Quando cambiare gestore di luce e gas diventa un’odissea

Quando cambiare gestore di luce e gas diventa un’odissea

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Data la rilevanza che sta assumendo il fenomeno, bisogna occuparsi del turismo energetico e chiarire la motivazione per la quale si potrebbe avere un diniego nella stipula di un contratto di energia elettrica o di fornitura gas. Secondo le stime di facile.it, nel 2018 120000 italiani hanno fatto richiesta di cambio gestore di energia elettrica o di fornitura gas ma il 2,8% di questi si è visto respingere la richiesta di un nuovo contratto. La motivazione del respingimento della richiesta è dovuta principalmente alla pregressa morosità del cliente. Ma cosa si deve intendere per morosità? E’ moroso il cliente che paga la bolletta con ritardo rispetto alla data di scadenza della bolletta. Trascorsa la data di versamento e visto il mancato pagamento della fattura, scatta la procedura di sollecito del pagamento che, se vana, può portare alla sospensione della fornitura. La sospensione della fornitura non è però automatica. Vediamo cosa accade nel caso una fattura scada e non venga saldata:
1) per legge, nella prima pagina della fattura deve essere sempre chiaramente indicata la data di scadenza per il pagamento (solitamente 20/30 giorni dall’emissione).
2) Se la si supera senza aver saldato, il fornitore invierà – nel giro di un paio di giorni dalla scadenza – una comunicazione di sollecito.
3) Se il pagamento non viene effettuato nemmeno dopo aver ricevuto il sollecito, il fornitore è tenuto a inviare all’utente una raccomandata dove viene esplicitato il termine ultimo di pagamento, pena la sospensione della fornitura. Secondo la legge, questo termine deve essere superiore a 20 giorni dall’emissione della raccomandata nonché superiore a 15 giorni dal suo invio.
4) La raccomandata deve includere:
a) l’indicazione delle modalità di comunicazione dell’avvenuto pagamento (ad esempio, via telefono o via mail o via fax);
b) il termine e l’eventualità, se supportata dal contatore, di ridurre la potenza fino al 15% di quella disponibile consentendo un uso minimo per 15 giorni, in modo da permettere all’utente di non avere il distacco immediato dalla fornitura. Dopo i 15 giorni, la fornitura viene sospesa.
Soffermandoci ancora sulla morosità del cliente è utile ricordare che:
1) la morosità, anche prima di arrivare alla sospensione della fornitura, incide sull’importo dei pagamenti successivi. Il fornitore può chiedere gli interessi di mora e le spese previste dal contratto se si opera in regime di mercato libero.
2) Se il cliente è invece ancora nel mercato tutelato, il fornitore per gli interessi di mora può chiedere un tasso pari al tasso di riferimento fissato dalla BCE aumentato del 3,5%.
3) L’Autorità per l’energia elettrica ha stabilito la possibilità di richiedere la rateizzazione delle bollette anche quando è stata superata la scadenza di pagamento, permettendo così a chi è in difficoltà economiche di non rischiare la morosità e di conseguenza la chiusura della propria fornitura.
4) Per i clienti che sono serviti dal regime di tutela, la richiesta per ottenere il pagamento a rate può essere effettuata anche entro i 10 giorni successivi al termine fissato per il pagamento della fattura (entro cioè 30 giorni dall’emissione della fattura stessa, a differenza degli attuali 20 giorni).
5) Se invece, malgrado le disposizioni di legge maturate negli ultimi anni in questo senso, arriva una bolletta già scaduta, il cliente si troverà nella spiacevole situazione di dover pagare comunque l’importo della bolletta con in più anche gli interessi di mora maturati a causa del ritardo, per poi poter presentare un reclamo scritto al fornitore per richiedere i danni.
6) Maggiori difficoltà si hanno quando la bolletta viene smarrita, visto che non è facile dimostrare che la bolletta non è mai giunta a destinazione per colpe che non sono imputabili in alcun modo al cliente. E’ perciò consigliabile attivare i servizi online che le diverse compagnie mettono a disposizione del cliente stesso. Invio delle bollette via mail in formato.pdf, invio di sms sul proprio cellulare recante l’importo da versare, attivazione della visualizzazione della propria posizione tramite i servizi disponibili sui siti web. Oggi, se lo si vuole, ci si può cautelare.
Fatto questo rapido excursus sul concetto di morosità e ricordato ciò che il cliente deve sapere, torniamo al tema dell’articolo. Come detto, ogni anno 120.000 morosi tentano di cambiare il proprio venditore di energia elettrica o di gas. Il fenomeno vede al primo posto la Calabria, al secondo la Sicilia ed al terzo la Campania. Il cambio però non è per niente scontato dato che, come detto sopra, il 2,8% dei richiedenti nel 2018 si è visto respingere la richiesta. «Le società del settore energia hanno la facoltà di rifiutare la richiesta di stipula non solo qualora a seguito della consultazione di apposite banche dati il profilo del cliente sia giudicato non sufficientemente affidabile o moroso. Ma anche se ritengono che il cliente abbia presentato nel corso dei dodici mesi precedenti un numero elevato di richieste di cambio fornitore». Così spiega Silvia Rossi, responsabile settore energia di facile.it. Le compagnie venditrici di energia elettrica e gas, sono ricorse alle opportune contromisure. La prima di queste è il Corrispettivo di morosità. (Il Cmor è un meccanismo che consente ai fornitori di energia di recuperare dal cliente moroso parte degli importi delle bollette non saldate, nel caso in cui questi riesca a cambiare venditore. Ma bisogna prestare attenzione alla tempistica: il Cmor non viene inserito nella prima bolletta del nuovo fornitore, ma in un periodo variabile tra i 6 e i 12 mesi, arco temporale stabilito per legge così da lasciare ai clienti la possibilità di saldare l’eventuale debito con il vecchio fornitore.
Sono giovani i debitori delle compagnie fornitrici di luce e gas. Analizzando il comportamento degli over 40 emerge che, tra loro, solo l’1,7% ha visto rifiutata la richiesta a causa di morosità, mentre tra chi ha meno di 40 anni la percentuale sale fino ad arrivare a quasi il 5%.
Per quanto riguarda le regioni con il maggior numero di morosi, il poco invidiabile primato spetta alla Calabria. In quest’area, tra coloro che hanno cercato di cambiare fornitore di energia lo scorso anno, l’8,9% ha visto respinta la domanda di fornitura a causa di una morosità pregressa. Al secondo posto c’è la Sicilia, regione dove lo scorso anno il 7,4% di coloro che hanno cercato di cambiare fornitore hanno ricevuto un diniego a causa di bollette non pagate; al terzo posto si posiziona la Campania con il 4% delle richieste respinte.
La causa delle morosità non è sempre legata a difficoltà economiche. Accade sempre più spesso che si provi a cambiare compagnia per profittare delle promozioni riservate dalle diverse compagnie ai nuovi clienti che hanno spesso validità annuale. Questo raccontano le associazioni dei consumatori. Fatta la legge, scoperto l’inganno direbbe qualcuno. Il problema è però che si rischia di restare al buio nel senso letterale del termine.

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