Come sempre: PD alla deriva

Quando c’è bisogno dell’apporto del PD, entrano in campo i personalismi, i dictat, le prese di posizione della Direzione e nient’altro. Il PD è sempre ad un punto: non si mette mai d’accordo all’interno delle proprie fila. Che Salvini non abbia azzeccato la mossa di provocare una crisi di Governo ad Agosto anche per annientare ciò che rimane del Partito Democratico? Vediamo cosa si dice in giro per la rete nelle righe sottostanti. Quelle riportate sono infatti dichiarazioni degli esponenti del partito democratico che testimoniano il disagio dei membri del partito a formare una pattuglia coesa che pensi dapprima agli interessi del paese e poi agli interessi di partito. La Boschi oggi ha dichiarato che “Prima vengono gli interessi del paese e e poi quelli del partito”. Ma la Boschi è esponente dell’area di Renzi, quindi, Se Renzi è agli occhi degli italiani poco credibile, anche la Boschi, per chissà quale proprietà transitiva, è poco credibile. Vero è che la politica italiana è poco avvezza a fare prima gli interessi del cittadino (Lega e Movimento 5 Stelle ne sono l’ultima dimostrazione) ma è pur vero che la fortuna non bussa mai due volte.
Cominciamo esaminando lo scontro fra Renzi e Zingaretti.
Il segretario ricorda e ribadisce che “Ormai non ci sono alternative alle elezioni”. Il vice Segretario Paola De Micheli rincara la dose asserendo che “Non esistono le condizioni politiche per un altro governo, almeno con il PD. E’ quanto approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale 15 giorni fa. La manovra che ci aspetta, con i 23 miliardi per l’IVA, deve essere fatta dopo un chiaro mandato popolare”. Avendo Renzi la maggioranza in Parlamento rispetto a Zingaretti, l’incognita è: quale linea prevarrà? Quella di Renzi che propone un governo istituzionale che metta al sicuro i conti pubblici o quella di Zingaretti che vuole elezioni subito anche in ossequio alla presunta promessa fatta a Salvini, testimoniata da Il Foglio, secondo cui Zingaretti avrebbe promesso a Salvini che il partito democratico non avrebbe mai proposto un nuovo governo soprattutto con il Movimento Cinque Stelle? Secondo Salvini e Zingaretti, si dovrebbe andare a votare il 3 Novembre. Secondo Renzi e la sua pattuglia di parlamentari in Senato, si dovrebbe votare a Marzo. Ecco quanto Claudio Cerasa, Direttore del Giornale Il Foglio, racconta alla 7:

https://www.la7.it/in-onda/video/cerasa-ce-un-accordo-tra-salvini-e-zingaretti-per-andare-al-voto-il-3-novembre-10-08-2019-278816

Dall’ altro versante, invece, si frena sulle elezioni facendo leva sulla responsabilità economico-finanziaria verso il Paese e sulle scadenze con l’ Europa.
Dario Nardella, sindaco riconfermato a Firenze, pensa che «il voto ravvicinato può essere un problema molto serio perché apre una situazione molto incerta a ridosso della legge di Stabilità. Quello di cui ha bisogno ora l’ Italia sono certezze e stabilità». Traducendo il pensiero politico di Nardella, ciò potrebbe voler dire “Governo di transizione: e ben venga chi ci sta. Poco importa che in passato i renziani siano stati i principali oppositori ad alleanze con i 5 Stelle. Perché, dopo la grande sconfitta referendaria del 2016, non si sono ancora riorganizzati in un’ eventuale formazione extra Pd. E adesso, anche se tutto avviene all’ insegna del «niente inciuci», è fondamentale avere più tempo prima di affrontare un appuntamento elettorale. C’è bisogno di tempo sembra dire Nardella. Si pensa in primis a tecnicismi di quella scuola politica di cui si sente tanto la mancanza: come un «diritto» di precedenza della mozione pd di sfiducia a Salvini rispetto a quella del ministro dell’Interno contro il presidente del Consiglio. Ovviamente si fa pressione sul segretario Zingaretti ricordandogli che ha vinto il “congresso” ma i parlamentari sono di area renziana. Si fa leva sui diversi rapporti di Forza che in Parlamento gli sono sfavorevoli. Seminando dubbi su chi correrà per Palazzo Chigi, si ricorda a Zingaretti che, in quanto vincitore del congresso, è il candidato di tutto il Pd alla guida del governo. Se però, per sua scelta, decidesse di volersi dedicare esclusivamente al partito, allora le primarie di coalizione sono irrinunciabili». Lo afferma il Senatore Verduzzo che è anche un membro della direzione del partito.
«Sappiamo che a Mattarella, come a noi, stanno a cuore le esigenze del Paese e non le convenienze dei partiti: occorre mettere in sicurezza l’ Italia e fare in modo che i cittadini non siano travolti dal vortice della crisi», ha affermato Graziano Delrio in un’ intervista al Mattino.
Sono insomma cominciate le manovre che dureranno per qualche ora ancora (i senatori PD si riuniranno oggi per decidere l’atteggiamento da portare nella capigruppo), quindi, il racconto di questa crisi è tutto da scrivere e Mattarella, nel quale dobbiamo confidare perché appare il giusto ago della bilancia da vecchia volpe politica quale è, avrà molte domande alle quali dare una risposta.
Mentre il PD dibatte, le sirene grilline intanto cantano: «Prima di tutto, scrive Di Maio (altro attore della crisi di governo che, diciamocela tutta, ha fatto in modo che Salvini facesse il bello ed il cattivo tempo), tagliamo 345 parlamentari e i loro stipendi. Facciamo questa legge. Che sia la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro ad appoggiarla non ci importa». Luigi Di Maio dimentica che una riforma Costituzionale di tal genere implica una profonda revisione della Legge elettorale che dovrà essere adeguata al nuovo assetto Parlamentare. Che qualcuno gli faccia un fischio e glielo spieghi perché probabilmente, come Alice che molte cose non sapeva, egli non lo sa.