I Costituzionalisti contro Rousseau: non si gioca con la democrazia

I Costituzionalisti contro Rousseau: non si gioca con la democrazia

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Gli iscritti al Movimento Cinque Stelle stanno votando. Stanno votando sul nascente governo fra PD e Movimento Cinque Stelle. Stanno decidendo se dire sì o se dire no. Facciamo qualche riflessione in merito: la piattaforma Rousseau, non ha un ente terzo che certifichi la veridicità delle votazioni che tramite essa si svolgono; in passato è stata multata dal garante per la privacy per la propria vulnerabilità relativa ai dati dei propri utenti. Un’entità senza una certificazione di una società terza che ci dica quanto veritieri siano i risultati delle votazioni, una piattaforma facilmente attaccabile dai pirati informatici e i cui risultati possono essere facilmente manomessi, può decidere del futuro del nostro paese? Una piattaforma di 100000 iscritti, può sovvertire una decisione presa dai gruppi parlamentari? Siamo ridotti proprio male se dobbiamo affidarci alla piattaforma Rousseau che i costituzionalisti italiani, a ragione, ritengono incostituzionale. Vediamo alcuni pareri.
Per Sabino Cassese “non si gioca con la democrazia”, per Cesare
Mirabelli “così la democrazia rappresentativa va a mare”, per Giovanni Maria Flick “il voto su Rousseau è contro la Costituzione”. Da questo virgolettato si comprende come il giudizio dei costituzionalisti più conosciuti dal pubblico per aver rivestito cariche pubbliche oltre l’impegno in Corte Costituzionale, sia lapidario e, io aggiungo, sotto il profilo costituzionale, limpidissimo. Testualmente riporto: Sabino Cassese lapidariamente e giustamente ha affermato sul Corriere Della Sera che “Non si gioca con la democrazia”. “Quando il capo politico del Movimento Cinque Stelle smetterà di giocare con la democrazia?” E’ questa la domanda che lo stesso Cassese si pone nella sua analisi pubblicata dal Corriere sul voto della Piattaforma Rousseau sul Conte-bis voluto da Luigi Di
Maio. ”’L’ultima parola spetta agli iscrittì”. Quindi, oggi gli
iscritti-certificati al M5S (poco più di 100 mila persone) decidono se si fa il governo con il Pd”, continua Cassese.
Secondo il ragionamento di Cassese, se il responso sarà positivo “la decisione dei gruppi parlamentari del Movimento, regolarmente comunicata
al presidente della Repubblica, sarà confermata”, ma nel caso contrario cosa accadrà?, si chiede. “I gruppi parlamentari, smentiti dagli iscritti, dopo essersi pronunciati a favore della nuova formazione di governo, che faranno? Si dimetteranno?”? Poichè è il capo dello Stato che ha dato l’incarico per la
costituzione di un nuovo governo sulla base delle indicazioni dei gruppi parlamentari di M5S e Pd, che farà?”.
“Coloro che hanno deciso di avviare questa consultazione, a questo stadio della procedura di formazione del governo (e non prima che si pronunciassero i gruppi parlamentari), non si rendono conto della contraddizione in cui hanno cacciato il M5S”, ha lamentato Cassese. Perchè il risultato sarebbe che “la volontà del maggior numero (i
rappresentanti-delegati di 11 milioni di elettori del M5S) sarebbe cancellata da quella del minor numero (una maggioranza di 50-60 mila iscritti al M5S), smentendo le invocazioni populistiche del Movimento”.
In sostanza, il risultato è che i rappresentanti del popolo “sarebbero smentiti dal partito, rinverdendo i fasti della migliore partitocrazia”. Un vero e
proprio paradosso, per “la forza politica che invoca il popolo a ogni piè sospinto” e che “lo metterà invece a tacere per dar voce ai propri esigui iscritti”.
Come non sottoscrivere le riflessioni di Sabino Cassese?
Per Mirabelli: “A mare la democrazia rappresentativa”. Il voto sulla piattaforma Rousseau sul Conte-bis “può buttare a mare la democrazia rappresentativa”: è l’allarme lanciato dall’ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, in un’intervista alla Stampa. Si
tratta infatti di un passaggio – la richiesta di approvazione alla base M5S per via telematica del nascente governo 5S-Pd – non previsto dalla Costituzione. Non si tratta solo di “galateo
istituzionale” violato. “E’ evidente che si affaccia un interlocutore nuovo, che in Costituzione non è previsto”, sottolinea Mirabelli, per il quale si potrebbe porre una criticità “nei confronti del Presidente della Repubblica”. “Se c’è questa adesione suppostamente popolare, il Capo dello Stato potrebbe poi prendere posizioni diverse? E’ chiaro che
il quesito sulla piattaforma telematica è di assoluta genericità. E ci mancherebbe pure che fosse l’approvazione di ministri e programma di governo ,chè questo sarebbe stato davvero grave”. Ma un conto è la consultazione di un partito come consultazione interna, altro è un atto che ha un impatto sul presente”. “Mi domando:
se la consultazione fosse negativa, che cosa accadrà? Il presidente incaricato, sulla base del voto di un numero ristretto di persone, sia pure iscritte al partito M5s, si ritira e restituisce il mandato nelle
mani del Presidente della Repubblica? Non è quanto stabilisce la
Costituzione, direi. Così come è stata gestita, per tempi e modi, questa consultazione sembra piuttosto un atto di sfiducia o di fiducia preventiva esterna”.
Con cludiamo con Giovanni Maria Flick che ricorda come la votazione sulla piattaforma Rousseau sia contro lo spirito della Costituzione. “Non è incostituzionale in sé, ma mi sembra contro lo spirito della Carta far diventare la piattaforma Rousseau, o un’altra simile, uno strumento per l’esercizio della sovranità”.

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