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Riforma del CSM: elezione membri togati


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Volete voi che sia abrogata la legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’art. 23, né possono candidarsi a loro volta”? Vediamo cosa fa il CSM sia pure per sommi capi.
gestione dei concorsi, vari avanzamenti di carriera, spostamenti dei magistrati e sanzioni disciplinari.

L'organo è composto da 27 persone:

in carica di diritto sono: il Presidente Della Repubblica, il Presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

sono 8 i membri eletti dal Parlamento (professori universitari in materie giuridiche e avvocati in servizio da almeno 15 anni) mentre 16 sono eletti dai magistrati fra i loro componenti.
Il quesito sottoposto al voto del popolo italiano, chiede se eliminare o meno la regola secondo cui i magistrati devono raccogliere da 25 a 50 firme tra i colleghi per candidarsi a membri del Csm. In questo modo il candidato o la candidata potrebbero proporsi liberamente, senza bisogno di alcun appoggio.

Secondo i promotori del referendum, abrogando la regola si indeboliscono le correnti interne della magistratura, dando a giudici e pm più libertà di candidarsi. Chi spinge per il Sì è infatti convinto che il sistema delle firme renda i candidati dipendenti dalle fazioni presenti tra i magistrati. Ad avviso di chi scrive, sarebbe un cambiamento che porterebbe a politicizzare meno il Csm.
Secondo i sostenitori del "No", invece, il quesito è totalmente inutile visto che la riforma del Csm firmata dalla ministra della Giustizia Cartabia rivede completamente il meccanismo di elezione dei membri togati dell'organo (che passerebbero da 16 a 20). La riforma è stata già approvata alla Camera e arriverà al Senato il 14 giugno, due giorni dopo il referendum, con un accordo già trovato tra i partiti di maggioranza. In particolare l'art. 33 della proposta, qualora diventasse legge, supererebbe il referendum. Questo significa che anche se si raggiungesse il quorum e vincesse il Sì a questo quinto quesito, con l'abolizione della regola delle firme, la nuova legge rivedrebbe comunque l'intero sistema. Da qui la convinzione dei sostenitori del No che il quinto quesito di fatto "non ha senso".

 

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