Salvini e la nostra Costituzione

Salvini e la nostra Costituzione

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Pubblico oggi un articolo di Alfiero Grandi che credevo di aver smarrito nei meandri del mio HD e che casualmente ho rinvenuto. L’articolo è dell’Aprile 2019 ma è ancora oggi molto attuale. Lo è perché la nostra Costituzione corre dei seri pericoli ai quali nessuna forza politica, dal Movimento Cinque Stelle al PD, riesce a porre un freno.
E’ da dire che fino ad oggi Matteo Salvini non ha mostrato avversione per la Carta Costituzionale formale. Ha però modificato la Costituzione sotto il profilo materiale introducendo elementi regressivi sul piano culturale in generale. La maggior regressione si è manifestata sull’accoglienza dei migranti e su temi che incidono sull’etica e sulle libertà, come la famiglia (dove tuttavia non si è appiattito su Verona). E’ una politica di destra su questi temi, meno su quelli sociali, mentre il PD lo è, di destra, su questi ultimi e meno sui profili etici.
L’altra gamba dell’attuale governo, i grillini, ha mostrato di voler difendere la carta dei diritti fondamentali italiana. Lo ha fatto ai tempi del referendum di Renzi e non ha mai avanzato proposte che minino il carattere parlamentare e democratico della nostra Carta che, a parere di chi scrive, è la migliore e la più moderna al mondo soprattutto nella sua prima parte anche se ha compiuto qualche giorno fa i suoi 71 anni di vita. Si segnalano in questo contesto iniziative tendenti ad accrescere la sovranità popolare mediante i referendum propositivi e la diminuzione del peso delle assemblee parlamentari. A modo loro i grillini sono attivi anche sul fronte sociale (reddito di cittadinanza, decreto dignità, salario minimo etc.) e sui temi dell’etica pubblica (decreto spazzacorrotti) e contro la violenza alle donne. In economia sono contro l’austerità. Sui migranti mirano ad una regolazione in sintonia con la UE.
Sono queste, misure che andrebbero attenzionate senza pregiudizi riconoscendo che vanno a favore dei ceti popolari e che con opportuni correttivi potrebbero funzionare. Il problema è la loro applicabilità al contesto economico italiano che, come tutti sappiamo è difficile da compendiare con misure che richiedono, per forza di cose, un appesantimento del debito pubblico che è già un macigno abnorme.
Per evitare che la Costituzione rischi anche sotto il profilo formale e cioè per evitare che una mattina qualcuno si svegli e parta per la tangente con l’intenzione di modificare la carta costituzionale, si dovrebbe riportare Salvini all’opposizione. Occorre sviluppare un’azione sul M5S, e parimenti va sviluppata sul PD e sulle altre forze di sinistra perché si rendano coalizzabili con una forza che pone la questione morale al centro dell’impegno politico.
Insomma, anche se Salvini non è fascista, va stoppato con fermezza perché è troppo di destra. Ma con chi e con quale coalizione? Pensare che i gialli stacchino la spina al governo o che il PD prosciughi il M5S è davvero poco. I Pentastellati, non possono muoversi più di tanto. Salvini è riuscito a mettere a Di Maio un cappio al collo che ad ogni movimento si stringe sempre più.

Passiamo però all’articolo di Alfiero Grandi. Buona lettura.

Guardare in faccia la realtà, comprenderla, reagire all’altezza delle sfide è una regola aurea, purtroppo ora largamente in disuso a sinistra. Dalla Basilicata, come dalle altre regioni in cui si è votato prima, emerge un dato evidente, si tratta della crescita della Lega. In alcuni casi neppure si era presentata, eppure ha raggiunto risultati importanti, molto più alti di quelli delle politiche del 4 marzo. La Lega è un pericolo evidente per le strizzate d’occhio al fascismo, per atteggiamenti di prepotenza evidenti, per i flirt spregiudicati con posizioni apertamente reazionarie sui diritti civili, sulla famiglia, sulla concezione del rapporto tra persona e società. La lega ha orientamenti di vera e propria restaurazione ideologica, religiosa fino a dialogare con i settori della chiesa che non sopportano il magistero di papa Francesco, fa appello alle paure profonde e in una certa misura le suscita sollecitando reazioni da far west, che in questo caso non sono film ma vita reale, oggi. Eppure i toni gridati e i contenuti reazionari non impediscono alla Lega di conquistare voti. Inseguire o essere l’alternativa ? Essere l’alternativa. E’ vero che la destra politica e sociale ha sempre avuto in Italia una forza importante, ma ora si è spostata più a destra, si sente sulla cresta dell’onda e riconosce largamente nella Lega di Salvini il suo riferimento, con buona pace di Fratelli d’Italia e Berlusconi.
Neppure la sottrazione di 49 milioni pubblici è bastata a bloccarne i consensi. Questo reato è stato riconosciuto visto che la Lega si è impegnata a restituire in quasi 80 anni i soldi sottratti, ma non ha creato particolari imbarazzi.
Si stanno lentamente consolidando i tentativi di costruzione di un regime reazionario di massa.
Il M5 Stelle, purtroppo, non è un argine a questa deriva, non ne comprende la pericolosità e anzi finisce con il portare acqua al consolidamento della Lega come dimostra l’approvazione della nuova legge sulla legittima difesa e la copertura politica offerta sui migranti, fino al voto contrario alla richiesta del tribunale dei Ministri di Catania di processare Salvini perché aveva agito non come attuatore delle leggi, ma eccedendo nell’uso dei suoi poteri bloccando lo sbarco da una nave militare che è territorio italiano a tutti gli effetti, fino a lambire lo spregio di diritti garantiti dalla Costituzione.
L’avvocato-Ministro Buongiorno ha capito bene il rischio che correva Salvini se il processo fosse andato avanti e gli ha consigliato un’inversione di rotta decisa, dal “processatemi” non ho paura, al “dovete respingere” la richiesta stessa del processo, costringendo il M5Stelle ad una ridicola giravolta di 180°, ancora una volta hanno subito il diktat. E’ questo che fa perdere voti e che conferma che il Movimento 5 Stelle non è un argine, ma è purtroppo una copertura di atteggiamenti reazionari, pur di fare stare in piedi il governo.
La sinistra, intesa nel suo insieme, senza andare troppo per il sottile, sembra non rendersi conto della gravità e dell’urgenza della situazione. Oppure se ne rende conto ma non ritiene possibile opporsi perché condizionata da troppi lacci del passato. Certo per opporsi a questa deriva reazionaria il Pd – ad esempio – dovrebbe fare alcune svolte decise, come, ad esempio, prendere le distanze dalle scelte di Minniti sui migranti e in particolare sull’appalto ai libici del lavoro sporco. Oppure sulla Costituzione della Repubblica.
Si è già detto della delusione per le parole di Zingaretti che hanno attribuito alla vittoria del No parte delle ragioni della situazione attuale. E’ un grave errore insistere sulle posizioni del Si, sconfitte senza appello nel referendum costituzionale il 4 dicembre 2016 e neppure la spiegazione tutta interna ai rapporti di forza del Pd è convincente. La conseguenza più seria di questa posizione è che non consente di individuare la gravità dei rischi che corre oggi la Costituzione e rende difficile costruire una reazione perchè non prendendo le distanze dalle scelte del periodo renziano la credibilità delle posizioni sulla Costituzione è meno forte, come è ovvio.
Eppure è del tutto evidente che la Lega punta apertamente non solo a prendere voti ma sogna un regime politico e istituzionale a sua immagine e somiglianza. La controprova sta nella legge elettorale che l’esperienza di Calderoli ha fatto approvare al Senato strettamente agganciata al taglio dei parlamentari con un tempismo sospetto.
La legge elettorale perpetua i principi del rosatellum attuale, semplicemente riducendo il numero degli eletti, con effetti grotteschi: in Calabria verrebbero eletti due senatori con collegi di quasi un milione di abitanti. Alla Lega interessa avere gruppi parlamentari fedeli al capo Salvini, il resto molto meno.
Questa ed altre scelte puntano a creare le condizioni per calare l’asso fondamentale: l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, che sarebbe del tutto compatibile, per non dire coerente con l’autonomia differenziata di Lombardia e Veneto che sognano di diventare simili alle regioni a statuto speciale. Un sistema di governatori e Presidente eletto direttamente possono dare una risposta alle ambizioni della Lega.
La sinistra e il Pd in particolare farebbero bene a prendere seriamente in considerazione la sfida che si profila. E’ vero: tra i presidenti delle regioni ci sono anche alcuni del Pd, cosa facciano in questa compagnia è un mistero, o almeno ragione di confusione. E’ vero altresì che il primo firmatario di una proposta di legge per il presidenzialismo è Ceccanti del Pd, sarebbe bene prendere le distanze come è accaduto con la proposta di Zanda.
Resta il fatto fondamentale che occorre chiarire al paese la natura di fondo della sfida che è anzitutto difendere le radici antifasciste della Costituzione ma ancora di più evitare la deriva politico istituzionale di un presidenzialismo, che vorrebbe dire avere un parlamento di mero supporto al potere del governo e del suo capo e un accentramento del potere che finirebbe con erodere l’autonomia della magistratura, metterebbe il bavaglio alla stampa che dovrebbe solo esaltare il regime.
Del resto gli amici polacchi e ungheresi di Salvini si sono già mossi in questa direzione, quindi perfino gli esempi sono pronti. Il M5Stelle vuole coprire anche questa deriva costituzionale? Cosa si aspetta ancora per reagire da ogni settore che ha sensibilità costituzionale?

Alfiero Grandi

vice presidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale

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