Byoblu, il mainstream e gli spot informativi

Ci avete segnalato un video che avete mandato via WeTransfer visto che sta circolando (come ormai la maggior parte dei contenuti disinformativi di chi sa che rischia la cancellazione dai social) via WhatsApp e Telegram. Il video viene dalla solita piattaforma ByoBlu, di cui onestamente ci saremmo anche stufati di parlare, non fosse che sempre più persone si fidano di una redazione nata online e che ha la brutta abitudine di non portare alcuna prova di quanto afferma.

Premessa

Lo so, trattare questa roba è fondamentalmente inutile, la macchina disinformativa guidata da Messora è molto più potente (e ha molti più amici) di quanti BUTAC ne potrà mai raggranellare. La cosa che mi fa sorridere è che gente che sostiene che i media mainstream disinformano poi è culo e camicia con chi dirige la RAI, con chi scrive libri sulla disinformazione pieni di bufale a loro volta. Insomma, lontani dal mainstream ma solo da quello che pare a loro (BUTAC invece come chiunque può verificare ha trattato negli anni tutta la disinformazione, sia quella che arriva da mamma Rai che quella di Mediaset, sia quella indipendente di ByoBlu che i vari media cartacei nazionali, da Repubblica al Giornale, dal Corriere alla Stampa… persino di Burioni ci siamo occupati in una occasione).

Informazione al servizio del governo?

Veniamo al video di oggi (siccome di inserirlo qui regalando visualizzazioni ne ho poca voglia vi trascrivo le parti salienti, ma potete sempre andarlo a cercare sul sito di ByoBlu in caso vogliate controllare):

C’è un Paese dove l’informazione è controllata da poche persone, nello stesso Paese il governo ha istituito una task force per controllare l’informazione durante un periodo d’emergenza, sempre nello stesso paese il governo ha deciso di riempire di soldi tutte quelle emittenti che utilizzeranno il loro palinsesto per far passare messaggi preconfezionati dallo stesso governo. Penserete che si tratti della Russia? Dell’Ungheria? O forse della Corea del Nord? No, in realtà stiamo parlando dell’Italia.

Partiamo dalla prima affermazione:

  • L’informazione è controllata da pochi? Sì e no, in Italia chiunque può avere un canale sul digitale terrestre, chiunque può aprire un giornale, quindi non è vero che l’informazione sia sotto controllo. È sicuramente vero che per arrivare a sfondare su una buona fetta di pubblico servano soldi e contatti. Ma basta pensare al caso di testate come La Verità, nata pochi anni fa e in costante crescita di lettori, per rendersi conto che Crudelini ha detto una cavolata.
  • La task force è nata per controllare cosa veniva pubblicato? No, anche qui siamo di fronte a disinformazione, la task force era nata per aiutare il governo nel capire come muoversi verso chi pubblicava notizie false o scorrette. Ma la task force non ha poi avuto alcun peso, come ha raccontato anche l’amico David Puente (membro della stessa task force) su Open qualche settimana fa.

Quindi le prime due affermazioni fatte da Crudelini sono una manipolazione dei fatti, manipolazione evidentemente studiata per colpire chi s’informa solo su canali come ByoBlu e quindi non comprende di essere  vittima di disinformazione. Arriviamo però al fulcro del video, quello dove l’Italia viene paragonata alla Russia, all’Ungheria, alla Corea del Nord. La prima cosa che vorrei che Crudelini avesse chiara è che se fossimo in Corea del nord lui sarebbe a raccogliere tuberi, altro che fare il giornalista in uno studio col riscaldamento. Il fatto stesso che ByoBlu trasmetta costante disinformazione da anni è la dimostrazione di quanto poco siano vere le affermazioni riportate sino a questo punto.

Davvero siamo di fronte a una mossa di Conte per il controllo di radio e tv? 

Il giornalista di ByoBlu sta facendo riferimento al Decreto del 12 ottobre 2020:

Definizione dei criteri di verifica e delle modalità di erogazione degli stanziamenti previsti a favore delle emittenti locali televisive e radiofoniche.

In pratica si tratta di un decreto che sancisce gli importi che verranno pagati a chi accetta di far passare, al posto di altre pubblicità o trasmissioni, la comunicazione statale sull’emergenza sanitaria di questi mesi.

Come riporta l’Articolo 1:

Alle emittenti radiofoniche e televisive locali che si impegnano a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi è riconosciuto, per l’anno 2020, un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19.

Se invece che dedicare lo spazio informativo a raccontare magari che “il vino fa bene specie ai più giovani” (come visto fare durante il weekend) tu testata giornalistica decidi di passare uno dei contenuti informativi del governo e di rispettare i paletti imposti dallo stesso, allora riceverai un contributo, che magari andrà a coprire quello che non incasserai per la pubblicità che sarebbe andata in quello spazio. Il fondo per questa iniziativa è di 50 milioni di euro, che sono spiccioli se pensiamo a quante emittenti e media esistono nel nostro Paese. Non c’è nessun controllo sugli altri contenuti che trasmetti. In un Paese come quelli citati da Crudelini l’informazione governativa compare sui canali televisivi senza che lo Stato debba pagare alcunché per rimborsare la pubblicità che non ha trovato spazio nel palinsesto. Sono sicuro che Crudelini dall’alto dei suoi quattro anni di esperienza come giornalista pubblicista è perfettamente conscio della situazione.

Quindi puoi far parlare per otto ore il nanoesperto e quella simpatia della moglie per dire che le mascherine fanno male e che dentro il vaccino han trovato l’adamantio, e poi dedicare tot spazi ai messaggi governativi e riceverai comunque il tuo bel contributo. Ma questo Crudelini non vuole che lo sappiate. Anzi, come li descrive lui quelli che verranno passati sono:

…un’insieme raffazzonato di spot a metà tra il paternalistico e l’allarmismo ipocondriaco, da “lavati le mani” a  “ricordati di mettere la mascherina” fino ad improbabili raccomandazioni su come bisogna stare distanziati seduti durante il cenone di Natale…

Io non so cosa aggiungere, sono sempre più allibito che questa roba trovi tanto pubblico che la accetta e subisce passivamente e acriticamente. Siamo un Paese che sta andando al collasso anche per colpa di quest’emorragia di disinformazione che nessuno sta riuscendo a fermare, anzi, siamo onesti, per paura di passare come nemici della libertà di stampa e espressione nessuno ci sta neppure provando a fermarla.

Ve la ricordate questa campagna pubblicitaria?

Se nel 1990 un giornalista l’ avesse definito come “un’insieme raffazzonato di spot a metà tra il paternalistico e l’allarmismo ipocondriaco” sarebbe stato denunciato e probabilmente avrebbe faticato a trovare lavoro… Oggi invece ha la possibilità di trovare testate giornalistiche registrate che gli offrono ampi spazi dove raccontare le sue storie.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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Trascrizione preliminare di compravendita, quando è obbligatoria?

Compromesso immobiliare: è obbligatorio o facoltativo? Va registrato e in quali casi deve essere trascritto?. Spesso, le parti interessate alla compravendita di un immobile sottoscrivono un contratto preliminare…




Debiti: nuove regole per la segnalazione in Centrale Rischi

Un regolamento europeo abbassa i limiti per la dichiarazione di default: si diventa cattivi pagatori se il credito non rimborsato supera i 100 euro.

Dal 1° gennaio 2021, chi ha un debito finanziario maggiore di 100 euro (500 euro per le imprese) e un ritardo nei rimborsi di oltre 90 giorni finirà nell’elenco dei cattivi pagatori e sarà segnalato nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, se l’importo supera l’1% dell’esposizione totale verso l’istituto di credito.

Lo prevede un regolamento europeo [1] che abbassa i limiti per la dichiarazione di default. Le norme erano state approvate molto tempo prima della pandemia di Coronavirus e della conseguente crisi economica, che ha aggravato notevolmente le capacità di rimborso dei debitori, soprattutto se imprese.

La Confesercenti lancia l’allarme: «Almeno 42mila piccole imprese sono in pericolo: attività del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dei servizi, che pur di non fallire potrebbero vedersi costrette a ricorrere a finanziamenti illegali», dichiara la presidente, Patrizia De Luise.

Ma a nutrire perplessità è anche il mondo bancario: il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, parla di «un meccanismo micidiale soprattutto in epoca di pandemia perché chi accusa quel ritardo finisce per essere inserito nella lista dei cattivi pagatori, con tutto quello che ne consegue. Tutto ciò finirebbe per strangolare l’economia». E avverte: «le regole pensate prima della pandemia non possono essere fatte valere adesso, come se tutto fosse normale. Ne va della salute non tanto delle banche quanto dell’economia in generale, della vita di tutti noi».

Finora, c’è il “paracadute” della moratoria sui debiti stabilita dalle normative emergenziali, che ha sospeso anche le segnalazioni in Centrale rischi per coloro che usufruiscono delle agevolazioni del Governo sul rimborso di mutui e prestiti; ma, salvo proroghe, dal 2021 si applicheranno le nuove regole europee che restringono le condizioni per la soglia di rilevanza sulle esposizioni debitorie, fissandola a questo limite bassissimo, di appena 500 euro per le imprese che scendono a 100 euro per le persone fisiche.

Solo se il debito è garantito da immobili, come un mutuo ipotecario sulla casa, il periodo arretrato per far scattare il default sale da 90 a 180 giorni.

E ad aggravare le cose c’è il fatto che, come spiega l’Abi, «Diversamente dal passato, l’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione in default»; questo probabilmente non converrebbe neppure alle banca, che peggiorerebbe i suoi bilanci dovendo iscrivere il credito a sofferenza.

Un effetto boomerang per tutto il sistema economico che potrebbe coinvolgere imprese, famiglie, lavoratori autonomi e gli stessi istituti di credito. Per questo le associazioni reagiscono e chiedono una modifica o un differimento dell’entrata in vigore delle nuove norme: «Il Governo dovrebbe trovare soluzioni a livello europeo che non vanifichino la proroga della moratoria e il potenziamento del Fondo di garanzia per le Pmi previsti nel Ddl di bilancio», dichiara la Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato.

E la Cgia di Mestre fa presente le difficoltà di accedere al finanziamento bancario con queste nuove regole: «Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, registreremo una impennata dei crediti deteriorati. È evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Insomma, per tantissime Pmi è in arrivo una nuova stretta creditizia», avverte il segretario Renato Mason.

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Ascensore, quando l’innovazione è vietata

Installazione ascensore, eliminazione barriere architettoniche, innovazione o modifica destinazione d’uso, giudizio di bilanciamento interessi. La vicenda che ha interessato il Tribunale di Grosseto (sentenza…




Covid: niente vacanze di Natale sulla neve

Verso il divieto di sciare durante le feste. Coprifuoco forse più lungo il 24 e il 25. Ma il Capodanno sarà a casa e tra pochi intimi.

Chi era abituato a trascorrere le vacanze di Natale sulle piste da sci farà bene quest’anno a cambiare programma. Il Governo è intenzionato a vietare l’apertura degli impianti durante le feste nell’ambito delle misure anti-Covid da varare nel nuovo Dpcm di dicembre. Secondo Palazzo Chigi, infatti, «attirare appassionati degli sport sciistici e dei soggiorni in montagna, si farebbe il paio con le vacanze spensierate, con serate in discoteca, della scorsa estate». A tal proposito, si vuole raggiungere un accordo con Francia e Germania per portare a termine un’azione congiunta, in modo da evitare spostamenti a rischio al di qua o al di là dei confini. Tutto fa pensare, dunque, che il divieto interesserà anche le zone gialle, per lo stesso motivo.

La paura che tormenta il Governo è ben nota e cresce a mano a mano che si avvicina la data in cui si deve prendere una decisione sulle concessioni da fare da qui all’Epifania: se ora si è troppo permissivi, a gennaio il virus non lo tiene più nessuno. Per quello, oltre al divieto di sciare, rimarrà in vigore il coprifuoco, anche se con un leggero allentamento: tutti a casa alle 23 o al massimo alle 24 ma solo nei giorni delle feste vere e proprie, per consentire ai parenti più stretti di stare insieme a Natale e di andare alla Messa della Vigilia, celebrazione che, molto probabilmente, verrà anticipata nella maggior parte delle chiese proprio per evitare di tirare troppo tardi.

Più spinoso il discorso che riguarda Capodanno: in questo caso le restrizioni potrebbero essere ancor meno gradite, perché la doppia ipotesi è quella di lasciare il coprifuoco e, dall’altra parte, vietare le feste o i banchetti nei luoghi privati, comprese le abitazioni. Ci sarà da decidere come effettuare dei controlli affinché il divieto venga rispettato nelle case.

D’altronde, il Governo è convinto di avere imboccato la strada giusta: «Il sistema di misure restrittive inizia a dare i suoi frutti», dicono a Palazzo Chigi. «Lo dimostrano i dati che ormai si manifestano sempre con maggiore chiarezza. Non è il momento, però, di cantare vittoria. Il virus continua a circolare e lo farà ancora nei prossimi mesi».

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Se un coerede non paga le spese condominiali

Responsabilità per il mancato pagamento delle quote dovute al condominio, sia di quelle maturate prima che dopo la morte. Che succede se si accetta l’eredità dopo molti anni?

In una precedente guida ci siamo occupati delle spese condominiali del defunto. In questo breve articolo approfondiremo invece un aspetto particolare di tale argomento: che succede se un coerede non paga le spese condominiali?

Come abbiamo già detto, risponde delle spese condominiali lasciate dal defunto solo chi accetta l’eredità. Prima dell’accettazione dell’eredità, nessuno può essere chiamato ad estinguere il debito altrui. Invece, una volta eseguito tale adempimento, l’erede è responsabile sia delle quote condominiali che gravavano sul precedente titolare prima della sua morte (e che questi non ha voluto o potuto pagare), sia di quelle che invece sono maturate dopo.

Non conta il fatto che l’accettazione dell’eredità sia avvenuta diversi anni dopo il decesso: essa ha infatti “effetto retroattivo” ed esplica pertanto i suoi effetti a partire dalla data della morte. In questo modo si garantisce al condominio la possibilità di recuperare, tramite gli eredi, tutte le quote non pagate.

Tuttavia, a seconda del momento in cui sono maturate le spese condominiali (se, cioè, prima o dopo il decesso del proprietario), la responsabilità degli eredi è pro quota o solidale. Il che influisce chiaramente sulla responsabilità del singolo erede nel caso di mancato adempimento degli altri.

Cerchiamo di spiegarci meglio e vediamo cosa succede se un coerede non paga le spese condominiali. 

Spese condominiali maturate prima della morte del proprietario

Per tutti i debiti lasciati dal defunto vige il principio della «responsabilità pro quota» degli eredi. In pratica ciascun erede, dopo l’accettazione dell’eredità, risponde delle obbligazioni del parente deceduto solo nei limiti della propria quota. Facciamo un esempio.

Muore un uomo che lascia tre figli come propri eredi. Ciascuno di questi è erede al 33% del patrimonio del genitore. C’è da pagare un creditore che rivendica 900 euro che gli doveva l’uomo prima di morire. Ogni figlio dovrà versare solo 300 euro, indipendentemente dal fatto che gli altri fratelli abbiano pagato o meno la propria quota. 

Lo dice l’articolo 752 del codice civile a norma del quale: «I coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto».

Questo principio vale anche per le spese condominiali. In buona sostanza, i debiti con il condominio lasciati dal precedente proprietario si dividono tra tutti gli eredi in base alle rispettive quote di eredità. Se uno dei coeredi non paga la propria quota, gli altri non ne sono responsabili: non rischiano perciò un decreto ingiuntivo del condominio per le quote a loro non spettanti.

Quindi, il condomino, se vuol recuperare l’intero credito ad esso spettante, maturato a causa della morosità del defunto, deve proporre tante azioni individuali per quanti sono gli eredi, a ciascuno di questi potendo chiedere una parte del pagamento non superiore alla rispettiva quota di eredità.

Spese condominiali maturate dopo la morte del proprietario

Diversa è invece la sorte delle spese condominiali maturate dopo la morte del titolare dell’immobile. Anche queste, così come quelle precedenti, gravano sugli eredi, ma non più in base alle rispettive quote, bensì in via solidale. Ciascun erede è quindi responsabile sia del proprio inadempimento che di quello degli altri coeredi.

Un uomo muore, lasciando un debito con il condominio di 300 euro, pari a due mensilità di 150 euro l’una (che non ha potuto pagare perché in ospedale). Dopo la sua morte, e prima dell’accettazione dell’eredità da parte dei suoi due figli, maturano 10 mensilità di 150 euro l’una, per un totale di 1.500 euro. I due fratelli dovranno pagare innanzitutto 150 euro l’uno per le due mensilità non versate dal padre quando stava male. Di queste mensilità, ciascun fratello è responsabile solo nei limiti della propria quota. Quindi, se uno dei due fratelli non dovesse versare i propri 150 euro, il condominio non potrebbe chiederli all’altro. Diversa è invece la soluzione per quanto riguarda i 1.500 euro maturati dopo la morte del padre. Ciascun fratello è responsabile della propria quota e di quella dell’altro. Quindi, se un erede non versa la propria parte, il condominio potrà agire nei confronti del coerede chiedendogli l’intera somma (appunto 1.500 euro), salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi contro l’inadempiente. 

Per le mensilità condominiali maturate dopo la morte del proprietario, quindi, si verifica una responsabilità solidale: se uno dei coeredi non paga, il creditore può rivalersi contro gli altri. Anzi, è diritto del creditore agire direttamente contro un solo coerede, senza prima dover rivolgersi ai singoli eredi, “spezzettando” il proprio credito.

Nell’esempio di poc’anzi, il condominio potrebbe chiedere i 1.500 euro direttamente a uno solo degli eredi, lasciando poi a questi l’onere di “fare i conti” con il fratello e chiedere a lui la sua parte.

A partire da quale momento bisogna pagare i debiti condominiali?

Se è vero che il condominio può chiedere gli arretrati non versati solo nel momento in cui gli eredi accettano l’eredità e mai prima, è anche vero che questi, una volta eseguita l’accettazione, devono pagare tutti gli arretrati, a partire dalla morte del titolare.

Difatti l’accettazione dell’eredità ha effetto retroattivo e opera a decorrere dal giorno del decesso. 

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Covid, vaccino AstraZeneca: perplessità sull’efficacia

L’azienda la stima al 70%, ben al di sotto dei risultati ottenuti da Moderna e Pfizer. L’ad: «Avrà impatto immediato sulla pandemia».

Al di sotto delle aspettative, decisamente inferiore rispetto ai concorrenti. Il vaccino anti-Covid di AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’Università di Oxford, risulta efficace al 70%. Lo ha annunciato questa mattina la stessa azienda farmaceutica. Un valore lontano dal 94,5% rilevato da Moderna e dal 95% riscontrato nei giorni scorsi sul vaccino della Pfizer. I ricercatori di Oxford, che in circa 10 mesi hanno eseguito il normale processo decennale di sviluppo di un vaccino, hanno sottolineato che ci sono dati che suggeriscono che il perfezionamento della dose potrebbe aumentare la protezione fino al 90%.

Un risultato che la stessa Bbc ha definito «deludente» proprio per quelli ottenuti dalle altre due aziende in corsa per distribuire il vaccino contro il coronavirus. Tuttavia, secondo l’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, «la giornata di oggi segna una tappa importante nella nostra lotta contro la pandemia. L’efficacia e la sicurezza di questo vaccino confermano che sarà altamente efficace contro Covid-19 e avrà un impatto immediato su questa emergenza sanitaria». Soriot ha quindi spiegato che «la semplice catena di distribuzione del vaccino e il nostro impegno senza scopo di lucro perché ci sia un accesso ampio, equo e tempestivo significa che sarà conveniente e disponibile a livello globale, fornendo centinaia di milioni di dosi».

Anche il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, legge questa notizia in chiave positiva: «Non ci siamo ancora, ma si stanno facendo buoni progressi’», commenta su Twitter. «Sono molto, molto soddisfatto».

Il vaccino sviluppato nei laboratori di Oxford risulta decisamente più economico rispetto agli altri due, oltre che più facile da conservare e quindi può essere disponibile in ogni parte del mondo. Per questo, se venisse approvato, potrebbe svolgere un ruolo significativo nella lotta contro la pandemia.

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Spese condominiali defunto

Chi paga le bollette del condominio quando l’inquilino muore e, al suo posto, ci sono gli eredi?

Nel momento in cui muore il proprietario di un appartamento in condominio, l’immobile passa in successione. In questa fase nessuno può essere ritenuto proprietario del bene fino a quando non interviene l’accettazione dell’eredità, accettazione che ha effetto retroattivo e decorre dal decesso del precedente titolare.

In questa forbice temporale chi paga le spese condominiali del defunto e secondo quali proporzioni?

Ci sono una serie di dubbi da chiarire. Il primo tra tutti è se il semplice chiamato all’eredità – colui cioè che ancora non ha accettato l’eredità – debba pagare o meno le spese condominiali lasciate in arretrato dal defunto. E poi: in presenza di più eredi, quanto deve pagare ciascuno di questi? Se un coerede non paga le spese condominiali può il condominio rivalersi con gli altri? Ultimo problema: qual è la sorte dei debiti maturati con il condominio dopo l’accettazione dell’eredità? 

Di tanto parleremo nel seguente articolo. A tal fine dobbiamo operare una importante distinzione tra le quote condominiali non versate dal defunto prima della sua morte, che costituiscono quindi debiti dell’eredità giacente, e quelle invece non versate dagli eredi, una volta divenuti tali, dopo la morte del precedente titolare.

Ma procediamo con ordine.

Chi deve pagare le spese condominiali?

Iniziamo con le quote condominiali non versate dal precedente proprietario dell’immobile finché questi era ancora in vita e che, pertanto, sono divenute dei “debiti”. Come noto, i debiti del defunto si trasferiscono agli eredi, ivi compresi quelli con il condominio. Pertanto obbligati a pagare le quote condominiali per le mensilità anteriori al decesso del proprietario sono tutti coloro che accettano l’eredità. 

L’accettazione dell’eredità è il momento in cui il debito si trasferisce dal defunto all’erede. 

Prima dell’accettazione dell’eredità, il condominio non può pretendere il pagamento da uno dei familiari del defunto. Ma nel momento in cui questi accettano l’eredità sarà necessario pagare tutti gli arretrati sino ad allora maturati. Ciò perché l’accettazione ha effetto retroattivo, ossia decorre dal giorno della morte del precedente titolare del bene.

L’accettazione dell’eredità può essere non solo espressa ma anche tacita (si pensi alla vendita di un bene ereditario o al prelievo dei soldi dal conto corrente del defunto).

Il condominio non può presentare un decreto ingiuntivo, per il pagamento delle quote condominiali nei confronti di chi non ha ancora accettato l’eredità. Ma se durante il giudizio di opposizione l’erede accetta l’eredità, allora il debito va pagato [1].

Come si dividono le spese condominiali tra più coeredi?

Le spese condominiali maturate prima della morte del titolare dell’immobile si dividono tra tutti gli eredi in base alle quote di ciascuno di essi. 

Lo dice l’articolo 752 del codice civile a norma del quale «i coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto».

Questo significa che il condominio può agire nei confronti degli eredi limitatamente alle rispettive quote e non per l’intero debito. Quindi se uno dei coeredi non paga la propria quota, gli altri – che invece hanno regolarmente pagato le loro – non rischiano alcunché. Il condominio non può rivalersi contro di loro.

Diversa è invece la sorte delle spese condominiali maturate dopo la morte del proletario. In tal caso non parliamo più di debiti del defunto che, come detto, si trasferiscono agli eredi pro quota. Al contrario si tratta di debiti connessi alla proprietà del bene che gravano quindi su tutti gli eredi dal momento in cui sono diventati tali (ossia dall’accettazione dell’eredità che, avendo effetto retroattivo, decorre dal giorno dopo della morte del proprietario del bene).

Dunque, per le quote condominiali scadute dopo il decesso del proprietario, il debito è solidale tra tutti i coeredi, ossia grava su tutti loro non solo in proporzione alle rispettive quote ma per l’intero. In buona sostanza, fino a quando l’appartamento non viene diviso o venduto, gli eredi sono responsabili per l’intero. Questo significa che se uno di loro non versa la propria quota, il condominio potrà agire contro gli altri. 

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Superbonus 110% e amministratore di condominio: come affrontare la sfida con motivazione

Superbonus del 110% e ruolo dell’amministratore, una sfida da affrontare al meglio. In che modo?. Superbonus o Supermalus? Gli amministratori sono divisi, chi vede grosse opportunità, chi lo percepisce…




Affitti: canone nullo o ridotto durante il lockdown

Si moltiplicano i ricorsi di chi ha dovuto chiudere l’attività a causa del Covid: i tribunali dispongono l’azzeramento o lo sconto delle mensilità.

Chi esercita un’attività in un locale in affitto ed è stato costretto a chiudere a cause delle misure restrittive imposte dal Governo per l’emergenza Covid può essere esonerato dal pagamento del canone relativo ai mesi del lockdown o, alla peggio, pagarlo in forma ridotta. Così è stato stabilito recentemente non da uno ma da più tribunali: i ricorsi presentati dagli esercenti, infatti, si sono moltiplicati dopo le chiusure forzate della scorsa primavera.

Il principio espresso dai giudici è sempre lo stesso: se il bene viene reso inutilizzabile a causa di una restrizione del Governo, come nel caso del lockdown, l’affittuario può ottenere lo stop del pagamento del canone. È successo, ad esempio, a Venezia, dove il tribunale ha dato ragione ad una società di gestione di appartamenti turistici che doveva 24mila euro alla proprietaria di alcuni immobili rimasti sfitti tra marzo e maggio per le misure anti-coronavirus: niente canone per quei tre mesi ed uno sconto del 50% sulla mensilità di giugno.

Sempre in Laguna, i giudici hanno detto di no ad uno sfratto per il mancato pagamento dei canoni durante il periodo del lockdown: l’azione esecutiva, secondo il giudice, contrasta con il principio costituzionale di solidarietà tra le parti.

Simile la decisione del Tribunale di Roma a favore di un ristoratore che ha dovuto sospendere l’attività nei mesi di chiusura forzata. In questo caso, è stata decisa la riduzione del 40% del canone per aprile e maggio 2020 e del 20% dal giugno scorso fino a marzo 2021. La motivazione: i contratti devono «essere rispettati ed applicati dai contraenti sino a quando rimangono intatti le condizioni ed i presupposti di cui essi hanno tenuto conto al momento della stipula del negozio».

E così via: in altre città è stato disposto il divieto di incassare gli assegni relativi ai canoni a causa della chiusura delle attività commerciali.

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