Sale Rosa e Pane Secco

Sale Rosa e Pane Secco

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“Ma quanto è buono il sale rosa, ma quanto fa bene…”. Ci spiegano che il sale rosa è un sale montano che viene dall’Himalaya, che è agli antipodi del sale marino. Si sente spesso aggiungere con enfasi che la sua estrazione è molto problematica, che per giungere fino a noi deve superare inenarrabili difficoltà di trasporto, e via così. Per questo costa molto. Ma vuoi mettere? Non capisci quanto bene ti fa? E poi… riesci a comprendere quanto è chic mettere in tavola il sale rosa? Non riesci ad ammirarne l’effetto cromatico e ad apprezzarne l’eleganza?

Non so se sono fatto male, o se sono solo meno conformista e più cieco rispetto agli altri, ma questo sale rosa non mi entusiasma, sebbene io abbia un grande rispetto per il sale, in ogni caso sempre di origine marina, che, nei tempi antichi, si usava per conservare il cibo. Per il sale si costruirono strade come la Via Salaria e si arricchirono regni come Timbuctù. Il sale divenne un simbolo nella lotta per l’indipendenza indiana di Gandhi, e poi  credo che sia un elemento che, se non utilizzato a sproposito,  migliori l’arte culinaria.

Facciamo un po’ di chiarezza. Nelle attuali saline, si fa evaporare l’acqua di mare per far depositare il sale  che essa contiene. Può accadere, e nel passato accadde più volte, che bacini marini restino isolati, senza più apporti idrici, e che la loro acqua evapori depositando il suo contenuto solido, formando i cosiddetti giacimenti evaporitici, generati dall’evaporazione, caratterizzati da una successione di zolfo, gesso e salgemma. Nell’era terziaria fu tutto il Mar Meditterraneo a restare isolato; si formarono così vari giacimenti che furono molto sfruttati nel secolo scorso anche in Italia. La loro iniziale forma pulverulenta può solidificarsi con i tempi geologici, a causa delle pressioni che si realizzano quando si formano le montagne, o anche solo per i ricoprimenti successivi dei sedimenti. Questi depositi di “sale antico” possono poi essere contaminati da minerali metallici che conferisconoloro colorazioni particolari, come il verdastro bluastro dato dal rame o il rossastro rosato dato dal ferro. Questi depositi salini possono essere sollevati in alta quota dalle spinte orogenetiche, ma molto spesso restano semplicemente in zone di pianura ben poco montane, come una di quelle da cui viene estratto buona parte del sale rosa che arriva nelle nazioni più ricche. Non che la cosa vada a incidere in modo sostanziale nella qualità del prodotto, ma il tutto dovrebbe essere ben precisato, invece di far passare il sale rosa per la panacea che l’umanità agognava da tempo. Non voglio di certo ignorare che esistono prodotti dell’economia solidale che, con produzioni che non sfruttano le popolazioni locali, concorre nell’aiuto a molte regioni del Terzo Mondo. Vengono subito alla mente molti frutti dell’Amazzonia, statuette africane e svariati tipi di spezie asiatiche. Il sale rosa potrebbe entrare in questo novero di prodotti, ma chi compra a caro prezzo deve essere consapevole di farlo per un motivo ben preciso.

Io credo che ci si possa sentire molto meglio a usare il pane di ieri piuttosto che il sale rosa. Anzi, sono certo che fa bene alla mia anima, sperando che possa farlo anche a quella degli altri.

Nel secolo passato, durante la guerra e nel periodo della ricostruzione, i nostri nonni giurarono che i loro figli e i loro nipoti non avrebbero più sofferto la fame, mentre facevano di tutto per sopravvivere, mangiando cose che oggi fanno storcere il naso a molta gente, ormai troppo oppressa dal benessere. Preparare il brodo Bollendo le bucce delle patate era normale, così come era normale non gettare nemmeno una briciola di pane; quello raffermo veniva usato per la ribollita, nella panzanella, e compagnia bella. Il pane secco veniva grattato e riutilizzato, magari mescolato a farina e rimasugli di credenza per creare informi ammassi, ognuno diverso dall’altro, sia nell’aspetto e sia nel contenuto. Pezzi unici, insomma, da apprezzare da molti punti di vista. I biscotti per la colazione del mattinoerano sostituiti da pane secco frantumato e mangiato col latte: un’abitudine che ho ereditato, un retaggio migliore di molti altri.

Non credo che comprerò mai il sale rosa, forse per partito preso, o forse perché un non vedente non può apprezzarne il colore, ma continuerò a non gettare il pane di ieri, che dovrebbe essere sempre più quello di domani, perché sono gli sprechi e gli eccessi che potrebbero avere un ruolo determinante per la fine dell’umanità.

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