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Il capo può richiedere giustificazioni dell’assenza per malattia?

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(@angelo-greco)
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Come giustificare assenza al lavoro per malattia? Come fa il datore a sapere il motivo della malattia?

Un nostro lettore ci chiede, genericamente e senza fornire ulteriori dettagli, se il capoufficio può richiedere giustificazioni per l’assenza per malattia. Può il datore di lavoro imporre al dipendente di motivare l’impossibilità di recarsi in azienda e lavorare?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo esaminare la procedura che il dipendente è tenuto rispettare ogni volta che deve assentarsi per malattia.

A tal fine, è necessario partire da una premessa: l’assenza per malattia non deve essere autorizzata preventivamente dal datore di lavoro. Del resto non tutti sono in grado di conoscere in anticipo le proprie future condizioni di salute. Ci si ammala spesso all’improvviso e senza che il giorno prima se ne abbia sentore.

La legge impone solo al dipendente, in ossequio ai doveri di buona fede e collaborazione, di comunicare al più presto la propria indisponibilità all’ufficio personale (o allo stesso capufficio) tramite le forme indicate nel contratto collettivo. Così, ad esempio, basterà una telefonata, un sms, un messaggio WhatsApp, una mail, un fax, un telegramma, una PEC, ecc.

Fatto ciò, il lavoratore ha l’obbligo di presentarsi presso l’ambulatorio del medico curante al fine di ottenere il certificato di malattia: certificato che detto medico dovrà poi inviare per via telematica all’INPS. A sua volta, l’Ente di previdenza lo metterà a disposizione del datore di lavoro per la consultazione eventuale. La visita medica – che la deontologia della professione impone sia fatta solo di persona e non telefonicamente – deve avvenire nella stessa giornata di assenza dal lavoro o, al più tardi, in quella successiva.

Tale procedura consente al datore di lavoro:

  • di non subire pregiudizi all’organizzazione aziendale venendo immediatamente a conoscenza dell’assenza del proprio dipendente da questo stesso, tramite comunicazione informale;
  • di poter verificare il motivo della malattia accedendo successivamente al portale dell’INPS e visionando le ragioni della malattia;
  • di effettuare controlli richiedendo all’INPS la cosiddetta visita fiscale al fine di verificare se la patologia indicata nel certificato medico sia realmente sussistente. Detti controlli possono essere supportati da indagini effettuate tramite investigatori privati (che potrebbero, ad esempio, pedinare il dipendente durante i giorni di assenza).

Motivi di privacy impongono che:

  • il certificato medico non sia divulgato a soggetti diversi dal datore di lavoro o dal personale da lui esplicitamente delegato a tale mansione;
  • le cause della malattia che hanno afflitto il dipendente non siano divulgate in azienda;
  • il dipendente non sia tenuto a chiarire i dettagli della propria malattia, le cure da sostenere e ogni altra conseguenze che ne potrebbe subire, salvo che ovviamente ciò possa influire sullo svolgimento della mansione.

In sintesi dunque il datore di lavoro non può chiedere giustificazioni dell’assenza per malattia, ma ha il diritto che questa sia motivata attraverso il certificato medico inviato all’INPS. Adempiendo a tale onere, il dipendente ha rispettato ogni obbligo su di lui gravante per legge.

Spetterà semmai al datore di lavoro la prova contraria, ossia dimostrare che quanto riportato sul certificato medico è falso e non corrispondente alle effettive condizioni di salute del proprio dipendente.

Il datore non può neanche pretendere che i giorni di malattia siano computati come ferie. Essi infatti spettano per legge e sono retribuiti, non potendo solo superare il periodo massimo indicato dal CCNL («cosiddetto periodo di comporto»); oltre tale termine infatti il lavoratore potrebbe rischiare il licenziamento.

 
Pubblicato : 9 Luglio 2024 16:30