Recensione

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    fralama1234
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    Le recensioni di Repubblica e l’Espresso
    Così nacque la cultura europea
    A crearla e diffonderla furono i grandi letterati e musicisti dell’Ottocento, con i loro viaggi in treno da un capo all’altro del Continente: la tesi dello storico Orlando Figes.
      di Giancarlo Bosetti, la Repubblica/Robinson
    26 settembre 2019
    copertina libro
    Gli europei. Tre vite cosmopolite e la costruzione della cultura europea nel XIX secolo
    Orlando Figes
    Editore: Mondadori
    Prezzo: EUR 32,00

    Pauline Garcia Viardot era destinata fin dall’inizio a diventare leggendaria. Era una dote di famiglia quella di sedurre e farsi adorare, il padre aveva ispirato a Rossini il Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia, la sorella maggiore era niente meno che la mitica Maria Malibran, entrambe mezzosoprano. Ma Pauline era anche una grande pianista, teneva duetti con Chopin. Il suo carisma era irresistibile. De Musset la corteggiava, ma George Sand la spinse tra le braccia di Ivan Turgenev, nonostante fosse già sposata con il più anziano Luis Viardot, grande imprenditore della cultura, del teatro, dell’arte.
    Pauline era la figura emotivamente dominante di questo triangolo. Orlando Figes trova una chiave originale per illuminare il farsi della cultura europea: il formarsi del canone del melodramma come tratto comune, il rimescolamento e l’integrazione del gusto musicale e di quello artistico in generale, la nascita dell’editoria di massa, il formarsi del culto e dell’amore comune per i musicisti e gli scrittori.
    Pauline mantenne sempre la direzione del terzetto. Ebbe quattro figli, di cui uno, Paul, certamente di Turgenev, e sopravvisse di decenni a entrambi i suoi uomini eccezionali, che amò con grande intensità. Dei due ricordiamo oggi di più il russo, un gigante della letteratura, l’autore di Memorie di un cacciatore e di Padri e figli, di cui seguiamo in questo libro la carriera, la sua emancipazione dalle rendite della madre, in un’età, il cuore dell’Ottocento, in cui si costituisce la base materiale, capitalistica, imprenditoriale, editoriale della cultura europea.
    La forza con cui Figes conduce sempre la vastissima narrazione storica qui si applica al mondo sfavillante della cultura, ai salons dove nasce il mercato della pittura e alle biblioteche dove i libri che escono dai circuiti aristocratici e incontrano il pubblico delle professioni, delle classi meno ricche che però imparano a leggere.
    Con Figes seguiamo il fiorire di infrastrutture, tecnologie, dispositivi che rendono possibile la nascita di un consumo culturale di massa: le ferrovie, le nuove tecniche di stampa e di incisione e le leggi sul diritto d’autore che si affermano in Europa. I treni cambiano la percezione dello spazio e del tempo, le grandi città entrano in rapido collegamento. Certo ci sono i reazionari che ne temono le conseguenze sovversive.
    Papa Gregorio XVI li bandisce dallo Stato pontificio e il principe ereditario di Hannover li combatte perché « non voleva che un qualsiasi sarto o calzolaio viaggiasse veloce come lui». Mentre Cavour, gestendone la realizzazione in Piemonte, ne immaginava positivamente «gli effetti morali, ancora più _grandi degli effetti materiali » nelle aree rimaste attardate, e cioè nel Mezzogiorno italiano.
    I treni creano, in anni di alfabetizzazione e crescita delle popolazioni, un nuovo mercato del libro ( sulle carrozze a cavalli con strade sconnesse non si riusciva a leggere), Hachette comincia a creare punti vendita nelle stazioni e collane ferroviarie. Ma il treno consente anche di portare più pubblico nei teatri lirici, di far viaggiare rapidamente direttori, musicisti, intere orchestre e attrezzature di scena.
    I protagonisti del terzetto viaggiano continuamente e si muovono da San Pietroburgo a Vienna, Praga, Baden, Dresda, Lipsia, Milano, Parigi, Londra e Berlino, Pauline per le sue tournée e Ivan per le sue cure e per placare le inquietudini nelle fasi in cui Pauline sembra distaccarsi da lui.
    Ma i suoi scritti cominciano a essere pagati con cifre importanti, con cui si possono comprare proprietà, ville. È il diritto d’autore che cambia le cose: nell’età avanzata Verdi si sentirà liberato dalla prigionia di dover scrivere opere e ritmi forzati come in gioventù e rallenterà. Rossini, anche lui, si metterà un po’ a riposo dopo i durissimi frenetici inizi, che spiegano anche il fallimento della prima messa in scena del Barbiere, senza le sufficienti prove, al Teatro Argentina di Roma.
    Non riuscì a difendersi mai abbastanza bene il Manzoni con I promessi sposi, sottoposto al pirataggio anche delle edizioni illustrate in cui molto aveva investito. Nemmeno con le sue proteste verso Ferdinando, re delle due Sicilie riuscì mai a ottenere il rispetto dei suoi diritti.
    La fama e l’affetto per l’arte cresceva tra la gente e attraversava i confini. La musica di Verdi conquistava il mondo. Il viaggio funebre di Turgenev da Parigi incontrò omaggi affollati a ogni tappa fino a San Pietroburgo, dove si assieparono lungo il corteo 400mila persone. Goethe aveva pensato all’inizio del secolo che una forma di cultura europea si sarebbe affermata, ma solo dopo questo Ottocento ferroviario, letterario, musicale è accaduto davvero.
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