Il debito eccessivo dell’Italia

Il debito eccessivo dell’Italia

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Dopo la risposta di Giovanni Tria inviata alla Commissione europea il 31 Maggio scorso, risposta che fa seguito alla lettera della Commissione inviata al governo italiano il 29 Maggio 2019, la Commissione stessa ha oggi attivato la procedura di infrazione per debito eccessivo. La risposta della Commissione non era inattesa. Tutti sapevamo che la procedura sarebbe oggi iniziata. Per non tirarla molto per le lunghe, diciamo che Bruxelles sostiene che il debito pubblico italiano sia troppo alto, e che il governo non abbia fatto nulla per risanarlo. Questo scrivevano i commissari nella missiva inviata al governo italiano la scorsa settimana, missiva alla quale il ministro Tria, non senza grandi polemiche e patemi, ha risposto il 31 Maggio scorso.
“Sulla base dei dati notificati per il 2018, è confermato che l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per rispettare il criterio del debito nel 2018”, si legge nella lettera indirizzata al ministro dell’economia Giovanni Tria. Secondo la lettera del 29 Maggio scorso, vi è l’intenzione di preparare un rapporto sul debito in virtù dell’articolo 126.3 del trattato, che costituirebbe il primo passo di una procedura per deficit eccessivo.
Sostanzialmente Dombrovskis e Moscovici chiedono all’Italia di presentare i “fattori rilevanti” che giustificherebbero la violazione delle regole e di ricevere una risposta “entro il 31 maggio 2019”.
Dopo la risposta italiana, la UE ha attivato la procedura sul debito italiano e dopo un ulteriore passaggio tecnico in Commissione, il 9 luglio i ministri dell’Ecofin daranno la decisione finale. L’Italia ha dunque cinque settimane di tempo per mettersi in regola, varando una manovra bis per contenere deficit e debito per il 2020.
Andiamo più nel tecnico per comprendere meglio ciò che sta accadendo.
La lettera inviata da Bruxelles è il primo passo per la procedura di infrazione nei confronti del governo italiano. Qui bisogna fare un passo indietro: non dobbiamo dimenticare che la Commissione europea aveva bocciato il 21 novembre 2018 la legge di bilancio italiana, presentata senza modifiche all’Ue nonostante una prima bocciatura. Per quanto riguarda la bocciatura della manovra, è successo ciò che tutti, governo in primis, si aspettavano. La Commissione aveva già spiegato che la manovra del governo configurava una “inadempienza particolare grave rispetto alle regole Ue”, secondo quanto affermato dal vicepresidente responsabile per l’euro, Dombrovskis. “Per la prima volta la Commissione è obbligata a richiedere a un paese dell’area euro di rivedere il suo documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternativa”.
L’Ue in quell’occasione, il 21 novembre 2018, aveva annunciato l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.
Dopo la prima bocciatura, il governo ha avuto 3 settimane di tempo per inviare un nuovo documento programmatico di bilancio sulla base delle regole europee e che ha ricevuto nuovamente il parere della Commissione il 21 novembre.
Le norme comunitarie stabiliscono che la Commissione debba presentare una propria opinione sui singoli bilanci nazionali entro la fine di novembre, motivo per cui era stata organizzata una riunione proprio per il 21 novembre. Malgrado la prima bocciatura, il governo ha deciso di non apportare alcuna modifica con tutte le conseguenze di questi giorni.
Il processo quindi potrebbe durare un paio di anni per poi concludersi con sanzioni in caso di mancato rientro del disavanzo eccessivo.
Si tratta di una procedura regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
La procedura rientra nel patto di stabilità e crescita (PSC), un insieme di regole che governano il coordinamento delle politiche fiscali dei paesi dell’UE, il cui obiettivo è salvaguardare una finanza pubblica solida.
Il patto ha due “braccia”. Il braccio preventivo assicura che la politica fiscale dei paesi dell’UE sia condotta in modo sostenibile. Il braccio correttivo stabilisce quali azioni devono intraprendere i paesi nel caso in cui il loro debito pubblico o disavanzo di bilancio venga considerato eccessivo.
Secondo l’articolo 126, i paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri:
• il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL)
• il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60 per cento del PIL
Se i criteri non sono soddisfatti, il Consiglio avvia una procedura di infrazione in base alle raccomandazioni della Commissione.
La procedura richiede al paese in questione di fornire un piano di azione correttivo e politiche corrispondenti, nonché le scadenze per l’implementazione delle stesse. I paesi della zona euro che non danno seguito alle raccomandazioni potranno essere multati.
Restando sul piano tecnico, diciamo che il Rapporto deficit/Pil – È il rapporto tra il deficit, ovvero la differenza annuale tra entrate e spesa dello Stato, e ricchezza prodotta, ossia il Pil.
Uno dei parametri introdotti dal Trattato di Maastricht come requisito necessario degli Stati membri dell’Ue è mantenere questo rapporto inferiore al 3 per cento. Significa che uno Stato può spendere più di quanto incassa, ma entro la soglia del 3 per cento della ricchezza prodotta.
Il debito pubblico è il valore nominale delle passività lorde di tutte le amministrazioni pubbliche di uno Stato. Ossia è la somma di denaro complessiva che uno Stato deve ad altri soggetti per colmare il disavanzo nel proprio bilancio. I deficit annuali accumulati dallo Stato vanno a comporre il suo debito pubblico.
Il debito viene solitamente messo in rapporto al Pil per comprendere se lo Stato è in grado di ripagare gli interessi e rimborsare il capitale in scadenza. Il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ossia circa il 132 per cento del nostro Pil.
Fatto un rapido quadro veniamo agli ultimi avvenimenti. Con il rapporto inviato questa mattina al governo italiano, la commissione europea afferma che “La regola del debito “non è stata rispettata” nel 2018 e nel 2019 e non lo sarà nel 2020. e” quindi giustificata” una procedura per debito eccessivo. Come sottolinea Bruxelles, il debito “pesa per 38.400 euro ad abitante, oltre ai 1.000 euro a testa per rifinanziarlo”.
Il vicepresidente della Commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis, ha comunque precisato che questo passaggio non coincide con l’avvio immediato della procedura di infrazione, perché formalmente questa decisione spetta agli Stati membri, attraverso il Consiglio. Questo punto non è sicuramente a favore dell’Italia che, con la sua politica di scontro non ha fatto altro se non isolarsi a livello europeo. Il premier italiano, Giuseppe Conte, da parte sua, ha fatto sapere che “farà di tutto per evitare la procedura di infrazione da parte della Commissione europea”.
Il vice premier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha scritto un lungo post di commento su Facebook, in cui addossa la colpa del debito eccessivo ai governi precedenti. In particolare, secondo Di Maio, “il debito è così alto per colpa del Partito Democratico”. Io penso, pur non essendo militante PD ma guardando ai numeri degli anni in cui il PD è stato al governo, che il ministro Di Maio dovrebbe quantomeno leggersi un po di numeri e poi proferir parola.
“Noi siamo persone serie – si legge sul social di Di Maio – l’Italia è un paese serio, che rispetta la parola data. Quindi andremo in Europa e ci metteremo seduti al tavolo con responsabilità, non per distruggere, ma per costruire. Però è molto seccante che ogni giorno si trovi un motivo diverso per parlare male dell’Italia e di questo governo!”. La domanda è: perché si parla male di questo governo?
“Sono anni che diamo senza ricevere, o che riceviamo meno di quanto ci spetterebbe, anni che siamo totalmente ignorati sulla questione migranti, ad esempio. Ci lasciano tutto il peso e, come se non bastasse, poi ci fanno pure la morale. Così non va bene, così è troppo facile” attacca il vicepremier che poi indica i colpevoli del debito fuori controllo dell’Italia.
Matteo Salvini ha invece commentato: “L’unico modo per ridurre il debito creato in passato è tagliare le tasse e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio”. La ricetta invece dovrebbe essere quella di recuperare i 110 miliardi di evasione fiscale che al nostro debito pubblico farebbero piuttosto bene. Per fare ciò, però ci vuole coraggio ed il governo sembra non essere molto coraggioso.
Il ministro dell’Interno, poi, ha sottolineato che “Con i tagli, le sanzioni e l’austerità sono cresciuti debito,
povertà, precarietà e disoccupazione” motivo per cui a suo dire bisogna fare il contrario.
Il leader della Lega ha affermato di non chiedere soldi dagli altri, ma di volere solo investire in lavoro, crescita, ricerca e infrastrutture.
“Sono sicuro che a Bruxelles rispetteranno questa volontà” ha concluso poi il vicepremier.

Procedura infrazione, Salvini a Ue: “Tagliare le tasse per ridurre il debito”
“L’Italia non ha rispettato la regola del debito e una procedura è giustificata, ma non stiamo aprendo la procedura oggi”, perché “prima devono esprimersi gli Stati membri”, ha detto il vice presidente della Commissione europea, Dombrovskis. Il vicepresidente ha ricordato tuttavia che la questione va al di là della procedura, perché “la crescita dell’Italia, è quasi al palo”.
L’iter parte dall’impulso della Commissione che attraverso le proprie valutazioni può ritenere – come in questo caso – giustificata l’adozione della procedura. L’ultima parola, però, spetta ai ministri delle Finanze dei partner europei, che dovranno esprimersi il 9 luglio.
Nel frattempo è prevista una serie di passaggi politici. Decisiva, in particolare, la tappa di martedì prossimo 11 giugno: se i tecnici dei governi chiederanno alla Commissione di aprire un negoziato con l’Italia, il Governo avrà la possibilità di evitare la procedura, come avvenuto in extremis lo scorso dicembre grazie alla marcia indietro di Conte e Tria che tagliarono 10 miliardi di euro di spese dalla manovra 2019.
Secondo Bruxelles l’attuale esecutivo avrebbe messo a rischio l’economia: “Le nuove misure del governo indeboliscono i conti pubblici”, dice la Commissione Ue.
“Il debito italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia e le nuove misure e il trend demografico avverso capovolgono in parte gli effetti positivi delle riforme pensionistiche del passato e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine” delle finanze, danneggiata anche dall’ “aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019”: lo scrive la Commissione Ue nel rapporto sul debito italiano.
Per Bruxelles il rallentamento economico “spiega solo in parte l’ampio gap” nel rispetto della regola, e la “retromarcia” su alcune riforme pro-crescita del passato, come quella delle pensioni, e il deficit proiettato oltre il 3 per cento nel 2020, rappresentano “fattori aggravanti”.
“Il debito italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia e le nuove misure e il trend demografico avverso capovolgono in parte gli effetti positivi delle riforme pensionistiche del passato e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine delle finanze, danneggiata anche dall’ “aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019”.
Circa 20 pagine smontano le politiche economiche di Lega e 5Stelle e le giustificazioni inviate a Bruxelles venerdì scorso con la lettera firmata dal ministro Tria. E segnalano l’arrivo della bufera europea sull’Italia gialloverde.
Al termine del documento c’è l’avvio dell’iter della procedura per debito a carico dell’Italia, un modo per contenere i rischi e per evitare che Salvini e Di Maio mettano ulteriormente in pericolo il Paese e l’area euro.
Riassumendo:
1) Il 29 maggio la Commissione Ue ha inviato una lettera al Governo italiano in cui informava che il paese non aveva fatto “sufficienti progressi per rispettare i criteri del debito“.
Ue, il testo della lettera inviata dalla Commissione Ue all’Italia sull’eccesso di debito
Secondo Bruxelles il debito pubblico italiano sarebbe troppo alto e il governo non avrebbe fatto nulla per risanarlo.
2) “Sulla base dei dati notificati per il 2018, è confermato che l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per rispettare il criterio del debito nel 2018”, si legge nella lettera inviata da Bruxelles all’Italia.
3) Due giorni dopo è arrivata la risposta del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, accompagnata da un documento di 58 pagine nel quale si esaminano i fattori rilevanti che influenzano l’andamento del debito pubblico in Italia. Il ministro Tria continua affermando che “Il governo sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche tributarie”.
4) L’ultima parola spetta adesso alla Commissione, che dopo aver chiesto spiegazioni al Governo potrebbe chiedere agli Stati membri di aprire una procedura di infrazione o fare un passo indietro.
Ricordiamo che la procedura non è mai stata attivata nella storia dell’euro ed è simile a quella per deficit eccessivo che scatta per chi viola la soglia del 3 per cento e che colpì l’Italia ai tempi del governo Berlusconi.
Prevede una serie di duri target annuali per la riduzione del debito. Durerà almeno fino al 2024 e permetterà alla Commissione di monitorare costantemente le politiche di bilancio italiane. In caso di mancato rispetto degli obiettivi di rientro, scattano le sanzioni Compreso fra un minimo dello 0,2 per cento a un massimo dello 0,5 per cento del Pil e la sospensione dei fondi strutturali della Ue.
Bruxelles scrive che il debito italiano è il secondo dell’Unione e ha un peso pari a 38 mila e 400 euro per abitante più un costo annuo di circa 1000 euro a persona per finanziarlo. In aumento grazie a Salvini e Di Maio: “Da metà 2018 lo spread è aumentato di 100 punti in sei mesi, con un costo di 2,2 miliardi per i cittadini”.
Se il reddito di cittadinanza non ha avuto effetti positivi sul Pil, è “quota 100” il grande imputato: “Cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine. Fa salire la spesa pensionistica, togliendo risorse a investimenti e istruzione, danneggia la forza lavoro e la crescita potenziale”. Infine le riforme, sulle quali i gialloverdi hanno fatto “progressi limitati” cancellati dal fatto di “avere fatto passi indietro sulle principali riforme adottate negli anni passati”.
Insomma, scrive Bruxelles, “il suo ammontare impedisce all’Italia di stabilizzare l’economia in caso di crisi finanziarie e pesa sugli standard di vita delle future generazioni”.
L’Italia nel 2018-2019 ha sforato le regole sul deficit di 11 miliardi e nel 2020 corre verso un 3,5 per cento che calpesta Maastricht. Per questo il debito è in salita: a quota 132,2 per cento del Pil nel 2018, 133,7 per cento nel 2019 e 135,2 per cento nel 2020.
In cifre significa non aver rispettato i target di riduzione del debito di 135 miliardi lo scorso anno, 162 miliardi quest’anno e di 171 il prossimo (7,5-9-9,5 per cento del Pil). Dunque l’Italia è fuori da tutti i parametri Ue nei tre anni coperti dal rapporto che porterà all’apertura della procedura sui conti del 2018, gli ultimi già a consuntivo.
Cosa deve fare l’Italia per evitare la procedura? Ammesso che si apra un negoziato, il governo dovrà quanto meno mettere in campo una manovra bis immediata da 3-4 miliardi per tamponare i conti di quest’anno e prendere impegni solenni sulle misure per evitare l’aumento del debito da inserire nella legge di Bilancio di ottobre per il 2020.

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