Elezioni europee: Il voto italiano e la realtà distorta dalle percentuali

Elezioni europee: Il voto italiano e la realtà distorta dalle percentuali

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La discussione con un’amico che ha molta confidenza con le percentuali mi porta a fare una fotografia prettamente numerica al recente voto italiano. Continuando a leggere, troverete delle sorprese che, a dire il vero, hanno sorpreso anche me per le proporzioni dei numeri. Ma vediamo in estrema sintesi sperando di essere il più chiaro possibile.
Iniziamo subito con il dire che i votanti italiani sono circa 51 milioni. Di questi, hanno votato il 56% e spiccioli. Il 44% si è perciò astenuto. Ricordiamoci di questo dato perché ci dà la fotografia dell’attuale momento politico italiano che è semplicemente un disastro.
Alle politiche del 4 marzo 2018 il PD ha racimolato 6.161.896 voti. Alle Europee di Domenica, 6.045.723. Ha perso perciò 116173 voti. Non c’è perciò recupero rispetto alle ultime politiche. E’ aumentato in percentuale perché è cresciuta l’astensione dal voto. L’astenzione droga le percentuali, quindi, abbiamo una lega che sul 100% del corpo elettorale votante, ha il 19%, il PD, si attesterebbe in torno al 12%, il movimento 5 Stelle avrebbe invece il 9,5%. Rispetto alle europee precedenti, il PD ha dilapidato un patrimonio di 5 milioni di voti. Le percentuali sopra riportate ci raccontano che i 3 partiti che hanno avuto il miglior risultato alle europee sono in realtà minoranza nel paese dove il 44% del corpo elettorale, quasi 22 milioni di elettori nel paese, non è andato a votare. Al 26 Maggio gli aventi diritto al voto erano 51402963. La domanda è presto fatta: cosa doveva votare l’elettore italiano? Quale la proposta politica migliore? Diciamo che l’offerta politica dei partiti italiani è scadente. La politica è diventata un chiacchiericcio. Viviamo una sovraesposizione di chiacchiere che con la vera politica hanno poco a che vedere.
Parliamo di lega e Movimento 5 Stelle visto che al governo ci sono loro:
1) il movimento 5 Stelle ha raccolto nel 2018 il messaggio di quegli elettori che non hanno trovato spazio nella sinistraitaliana e nel PD di Renzi. La sua inconsistenza ha deluso quei 5 milioni di persone che nel movimento grillino avevano riposto fiducia. Il risultato è la batosta che ha subito alle ultime europee. Il movimento 5 Stelle ha percorso la stessa strada del PD del 2014 perdendo 5 milioni di voti che, probabilmente, non sono andati a nessuno. Quando si fa la disamina di un risultato elettorale, bisogna tenere in debito conto il numero degli astenuti. Chi si astiene è spesso scontento, altrimenti non si asterrebbe, e rappresenta una incognita che può sparigliare le carte in qualsiasi momento. Non votare, infatti, non è sempre sinonimo di passività e disimpegno.
2) La mia esperienza politica mi ha insegnato che la piazza e le contestazioni contano. Sono un termometro reale del pensiero della gente il quale non è spesso rappresentato dalle percentuali sbandierate su TV e giornali. Rimanendo sui numeri (e qui passiamo alla lega), Salvini ha il 19% reale. Sono nove milioni di persone. Il corpo elettorale attuale conta circa 51 milioni di persone. Salvini non ha perciò con sé «gli italiani». Se guardiamo a quel 34.33% non possiamo non sottolineare come si stia parlando di una percentuale di un’altra percentuale. Neppure Salvini ha perciò motivo di festeggiare così come non hanno motivo di festeggiare i sovranisti che non hanno conquistato la maggioranza dei seggi in parlamento europeo. Se seguiamo solo i media, però rischiamo di non capire la situazione reale. Spesso parlare di politica e farlo spegnendo la TV è più salutare.

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