Pensione: chi lavora oggi andrà in pensione a 73 anni

Pensione: chi lavora oggi andrà in pensione a 73 anni

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Molti quarantenni andranno in pensione a 73 anni e con assegni poveri, equivalenti agli attuali 300/400 euro. Ai più giovani potrebbe andare ancora peggio. La CGIL ha lanciato l’allarme nell’incontro “Rivolti al Futuro”, svoltosi venerdì 19 Luglio nella sede del sindacato a Roma. Le difficoltà riguarderanno i soggetti che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e che vedono il proprio assegno calcolato integralmente con il metodo contributivo. A passarsela peggio sarà chi è stato impiegato in lavori saltuari, part time. Secondo le simulazioni del sindacato, Chi ha cominciato a lavorare nel 1996, a 24 anni, con un salario annuo di 10 mila euro e un part time, se ha avuto un anno di buco per ogni tre che ha lavorato, si ritroverà ad avere pensioni così basse da uscire solo a 73 anni. Ma la colpa non si può dare alla legge Fornero. Esistono vincoli legislativi che legano l’età d’uscita all’aspettativa di vita e non permettono di staccare prima dei settant’anni al di sotto di un importo, pari agli odierni 687 euro. Situazioni che si fanno ancora più stringenti nel caso delle carriere discontinue. Spiega l’esperto di welfare della CGIL Enzo Cigna “il dramma sta nell’assenza «di ogni meccanismo di integrazione, che al contributivo manca, mentre c’era nel sistema retributivo». L’idea della CGIL è quella di destinare ai giovani una pensione di garanzia, trovando un equilibrio tra contributi e vecchiaia. «Per noi dovrebbero essere assicurati almeno mille euro a chi somma 66 anni di età e 42 di anzianità». Inoltre sarebbe comunque necessario «valorizzare a livello contributivo i periodo di stage, ricerca del lavoro, assistenza ai familiari».
Da registrare, nel corso dell’incontro, l’intervento di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL: «È evidente: un sistema puramente contributivo, se non è corretto e se non ha al suo interno elementi di solidarietà, è un sistema che crea grandi diseguaglianze. Dobbiamo fare in modo che qualsiasi rapporto di lavoro abbia dei contributi e sia utile per poter poi andare in pensione proprio perché viene riconosciuto e dunque valorizzato». In conclusione «Sembra un paradosso, continua Landini, che da un lato mi si dice che col contributivo vado in pensione in base ai contributi, poi, però, fino a 70 anni non posso lasciare il lavoro».
Prepariamoci perciò ad una vita magra e piena di stenti.

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