La legge dei numeri

La legge dei numeri

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Occupiamoci oggi della situazione economica del nostro paese tralasciando per un attimo quelle che sono le solite cronache che caratterizzano quest’ultimo periodo politicamente poco interessante. La verità sulla questione Lega-Russia, infatti, non la conosceremo mai e l’inchiesta di Milano si risolverà con un nulla di fatto poiché, dato il clima Russo, difficilmente, Mosca collaborerà con Milano per cercare la verità.
Parliamo allora di numeri e cerchiamo di capire la reale situazione economica italiana. Partiamo dalla domanda: l’Italia è o non è in crisi? L’Italia non è entrata in crisi. Tutti esulteremmo leggendo questa frase. Dobbiamo però continuare la lettura dell’articolo per sapere che “l’Italia è in crisi dal 1999”. Negli ultimi 20 anni il nostro PIL reale ha avuto una crescita media dello 0,2%. Praticamente una crescita pari a 0. Nel ventennio precedente (parliamo degli anni che vanno dal 1980 al 1999, periodo in cui l’Italia ha ripetutamente e sciaguratamente tentato di abbandonare il cambio flessibile per agganciarsi al marco in maniera più o meno rigida e iniziando a fare quelle politiche di austerità che avrebbero caratterizzato la nostra storia contemporanea, l’Italia cresceva mediamente del 2%. Andando ancora più indietro nella storia, i dati ci dicono che l’Italia, fra il 1960 ed il 1979, aveva un tasso di crescita del PIL reale medio pari al 4,8%.
Se pensiamo che fra il 1999 ed il 2018 l’Italia è cresciuta del 4%, possiamo ben comprendere come il nostro periodo migliore sia stato quello che va dal 1960 al 1979.
Le brutte notizie, quelle che poco si leggono sui giornali perché non fanno audience, non finiscono qui. In questi ultimi 20 anni il nostro PIL reale pro-capite è cresciuto del 1,6%. È’ il risultato di un processo di deindustrializzazione dovuto a una globalizzazione senza regole che ha visto diminuire in vent’anni la nostra produzione di oltre il 13% (20% se si fanno i conti dal 2008) contro un +40% della Germania nostro principale competitor. Effetti collaterali di una valuta unica artificialmente forte che rende più conveniente importare che produrre. Ecco perché le imprese oggi tendono a delocalizzare. Oggi è più conveniente importare sul mercato italiano il prodotto finito o semilavorato. Le importazioni, infatti, si attestano intorno al 50% dei prodotti di consumo.
Questi dati devono farci riflettere. Vanno ripensati l’Europa, l’Euro e il sociale. Va ripensata e ammodernata la politica del lavoro. Le imprese non devono delocalizzare. Per evitare la delocalizzazione, non basta una disincentivazione mediante sanzione e non basta l’incentivo economico. Finiti gli incentivi le imprese non è detto che rimangano sul nostro territorio. Va ammodernato il mercato del lavoro. Un disoccupato, infatti, non può consumare e se non ci sono consumi non si può creare lavoro. Rilanciare il consumo perciò è fondamentale. Sembra facile a parole. Le ricette utili al rilancio dei consumi sono molteplici. L’unica inattuabile oggi è una politica di rilancio dei consumi di natura assistenzialista. Il consumo Si rilancia mediante l’innovazione giuridica a e tecnologica del paese; si rilancia mediante quelle riforme da più parti richieste (riforma del processo penale e civile) e riforma del costo del lavoro; il consumo si rilancia mediante l’abbattimento dell’evasione fiscale che può avvenire solo diminuendo l’uso del contante che rende tracciabile il movimento del denaro (le stime parlano di 120 miliardi di € in termini di perdita per l’Italia derivanti dall’evasione fiscale); il consumo si rilancia diminuendo il debito della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. L’impresa non può fallire solo perché deve incassare il proprio credito da parte dello Stato o da parte di un privato. I fallimenti dovuti a mancati rientri dalle spese sono tanti. Vero è che in Italia c’è crisi, vero è che l’Italia cresce poco. E’ però altrettanto vero che un procedimento utile al recupero di un credito non può durare anni e superare a volte, in termini di costi, l’importo del credito da recuperare.
Vogliamo dire che la crisi italiana è addebitabile alla Germania? Diciamolo pure. Vogliamo dire che la crisi italiana è addebitabile al PD, a Renzi, a Gentiloni e chi più ne ha più ne metta? Siamo liberi di dirlo e pensarlo ma i fatti reali, i problemi reali del paese rimangono sempre sul tappeto in attesa di soluzione. Questa è la pura e semplice verità ed i dati sopra citati sono destinati a peggiorare.

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