Il macigno italiano: il debito pubblico

Il macigno italiano: il debito pubblico

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Si sente parlare sempre più spesso di debito pubblico e del fatto che sia ormai diventato un macigno che potrebbe minare la stabilità dello Stato. Vediamo di capirne di più e riportiamo un po di dati affinché si comprenda esattamente il suo andamento negli anni dando a chi spetta la responsabilità del caso.
Il debito pubblico è costituito dal debito dello Stato contratto nei confronti di altri soggetti (individui, imprese, banche, Stati esteri) che hanno sottoscritto un credito allo Stato acquisendo i suoi titoli di Stato. Il nostro debito pubblico nei confronti degli investitori nazionali ed esteri, è, secondo alcune statistiche, il quarto al mondo. C’è poco di cui rallegrarsi perciò e l’unica strada percorribile è quella di fare in modo che il debito pubblico si abbassi pena il rischio di insolvenza con il conseguente default giàevitato nel 2011. Come ridurlo? La risposta a questa domanda è piuttosto semplice: riducendo la spesa. Il debito pubblico infatti si forma quando le spese sono superiori alle entrate. In questo caso lo Stato è costretto ad emettere titoli di Stato che vengono acquistati da privati ad un tasso di interesse annuale. La differenza fra entrate e spese, dà luogo al deficit. Se lo Stato in un anno incassa 50 e spende 100, le 50 spese in più che lo Stato non aveva in cassa rappresentano il disavanzo dello Stato.
Supponendo che nell’anno zero il debito pubblico è nullo e che nell’anno 1 il disavanzo ammonta a 50 in valore assoluto (ossia entrate fiscali – spese correnti = -50 e togliendo il segno meno), avremmo che nell’anno 1 il debito è pari a 50.
Se nell’anno 2 il disavanzo pubblico è pari a 50, il debito pubblico nell’anno 2 sarà pari a 100.
Passando di anno in anno ovviamente il debito cresce, fino a diventare una spesa difficoltosa da rifinanziare. Ogni anno infatti il deficit pubblico va ad aggiungersi al debito pubblico del periodo precedente, contribuendo di fatto a farlo aumentare.
Si può non fare debito pubblico? In teoria si potrebbe. Basterebbe pareggiare il bilancio: se spendi 50 ed entrano 50, la differenza è 0. Arrivare al pareggio di bilancio però è impossibile, quindi, lo Stato non può ricorrervi per mantenere sotto controllo il debito pubblico. Lo Stato non può sapere quale sarà la sua spesa corrente e può ritenere le entrate fiscali insufficienti. E’ perciò costretto ad emettere Titoli di Stato al fine di ottenere la liquidità necessaria a rifinanziare il debito pubblico. Accadrà allora che la differenza fra entrate fiscali e spese sarà negativa poiché le entrate fiscali saranno minori rispetto alle spese. Se la tassazione è pari a 0 e la spesa sarà pari a 100 e questa spesa sarà finanziata emettendo titoli pubblici, la differenza fra le entrate fiscali e la spesa corrente sarà -100. In situazioni normali la spesa corrente e finanziata in parte tramite le entrate fiscali ed in parte mediante l’emissione di titoli di credito.
E’ importante soffermarsi sulla differenza fra deficit pubblico e deficit primario:
1) Nel caso in cui si stia trattando la spesa in deficit, senza tenere conto degli interessi pagati dallo Stato, il deficit pubblico viene definito primario.
2) Se si considerano anche gli interessi si parla semplicemente di deficit pubblico. Gli interessi sui titoli pubblici vengono pagati tramite le entrate fiscali oppure mediante la liquidità ottenuta con l’emissione di nuovi titoli. Ecco il guaio dell’Italia. Si è rifinanziato continuamente il debito. Vediamo adesso, anno per anno, chi ha fatto bene e chi ha fatto male al nostro paese. Nelle righe che seguono, citerò gli importi del debito pubblico italiano e i Presidenti del Consiglio in carica. Ripercorreremo insieme tutti gli anni 2000 paragonandoci a Francia e Germania.
Nel 2018, l’Eurostat ci dice che il debito pubblico italiano è arrivato a toccare il 132.2% del PIL. E’ opportuno dare un’occhiata ai seguenti dati per comprendere se si sarebbe potuto fare meglio.
Nel 2018 i conti pubblici in Europa migliorano e non di poco. Secondo Eurostat, nella zona euro nel 2018 il rapporto deficit/pil si è dimezzato rispetto al 2017 dall’1% allo 0,5%. Nella Ue è calato dall’1% allo 0,6%. Migliora anche il rapporto debito/pil, calato nella zona euro di ben due punti, dall’87,1% nel 2017 all’85,1%; nella Ue è calato dall’81,7% all’80 per cento.
Sono inoltre ben 13 i Paesi che nel 2018 hanno messo a segno un surplus di bilancio: si tratta di 8 della zona euro (Germania, Olanda, Grecia, Austria, Lituania, Lussemburgo, Estonia, Slovenia) e 5 fuori dall’Eurozona ( Repubblica Ceca, Danimarca, Croazia, Bulgaria e Svezia).
Guardando ai Paesi più grandi, secondo i dati Eurostat il debito della Germania nel 2018 è sceso al 60,9%, dal 64,5% del 2017, mentre il deficit è salito da 1% a 1,7%. In Francia il debito è rimasto stabile al 98,4%, mentre il deficit è sceso dal 2,8% a 2,5%. In Spagna il debito è sceso al 97,1%, dal 98,1% dell’anno precedente, e il deficit dal 3,1% a 2,5%.
Ma la performance più impressionante è quella del Portogallo, il cui debito è calato al 121,5% dal 124,8%, e il deficit dal 3% allo 0,5%. Nel 2016 il debito portoghese era superiore al 129% del Pil edunque si è ridotto di ben 8 punti grazie a una politica di bilancio del governo di centro-sinistra che è riuscita a mantenere la barra diritta del contenimento della spesa pubblica e al tempo stesso ha saputo ridare slancio alla crescita.
Mentre a Cipro il debito pubblico è salito da 95,8% a 102,5%, e il deficit da 1,8% a 4,8%, unico deficit sopra il 3% tra i Paesi Ue.
Questi dati ci dicono che si sarebbe potuto fare meglio nel 2018 ma il governo è stato impegnato dal confronto con la Commissione europea e non ha avuto il tempo di mettere in campo misure tendenti ad un risparmio della spesa pubblica. Troppi provvedimenti bandiera ed una campagna elettorale perenne hanno tappato le ali all’Italia.
Vedremo nell’articolo che segue tutti i dati relativi al debito pubblico in modo tale da avre una visione completa del problema.

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