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Voto Degli Avvocati nei Consigli Giudiziari


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Il referendum più pericoloso ad avviso di chi scrive è il quarto. Esaminiamo il quesito perché qui si rischia di condizionare il comportamento del giudice nell'esercizio delle proprie funzioni requirenti e giudicanti. Il voto di un avvocato potrebbe infatti condizionare l'emissione di un provvedimento favorevole o sfavorevole nei confronti dell'imputato di un processo o di un indagato.

Per capire meglio di cosa parliamo andiamo a spiegare per sommi capi cosa sono i consigli giudiziari e quale ruolo svolgono. Solo in questo modo è possibile capire il quesito.

Il titolo del quesito è “Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari”. Cosa sono i consigli giudiziari? Sono organi locali, uno per ognuna delle 26 Corti d’Appello italiane, che svolgono una funzione consultiva del Consiglio superiore della magistratura (Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati, che decide su trasferimenti, progressioni di carriera e sanzioni disciplinari).

Il Consiglio direttivo della Cassazione è l’equivalente dei consigli giudiziari per la Suprema Corte. Come il Csm, i consigli giudiziari sono composti sia da magistrati (da sei a dieci) che da membri “laici“: un professore universitario e due o tre avvocati (tre avvocati nei distretti più grandi).

A differenza di quanto avviene al Csm, però, i “laici” hanno diritto di voto solo su determinate materie, tra cui non è inclusa la più importante: la formulazione dei pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati, che vengono trasmessi al Csm e costituiscono la base per gli avanzamenti di carriera e di stipendio. Il referendum propone di consentire ai “laici”, tra cui gli avvocati, di votare anche sulla professionalità dei magistrati.
Secondo i promotori infatti la loro esclusione è addirittura “in contrasto con lo spirito della Costituzione, che ha voluto che nel Csm vi fosse una componente non togata con eguali poteri dei componenti magistrati”. Chi si oppone al quesito, invece, sottolinea che con una vittoria del sì gli avvocati sarebbero chiamati a valutare la professionalità di magistrati che lavorano negli stessi uffici e giudicano o indagano i loro clienti.

Un risultato simile a quello che vorrebbe raggiungere il referendum, peraltro, è previsto dalla riforma dell’ordinamento giudiziario approvata alla Camera: in quel caso la componente degli avvocati esprimerebbe un solo voto (invece che uno per ogni membro) e solo nei casi in cui il Consiglio dell’ordine abbia in precedenza fatto una segnalazione sul magistrato soggetto a valutazione.

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