Le radici della crisi della democrazia a livello mondiale ed europeo: le nuove responsabilità

Le radici della crisi della democrazia a livello mondiale ed europeo: le nuove responsabilità

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Questa situazione appare in qualche modo paradossale perché gli sviluppi degli ultimi decenni, mentre indebolivano la visione responsabile della democrazia, hanno ampliato l’insieme di responsabilità di cui la democrazia deve tener conto. I tradizionali principi liberali del governo limitato erano costituiti contro il governo dispotico, di cui l’Europa aveva fatto ampia esperienza. Questo elemento di responsabilità appare oggi spesso debole e fuori moda. Allo stesso tempo, a tutt’oggi la democrazia responsabile non è riuscita a tematizzare culturalmente le nuove responsabilità che il mondo del 21° secolo genera ed i moderni e nuovi limiti che ne derivano. La teoria democratica prevalente fatica ad incorporare i nuovi problemi di responsabilità che derivano dal mondo interdipendente e interconnesso cui ci avviamo.
Queste nuove responsabilità prendono la forma di responsabilità degli elettorati nazionali verso gli elettori “assenti”, verso quelle platee e circoscrizioni che non sono direttamente rappresentate, ed i cui interessi ed aspettative possono entrare nel meccanismo della democrazia solo grazie a visioni di lungo periodo. La responsabilità politica moderna prende la forma delle garanzie che le scelte politiche “democratiche” non abbiano effetti negativi per gli interessi e le dotazioni di coloro che non hanno la possibilità di partecipare alla democrazia elettorale; garanzie verso domande che non ci sono o che non ci sono ancora. Citerò a titolo esemplificativo tre tipi di nuove responsabilità che la teoria democratica dovrebbe incorporare e rispettare.
In primo luogo, sono sempre più evidenti le nuove responsabilità inter-generazionali. La democrazia responsiva è sicuramente poco sensibile verso gli interessi di quei futuri cittadini che ancora non votano, verso le generazioni future: il debito che lasciamo ai figli ed ai nipoti e le pensioni o i servizi che questi potrebbero non avere a causa di scelte dispendiose delle generazioni precedenti non entrano o entrano male nel circuito politico-istituzionale della democrazia responsiva. Non abbiamo mai veramente affrontato culturalmente il tema dell’irresponsabilità inter-generazionale della democrazia come volontà popolare. Questo per due motivi essenziali, uno generale ed uno forse più specificamente italiano. In primo luogo, in epoche precedenti la quantità di risorse su cui il governo decideva era decisamente inferiore e non lasciava intravedere il problema del loro esaurimento futuro. In secondo luogo, poiché nel nostro paese i legami familiari sono rimasti ancora solidi, i diffusi trasferimenti inter-generazionali di risorse all’interno dei nuclei familiari non hanno fatto percepire, o fanno percepire meno che altrove, la potenziale esplosività di una visione della democrazia che premia la responsività a breve.
In un senso ancora più ampio stanno emergendo nuove responsabilità inter-temporali non strettamente inter-generazionali. Si tratta di responsabilità verso misure e politiche che possono non essere richieste da nessuno nella competizione politica al momento attuale o sul breve periodo, ma che potrebbero essere richieste da molti o da tutti sul lungo periodo. Preferenze future adesso non espresse. Si pensi alla sostenibilità del clima, all’inquinamento di mari e delle terre, all’esaurimento delle risorse ed al bisogno di energie rinnovabili, alle infrastrutture di lungo termine; alle preoccupazioni per istruzione, capacità e competenze che potrebbero rivelarsi decisive nel lungo periodo. Non è possibile ignorare queste responsabilità in omaggio al principio che nessuno, o ben pochi, si organizzano e mobilitano per richiederle oggi e qui. E nello stesso tempo è chiaro che assumersi queste responsabilità richiede impegni e risorse da sottrarre al consumo immediato.
Infine, vediamo, di fatto, accrescersi altre e nuove responsabilità inter-comunitarie, responsabilità verso altre comunità. La democrazia responsiva è nazionale, ma le sue decisioni hanno effetti importanti sui membri di altre comunità che non votano e forse non voteranno mai nella nostra. Non si tratta soltanto del caso importante degli immigrati non-cittadini o dei richiedenti asilo, ma anche di tutte le conseguenze dirette e indirette che le nostre decisioni fiscali e di bilancio, commerciali, militari e regionali scaricano sui nostri partners. L’emissione di titoli pubblici sul mercato mondiale genera obblighi verso il risparmio altrui e non solo verso quello dei cittadini votanti. Una moneta comune vincola le nostre scelte al rispetto di preferenze collettive e non solo nazionali. Regole e procedure di concorrenza leale e non discriminatoria limitano la nostra capacità di tassare, contingentare o dirigere il consumo e il prestito.
Queste nuove responsabilità inter-generazionali, inter-temporali e inter-comunitarie dovrebbero trovare difesa costituzionale e talvolta si è proceduto lungo questa strada. Ma rimane che se queste responsabilità non sono tematizzate come elementi costitutivi della democrazia esse non faranno che aumentare il conflitto tra democrazia responsiva e democrazia responsabile.
In effetti, a ben vedere, la concezione della democrazia come inclusione, rappresentanza e volontà popolare non presenta alcun principio di responsabilità garantita rispetto a queste comunità senza diritto di voto. Non vi è alcuna garanzia che la “democrazia” possa rimanere “liberale” cioè “responsabile” in senso moderno ed è anche difficile immaginare nella attuale temperie culturale quali visioni culturali, forze politiche o meccanismi istituzionali possano operare una nuova sintesi tra democrazia come risposta simpatetica verso le domande dei cittadini e la democrazia come risposta responsabile verso i problemi e le compatibilità sistemiche di lungo periodo. Se la visione odierna della “democrazia” è dominata dal tema normativo della risposta alle domande, allora il principio normativo della responsabilità è lasciato a deboli aspetti comportamentali o etici, completamente disincentivati dalla competizione elettorale (si perdono le elezioni).

Relazione del prof. Stefano Bartolini (EUI) all’incontro nazionale dell’Ufficio del dibattito del Movimento Federalista Europeo tenutosi a Firenze il 13-14 ottobre 2018.

    --Continua--

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