Italia, Francia e Germania ed il debito Pubblico dal 2000 al 2017

Italia, Francia e Germania ed il debito Pubblico dal 2000 al 2017

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Riprendiamo la discussione sul debito pubblico italiano rinviando all’articolo precedente per ciò che riguarda il significato ed il meccanismo di formazione. Come promesso, ci occupiamo qui del debito pubblico in percentuale del PIL (Prodotto Interno Lordo) paragonandolo a quello tedesco e francese. E’ dai numeri che si potrà comprendere perché gli altri possono permettersi quel qualcosa in più che all’Italia è negato a causa della cattiva politica economica. Probabilmente, il citare numeri ed eventi, potrà aiutare a capire meglio la situazione di oggi che non è molto positiva, una situazione oggetto di demagogia continua che non può farci stare sereni.
Iniziamo la sequela di dati ricordando l’anno 2000. Il XXI secolo si apre con il secondo governo D’Alema, il debito pubblico in percentuale del PIL (Prodotto Interno Lordo) si attesterà al 105,1%; Francia e Germania si attesteranno entrambe al 58,9%. E’ da queste cifre che parte l’analisi della situazione debitoria italiana già a 3 cifre nel2000.
Il 2001, segnerà l’avvio del secondo governo Berlusconi, con la legislatura XIV e la fine del secondo governo Amato. In quell’anno il debito pubblico italiano raggiungerà il 104,7%; la Francia si fermerà al 58,3% e la Germania si attesterà al 57,7%.
Per quanto riguarda il 2002, l’anno del passaggio all’Euro, in Italia si registrerà un debito del 101,9% ed in Francia si avrà un debito pari al 60,3%. La Germania invece si fermerà al 59,4% e il Regno unito al 34,4%. Molti italiani pensano che l’Euro ci abbia rovinati. In realtà il governo ha lasciato ampio spazio alla speculazione mentre in Europa i governi dell’epoca spensero il fuoco della speculazione sul nascere. Il debito cala leggermente per poi recuperare nell’anno successivo. Nell’anno 2003, infatti, avremo il debito al 100,5% mentre Francia e Germania si fermeranno rispettivamente al 64,4% ed al 63,1%.
Nell’anno 2004, avremo un debito del 101,1%; la Francia si attesterà al 65,9% e la Germania al 64,8%.
Nel 2005, avremo un debito al 101,9%; Francia e Germania, invece, si attesteranno rispettivamente al 67,4% e al 67,0%.
Nel 2006, dopo 5 anni di governo Berlusconi, Prodi vince le elezioni ed il debito italiano si attesterà al 102,6%. In Francia e Germania avremo rispettivamente un debito pubblico pari al 64,6% (sarà sostanzialmente invariato rispetto all’anno successivo) e del 66,5%.
Nel 2007, è in carica il secondo governo Prodi. Sarà questo l’ultimo anno in cui l’Italia vedrà un debito pubblico a 2 cifre. Il debito si attesterà infatti al 99,8%. In Francia e Germania avremo un debito rispettivamente del 64,5% e del 63,7%.
Nel 2008, si avranno in Italia le lezioni anticipate e Prodi perde la partita. Quelle politiche vedono vincitore Silvio Berlusconi. Il debito italiano da quel momento inizierà una inesorabile risalita che vedrà pause impercettibili. In quell’anno, avremo in Italia un debito del 102,4%. Anche in Francia si sale. I francesi dovranno fare i conti con un debito del 68,8% mentre i tedeschi si troveranno ad affrontare un debito pari al 65,2%. E’ l’anno in cui esplode in tutta la sua violenza la crisi economica, ma è da notare come fra il 2008 ed il 2017,, Francia e Germania passino da un debito rispettivamente del 68,8% e del 65,2%, e si attestino nel 2017 rispettivamente al 98,6% ed al 63,9%. Il debito tedesco toccherà il suo massimo nel 2010 con un poco lusinghiero 81,0%. L’Italia invece non vedrà il suo debito scendere. Solo negli anni del governo Renzi, il debito scenderà lievemente di qualche punto decimale. Dal 2008 in poi, vi sarà una costante risalita e Berlusconi riesce a fare peggio di Monti già nel 2009 allorquando l’indebitamento passerà al 112,5% del PIL; in Francia si avrà un debito pari ad un buon 83,0§% mentre in Germania si avrà un buon 72,6% che, in tempi di crisi male non è.
Il 2010 vede ancora in carica il governo Berlusconi uscito fuori dalle politiche del 2008. In quell’anno l’Italia avrà un debito al 115,4%; in Francia il debito 2010 si attesterà ad un buon 85,3%, mentre i tedeschi avranno sulle spalle un debito pari all’81,0%. E’ da notare come il regno unito, dal 2017 al 2010 avrà un debito pubblico che oscillerà fra l’87,4% ed il 75,2%. I britannici, da questo punto di vista se la passano sicuramente meglio di Italia, Francia e Germania.
Nel 2011, finisce il governo Berlusconi costretto a dimettersi per la tempesta che infuria sui mercati. Il giorno tragico è il 9 Novembre 2011 allorquando lo Spread tocca i 573 punti base per poi chiudere a 552. La sfiducia degli investitori è al suo massimo storico. Gli succede Monti ed il suo governo tecnico, un governo che dovrà risanare i conti pubblici attraverso, come si è detto, una manovra economica pesante che imporrà agli italiani sacrifici senza precedenti. Vi sarà un momento in cui si rischierà di non poter pagare stipendi e pensioni. Gli italiani, che hanno poca memoria storica, dovrebbero ricordarsi di questi eventi quando esprimono un giudizio in cabina elettorale. Qualcuno, tutt’oggi, parla di favole raccontate al popolo. Qualcun altro fa riferimento a colpi di Stato e similari. I numeri però fanno la politica e danno giudizi impietosi. I risultati di questi sacrifici si vedranno nel 2017 quando inizierà una lentissima ripresa. Nel 2011 il debito pubblico italiano si attesta al 116,5%; in Francia si arriva ad un ottimo 87,4% e in Germania si scende dopo anni di risalita. Il debito pubblico tedesco si attesterà, infatti, al 78,6%.
Il 2012 è l’anno delle lacrime e del sangue in campo economico. Monti si trova ad affrontare una situazione pesantissima determinata dal governo Berlusconi e dalla crisi economica. Lo Spread del 2011 ci castiga appesantendo ulteriormente il debito Pubblico (uno spread così alto comporta interessi esosi). Le tasche degli italiani si alleggeriscono; Falliscono le imprese ed aumentano disoccupazione e purtroppo i suicidi di chi non è riuscito a superare la crisi esplosa nel 2008 con tutta la sua violenza.
Il nostro debito pubblico del 2012 si attesta al 123,4%; in Francia si arriva al 90,6% ed in Germania si arriva al 79,9%. L’aumento del debito pubblico italiano è causato dalla instabilità dei mercati che fanno rimbalzare lo spread a 552 punti base. Ciò comporta un aumento degli interessi sul debito che non era fra i più leggeri. Se avessimo avuto un debito pubblico come quello francese, probabilmente l’impatto della crisi economica sarebbe stato meno devastante. E’ infatti fuor di dubbio che una economia forte assorbe meglio gli effetti della crisi.
Nell’anno 2013, in Italia ci sono le politiche ed il presidente Napolitano è costretto ad accettare un secondo mandato completamente inusuale sotto il profilo Costituzionale. La Costituzione non impedisce una seconda rielezione. Un mandato di 7 anni però la sconsiglia. Il parlamento italiano non riesce ad eleggere un presidente della Repubblica e soprattutto non riesce a trovare una maggioranza che sostenga un governo. Vengono bruciate figure del calibro di Franco Marini e Stefano Rodotà. Dopo mille peripezie, si insedia a Palazzo Chigi Enrico Letta che eredita il governo da Mario Monti.
Nel 2013 il debito pubblico italiano si attesta al 129,0%; anche in Francia il debito continua la sua risalita e si ferma al 93,4%; in Germania abbiamo invece un debito del 77,4%.
Il 2014 segna la fine del governo Letta e l’inizio del governo Renzi. Il rapporto debito PIL italiano è del 131,8%; anche in Francia si sale e si arriva al 94,9%; in Germania il debito invece scende e si attesta al 74,5%.
Nel 2015, il debito pubblico italiano si attesta intorno al 131,6%; quello francese passa al 95,6%; quello tedesco scende ancora e si attesta al 70,8%.
Il 2016 segna la caduta post referendaria del governo Renzi che era in carica dall’inizio del 2014. L’Italia ha un debito del 131,4%, la Francia ha un Debito pubblico in percentuale del PIL pari al 98,2%; in Germania il debito pubblico continua la sua discesa ed arriva ad un onestissimo 67,9%.
Nel 2017 entra in carica il governo Gentiloni: l’Italia ha un debito pubblico in percentuale del PIL pari al 131,2% del PIL; in Francia siamo invece al 98,5%; la Germania ha un debito pari al 63,9%.
I numeri sono impietosi. A partire dal 2000 il debito pubblico italiano scenderà sotto il 100% del PIL solo nel 2007 con il secondo governo Prodi. Per il resto, avremo un aumento di ben 27 punti percentuali. Anche il debito francese aumenterà di ben 40 punti ma non andrà mai sopra i 100 punti percentuali. La Germania avrà una oscillazione di 23 punti percentuali ma si fermerà ad un 81,0% molto rispettabile. Chi farà peggio sarà il Regno Unito che dal 37,0% del 2000, passerà all’87,4 del 2017. Tralasciando i dati relativi alle oscillazioni, quelli ad essere messi davvero male siamo purtroppo noi italiani. Un debito così alto pone dei limiti naturali in termini di spesa e dovrebbe indicare ai politici di turno tantissima prudenza. La storia del 2018 e quella del 2019, invece, ha rappresentato tutt’altro. Lo scontro continuo con la UE non può darci tranquillità e la fiducia degli investitori non può essere ripagata con azioni poco inclini al risparmio di spesa. Gli italiani non possono non considerare quest’aspetto: meno fiducia degli investitori significa maggiori problemi per l’Italia perché la sfiducia si traduce sul piano economico in alti rendimenti dei titoli di Stato acquistati. Dare soldi all’Italia è oggi considerato rischiosissimo e, soprattutto, non è obbligatorio.
E’ da sottolineare un altro aspetto: la gente accusa Monti di aver fatto male. Personalmente penso che meglio non potesse fare sotto il profilo del debito pubblico. Chi fa peggio è sicuramente Berlusconi che nel 2009 fa aumentare il debito di 10 punti percentuali. Paragonandoci a Francia e Germania, Berlusconi assesta il colpo di grazia. I ristoranti erano però pieni e la gente stava benissimo. Era una pia illusione della quale oggi paghiamo le conseguenze aggravate da uno spread a 290 punti e da una stagnazione dell’economia.

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