Decreto Banche: le chiacchiere non stanno a zero.

Decreto Banche: le chiacchiere non stanno a zero.

image_pdfimage_print




Nell’ultimo consiglio dei ministri tenutosi ieri Giovedì 4 Aprile era in discussione il decreto relativo all’indennizzo dei risparmiatori colpiti dalle crisi bancarie avutesi fra il 2014 ed il 2018. Come si pensava, non si è ancora giunti alla conclusione. Non c’è alcun tipo di accordo fra il ministro dell’Economia Giovanni Tria ed i vice premier.
Il ministro Tria chiede una modifica alla legge di bilancio per poi emanare i decreti attuativi. Tale modifica andrebbe apportata per evitare che vi possa essere una possibile accusa per “danno erariale” nei suoi confronti poiché le norme del decreto sarebbero in contrasto con la normativa UE. Il ministro Tria non è contrario all’indennizzo (il fondo FIR è costituito con la legge di bilancio 2019) ma pretenderebbe che l’indennizzo stesso, che non è in discussione, venisse erogato in linea con le norme del bail in che vuole la condivisione delle perdite fra gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati. Tria ha l’esigenza di mettere al riparo sé stesso ed il proprio ministero nel caso in cui le norme del decreto non risultassero conformi al dettato europeo da un lato e dall’altro deve evitare un’accusa di “danno erariale” da parte della Corte dei conti. In pratica il ministro vuole che sia emendata la legge di bilancio, che vuole una distribuzione dei rimborsi generalizzata, per poter così scaricare la responsabilità di erogare i fondi alla Consap (per sapere chi è Consap visitare il link https://www.consap.it/chi-siamo/ ) e toglierla al MEF. Sarebbe perciò Consap e non il ministero ad erogare i fondi FIR. Emendare la legge di bilancio però vuol dire ammettere che le sue norme sono illegittime e un decreto attuativo non può modificare una legge che è un atto normativo di rango superiore. A cosa serve modificare la legge di bilancio? L’effetto principale della norma sarebbe quello di evitare di rispondere del proprio operato davanti alla Corte dei Conti per “danno erariale”.
Il movimento 5 Stelle, dopo aver promesso indennizzi piuttosto generalizzati, teme adesso uno scontro con le associazioni dei risparmiatori truffati poiché, come è ovvio che sia, la truffa va provata e l’onere della prova potrebbe esporre i risparmiatori medesimi nella posizione sgradita di ottenere solo un pugno di mosche ove non riescano a provare di essere stati truffati. Un arbitrato indipendente per tutti infatti è sgradito alle diverse associazioni dei risparmiatori poiché l’arbitro finanziario esaminerebbe i diversi casi singolarmente e provare di essere stati truffati non è semplicissimo. Non è poi detto che tutti i risparmiatori siano stati truffati e fra costoro si potrebbero nascondere degli speculatori. Per tale ragione Tria non vuole distribuire i rimborsi senza avere la certezza che se ne abbia effettivamente diritto ed ha proposto alla UE una sorta di doppio binario che prevede automatismi solo per alcune categorie di risparmiatori individuati secondo criteri certi (sarebbero stati salvaguardati i risparmiatori con un ISEE pari a35000 € e con un importo immobiliare pari e non superiore a 100000 €). In questo modo si sarebbe data priorità ai cosiddetti casi sociali mentre per gli altri si sarebbe ricorso all’arbitrato. La lega protenderebbe da un lato per un indennizzo diretto per una parte dei risparmiatori (quelli con perdite fino a 100000 €) e per un rigoroso arbitrato per gli altri.
La questione è, come si può evincere, politicamente delicata. Abbiamo da un lato il movimento 5 Stelle che propende per un indennizzo generalizzato e dall’altro abbiamo Tria che, anche in ossequio ad una sentenza della Cassazione che impone alla pubblica amministrazione di non applicare norme in contrasto con le direttive europee, mette i suoi paletti. La questione qui è politica ma anche giuridica. Tria giudica insufficienti le garanzie di una normativa nazionale che potrebbe essere giudicata incompatibile con la normativa europea. Da qui la necessità di un arbitrato. I risparmiatori, suggerisce Tria, vanno pagati tutti ma osservando le norme vigenti. Come si può essere in disaccordo con questa teorica ipotesi?

Chiama Adesso!