Santorini

Santorini

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Cicladi. Un arcipelago disteso nel Mare Egeo. L’isola più meridionale di esso è Santorini, Thira per i Greci. Cento chilometri, circa, a nord di Creta. I miti, la cultura, la civiltà dell’antica Grecia…
Santorini. Una cascata di muri bianchi su di un mare che arricchisce chi c’è stato e crea un vuoto nell’animo di chi, come me, non c’è ancora andato. Eppure, c’ero quasi riuscito… trentacinque anni fa… Si arrivò quasi allo scontro fisico, noi studenti di geologia dell’Università Statale di Milano, per conquistare gli ultimi due posti liberi sulla Glomar Challenger, che per i geologi era la ricerca pura fatta avventura. Una leggenda. Un mito moderno.
Una crociera di studio, nel Mediterraneo Meridionale. Un cerchio di cento chilometri con l’isola di Creta in mezzo. Non furono i più meritevoli ad andare sulla nave oceanografica più famosa del mondo, nemmeno i più muscolosi, o i più fortunati. Ma i più furbi sì. Loro riuscirono, consumandosi la lingua in modo indegno, ad accattivarsi le simpatie della professoressa di micropaleontologia; un’autorità in materia, la responsabile del progetto per il C.N.R. Non aveva parenti, o amici stretti, da portare, l’autorità in microfossili, e portò quei due…
Due mesi dopo, oltre all’abbronzatura e a foto di luoghi ameni, ci mostrarono i risultati della “vacanza”.
Mi rifiutai di guardare al microscopio agglomerati di forme paleontologiche che sarebbero state incomprensibili anche se monumentali. Ero attratto dalla sovrapposizione delle carte. Quella geografica con quella dei sondaggi sui fondali marini. Materiale vulcanico, tipico di eventi esplosivi, violenti, ecco quello che c’era attorno a Santorini. La stessa roccia era presente nel mare fino a Creta, anche ai lati dell’isola, a est e a Ovest, ma… immediatamente a sud di Creta, nella parte di mare opposta rispetto a Santorini, quegli stessi terreni non c’erano!
Uno scudo. Ecco cosa era stata Creta! Uno scudo contro le ceneri di una grande esplosione vulcanica, avvenuta a Santorini, che si spostarono con immane velocità verso Sud.
Ma… quando sarebbe avvenuto tutto ciò? Possibile che nessuno ci avesse pensato?
Ci avevano pensato. Eh…, sì… ci avevano pensato…
Nel 1939 l’archeologo Marinatos scoprì che i pozzi minoici di Creta erano pieni di pomici e massi, tipici di un’eruzione, e ipotizzò che la fine di quella civiltà cretese fosse avvenuta a causa di una catastrofe naturale. Una grande nube ardente andesitica, di vulcanismo esplosivo (come quella che distrusse Ercolano e Pompei) accompagnata da un’onda gigantesca dovuta al crollo in mare di un’immensa massa di terra.
E quale poteva essere la provenienza, da Nord, di questa immane catastrofe?
Le Cicladi, naturalmente. E perché non Santorini che è l’isola più vicina a Creta?
Santorini. Dal punto più alto dell’isola (566 metri sul livello del mare) si vede un cerchio quasi perfetto, con lo spicchio di luna di Thera, il brandello più grande di quella che fu l’antica Santorini, che protende le estremità verso Therasia e Aspronisi, quello che resta dell’altra metà del cerchio. In mezzo a questa quasi-circonferenza sta l’isolotto di Kamenis, testimone degli ultimi eventi vulcanici (1866 e 1950), che formarono un “duomo” salito poco a poco dal mare fino a raggiungere la conformazione attuale.
Se fossi lassù mi verrebbe in mente la caldera del lago di Bolsena, e tutti i rilievi vulcanici del Lazio. E della Campania. I laghi di Monticchio, e la caldera più bella del mondo: il lago Kintamani, a Bali.
La caldera. La voragine circolare che resta dopo un’immensa esplosione, quando la Terra decide di vomitare i gas che si accumulano nel suo ventre, insieme a tutto ciò che riescono a portarsi dietro. Una cannonata che genera la canna del cannone. Nel Lazio, e a Bali, le caldere divennero laghi. A Santorini il cannone si formò in mare, ma prima sparò via il monte che univa Thera con Aspronisi e Therasia. Una montagna larga più di otto chilometri. L’emissione di cinque chilometri cubi di pomici e una nube vulcanica alta ventimila metri ricaduta su un’area vastissima.
La datazione, fatta con il radiocarbonio, di alcuni legni sepolti dall’eruzione, rivela che questo episodio avvenne intorno al 1400 a.C., più o meno quando scomparve la civiltà minoica. Improvvisamente. La prima vera cultura del Mediterraneo, a Creta e nelle isole vicine finì, all’improvviso dicono i miti. Un’invasione? I Ciclopi, forse. I signori del fuoco. O i Giganti, che lottarono contro Zeus arrivando a vietare lo splendore di Elio e Selene. E se questi Giganti fossero vulcani che con le loro polveri oscurarono il Sole e la Luna? E se i massi lanciati da Polifemo contro Ulisse non fossero altro che la simbologia mitologica di un’eruzione?
E se il mito di Atlantide, riportato da Platone, si riferisse all’eruzione di Santorini e alla scomparsa della civiltà minoica?
Atlantide. Scomparsa in un solo giorno e una sola notte. Inghiottita dal mare.
Atlantide. Santorini. Questa ricostruzione contrasta con il riferimento cronologico di Platone. Lui asserisce che la scomparsa di Atlantide avvenne 9000 anni prima del viaggio di Solone in Egitto. Non è impossibile però che la data sia stata alterata nelle varie manipolazioni che gli scritti di Platone subirono, e che tale data possa essere stata originariamente 900 anni, che è compatibile con i dati archeologici e geologici.
Ipotesi. Teorie che, con le loro lotte, assicurano la continuità della vita e che ci aiutano a sopportare la nostra ignoranza dei fatti. Il reale è un’immane eruzione che ci ha lasciato qualche brandello d’isola. Un gioiello tagliato da un dio che ne ha sprecato troppi pezzi, che poi, forse per la vergogna, ha gettato in mare, il luogo migliore per nascondere qualcosa, il luogo che non cambia e che continua ad essere avvolto nel mistero. Il mare che, dice Conrad, non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.

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