Esonero dal pagamento della Tassa rifiuti: quando si può applicare

Esonero dal pagamento della Tassa rifiuti: quando si può applicare

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La tassa sui rifiuti non si applica se si dimostra che l’autorimessa non è idonea a produrre rifiuti. Per beneficiare dell’esenzione, il proprietario di un locale deve presentare apposita documentazione. “Il proprietario di un garage è esente dal pagamento della tassa su rifiuti solo se comunica e dimostra al Comune che il locale adibito a garage non è idoneo alla produzione di rifiuti. L’esenzione, infatti, non opera in modo automatico ma grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione”. Questo è il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza del 05 settembre 2016 n. 17623 in merito all’applicazione della tassa sui rifiuti.
L’ordinanza richiama l’art. 62 del D.Lgs. 507/1993 che prevede che “La tassa è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui all’art. 62 con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse.
Sono escluse dalla tassazione le aree comuni del condominio di cui all’articolo 1117 del codice civile che possono produrre rifiuti agli effetti dell’art. 62.
Resta ferma l’obbligazione di coloro che occupano o detengono parti comuni in via esclusiva”. Orbene, premesso ciò, oggi la TARI (tassa rifiuti comunale istituita con la legge di stabilità 2014) è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali che non sono detenute o occupate in via esclusiva. Il tributo non è dovuto in relazione alla quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero. Il Comune con regolamento di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.446, può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di: a) abitazioni con unico occupante, b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo; c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente, d) abitazioni occupate da soggetti che risiedono o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero, e) fabbricati rurali ad uso abitativo.  I giudici di piazza Cavour hanno evidenziato che nella fattispecie che ha dato origine alla sentenza oggetto di quest’articolo, in primo grado, il Comune aveva accertato che il locale era un garage privato, tipologia di immobile per la quale “si è concluso che la capacità produttiva di rifiuti era inesistente, atteso che in un garage e ipotizzabile una presenza umana sporadica”; sicché, secondo la Commissione Tributaria “l’uomo non avrebbe neppure avuto il tempo o l’opportunità di produrre rifiuti”. Tuttavia, a parere della Corte, la decisione in esame era stata emessa senza la prova positiva della concreta sussistenza di dette condizioni. Difatti, la disciplina richiede una previa ed apposita dichiarazione di inidoneità alla produzione dei rifiuti onde consentire lo specifico accertamento della ragione che esclude la sotto posizione a tassazione. A tal proposito, costituisce principio consolidato nella giurisprudenza della Suprema Corte quello secondo il quale, “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani”, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, commi 2 e 3, per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione (e cioè che le stesse siano inidonee alla produzione di rifiuti o che vi si formino rifiuti speciali al cui smaltimento provveda il produttore a proprie spese), atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, tale principio non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, costituendo l’esenzione, anche parziale, un’eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (In tal senso Cassazione sentenze nn. 17703 del 2004, 13086/2006, 17599/2009, 775/2011). Ne deriva che spettava al giudice di merito acclarare se – in concreto- la parte contribuente avesse dimostrato adeguatamente i presupposti fattuali per poter beneficiare delle citate disposizioni di esclusione dall’assoggettamento al tributo, senza limitarsi a dare atto che detta prova doveva considerarsi raggiunta in considerazione del solo presupposto della peculiare destinazione funzionale dell’immobile ad autorimessa.
Alla luce di quanto esposto, la Corte di Cassazione con la pronuncia in commento ha accolto il ricorso del Comune e per l’effetto ha cassato la sentenza con rinvio ad altro giudice affinché quest’ultimo torni ad esaminare la questione controversa sulla scorta dei principi messi in evidenza.
Quanto sopra specificato è confermato dalla giurisprudenza della Cassazione anche con sentenze successive.
La vicenda. L’esenzione dalla tassa rifiuti relativa ad una struttura alberghiera era stata oggetto di contenzioso a seguito di ricorso avverso la decisione della CTR che aveva rigettato l’appello del Comune in parziale riforma del
giudizio di primo grado, favorevole al contribuente, ritenendo che la comunicazione inviata circa la chiusura dell’albergo nei primi quattro mesi dell’anno a causa dei lavori di ristrutturazione andava considerata quale denuncia di variazione ex art. 70 del Decreto Legislativo .507/1993 e che per effetto dell’art. 60 Comma 2, andava riconosciuta l’esenzione per i locali e le aree in oggettive condizioni di inutilizzabilità, dovendosi nella determinazione della superficie tassabile escludere la parte di immobile nella quale si producevano rifiuti speciali.
 Preliminarmente, i giudici hanno precisato che il “presupposto impositivo della tarsu è l’occupazione o la detenzione di locali od aree scoperte a qualsiasi uso adibiti e non sono soggetti al tributo i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente documentate e riscontrate (ex art. 62 Comma 2) “. Dunque, secondo la Cassazione, tale disposizione, pone a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa alla produzione di rifiuti, per cui la impossibilità alla produzione non può essere ritenuta in modo presunto dal giudice tributario, bensì va provata dal contribuente tramite la denuncia originaria o di variazione debitamente documentata. Detto ciò, in tal vicenda, la comunicazione inviata dal contribuente (chiusura dell’attività alberghiera per il periodo corrispondente alla durata dei lavori di ristrutturazione),non prova che i lavori in oggetto avessero interessato l’intera unità immobiliare; difatti, non si comprendeva una utilizzazione totale o solo una parte della struttura. Quindi, era stata ritenuta fondata per la censura del Comune con riguardo alla decisione CTR di escludere dalla tassa i locali adibiti alla somministrazione dei fanghi per attività fisioterapiche per avere il contribuente smaltito in proprio i rifiuti speciali. In conclusione, il ricorso del Comune è stato accolto e la sentenza CTR cassata.

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