Tassa patrimoniale: storia e definizione

Tassa patrimoniale: storia e definizione

image_pdfimage_print




Dato che di tassa patrimoniale si sente parlare sempre più spesso e dato che il nostro paese non è nuovo all’introduzione di questa tipologia di balzello,, vediamo cosa si deve intendere per tassa patrimoniale e quando e come le abbiam pagate.
La tassa patrimoniale non è altro se non l’imposta diretta sul patrimonio mobiliare ed immobiliare del cittadino. In pratica sono tutte quelle tasse come ICI, TASI ed IMU, per restare ai nostri giorni, che gravano sulla proprietà mobiliare e immobiliare del cittadino. E’, per dirla con le parole di qualche economista soprattutto di sinistra, una tassa dell’equità per mezzo della quale le classi più ricche si fanno carico del debito statale e con i patrimoni personali lo abbattono. Per voler essere ancora più spiccioli, la patrimoniale, si potrebbe paragonarla al denaro sonante utile a risanare i conti dello Stato. Per capire meglio il concetto di patrimoniale, dobbiamo fare un passo indietro nella storia del nostro paese. La prima patrimoniale che ha visto la luce in Italia la si deve a Giuliano amato con il famoso prelievo del 6 per 1000 sui conti correnti bancari del 1992. Si permise così alla vecchia lira di rimanere agganciata al sistema monetario europeo. fra il 1993 ed il 1997 chi faceva impresa dava allo Stato il 7,5 per 1000 del patrimonio dell’impresa; Fra il 1993 ed il 2008,, abbiamo pagato la famosissima ICI (imposta comunale sugli immobili). Un’altra famosa patrimoniale sui beni mobili ed immobili del cittadino è quella del 2012 allorquando con il Decreto Salva Italia è stato introdotto l’IMU e il prelievo sui beni di lusso come macchine di grossa cilindrata, seconde case, barche e aerei privati. Nel 2014 è nata la IUC (imposta unica comunale) che unisce all’IMU, TARI e TASI. Un po di cronistoria per far comprendere agli italiani i sacrifici fatti per risanare il debito credo serva dato che poi si è gettato tutto alle ortiche avallando politiche sbagliate.
Al momento sono 15 le patrimoniali nascoste che paghiamo ogni anno per un totale di 45,7 miliardi di euro di incassi per lo Stato. Restando ad IMU e TASI, che non vanno a colpire il reddito ma il valore degli immobili, dobbiamo sapere che da sole valgono circa 21 miliardi di €. Ma occhio qui: l’imposta di bollo, il bollo auto, il canone RAI, l’imposta su imbarcazioni e aeromobili, la tassa sulle transazioni finanziarie e sulle successioni e donazioni, non sono altro se non tasse patrimoniali che noi paghiamo senza sapere che, alla fine, sono imposte dirette sul bene mobile registrato e che, per questo si possono definire tranquillamente “tasse patrimoniali”.
Per concludere, qualche dato statistico: dal 1990 ad oggi abbiamo avuto un aumento inflazione del 90% a fronte di un aumento del gettito da imposte patrimoniali che dovrebbe aggirarsi intorno al 300%.
I sacrifici, insomma, si sono fatti eppure ci troviamo con un debito pubblico astronomico. Abbiamo, e continuiamo a farlo, avallato politiche economiche sbagliate che costringono i governi successivi rispetto a quelli che hanno saputo vendere fumo, ad iniettare nell’economia denaro sonante. E’ perciò normale che si verifichino fughe di imprese e capitali. Esaminando i dati del 2018, a Settembre la Banca Centrale italiana aveva un saldo negativo (capitale in uscita) di 354 milioni di € che rispetto al 2017 significano 118 milioni in più. Se i saldi fossero positivi, si parlerebbe di capitali in entrata.
La notizia è stata poco pubblicizzata. Solo dopo l’intervento di Mario Draghi del 2018, giornali e TV ne hanno parlato. “Il progressivo accumulo di passivi da parte di una banca centrale, precisa Bloomberg (la più famosa agenzia di stampa economica) – solitamente è il sintomo di una fuga di capitali, che a sua volta è l’effetto di un grave rischio sistemico percepito. Eppure l’Italia ha i conti in ordine. A fronte di 300 miliardi di investimenti stranieri, noi investiamo all’estero 800 miliardi. Il problema è che per le regole del trattato di Maastricht, l’Italia non può mobilitare il risparmio degli italiani per erogare servizi agli italiani stessi. Se il debito pubblico è il risparmio interno mobilitato dallo Stato italiano per erogare servizi agli italiani, l’Italia avrebbe un surplus di 500 miliardi senza la necessità di ricorrere all’indebitamento con gli investitori esteri. Tuttavia, è queste sono regole valide per tutti gli aderenti al trattato, all’estero le regole funzionano. Perché in Italia le medesime regole non vanno? Questa è la domanda che bisogna farsi oggi ed alla quale bisogna rispondere.

0 comments on “Tassa patrimoniale: storia e definizioneAdd yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Chiama Adesso!