Le radici della crisi della democrazia a livello mondiale ed europeo: difficoltà di armonizzare le due concezioni di democrazia

Le radici della crisi della democrazia a livello mondiale ed europeo: difficoltà di armonizzare le due concezioni di democrazia

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Ovviamente esiste un conflitto implicito e sempre presente tra il principio puramente popolare della responsività (inclusione, rappresentanza, volontà popolare) e quello liberale di governo limitato, di controlli e contrappesi, di limiti e confini all’azione governativa. La democrazia novecentesca è stata comunque in grado di armonizzare democrazia responsiva e democrazia responsabile grazie a tre meccanismi. Da un punto di vista istituzionale, come prima accennato, abbiamo assistito a un progressivo allargamento degli ambiti di protezione costituzionale dei limiti e delle procedure di decisione pubblica. Da un secondo punto di vista, stavolta prevalentemente culturale, bisogna ammettere che la componente responsabile delle nostre democrazie novecentesche ha riposato su una cultura politica ancora prevalentemente elitaria e su processi di selezione della classe dirigente che ad essa si ispiravano. Pur nella crescente professionalizzazione delle carriere politiche e del loro svincolarsi dai gruppi sociali dominanti si è a lungo mantenuta una regola non scritta che rinviava la difesa dei fondamenti liberali ad élites socio-economiche, culturali e politiche che per livelli di competenza e sensibilità storica risultavano molto sensibili ad essi.
Infine, da un punto di vista politico l’armonizzazione tra democrazia responsiva e democrazia responsabile è stata demandata al nuovo attore politico che nel Novecento domina i processi di governo ed insieme forgia le preferenze ed aggrega le domande di gruppi sociali: il partito politico. In tale periodo furono i partiti di massa a farsi carico di questa composizione con i loro interessi di lungo termine e le loro visioni ideologiche integrate e coerenti. I partiti politici sono emersi sempre più chiaramente dopo la Seconda guerra mondiale come la forma dominante di rappresentanza e insieme di guida politica, ereditando, in molti casi, la bancarotta delle istituzioni politiche prebelliche. L’equilibrio bloccato della Guerra fredda poneva carichi relativamente leggeri ai processi decisionali interni, soprattutto negli affari internazionali. Le economie europee erano ancora prevalentemente nazionali e dipendevano poco dalla competizione ed il commercio sui mercati mondiali. La standardizzazione culturale all’interno degli Stati era alta e stabile e casomai era stata aumentata dalla ridefinizione dei confini seguita alla Seconda guerra mondiale. Identità di gruppo forti e persistenti continuavano ad essere la base di una elevata conformità dei comportamenti politici di tali gruppi. Infine, la ripresa successiva alla guerra apriva un periodo di crescita senza precedenti per le economie nazionali caratterizzate da un accentuato e legittimato “dirigismo” statalistico che garantiva ampi margini di manovra alle élites politiche nazionali.
Questa costellazione favorevole offrì ai partiti politici una eccezionale e forse unica opportunità di guidare le politiche economiche e sociali espansive a livello nazionale. I partiti, in quanto attori collettivi relativamente coesi sul piano ideologico e sociale, divennero gli attori chiave di stabilizzazione politica di società ad alto tasso di cambiamento. La disciplina interna dei partiti ed i modelli di competizione inter-partitica offrirono anche i meccanismi per gestire le tensioni tra il processo elettorale, la rappresentanza di interessi settoriali, le relazioni tra esecutivo e legislativo e la guida delle politiche. I partiti, concretamente riconciliando la funzione di rappresentanza con quella di responsabilità, sono divenuti i pilastri della stabilità democratica, senza i quali la democrazia non era nemmeno pensabile.
Dei tre meccanismi che hanno sostenuto la visione della democrazia responsabile non vi è dubbio che gli ultimi due sono entrati progressivamente in crisi con la fine del Novecento. A livello culturale gli sviluppi recenti hanno accentuato la mobilitazione cognitiva individualista dei cittadini ed il crescente multiculturalismo delle società. Insieme questi due elementi hanno ridotto l’omogeneità culturale nazionale, hanno intaccato profondamente le identità collettive tradizionali ed hanno accentuato il processo di privatizzazione di ogni contesto di vita, incluso il contesto della persuasione politica. Hanno infine accentuato identità culturali nuove o in precedenza latenti, non più storicamente legate ai partiti politici tradizionali. Questi processi sono stati rafforzati dallo sviluppo delle moderne tecnologie di informazione e comunicazione. Non era previsto che i cambiamenti educazionali, della comunicazione e della tecnologia contribuissero enormemente ad erodere il rapporto di delega che esisteva tra élites e masse attraverso i partiti politici.
In conseguenza di questi nuovi processi culturali e politici la tensione tra democrazia responsiva e democrazia responsabile non ha fatto che esacerbarsi ed il loro bilanciamento è rimasto privo di sostegno culturale e politico, anche se rimane ancora fortemente ancorato negli aspetti istituzionali del funzionamento della democrazia. Ma è immaginabile che la componente responsabile della democrazia possa mantenersi e difendersi in chiave puramente istituzionale, senza il substrato culturale e politico che la sosteneva? O non è più facile immaginare che una democrazia intesa sempre più come responsiva non entri in contraddizione crescente con tali assetti istituzionali? I nuovi partiti e movimenti nati negli ultimi anni hanno invocato la bandiera della responsività ed hanno ammainato quella della responsabilità. Spesso identificano gli elementi di governo limitato cui abbiamo fatto riferimento come meri ostacoli, come pastoie o vincoli solamente istituiti al fine di limitare e imbrigliare la volontà popolare nella sua forma pura di mandato elettorale.
Quindi, e contrariamente alla versione della crisi della democrazia posta all’inizio di questo intervento, crisi della democrazia come democrazia tradita da restaurare, la vera crisi che osserviamo acuirsi sotto i nostri occhi è soprattutto la crisi dell’elemento liberale e responsabile; o più precisamente è la crisi del bilanciamento tra democrazia responsiva e democrazia responsabile. E lo squilibrio che tra le due componenti si va consolidando a favore della prima. In effetti, la componente popolare e elettorale non appare oggi in crisi nei suoi presupposti ideali in quanto prevale una visione della democrazia come volontà popolare e maggioranza in opposizione al cosiddetto establishment, alle élites tradizionali di ogni tipo, siano esse politiche o tecniche, culturali o sociali. Non appare in crisi nemmeno nei suoi presupposti istituzionali in quanto sempre più la democrazia responsiva si definisce in contrapposizione a tutti quei limiti costituzionali, istituzionali e procedurali che sono visti come meri ostacoli o trucchi di difesa del suddetto establishment che ad essi ricorrerebbe al mero fine di conservare privilegi e vantaggi. Qualunque elemento di verità possa esistere in queste critiche, ed in effetti ne esistono, esso rischia di travolgere la democrazia liberale, di gettare il bimbo insieme all’acqua sporca.

Relazione del prof. Stefano Bartolini (EUI) all’incontro nazionale dell’Ufficio del dibattito del Movimento Federalista Europeo tenutosi a Firenze il 13-14 ottobre 2018.

        --Continua--

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