L’ultimo atto di Lisbeth

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L’ultimo atto di Lisbeth

Messaggio da Administrator » ven set 06, 2019 7:50 pm

Le recensioni di Repubblica e l'Espresso

Il capitolo che chiude la saga " Millennium" firmato da David Lagercrantz è lo specchio di un mondo dominato dalle fake news.
  di Luca D’Andrea, la Repubblica/Robinson


copertina libro
La ragazza che doveva morire
David Lagercrantz
Editore: Marsilio
Prezzo: EUR 19,90

La ragazza che doveva morire (Marsilio) di David Lagercrantz è il sesto capitolo della Millennium Saga, nata con il romanzo di Stieg Larsson Uomini che odiano le donne che fu uno degli ultimi veri successi globali della letteratura di genere. Il terzo e ultimo a cura di David Lagercrantz.
Da quel lontano 2005 il mondo è cambiato. E non in meglio. La crisi economica globale, il risveglio dei populismi e tutte le contraddizioni (la fame di produzione e i movimenti ecologisti, l’incremento della violenza sulle donne e il cosiddetto MeToo…) che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.
La ragazza che doveva morire è lo specchio di questo groviglio. Fabbriche russe di fake news, strane ricerche genetiche, uomini (e donne) molto ricchi che diventano ancora più ricchi a discapito di poveri che muoiono privati sia del nome che della pietà che spetta ai morti. Il nuovo Lagercrantz, scrittore raffinato e intelligente che, talento a parte, ha poco a che spartire con il modo di scrivere di Larsson, ruota attorno a queste contraddizioni usando come cardine il desiderio di vendetta di Lisbeth Salander nei confronti della fascinosa sorella Camilla. Se vogliamo essere puntigliosi La ragazza che doveva morire appartiene più alla spy story che al thriller tout- court.
Un ottimo romanzo fatto di colpi di scena, cliffhanger e minuziose ricerche ( la parte ” himalayana” della trama dimostra come Lagercrantz sia uno scrittore puntiglioso e puntuale nell’approfondire i retroscena dei propri lavori — dote ormai molto rara) che si trasforma anche in una sorta di ricerca delle radici da parte dell’hacker punk più amata al mondo.
Lisbeth ormai non è più ( solo) l’outsider che avevamo conosciuto all’inizio della saga, è una donna adulta, forte e volitiva. Il confronto con Mikael Blomkvist è impietoso. Mikael è rimasto lo stesso, pieno di dubbi, ripensamenti e rimorsi. In questo Lagercrantz è fedele alla linea di Larsson che vedeva in Mikael i buoni propositi di una generazione (la sua) che, mescolando narcisismo a idealismo, fra furberie e maldestri inciampi, ormai si sente ed è fuori tempo massimo.
Mikael Blomqvist appartiene a un mondo, quello del giornalismo investigativo, che si trova con le armi spuntate nei confronti della ( per dirla alla Zygmunt Bauman) modernità liquida. Un giornalista esperto come lui non ha problemi a riconoscere una fake news da un vero scoop, il vero punto è: come comunicarlo? Che fare quando milioni di persone credono a ciò che viene riversato, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, in rete?
Le contraddizioni del progressismo moderno sono esplicitate da Lagercrantz (in un dettaglio importante ai fini della trama) nel rapporto che Mikael ha con il proprio cellulare. Il suo numero è a disposizione di chiunque, ma Mikael non ce la fa ad ascoltare tutti. Insulti, minacce, teorie della cospirazione… troll, diremmo, gli stanno rovinando non solo la vita, ma minano la sua idea di libertà di espressione: Ci deve essere un freno? E quale? È qui che la differenza fra Lagercrantz e Larsson si fa marcata.
Larsson aveva l’ambizione di cambiare la realtà. Per questo motivo i suoi tre romanzi appartengono di diritto all’area del noir, quella branca della letteratura di genere che si nutre di realtà e che della realtà fa il proprio bersaglio. Larsson, come Manchette, Izzo, Hammett o il nostrano Carlotto, aveva bene in mente la piaga in cui infilare il dito.
E lo faceva con grande maestria e personalità. I primi tre romanzi della Millennium Saga non hanno come perno centrale la vicenda, ma i personaggi. Mikael, Lisbeth, e non solo. Per questo Larsson non usava mai strutture in tre atti, più agili e efficaci. Uomini che odiano le donne è un perfetto cinque atti in cui tutto ciò che ruota attorno all’intimità dei personaggi ha uno suo scopo e una sua finalità.
Lagercrantz è, probabilmente, uno scrittore meno grezzo e più consapevole di Larsson. Alcuni dei passaggi dei tre suoi volumi della Millennium saga mostrano una mano raffinata che rasenta l’eleganza. Lagercrantz sa benissimo che il tempo è passato e che il pubblico di oggi preferisce la velocità alla profondità. Quindi è la trama o scopo del romanzo. Tre atti, esplosioni, una pistola nella giacca e una realtà che non va aggredita, ma illustrata. Una realtà che passa dal profondo noir a una James Bond con piercing e tatuaggi.
Questo passaggio è l’eredità che Lagercrantz lascia a chi, se mai succederà, avrà il coraggio di portare avanti quella che è ( stata?) una delle più belle e innovative saghe crime degli ultimi due decenni. Un coraggio non da poco, c’è da dire.

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