Reddito di cittadinanza: in cento mila pronti alla rinuncia

Reddito di cittadinanza: in cento mila pronti alla rinuncia

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Il reddito di cittadinanza, stando ai dati che girano in rete e sui giornali, avrebbe oggi un milione di fruitori, o meglio, sarebbero state un milione le domande presentate all’INPS. Di queste 3 su 4 sarebbero state autorizzate dall’Istituto di Previdenza Sociale.
Per una buona parte, circa 300mila, una volta ricevuta la tessera con l’importo accreditato, si passa alla seconda fase che prevede l’avvio di un percorso di inclusione sociale o lavorativa. Sembra però in crescita, in base a quanto dicono i CAF, il numero dei soggetti aventi diritto pronti a rinunciare al beneficio tanto da spingere l’INPS a lavorare ad una procedura di rinuncia. Secondo alcune stime sarebbero 100.000 i soggetti che rinuncerebbero. E’ interessante comprendere quali sarebbero i motivi delle rinunce: si parla di paura dei controlli e importi a volte irrisori. Non si può non ricordare come gli italiani puntassero molto sul reddito di cittadinanza. Subito dopo le elezioni del 4 Marzo 2018, alcuni CAF segnalarono il formarsi di lunghe file di persone richiedenti il sussidio. Il movimento 5 Stelle, infatti, infuse nella popolazione forti aspettative che oggi si rivelano per quello che in realtà erano: una presa in giro di quel popolo per il quale il movimento sembra lottare. Si sapeva benissimo che non c’erano i soldi per dare a tutti i richiedenti le famose 780 Euro. Allo stesso modo non ci sono i soldi per quegli aiuti alle famiglie che oggi promettono al fine di raccattare voti per le imminenti elezioni europee del 26 Maggio prossimo.
Secondo le notizie che girano in rete, i soggetti aventi diritto pronti alla rinuncia al sussidio ricadrebbero fra:
1) i 35mila beneficiari di importi mensili tra i 40 e i 50 euro;
2) gli oltre 11mila tra i 50 e i 75;
3) i quasi 20mila che ricevono tra i 75 e i 100 euro mensili;
4) i 40mila che non arrivano a 200 euro.
Per questi soggetti il famoso importo di 780 Euro è rimasto un sogno nel cassetto.
Passiamo al settore dei controlli che spetta a Comuni, Guardia Di Finanza, Ispettorato del Lavoro ed INPS.
La legge prevede diverse fattispecie per le quali il reddito di cittadinanza può essere perduto:
È sufficiente che uno dei componenti del nucleo familiare:
1) venga trovato, nel corso delle attività ispettive svolte dalle competenti autorità, intento a svolgere attività di lavoro dipendente, ovvero attività di lavoro autonomo o di impresa, senza averlo comunicato;
2) non presenti una Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare;
3) non comunichi l’eventuale variazione della condizione occupazionale oppure effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del reddito di cittadinanza maggiore;
4) non effettui la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;
5) non sottoscriva il Patto per il lavoro o il Patto per l’inclusione sociale;
6) non partecipi, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
7) non aderisca ai progetti utili alla collettività, nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti;
8) non accetti almeno una di tre offerte di lavoro congrue oppure, in caso di rinnovo, non accetta la prima offerta di lavoro congrua.
E’ utile ricordare che “Chiunque presenti dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere oppure ometta informazioni dovute è punito con la reclusione da due a sei anni. È prevista, invece, la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all’ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. In entrambi i casi, è prevista la decadenza dal beneficio con efficacia retroattiva e la restituzione di quanto indebitamente percepito”.
Il beneficio del reddito di cittadinanza, alla fine delle fiere, si trasforma in un inutile orpello per l’economia dell’italico paese. Se diversamente congeniata, sarebbe potuto essere uno strumento utile. Per diventare tale, però, è necessaria una economia forte e capace di sostenere la misura. Ci vuole lavoro ed investimento per poter rilanciare economia e consumi. Questa è la ricetta più giusta che non solo rafforza l’Italia madà dignità alla gente.

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