotta di guida e una velocità tali da consentirgli un tempestivo rallentamento o un’adeguata manovra di emergenza, a fronte dell’avvistamento dell’irregolare sopraggiungere di un altro veicolo, il quale, a sua volta, non rallenti la corsa e violi l’obbligo di dare la precedenza.

Tribunale Velletri sez. II, 11/09/2018, n.1908

Manovra di emergenza del motociclista

Nella circolazione stradale anche in caso di mancata collisione di veicoli può configurarsi la responsabilità di uno dei conducenti qualora venga provato il nesso di causalità tra la condotta di guida di detto conducente e l’evento dannoso, ovvero qualora risulti che la circolazione del veicolo di quest’ultimo conducente abbia costituito la causa materiale dell’evento, cioè un antecedente necessario, diretto o indiretto, dell’evento medesimo.

La prova del nesso di causalità, che grava a carico dell’attore, si risolve nella dimostrazione di un comportamento del conducente contrario alle norme, generiche e specifiche, che regolano la circolazione stradale, causativo del danno posto a fondamento della domanda.

Nella specie è stata ravvisata la responsabilità del conducente che, con repentina manovra non segnalata, abbia tagliato la strada al motociclista sopraggiungente causando così la manovra di emergenza messa in atto dal motociclista a seguito della quale lo stesso cadeva a terra.

Tribunale Massa, 21/06/2018, n.464

Responsabilità per comportamento imprudente altrui

In tema di circolazione stradale, il principio dell’affidamento trova un temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità, tanto che l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo e alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, ponendo in essere la manovra di emergenza necessaria all’evento, pur se questo è riconducibile al prevedibile comportamento imprudente o negligente altrui, ovvero alla violazione delle norme di circolazione da parte della vittima o di terzi.

In questa prospettiva, esente da censure è la sentenza di condanna per l’omicidio colposo in danno di un pedone pronunciata nei confronti di un automobilista che risulti di non aver adeguato la propria velocità alle circostanze spazio-temporali, finendo con l’investire il pedone, in un contesto in cui non poteva dubitarsi che fra gli ostacoli prevedibili vi potesse essere un pedone che in un ora notturna, in zona priva di illuminazione, ma frequentata dagli avventori di un locale notturno, attraversasse la strada in un punto privo di strisce pedonali: un tale ostacolo non poteva definirsi come improvviso, proprio per la vicinanza del locale e del traffico pedonale ad esso connesso, sicché il conducente avrebbe dovuto tenere una velocità costantemente proporzionata allo spazio corrispondente al campo della visibilità al fine di consentirgli l’esecuzione utile della manovra di arresto, considerato il tempo psicotecnico di reazione nell’ipotesi in cui si profili un ostacolo improvviso.

Cassazione penale sez. IV, 10/05/2018, n.38219

Conseguenze lesive di uno scontro

In tema di responsabilità colposa da sinistri stradali, il conducente di un veicolo non può essere chiamato a rispondere delle conseguenze lesive di uno scontro per non avere posto in essere una manovra di emergenza, qualora si sia venuto a trovare in una situazione di pericolo improvvisa dovuta all’altrui condotta di guida illecita, non utilmente ed agevolmente percepibile, tenuto conto dei tempi di avvistamento, della repentinità della condotta del soggetto antagonista, dei concreti spazi di manovra, dei necessari tempi di reazione psicofisica.

Cassazione penale sez. IV, 20/02/2018, n.16096

Responsabilità risarcitoria a carico dell’automobilista

In tema di sinistri automobilistici, la responsabilità risarcitoria a carico dell’automobilista o in genere del conducente del mezzo sorge dunque in modo pressoché automatico in quanto, per un verso, in mancanza di scontro tra veicoli non potrà trovare applicazione la presunzione di concorso paritetico di colpa stabilita dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. e, per altro verso, in ragione del fatto che, per principio generale sancito dall’art. 140 cod. str., la circolazione del veicolo non deve mai costituire intralcio o pericolo per l’incolumità delle persone.

La ratio della norma è, infatti, quella di garantire, nel miglior modo possibile, la circolazione dei veicoli, poiché essa è un’attività intrinsecamente pericolosa: l’investitore, al fine di risultare esente da responsabilità, è tenuto dimostrare che il pedone abbia attraversato la strada, ponendo in essere una condotta imprevedibile ed inevitabile, tale da non consentire un’altra manovra di emergenza atta ad evitare il sinistro.

Tribunale Palermo sez. III, 08/01/2018, n.88

Impossibilità di intraprendere la manovra di emergenza

In virtù del principio di solidarietà sociale qualsiasi conducente è comunque tenuto cooperare al fine di evitare che il sinistro si verifichi, l’unica eccezione a tale obbligo, è costituita dall’impossibilità concreta di intraprendere la manovra di emergenza, ipotesi quest’ultima che nella specie va ragionevolmente esclusa.

Tribunale Massa, 22/07/2017, n.639

Accertamento della responsabilità penale per incidente stradale

Ai fini dell’accertamento della responsabilità penale in caso di incidente stradale, occorre prendere in considerazione non solo l’elemento del mancato rispetto dei limiti di velocità previsti dal Codice della strada da parte dell’investitore, ma anche le condizioni di visibilità in cui il sinistro è avvenuto, al fine di verificare l’eventuale evitabilità dell’evento.

La Cassazione ha così cassato la sentenza dei giudici di merito che troppo semplicisticamente avevano ricostruito il fatto ritenendo un motociclista che viaggiava a una velocità poco superiore a quella consentita responsabile della morte del ciclista investito.

Per i giudici di legittimità, vanno considerate adeguatamente tutte le condizioni, tra cui quella dell’avvistabilità del ciclista da parte del centauro entro un tempo che consentisse una qualunque manovra di emergenza si potrà pervenire al conseguente giudizio di evitabilità dell’evento.

Cassazione penale sez. IV, 11/01/2017, n.12192

Investimento di pedone e impossibilità di attuare una manovra di emergenza

In materia di investimento di pedone, la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c. non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall’accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza.

Tribunale Livorno, 25/10/2016, n.1299

Fuoriuscita di un veicolo dalla sede stradale

In tema di danni da sinistro stradale, nell’ipotesi di lesioni patite dal terzo trasportato a seguito di una manovra di emergenza che abbia comportato la fuoriuscita del veicolo dalla sede stradale, l’apprezzamento della possibilità, per il conducente, di tenere una condotta alternativa idonea ad evitare l’evento dannoso, o a produrne altro meno grave, non incide sull’accertamento del nesso di causalità tra la condotta tenuta e l’evento dannoso, ma, eventualmente, sul piano della verifica della colpa del conducente, potendo in particolare comportare – qualora la situazione di pericolo risulti ascrivibile solamente al contegno di un terzo – l’operatività dell’esimente dello stato di necessità ex art. 2045 c.c.

Cassazione civile sez. III, 22/02/2016, n.3428

Sinistro stradale: cosa deve dimostrare il conducente?

Per superare la presunzione di cui all’art. 2054 comma 2 c.c., il conducente deve dimostrare non solo che l’altro era in colpa ma anche di essersi uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza e di avere fatto tutto il possibile per evitare l’incidente, ivi inclusa una manovra di emergenza.

Tribunale Pisa, 01/07/2015, n.769

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Installazione canna fumaria: ultime sentenze

Le ultime pronunce giurisprudenziali su: lavori di ristrutturazione edilizia; appoggio di una canna fumaria al muro comune perimetrale di un edificio condominiale.

Installazione canna fumaria ad uso esclusivo del singolo condomino

In tema di condominio, l’installazione di una canna fumaria ad uso esclusivo del singolo condomino, in appoggio su di un muro o facciata comune, per costante insegnamento giurisprudenziale, non costituisca innovazione, secondo l’accezione contenuta nell’art. 1120 c.c., non comportando un’alterazione dell’entità materiale del bene ovvero una sua trasformazione ovvero ancora una modifica della sua destinazione naturale, determinando, esclusivamente, un uso del bene più intenso e proficuo da parte del singolo della cosa comune, trovando applicazione il disposto di cui all’art. 1102 c.c. che, pur dettato in tema di comunione in generale, è riferibile al condominio degli edifici per il richiamo contenuto nell’art. 1139 c.c.

Corte appello Torino sez. II, 29/07/2020, n.791

Incendio per difetto di installazione della canna fumaria

La responsabilità dell’incendio avvenuto in un cantiere, ove operavano diversi imprese appaltatrici, causato da un difetto di installazione della canna fumaria (nella specie: da una falla apertasi nella canna fumaria), non va attribuita all’impresa che si è occupata di eseguire lavori diversi dall’installazione della canna fumaria, ma a quella che si è effettivamente occupata della realizzazione e della successiva installazione della canna fumaria poiché, in fase di montaggio, avrebbe dovuto rilevare il danneggiamento subito dalla canna fumaria che ha originato la falla.

Tribunale Savona, 08/03/2018

Installazione canna fumaria su parte comune dell’edificio condominiale

L’installazione, ad opera di un singolo condòmino, di una canna fumaria su una parte comune dell’edificio condominiale è legittima laddove ciò avvenga nel rispetto dei limiti di cui al combinato disposto degli artt. 1102 e 1120 c.c., nonché di eventuali previsioni più restrittive poste da un regolamento di origine contrattuale.

Tribunale Milano sez. XIII, 08/05/2017, n.5088

Realizzazione di una canna fumaria modificativa della sagoma dell’edificio

Gli interventi edilizi consistenti nell’accorpamento di locali facenti parte di stabili diversi e nella realizzazione di una canna fumaria modificativa della sagoma dell’edificio interessato dalla relativa installazione, non rientrano tra gli interventi di manutenzione ordinaria dell’immobile.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 02/11/2016, n.10819

Canna fumaria su facciata di edificio condominiale

Il diniego di sanatoria edilizia avente ad oggetto l’installazione di una canna fumaria su facciata condominiale non può avere come unica motivazione il fatto che la facciata stessa non sia di esclusiva proprietà del richiedente, in quanto l’art. 1102 cod. civ. (relativo all’uso della cosa comune) va interpretato nel senso che il singolo condomino può apportare al muro perimetrale, senza bisogno di consenso degli altri partecipanti alla comunione, tutte le modificazioni che consentano di trarre dal bene comune una particolare utilità aggiuntiva rispetto a quella goduta dagli altri condomini, ivi compreso l’inserimento nel muro di elementi estranei posti a esclusivo servizio della sua porzione, purchè non impedisca agli altri condomini l’uso del muro comune e non ne alteri la normale destinazione con interventi di eccessiva vastità.

Il provvedimento di diniego motivato con esclusivo riguardo alla circostanza che l’interessato richiedente non è proprietario esclusivo della facciata (senza fare riferimento alcuno alla violazione dei limiti sostanziali ex art. 1102 c.c.) è quindi illegittimo, in quanto di per sé la contitolarità del bene non preclude la possibilità per ogni condomino di utilizzare il bene stesso e apportarvi modifiche.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 28/10/2015, n.1475

L’installazione di una canna fumaria e il diniego dei condomini

L’installazione di una canna fumaria che interessi la facciata condominiale in corrispondenza della proprietà di altri condomini non richiede l’assenso di costoro, purché non siano pregiudicati l’armonia e il decoro della facciata in questione.

(Fattispecie in cui il Tar ha ritenuto illegittimo e, quindi, annullato il provvedimento comunale di diniego che motivava solo con riguardo alla mancanza della “piena titolarità ad intervenire” derivante dal diniego espresso dagli altri condomini, senza tuttavia apprezzare l’impatto dell’opera sulla facciata interessata).

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 02/12/2014, n.1308

Muro perimetrale dell’edificio comune

Nel caso di installazione di una canna fumaria lungo il muro perimetrale dell’edificio comune non può legittimamente invocarsi la violazione dell’art. 1102 c.c. giacché quest’ultimo articolo riconosce a ciascun condomino la facoltà di far uso della cosa comune anche apportando a essa delle modifiche per il migliore godimento laddove non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto; né l’ulteriore norma sulle distanze di cui all’art. 906 c.c. attenendo, quest’ultima, all’apertura di vedute oblique e laterali sul fondo del vicino ma dovendo, semmai, rientrare nella disciplina di cui all’art. 890 c.c. a norma del quale chi intende realizzare le opere ivi previste, fonti di pericolo di danno, deve attenersi alle distanze stabilite dai regolamenti e in mancanza alle distanze necessarie a preservare il fondo del vicino da ogni “danno alla solidità, alla salubrità e alla sicurezza”.

Tribunale Bari sez. III, 16/06/2014, n.2974

Normale tollerabilità delle immissioni

Il proprietario che lamenti – a ragione – il superamento della normale tollerabilità delle immissioni provenienti dal fondo del vicino non è tenuto a prestare il consenso alla costituzione di una servitù, ove necessaria alla eliminazione dell’inconveniente, in caso contrario rimanendo assoggettato alle immissioni.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza della corte di appello che, erroneamente, aveva ritenuto di poter effettuare il giudizio di bilanciamento, pur in presenza dell’accertamento di immissioni intollerabili, giudicando pretestuosa l’opposizione della ricorrente all’installazione di un canna fumaria, individuata, nel corso dell’istruttoria, come l’unico rimedio per evitare le immissioni).

Cassazione civile sez. II, 07/04/2014, n.8094

L’installazione di una canna fumaria sulla facciata comune del condominio

In materia condominiale costituisce opera lecita l’installazione di una canna fumaria sulla facciata comune, consentita ai sensi dell’art. 1102 c.c. Per costante orientamento della giurisprudenza, infatti, l’appoggio di una canna fumaria al muro comune perimetrale di un edificio condominiale, integra una modifica della cosa che ciascun condomino può apportare a sue cure e spese, sempre che non impedisca l’altrui paritario uso, non rechi pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza dell’edificio e non ne alteri il decoro architettonico.

L’esecuzione di tale opera non costituisce innovazione ma una modifica lecita finalizzata all’uso migliore e più intenso previsto dall’art. 1102 c.c., conforme alla destinazione del muro perimetrale che ciascun condomino può legittimamente apportare a sue spese, se non impedisce agli altri condomini di farne un pari uso, non pregiudichi la stabilità e la sicurezza dell’edificio e non ne alteri il decoro.

Tribunale Trento, 16/05/2013, n.432

Modifica del prospetto del fabbricato

L’installazione di una canna fumaria è riconducibile ai lavori di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3 comma 1 lett. d ), d.P.R. n. 380 del 2001, realizzati tramite inserimento di nuovi elementi ed impianti, ed è quindi subordinata al regime del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. c ), dello stesso d.P.R., laddove comporti, come nella fattispecie, una modifica del prospetto del fabbricato cui inerisce.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 01/10/2012, n.4005

Impianto ecocompatibile 

È illegittima l’ordinanza di demolizione adottata in relazione all’installazione di una canna fumaria, relativa ad un impianto ecocompatibile a basso impatto ambientale alimentato con materiali biodegradabili, in quanto trattasi di opera priva di autonoma rilevanza urbanistico — funzionale e che non risulta particolarmente pregiudizievole per il territorio, costituendo peraltro un volume tecnico.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 17/04/2012, n.391

Alterazione del decoro architettonico

Costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, come tale vietata, non solo quella che ne alteri le linee architettoniche, ma anche quella che comunque si rifletta negativamente sull’aspetto armonico di esso, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l’edificio. La relativa valutazione spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, ove non presenti vizi di motivazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto illegittima l’installazione di una canna fumaria che percorreva tutta la facciata dell’edificio condominiale, così da pregiudicare l’aspetto e l’armonia del fabbricato).

Cassazione civile sez. II, 11/05/2011, n.10350

Problemi alla canna fumaria

L’acquisto di immobile nel quale siano stati riscontrati problemi alla canna fumaria, rilevata inidonea all’installazione e all’uso corretto del camino, non implica una difformità dell’opera eseguita dall’appaltatore tale da renderla del tutto inidonea alla sua destinazione.

La preclusione ad utilizzare un camino, ha infatti, una incidenza diversa rispetto ad esempio dal malfunzionamento del riscaldamento. Qualora poi dai documenti prodotti non risulti nemmeno che l’immobile dovesse essere dotato di canna fumaria per il funzionamento di un camino, nulla può essere eccepito all’impresa costruttrice.

Tribunale Monza sez. II, 07/06/2010, n.1675

Difetto di installazione di una canna fumaria

La responsabilità penale dell’amministratore di condominio va ricondotta nell’ambito della disposizione (art. 40, comma 2, c.p.) per la quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.

Per rispondere del mancato impedimento di un evento è, cioè, necessario, in forza di tale norma, l’esistenza di un obbligo giuridico di attivarsi allo scopo: detto obbligo può nascere da qualsiasi ramo del diritto, e quindi anche dal diritto privato, e specificamente da una convenzione che da tale diritto sia prevista e regolata com’e nel rapporto di rappresentanza volontaria intercorrente fra il condominio e l’amministratore.

(In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto configurabile a carico dell’amministratore di condominio di un obbligo di garanzia in relazione alla conservazione delle parti comuni, in una fattispecie di incendio riconducibile ad un difetto di installazione di una canna fumaria di proprietà di un terzo estraneo al condominio che attraversava parti comuni dell’edificio).

Cassazione penale sez. IV, 23/09/2009, n.39959

L’installazione di una canna fumaria di piccole dimensioni

Per l’installazione di una canna fumaria di piccole dimensioni è sufficiente l’autorizzazione, con la conseguenza che in mancanza di quest’ultima trova applicazione il relativo regime sanzionatorio dettato dalla l. reg. Veneto n. 61 del 1985 che prevede l’irrogazione della sola sanzione pecuniaria, non ricorrendo nel caso di specie i presupposti per i quali, dall’art. 94 della stessa legge, è contemplata l’applicazione della sanzione demolitoria.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 02/04/2009, n.1127

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Minaccia di morte: ultime sentenze

Entità del turbamento psichico determinato dall’atto intimidatorio sulla vittima; criteri per l’accertamento della capacità intimidatoria della condotta; espressioni minacciose pronunciate in assenza della persona offesa.

Minaccia: contestazione dell’aggravante

In tema di delitto di minaccia, non può considerarsi legittimamente contestata in fatto e ritenuta in sentenza la fattispecie aggravata di cui all’art. 612, comma 2, c.p., qualora nell’imputazione non sia esposta la natura grave della minaccia, o direttamente, o mediante l’impiego di formule equivalenti, ovvero attraverso l’indicazione della relativa norma.

(Fattispecie relativa ad una minaccia di morte, in cui la Corte ha ritenuto che, in assenza di precisa indicazione nella contestazione dell’aggravante, che include componenti valutative, la gravità della minaccia non potesse essere desunta in via automatica dalle parole rivolte alla persona offesa).

Cassazione penale sez. V, 14/07/2020, n.25222

Minaccia: valutazione della gravità

In ordine alla gravità della minaccia, ciò che rileva è l’entità del turbamento psichico determinato dall’atto intimidatorio sulla vittima, che va accertata avendo riguardo non soltanto al tenore delle espressioni verbali proferite, ma anche al contesto in cui le stesse si collocano. Non occorre, altresì, che la minaccia di morte sia circostanziata, ben potendo, nonostante sia stata pronunciata in modo generico, produrre un grave turbamento psichico, tenuto conto delle personalità del soggetto agente e passivo del reato.

Corte appello Taranto, 22/01/2020, n.60

Minaccia di morte al fratello e revoca della licenza del porto di fucile

Risulta del tutto ragionevole l’adozione di misure volte ad impedire l’utilizzo di armi a soggetti che si siano resi responsabili di comportamenti violenti o anche, pur in mancanza di episodi di violenza specifici, in presenza di circostanze che testimonino di un carattere poco tranquillo ed aggressivo.

Nella fattispecie, dai complessivi elementi informativi emergeva un quadro di relazioni familiari indicante il concreto rischio di un abuso nell’utilizzo delle armi, a seguito della segnalazione dell’intervenuta denuncia/querela dell’interessato da parte di un fratello per il delitto di minacce (in particolare per la minaccia di morte); un soggetto capace di minacciare il fratello, quale che ne sia il mezzo e il grado, potrebbe, anche in via del tutto ipotetica, abusare delle armi, a fronte di ulteriori episodi di violenza alla persona.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 17/06/2019, n.408

Percosse e minaccia di morte con un coltello

Uno stalker va collocato nella categoria dei soggetti contemplati dall’art. 4, comma 1, lettera i) ter del d.lgs. 159/2011 come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera d) della l. 161/2017 in relazione alla presenza di una pericolosità sociale intensa ed attuale che mette in pericolo, a causa della manifestazioni di violenza, la sicurezza pubblica e primariamente quella della sua ex compagna (nella specie parte offesa del procedimento di atti persecutori), ne consegue che allo stesso va  applicata la misura di sorveglianza speciale per pericolosità sociale di cui all’art. 6 d.lgs. 159/2011 anche in assenza di condanna in primo grado, posto che in diverse occasioni ha mostrato un’indole violenta e prevaricatrice nei confronti dell’ex compagna (sia durante la convivenza che dopo la rottura della stessa) caratterizzata da un crescendo di brutalità partendo dalle percosse fino ad arrivare alla minaccia di morte con un coltello, nonché aggressioni sessuali (nella specie: si trattava di un filippino di 24 anni agli arresti domiciliari dopo un periodo in carcere per violenza sessuale e poi accusato di atti persecutori sempre nei confronti dell’ex compagna).

Tribunale Milano, 09/10/2018

Minaccia grave: capacità intimidatoria della condotta

In tema di minaccia grave, la capacità intimidatoria della condotta deve essere accertata in maniera rigorosa sulla base di un metro di valutazione di carattere medio con la valutazione di tutte le circostanze oggettive e soggettive del fatto. (Nel caso di specie, si trattava della minaccia nei confronti del fratello per questioni ereditarie che generavano il comportamento minaccioso nei confronti di chi secondo l’imputato gli stava rubando l’eredità e pertanto seppure nelle espressioni vi era una minaccia di morte e di andar via non era tale da potersi considerare minaccia grave).

Tribunale Napoli sez. I, 27/06/2018, n.5087

Reato di minaccia: configurabilità

Ai fini della configurabilità del delitto di minaccia, non è necessario che le espressioni intimidatorie siano pronunciate in presenza della persona offesa, potendo quest’ultima venirne a conoscenza anche attraverso altri, in un contesto dal quale possa desumersi la volontà dell’agente di produrre l’effetto intimidatorio.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la minaccia di morte proferita dall’imputato dinanzi agli agenti penitenziari ai danni di un altro detenuto, non presente, abbia comunque prodotto in quest’ultimo, alla luce degli eventi successivi e delle misure di protezione adottate a sua tutela, uno stato di turbamento psichico idoneo a configurare il reato).

Cassazione penale sez. V, 01/03/2017, n.38387

Quando è esclusa gravità di una minaccia di morte

Il mezzo utilizzato (nella specie, il telefono) e la distanza non sono elementi in grado di escludere l’aggravante della gravità di una minaccia di morte.

Cassazione penale sez. V, 10/02/2017, n.32368

Revoca della licenza di porto d’armi a chi minaccia di morte

È legittima la revoca della licenza di porto d’armi disposta nei confronti di persona che, oltre ad aver proferito minacce di morte, si accompagnava assiduamente con soggetti sottoposti a misure di prevenzione e deteneva abusivamente munizioni presso la sua abitazione.

Consiglio di Stato sez. III, 10/08/2016, n.3602

Quadro indiziario sulla pericolosità

Ai fini del diniego della licenza di porto d’armi, ai sensi dell’art. 11 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, non si richiede un oggettivo ed un accertato abuso delle armi, ma è sufficiente che il soggetto, in considerazione della sua complessiva condotta, non dia affidamento di non abusarne, con la conseguenza che dovrà ritenersi legittimo, anche se non ricorra alcuna delle ipotesi direttamente descritte dalla legge, il diniego di rilascio del porto di fucile in base al motivato convincimento amministrativo circa la prevedibilità dell’abuso, anche in mancanza di accertamento in sede penale, trattandosi di cautela posta a presidio delle superiori esigenze dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché della prevenzione del danno a terzi da indebito uso.

(Nella fattispecie, il Collegio valutava ragionevole il provvedimento di revoca impugnato, stante la gravità della minaccia di morte, per quanto risultante da una querela presentata contro il ricorrente poi rimessa, giudicata, da una parte, motivazione sufficiente a sostenere la ritenuta mancanza dell’affidamento circa il non abuso delle armi, dall’altra, circostanza tale da escludere in radice che l’Amministrazione abbia fatto un uso distorto della discrezionalità riservatale).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. II, 04/04/2016, n.361

La minaccia di morte con un coltello

La minaccia di morte con l’uso di un coltello integra la minaccia grave. (Nel caso di specie, l’imputata aveva minacciato con un coltello una volontaria di un’associazione “Lega Cane” per riottenere il cane che aveva dato in affidamento).

Tribunale Torre Annunziata sez. I, 02/03/2016, n.411

Lite violenta e minaccia di morte

La minaccia di morte profferta a seguito di una lite violenta è da ritenersi grave integrando il reato previsto dal comma secondo dell’art. 612.

Tribunale Napoli sez. I, 04/05/2015, n.6495

Minaccia di morte proferita da un pluripregiudicato

In tema di reati contro la persona, ai fini della configurabilità del reato di minaccia grave, ex art 612, comma secondo, cod. pen., rileva l’entità del turbamento psichico che l’atto intimidatorio può determinare sul soggetto passivo; pertanto, non è necessario che la minaccia di morte sia circostanziata, potendo benissimo, ancorché pronunciata in modo generico, produrre un grave turbamento psichico, avuto riguardo alle personalità dei soggetti (attivo e passivo) del reato.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto integrato il reato di cui all’art. 612, comma secondo, cod. pen. in relazione a minaccia di morte proferita da un pluripregiudicato nei confronti di due militari).

Cassazione penale sez. V, 29/05/2015, n.44382

Buste contenenti proiettili: esplicita minaccia di morte

Integra l’ipotesi di minaccia la condotta dell’imputato che recapiti due buste contenenti dei proiettili, rappresentando un’esplicita minaccia di morte, a nulla rilevando l’assenza di indicazione del destinatario delle due buste recapitate a mano che arrivarono, comunque, ai destinatari.

Cassazione penale sez. V, 22/04/2014, n.46472

Minacciare di morte con una pistola

Risponde del reato di minaccia aggravata ai sensi dell’art. 612, comma 2, c.p., l’imputato che, nel minacciare di morte per mezzo di una pistola la persona offesa, pur non mostrando l’arma, detenga comunque in casa delle armi e tale circostanza sia nota alla vittima.

Tribunale La Spezia, 31/10/2014, n.1015

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Pedopornografia: ultime sentenze

Detenzione e utilizzo di materiale pedopornografico; numero di immagini contenute nei supporti informatici; diffusione dei file.

Sequestro probatorio di materiale informatico

In sede di riesame del sequestro probatorio il tribunale è chiamato a verificare l’astratta sussistenza del reato ipotizzato, considerando il fumus commissi delicti in relazione alla congruità degli elementi rappresentati e, quindi, della sussistenza dei presupposti che giustificano il sequestro deve essere effettuata nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell’accusa, quanto, piuttosto, con riferimento all’idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l’espletamento di ulteriori indagini, per acquisire prove certe o prove ulteriori del fatto, non esperibili senza la sottrazione all’indagato della disponibilità della res o l’acquisizione della stessa nella disponibilità dell’autorità giudiziaria.

(Nella specie, relativa al sequestro di materiale informatico di un soggetto indagato per pedopornografia, la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro in quanto il decreto non era sufficientemente motivato; in particolare la Corte ha ritenuto che il giudice del merito avesse espresso una motivazione meramente apparente a sostegno del decreto, in considerazione del fatto che era dubbio se il soggetto femminile ritratto nel filmato fosse maggiorenne o minorenne).

Cassazione penale sez. III, 05/02/2021, n.13486

Prova della diffusione delle immagini

L’utilizzo dell’applicazione WhatsApp per la trasmissione di materiale pedopornografico da parte della p.o. all’imputato , non necessita di alcun ulteriore e specifico accertamento in ordine alla potenzialità di diffusione del materiale, stante la natura stessa del mezzo di comunicazione , di agevole struttura e diffusione sulla piazza telematica delle immagini.

Corte appello Trento, 27/08/2020, n.114

Pornografia minorile: configurabilità del reato

La diffusione via WhatsApp a un solo destinatario delle fotografie pornografiche minorili, anche se originate da selfie, rientra nell’ipotesi di reato prevista dall’articolo 600-ter, comma 4, del Cp, che punisce con la reclusione fino a tre anni la cessione, anche a titolo gratuito, di materiale pedopornografico, a prescindere da chi abbia scattato le fotografie. Ad affermarlo è la Cassazione chiarendo che ai fini della configurabilità del reato non rileva che le fotografie siano autoscattate oppure no.

La Suprema corte nella sentenza ripercorre l’intera disciplina della pedopornografia minorile cercando di colmarne le lacune e conferma la condanna ex articolo 600-ter del Cp di uno studente che dopo essere venuto in possesso del cellulare di una amica per scattare una foto collettiva, aveva a sua insaputa fotografato dei selfie pornografici della stessa, presenti nel telefono, inviandoli a un amico via whatsapp che poi a sua volta li aveva divulgati.

Cassazione penale sez. III, 21/11/2019, n.5522

Materiale pornografico: detenzione e utilizzo

In tema di pedopornografia, mentre il delitto di cui all’art. 600 – quater c.p., presuppone una detenzione “fine a se stessa” del materiale pedopornografico, essendo richiesta la consapevolezza (dolo generico) con riferimento alla condotta di “procurarsi” o “detenere” il predetto materiale realizzato utilizzato minorenni, la fattispecie dell’art. 600 – ter c.p., comma1, n. 1, oggetto di contestazione, punisce la “produzione” di tale materiale a prescindere dalla finalità commerciale (v. art. 600 – ter c.p., comma 2) e presuppone ovviamente una detenzione “qualificata” del materiale prodotto, in quanto non destinata ex se al mero soddisfacimento delle pulsioni sessuali dell’agente, ma preordinata al perseguimento di una finalità ulteriore che può essere anche quella di un utilizzo del materiale per finalità illecite, quale può essere ad esempio quella di detenerlo per ricattare il minore che ne è involontario protagonista, prospettandogli l’alternativa tra soggiacere ai desideri sessuali del reo o vedersi pubblicate su internet le immagini pornografiche che lo ritraggono.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 22/10/2018

Reato di invio al destinatario del messaggio Facebook

Sussiste il delitto di cui all’art. 600-ter, comma 3, c.p. nel caso in cui il soggetto inserisca foto pornografiche raffiguranti minori in un sito liberamente accessibile ovvero quando le propaghi per mezzo della rete internet, inviandole ad un gruppo o ad una lista di discussione da cui chiunque le possa scaricare, mentre è configurabile l’ipotesi più lieve di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p. quando l’agente invia le foto a una persona determinata, allegandole ad un messaggio di posta elettronica oppure tramite il profilo facebook del destinatario, in modo tale che solo quest’ultimo abbia la possibilità di prelevarle.

Cassazione penale sez. III, 27/09/2018, n.1647

Pedopornografia: la prova del dolo

La prova del dolo del reato di detenzione di materiale pedopornografico, di cui all’art. 600-quater cod. pen., può desumersi dal solo fatto che quanto scaricato sia stato collocato in supporti informatici diversi (ad es, nel “cestino” del sistema operativo), evidenziando tale attività una selezione consapevole dei “file”, senza che abbia alcuna rilevanza il fatto che non siano stati effettivamente visionati.

Cassazione penale sez. III, 15/09/2017, n.48175

Prove acquisite senza l’osservanza delle formalità prescritte

La sanzione dell’inutilizzabilità prevista in via generale dall’art. 191 cod. proc. pen. si riferisce alle prove illegittime in quanto acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge e non a quelle la cui assunzione, pur consentita, sia avvenuta senza l’osservanza delle formalità prescritte, che, invece, possono eventualmente rilevare sul piano della nullità, qualora, in base al principio di tassatività, tale sanzione sia prevista con riferimento alla specifica violazione.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza di merito che, in un caso di indagine su pedopornografia svolta ai sensi dell’art. 14, legge n. 269 del 1998, ha ritenuto utilizzabile la prova acquisita dalla polizia giudiziaria in violazione di alcune regole operative imposte dal pubblico ministero).

Cassazione penale sez. III, 25/10/2017, n.56086

Consenso del minore

In tema di pornografia minorile, il consenso della persona minorenne non incide sulla struttura del reato.

Cassazione penale sez. III, 13/07/2016, n.2997

Pedopornografia: l’aggravante dell’ingente quantità di immagini

La configurabilità della circostanza aggravante della “ingente quantità” nel delitto di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600 quater, comma 2, c.p.) impone al giudice di tener conto non solo del numero dei supporti detenuti, dato di per sé indiziante, ma anche del numero di immagini, da considerare come obiettiva unità di misura, che ciascuno di essi contiene. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata, nella quale i giudici avevano ravvisato gli estremi dell’aggravante in questione in relazione alla detenzione di un film e 300 fotografie).

Cassazione penale sez. III, 21/06/2016, n.35876

Cancellazione dei file pedopornografici

In tema di pedopornografia, dopo la modifica dell’art. 600-septies cod. pen., per effetto dell’art. 4 della legge 1 ottobre 2012, n. 172, che prevede la confisca obbligatoria delle cose che costituiscono il profitto o il prodotto del reato, deve ancora ritenersi ammessa la confisca facoltativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato sulla base dei principi generali contenuti nell’art. 240 cod. pen.

(Fattispecie nella quale la S.C. ha confermato il rigetto della richiesta di restituzione dei sistemi informatici confiscati, ancorché bonificati mediante cancellazione dei file pedopornografici, in quanto il ricorrente non aveva censurato la prognosi di pericolosità sociale derivante dal possesso dei beni).

Cassazione penale sez. III, 29/11/2012, n.5143

File pedopornografici: divulgazione

L’invio, tramite posta elettronica, ad un gruppo di discussione o newsgroup, di files contenenti immagini pedopornografiche, resi disponibili ai partecipanti alla discussione solo dopo la loro visione da parte del “moderatore” del gruppo, integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico punito dall’art. 600 ter, comma 3, c.p., e non quello, meno grave, di offerta o cessione, anche gratuita, del predetto materiale, previsto dal comma 4 del medesimo articolo.

(In motivazione la Corte, in una fattispecie in cui i files, dopo l’invio, confluivano, prima della loro visione da parte del moderatore, in appositi server “Nttp” – Network News Transport Protocol, protocollo usato dal servizio internet Usenet per permettere la lettura dei newsgroup -, ha precisato che tale condotta non rientra nell’ambito della connessione privata, stante la messa a disposizione dei files di un numero indeterminato di utenti, essendo irrilevante la presenza del “moderatore”, punibile a titolo di concorso con l’autore dell’invio).

Cassazione penale sez. III, 19/07/2011, n.30564

Materiale pornografico minorile: nozione

Per “materiale pornografico” deve intendersi il materiale che ritrae o rappresenta visivamente un minore degli anni diciotto implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita, che può anche estrinsecarsi semplicemente nell’esibizione lasciva dei genitali o della regione pubica.

Cassazione penale sez. III, 04/03/2010, n.10981

Immagini fotografiche o riprese video con abusi ai danni di minori

Non integrano nullità per violazione del principio di determinatezza nella contestazione né l’omessa indicazione dei dati anagrafici delle persone offese, né l’omessa indicazione del luogo e dell’ora di consumazione della condotta contestata.

(Fattispecie in materia di pedopornografia minorile nella quale i fatti, commessi all’estero in un ampio arco temporale, risultavano da immagini fotografiche o riprese video in cui il reo veniva rappresentato nell’atto di commettere gli abusi ai danni di minori stranieri non identificati).

Cassazione penale sez. III, 05/03/2009, n.15927

Attività di contrasto contro la pedopornografia

L’attività di contrasto contro la pedopornografia è esercitabile dagli organi di polizia giudiziaria, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, solo per acquisire elementi di prova in ordine ai delitti espressamente indicati nell’art. 14 della l. 3 agosto 1998, n. 269, norma eccezionale insuscettibile di interpretazione analogica ovvero estensiva. (Fattispecie nella quale l’attività di polizia giudiziaria svolta da un agente provocatore riguardava il delitto di cessione gratuita di materiale pedopornografico, non rientrante nell’art. 14 della legge citata).

Cassazione penale sez. III, 17/01/2008, n.8380

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