Notifica della Cartella Esattoriale via Pec in formato pdf

Notifica della Cartella Esattoriale via Pec in formato pdf

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Data l’importanza dell’argomento si ritiene opportuno segnalare quanto deciso dalla CTR (Commissione Tributaria Regionale) dell’Emilia Romagna in tema di notifica della cartella via PEC al contribuente anche considerando il fatto che le notifiche a mezzo PEC stanno diventando una prassi e non più una eccezione.
Per la CTR Emilia Romagna è legittima ed efficace la notifica della cartella via PEC nel formato Pdf, anziché p7m se la consegna dell’atto determina il raggiungimento dello scopo legale che è quello di far conoscere al debitore l’importo del proprio debito. Tuttavia, non può omettersi in cartella l’indicazione del criterio usato per calcolare gli interessi, comprensivo del tasso, valuta e giorni, indispensabile per il controllo da parte del contribuente.
Al fine di comprendere meglio ciò di cui si parla, ci si deve soffermare sulla differenza esistente fra il documento in formato.pdf e ed il documento in formato P7M.
Il documento in formato PDF (portable document Format) è un formato di file usato per la rappresentazione e lo scambio di documenti in modo affidabile indipendentemente dal software, dall’hardware o dal sistema operativo usato. Si tratta di un formato standard aperto incluso nella categoria ISO (International Organization for Standardization) che può contenere collegamenti, pulsanti, campi-modulo, Audio, video, funzionalità di business logic e può essere firmato elettronicamente.
Il documento in formatoP7M è invece un documento firmato digitalmente e la sua apertura consiste nella “verifica della validità della firma e nella consultazione del documento ricorrendo ai software che possono svolgere l’operazione di verifica (Aruba Signin, DiKe o Postecert).
Chiarita la differenza fra il formato.pdf ed il formato P7M, possiamo tornare alla sentenza n. 630/1/19. che ha respinto parzialmente l’appello del ricorrente, un libero professionista dotato di indirizzo Ini-Pec.
Il ricorrente lamentava la nullità della notifica della cartella di pagamento avvenuta a mezzo PEC, ritenendo che il documento fosse privo dei requisiti previsti dalla normativa vigente in materia di notifica a mezzo PEC. La CTR nella sua sentenza, ha posto in risalto il fatto che il messaggio sia stato trasmesso al contribuente dal gestore di posta elettronica con l’osservanza di tutti i criteri di garanzia d’immodificabilità, d’integrità e di autenticità per l’affidamento del messaggio inviato: criteri che investono la connessione tra il gestore di posta e l’utente, a garanzia della protezione con protocolli sicuri del canale di trasporto, ai sensi del d.m. 2/11/2005. Va quindi disattesa l’affermazione secondo cui, l’allegato di una copia della cartella in formato Pdf e priva di firma digitale, al messaggio di posta elettronica non realizzi gli standards di sicurezza richiesti dalla legge, ottenibili invece con l’estensione c.d. “p7m” del file con firma digitale (busta CAdES), come da deliberazione n. 45 del 21 maggio 2009 del Centro Nazionale per l’informativa nella Pubblica Amministrazione (oggi DigitPA). Nulla cambia per il contribuente, per quanto attiene alla validità della cartella, quando essa è allegata come normale “pdf” e non nel formato “p7m”, poiché la cartella altro non è che la manifestazione del ruolo depositato presso l’ente esattore ed è emessa in unico esemplare.
In quanto si risolve nella maggior sicurezza di conservazione, il formato “p7m” sarebbe da riferire alla cartella e non alla copia che viene consegnata al contribuente, dalla cui impugnazione si evince che l’atto ha raggiunto il suo scopo che è, come detto, quello di portare alla sua conoscenza la sussistenza del debito, indipendentemente dalla sottoscrizione.
La CTR rammenta altresì che spetta all’interessato denunciare la mancanza, sia sotto il profilo di vizi che di errori materiali, nel contenuto della cartella imputabili alla sua esternazione sia sotto l’aspetto della sua indebita conoscenza da parte di terzi estranei al procedimento esattivo da cui possa essere derivato nocumento al contribuente per la onorabilità o reputabilità. Ma nulla di questo si è verificato o è comunque stato denunciato dal ricorrente.
Per la cronaca, l’appello viene accolto per il motivo riferito all’assenza della motivazione sugli interessi. La mancata indicazione nella cartella del tasso e dei giorni necessari per il controllo del calcolo degli interessi, è stata dichiarata illegittima dalla Sezione tributaria della Corte di Cassazione con la sentenza n. 9799/2017, ove si afferma che la mancanza di qualsiasi riferimento al tasso ed alla decorrenza vizia irrimediabilmente la cartella esattoriale
Quando non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, quest’ultima deve essere motivata in modo congruo, sufficiente e intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale validi per ogni provvedimento amministrativo, sanciti dall’art. 3 della legge 241/1990, e recepiti, per la materia tributaria, dall’art. 7 della Legge 212/2000.
L’impugnazione va accolta, dunque, considerato che nella cartella manca l’indicazione del tasso e della decorrenza sicché il contribuente non è stato posto nella condizione di calcolare la correttezza del calcolo degli interessi operato sulla base della somma.
Nella recente ordinanza n. 6417/2019, la Cassazione ha affermato che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo PEC non ne comporta la nullità se la consegna dello stesso ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale (Cass. n. 23620/2018).
In tema di processo telematico, si è ritenuto che le firme digitali di tipo “CAdES” e di tipo “PAdES” siano entrambe ammesse e equivalenti, sia pure con le differenti estensioni “.p7m” e “.pdf”. Tale principio di equivalenza, spiega la Corte, si applica anche alla validità ed efficacia della firma per autentica della procura speciale richiesta per il giudizio in Cassazione.
La natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento, ricorda la Cassazione, non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria.
In tal caso, rileva dunque il rinvio disposto dall’art. 26, comma 5, del d.P.R. n. 602 del 1973 (in tema di notifica della cartella di pagamento) all’art. 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile.
Tale richiamo consente che, in caso di nullità della notificazione della cartella di pagamento, sia applicabile l’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, di cui all’art. 156 c.p.c. (Cass. n. 27561/2018). Nel caso di specie, dunque, la sentenza va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale competente.
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