Salone Del Libro di Torino: Francesco Polacchi e la sua casa editrice Altaforte estromessi dalla manifestazione

Salone Del Libro di Torino: Francesco Polacchi e la sua casa editrice Altaforte estromessi dalla manifestazione

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Dopo la denuncia del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e del Sindaco di Torino Chiara Appendino, la Casa Editrice Altaforte di Francesco Polacchi è stata estromessa dalla manifestazione piemontese. La casa editrice che sta facendo così tanto discutere per le sue posizioni vicine al partito di matrice neofascista Casapound, ha di recente pubblicato un libro intervista a Matteo Salvini. Non sembra però essere questa la motivazione dell’esclusione della casa Editrice di Francesco Polacchi dalla manifestazione Torinese. Tutto è cominciato quando Francesco Polacchi, fondatore della casa editrice Altaforte, si è dichiarato ‘fascista in diverse sue uscite pubbliche durante le quali avrebbe addirittura dichiarato che “Mussolini è stato il miglior statista italiano” (il signor Polacchi dovrebbe andare a riprendere la legislazione del 1938 e rileggere la parte riguardante le leggi raziali per poi potercisi immedesimare). La sua partecipazione alla manifestazione internazionale del libro di Torino ha provocato la rinuncia alla partecipazione da parte di molti editori e diverse reazioni: Zerocalcare non voleva più partecipare all’evento, mentre la scrittrice Michela Murgia ha trovato ancora più motivazioni per partecipare in quanto “non avrebbe mai lasciato la fiera ai fascisti”. Halina Birenbaum, superstite e testimone dell’Olocausto, aveva dichiarato che non sarebbe entrata al Lingotto (dove si svolge l’evento) se la casa editrice Altaforte avesse avuto uno stand al Salone, e avrebbe tenuto la sua lezione fuori. La presa di posizione della Birenbaum avrebbe portato l’organizzazione ad assumere la scelta di estromettere la Casa editrice Altaforte dalla manifestazione. Sul profilo Facebook del Salone del libro si legge: “Siamo d’accordo con la Regione Piemonte e il Comune di Torino, che ci hanno chiesto di revocare l’ammissione della casa editrice Altaforte: tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte è necessario far prevalere le prime”.
La maggior parte degli autori che si erano rifiutati di partecipare al Salone del Libro hanno conseguentemente cambiato idea, infatti la casa editrice BAO Publishing annuncia: “Alla luce della decisione del Salone Internazionale del Libro di Torino di ieri sera, siamo lietissimi di annunciare che tutti gli ospiti originariamente previsti allo stand BAO, compresi quelli che avevano espresso il desiderio di non partecipare più a questa edizione del Salone (incluso, saranno presenti alla manifestazione.
Fatta la cronaca, bisogna ora riflettere su un fatto: la decisione degli organizzatori è corretta premettendo che Francesco Polacchi viola la legge Scelba e la legge Mancino ed è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Torino con l’accusa di “Apologia del Fascismo”? Pur pensando che ogni libro faccia cultura e pur pensando che quegli anni tragici per il nostro paese non debbano mai più essere rivissuti e che debbano essere raccontati alla luce della storia vista a 360°, credo che la decisione sia corretta. Che oggi ci sia una sorta di rigurgito fascista nel nostro paese deve essere chiaro a tutti. Che oggi non si possa abbassare la guardia è fuor di dubbio o il sangue dei nostri nonni (le ferite del fascismo sono ancora fresche) sarà stato vanamente versato. La libertà è troppo preziosa per giocarci. La democrazia è un bene che oggi più di ieri va tenuto caro e saldo. Se oggi noi possiamo votare, esprimerci, essere giudicati secondo uno Stato di diritto e non secondo la volontà di uno squadrone con la camicia nera, Se abbiamo uno stato sociale, dei diritti inviolabili, se abbiamo una Costituzione Repubblicana che dà alla democrazia quell’ampio respiro del quale ha bisogno per vivere, lo dobbiamo a chi per noi ha versato il proprio sangue sulle montagne del nord Italia e a chi lo ha versato nei campi di concentramento. Non possiamo perciò permetterci il lusso di dare ad un disvalore, quale è il ventennio fascista, un valore positivo anche se questo può significare sacrificare una parte della cultura. Il fascismo non può rappresentare un valore così come non lo può rappresentare ilcomunismo che ha significato per molti dittatura, morte, fame, distruzione. Il fascismo non è stato da meno ed in una dittatura non c’è mai niente di positivo.

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