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La Mia Libertà finisce dove inizia la tua

Abrogazione dell'inciso "o della stessa specie di quello per cui si procede”. Art. 274 comma 1 Lettera C CPP


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Quando si pensa a una misura cautelare, di solito viene in mente la più afflittiva (cioè la più incidente sulla libertà) tra quelle previste dal codice: la custodia in carcere. Ma non è l’unica. Ci sono gli arresti domiciliari, la custodia cautelare in luogo di cura, il divieto e l’obbligo di dimora, il divieto di espatrio, l’obbligo di firma, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento alla persona offesa: tutte misure cosiddette “coercitive“. Poi ci sono quelle “interdittive“, che impediscono al soggetto colpito di esercitare ruoli e facoltà: la sospensione da un pubblico ufficio o servizio, la sospensione dall’esercizio della potestà genitoriale, il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione o di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali.

Le misure cautelari, intervenendo prima di una condanna definitiva, si pongono astrattamente in contrasto con la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione. Per applicarle quindi servono requisiti molto stringenti: il primo, generico, è la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Il secondo è il riconoscimento, da parte del giudice, di una delle tre esigenze cautelari previste dall’articolo 274 comma 1 del codice di procedura penale. E’ su quest’articolo che il referendum interviene. Vediamo in estrema sintesi il contenuto dell’articolo nella parte sottoposta a referendum. L’art. 274 comma 1 così recita::

Le misure cautelari sono disposte:

  1. a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;
  2. b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione. Le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede;

c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata "o della stessa specie di quello per cui si procede” (occhio alla frase fra le virgolette).

Il referendum numero 2 è perciò quello dagli effetti potenzialmente più devastanti sul sistema giudiziario. Il titolo del quesito al voto il 12 giugno (scheda arancione) è il seguente: “Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e segnatamente di esigenze cautelari nel processo penale”.

La domanda da cui partire è essenzialmente questa: Cosa sono le misure cautelari? Per chi non ha nozioni di procedura penale diciamo che le misure cautelari sono provvedimenti urgenti e temporanei che limitano più o meno in profondità la libertà personale dell’indagato/imputato. I provvedimenti di custodia cautelare sono emessi dal giudice, su richiesta del PM, prima che il processo arrivi a sentenza definitiva, in fase di indagini preliminari, ma non necessariamente.

Quando si pensa a una misura cautelare, di solito viene in mente la più afflittiva (cioè la più incidente sulla libertà) tra quelle previste dal codice: la custodia in carcere. Ma non è l’unica. Ci sono gli arresti domiciliari, la custodia cautelare in luogo di cura, il divieto e l’obbligo di dimora, il divieto di espatrio, l’obbligo di firma, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento alla persona offesa: tutte misure cosiddette “coercitive“. Poi ci sono quelle “interdittive“, che impediscono al soggetto colpito di esercitare ruoli e facoltà: la sospensione da un pubblico ufficio o servizio, la sospensione dall’esercizio della potestà genitoriale, il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione o di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali.

I presupposti – Le misure cautelari, intervenendo prima di una condanna definitiva, si pongono astrattamente in contrasto con la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione. Per applicarle quindi servono requisiti molto stringenti: il primo, generico, è la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Il secondo è il riconoscimento, da parte del giudice, di una delle tre esigenze cautelari previste dall’articolo 274 comma 1 del codice di procedura penale (quello su cui interviene il referendum).

Soffermiamoci sulla lettera C: Pericolo di reiterazione del reato: “Quando (…) sussiste il concreto e attuale pericolo che il soggetto sottoposto a processo commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata “o della stessa specie di quello per cui si procede”, il PM può richiedere un provvedimento cautelare.

Il referendum mira ad abrogare l’ultima frase evidenziata fra le virgolette: “o della stessa specie di quello per cui si procede”. L’abrogazione dell’inciso renderebbe impossibile il disporre qualsiasi misura cautelare – non soltanto il carcere. Sarebbe impossibile motivare la disposizione della misura assumendo che l’imputato potrebbe reiterare il reato di cui è accusato o altri simili, se questi non implicano l'uso di armi o di altri mezzi di violenza personale. Reati come corruzione, concussione, turbativa d’asta, bancarotta, ma anche lo spaccio o la produzione di stupefacenti, i furti, le estorsioni avrebbero come diretta conseguenza la “richiesta di scarcerazione da parte del PM per mancanza delle “esigenze cautelari”. Tutte queste fattispecie, peraltro, prevedono l’arresto obbligatorio in flagranza. Ciò vuol dire che le forze dell’ordine dovranno procedere all’arresto del reo colto nell’atto di commettere il reato ma vedrebbero il loro lavoro vanificato per i motivi sopra esposti.

Anche le associazioni contro la violenza di genere si oppongono al quesito: se passasse, infatti, diventerebbe molto difficile disporre divieti di avvicinamento e altre misure precauzionali a tutela delle donne minacciate, visto che non sempre – almeno nelle fasi iniziali – gli stalker usano violenza fisica. Infine, non regge l’argomento dei sostenitori del sì secondo cui molti dei sottoposti a misure cautelari risulterebbero poi innocenti: secondo i dati del ministero della Giustizia riferiti al 2021, meno del 10% delle 32.805 misure emesse nel corso dell’anno ha avuto come esito un’assoluzione definitiva (appena l’1,6%) o non definitiva, o un proscioglimento a vario titolo.

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