Una lettura dei risultati delle Europee

Una lettura dei risultati delle Europee

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A bocce ferme e con il Consiglio europeo straordinario in corso che dovrà prendere le prime decisioni sulle future nomine della nuova Commissione e del suo Presidente, qualche riflessione generale sui risultati va indubbiamente fatta. Possiamo sicuramente affermare che i risultati delle elezioni europee sono confortanti, almeno in apparenza. Andando più nello specifico si può però notare come il Parlamento europeo uscito dalle urne sia abbastanza frammentato e ciò ha delle immediate conseguenze che caratterizzeranno la vita delle Istituzioni europee. Il fatto che i partiti europeisti abbiano retto l’urto con i partiti sovranisti che non hanno acquisito la forza necessaria per condizionare la politica europea non deve essere considerato un fattore di tranquillità. Per capire meglio quale sarà il risvolto di queste elezioni, bisogna fare una analisi attenta e minuziosa.
Un Parlamento così frammentato, porta con sé una conseguenza: il rallentamento del processo decisionale con i partiti più piccoli che avranno un maggiore peso nelle alleanze a prescindere dallo schieramento politico cui fanno capo. Questo è segno di una maggiore polarizzazione degli elettorati e sono grattacapi per i leader europei che dovranno farsi interpreti dei segnali inviati dall’elettorato e sintetizzarli su una scala più vasta.
Analizzando il risultato delle elezioni europee, si deve evidenziare il buon risultato della compagine Verde. Il buon risultato dei partiti “Verdi” riflette la crescente attenzione dei cittadini verso questioni e politiche legate al clima, fornendo un indicatore chiave per gli investitori interessati alle tematiche ambientali, sociali e di governance. Il sostanziale aumento del voto a favore dei Verdi in un certo numero di Paesi, risulta in linea con quanto accade nei governi dei paesi nord europei dove la popolazione è maggiormente sensibile rispetto alle questioni ambientali.
Al contrario, gli spread sul debito sovrano sono probabilmente i più sensibili all’incremento dell’incertezza politica e al rischio correlato agli eventi, come ad esempio le elezioni anticipate.
Il Parlamento europeo, in qualità di co-legislatore a fianco del Consiglio europeo (di cui fanno parte i Capi di Stato o di Governo degli Stati membri), ha un voto decisivo in circa il 90% delle proposte legislative, comprese le questioni relative al mercato unico e agli accordi commerciali. E’ inutile sottolineare come in un clima di guerra commerciale più o meno dichiarata, l’Europa debba avere un ruolo centrale e forte e l’incertezza politica che la frammentazione del Parlamento crea, non è garanzia di forza.
Lo stesso Parlamento elegge formalmente anche il futuro presidente della Commissione europea, nominato dal Consiglio.
Un Parlamento più frammentato potrebbe rendere più complicata e meno prevedibile la definizione di politiche di maggioranza a livello comunitario, in un momento in cui serve una posizione forte e coerente in settori come quello del commercio. In questo contesto, un Presidente di Commissione debole, non può garantire la necessaria forza alla commissione europea.
Questa complessa dinamica parlamentare dovrebbe tuttavia essere nota a molti leader europei che stanno vivendo una maggiore polarizzazione all’interno dei propri elettorati nazionali. In realtà, le elezioni europee confermano la tendenza a cui abbiamo assistito nelle recenti elezioni generali in paesi come Francia, Italia e Germania, con quell’ulteriore elemento politico di protesta che le europee hanno generato anche se in misura proporzionalmente minore.
Approfondendo il panorama, si evince che la configurazione del nuovo Parlamento europeo mostra i principali partiti europeisti in sella alla propria posizione, non essendosi concretizzato un significativo aumento complessivo del sostegno ai partiti populisti ed euro-scettici ma ci dice anche che i principali partiti centristi hanno avuto una pesante contrazione. Non c’è perciò una maggioranza. I liberali, i verdi e i populisti hanno guadagnato terreno e ciò vuol dire che i partiti tradizionali restano la forza più solida ma soggetta a dover formare una maggioranza con i partiti più piccoli. Ciò dà luogo ad una forte incertezza politica frutto della divisione costante degli elettorati europei. Popolari e socialisti dovranno guardare a verdi e liberali o non saranno in grado di far partire la legislatura.
Non va dimenticato poi che l’incertezza politica è notoriamente dannosa per l’economia. Dopo sei anni di crescita costante, l’economia dell’Eurozona ha ridotto la velocità per la minore domanda esterna e per alcuni fattori specifici a Paesi e settori, tra cui i blocchi dell’industria automobilistica tedesca, le proteste dei “gilet gialli” in Francia e l’aumento dell’incertezza politica in Italia.
Mentre la crescita del PIL si baserà quasi interamente sulla domanda interna, lo scenario fondamentale per i consumi privati e per gli investimenti rimane al momento solido, con dinamiche legate al mercato del lavoro e condizioni di finanziamento favorevoli. Ciò premesso, i progressi futuri dipendono anche da un ambiente politico più stabile che favorisca la crescita.
Molti leader europei saranno sollevati dalla notizia che i partiti populisti non hanno riportato progressi importanti; il movimento euroscettico non ha ancora raggiunto la dimensione critica in grado di creare reali problemi. Anche se i risultati non eliminano l’incertezza politica, che è sempre più evidente in Europa.
I rischi politici nazionali specifici degli Stati membri come l’Italia sono già ben in evidenza.
Nel Regno Unito i risultati sono giunti poco dopo le dimissioni del Primo Ministro Theresa May e dell’imminente corsa a sostituirla come leader del Partito conservatore e Primo Ministro. Il nuovo Brexit Party, la cui campagna elettorale si è incentrata su una “hard Brexit” dall’UE, secondo i termini dell’Organizzazione mondiale del commercio, ha registrato una vittoria significativa, ottenendo il 32% dei voti e mandando i conservatori al quinto posto con appena il 9%.
I risultati potrebbero aumentare le richieste dei candidati alla leadership del Partito conservatore di adottare una posizione “no deal” sulla Brexit. Sottolineando la polarizzazione evidente nei risultati elettorali, il fronte liberaldemocratico si è altresì rivelato l’altro grande vincitore della serata, posizionandosi secondo con il 20%. I Liberaldemocratici hanno condotto una campagna elettorale inequivocabilmente incentrata sullo slogan “stop Brexit”; i partiti anti-Brexit hanno conquistato in totale il 40% dei voti.
Altri Paesi, tra cui Grecia, Austria, Portogallo e Polonia, andranno alle urne nelle prossime settimane e mesi di un anno già molto intenso per quanto riguarda le elezioni nazionali. Gli avvertimenti sono chiari: a meno che non vi siano evidenti progressi in direzione di esiti positivi, negli anni a venire, all’avvicinarsi delle prossime tornate elettorali, la politica potrebbe orientarsi verso esponenti più populisti.
La contrazione delle piattaforme tradizionali (centro-sinistra e destra) e lo spostamento verso entrambi i partiti “riformisti europei” e populisti, mostrano che gli elettori sollecitano un cambiamento delle priorità politiche a livello dell’UE. In primo luogo, sta aumentando la resistenza politica contro le regole fiscali comunitarie, con i populisti che chiedono l’abbandono delle politiche di austerità. In Europa sono già in atto alcuni allentamenti fiscali e non se ne escludono altri. In secondo luogo, l’attenzione alla tutela del clima ha dimostrato di saper mobilitare in particolare i giovani elettori.
Implicazioni per gli investimenti
Il fatto che i partiti pro-Europa restino la forza più potente nel Parlamento europeo, dovrebbe far “tirare il fiato” ai mercati finanziari. Anche se i politici dell’UE non si trovano di fronte agli ostacoli che una più grande insurrezione populista avrebbe invece creato, l’incertezza politica permane.
Queste elezioni contribuiranno a delineare l’agenda politica di Bruxelles per i prossimi cinque anni, che includerà temi quali il bilancio e la fiscalità dell’UE, la politica sul clima, la politica migratoria e gli ulteriori passi verso l’integrazione europea, spianando inoltre la strada a un passaggio di consegne nei principali ruoli dell’UE, come il Presidente della Commissione, il Presidente del Consiglio dell’UE e il Presidente della BCE. Le elezioni per questi incarichi saranno una prima cartina di tornasole per capire se ci troviamo di fronte a istituzioni a livello europeo funzionanti e collaborative.
Le maggiori implicazioni immediate delle elezioni europee potrebbero riguardare le politiche nazionali, come il futuro processo della Brexit nel Regno Unito, e le formazioni di governo in Spagna e, probabilmente, in Italia. In quest’ultima, vi è il rischio di elezioni anticipate e di un nuovo conflitto con Bruxelles in materia di bilancio, con la possibilità che la Commissione europea mandi un “warning” sul bilancio italiano già il 4 giugno 2019.
Mentre i rischi specifici per Paese sono ben visibili, gli spread sul debito sovrano sono probabilmente i più sensibili all’incremento dell’incertezza politica e al rischio correlato agli eventi, come ad esempio le elezioni anticipate.
Con il voto dei Verdi che dimostra come il cambiamento climatico e la tutela del clima siano all’ordine del giorno, gli investimenti secondo i criteri ambientali, sociali e di governance potranno assumere sempre maggiore rilevanza.

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