Ovadia: non abbiamo mai fatto i conti col fascismo.

Ovadia: non abbiamo mai fatto i conti col fascismo.

image_pdfimage_print

Per l’attore in Italia esiste una diffusa subcultura reazionaria che la Lega ha risvegliato ed intercettato: “Dopo anni di crisi economica, buona parte degli italiani soffre di individualismo, provincialismo, opportunismo, servilismo e paura”. Le responsabilità? “Di una sinistra che ha rotto con la storia del movimento operaio”. Il Pd? “Irriformabile”. E per il futuro auspica una rivoluzione Costituzionale: “La nostra Carta va studiata fin dalle scuole materne”.

intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena

“Mi sento tendenzialmente un rivoluzionario, vorrei nel Paese una
rivoluzione costituzionale: l’applicazione rigorosa della nostra Carta
repubblicana, eccolo il mio programma politico”. Già attore, cantante,
scrittore e uomo di sinistra, Moni Ovadia si autodefinisce giacobino
ritenendo oggi, più che mai, sia l’ora delle scelte forti: “È necessario
schierarsi per contrastare il peggior populismo”.

Riferendosi al tema dell’accoglienza, Matteo Salvini parla di
“propaganda immigrazionista” della sinistra, per poi rivendicare la
chiusura dei porti e il cattivismo nei confronti di chi fugge da guerre
e carestie. Oltre, come di consueto, a tuonare contro rom, centri
sociali e chiunque osi criticare i valori della famiglia tradizionale.
Eppure nei sondaggi il suo consenso aumenta dimostrando che questa
politica paga in termini elettorali. Moni Ovadia, cosa siamo diventati?

Dopo anni di crisi economica e strutturale nel Paese, una buona parte
degli italiani soffre di una patologia che ha come effetti
l’individualismo, il provincialismo, l’opportunismo, il servilismo e la
paura. Sono gli stessi ingredienti che hanno caratterizzato il periodo
fascista. Il Paese, d’altronde, non si è mai liberato dall’eredità
mussoliniana.

Secondo lei l’Italia non ha mai fatto i conti col proprio passato e per
tale motivo ci troviamo oggi con questo quadro politico?

Nel Dopoguerra Palmiro Togliatti – per carità, anche giustamente per
evitare la guerra civile – ha sancito l’amnistia per i fascisti
riabilitando coloro che si erano macchiati di reati o che avevano
sottoscritto il manifesto della razza. Senza considerare che non abbiamo
avuto un processo di Norimberga, eppure di crimini efferati ne abbiamo
commessi tanti: dal genocidio della Cirenaica ai massacri in Etiopia e
in ex Jugoslavia.

Mi scusi, per il presente non è eccessivo parlare di “nuovo fascismo”?

Non lo faccio, infatti. Il linguaggio di odio verso l’altro rientra
nella consueta logica di guerra tra poveri: il penultimo che dà la colpa
per il proprio malessere all’ultimo della scala sociale. È fuorviante
utilizzare la categoria del nuovo fascismo in una società ormai moderna
e dinamica che non accetterebbe mai una società regolata veramente
secondo lo slogan “Dio, patria e famiglia”.

E allora di cosa dobbiamo parlare per spiegare queste pulsioni razzistoidi?

Nel Paese esiste una subcultura reazionaria – latente fin dai tempi del
fascismo, questo sì – che Salvini è stato bravissimo ad intercettare e a
risvegliare. Se allarghiamo lo sguardo all’Europa, vediamo altri esempi
come l’ungherese Viktor Orban che è apertamente antisemita e, nello
stesso tempo, stretto alleato del leader israeliano Netanyahu, colui che
sta trasformando Israele in un fascismo religioso.

Ha idea di chi sono le responsabilità politiche?

Dalla Repubblica di Weimar in poi, le ondate reazionarie avvengono
sempre dopo le debolezze e il trasformismo della sedicente sinistra. Più
la sinistra riformista cerca di adattarsi alle logiche del neoliberismo
più si indebolisce spianando la strada alle peggiori destre.

Colpa, quindi, della socialdemocrazia che ha abbandonato le ragioni
della sinistra?

Assolutamente, è la madre delle responsabilità. Fin dagli Novanta, si è
aperto al peggior revisionismo con l’equiparazione tra partigiani e
repubblichini. In televisione i leader della sinistra dovevano subito,
senza equivoci, ricordare Mussolini per quel che era: un criminale di
guerra e un razzista. Hanno, invece, prestato il fianco a vergognose
riabilitazioni. Lo sa Gianfranco Rotondi, il ministro democristiano del
governo Berlusconi, cosa scrisse quando si ventilava l’ipotesi di
inserire il reato di apologia del comunismo nel nostro ordinamento
giuridico?

Cosa?

Che era contrario perché i comunisti avevano riportato in Italia la
democrazia e la libertà con il sangue dei partigiani. Un vecchio
democristiano ha avuto il coraggio di dire ciò che la sinistra, ormai da
anni, si vergogna di affermare. I risultati di queste scellerate
politiche li paghiamo oggi.

Su Renzi, già in passato, ha rivolto duri attacchi. È lui che ha dato il
colpo di grazia alla sinistra in Italia?

In maniera scientifica, e consapevole, il Pd renziano ha tagliato
completamente le radici con la storia del movimento operaio. Il suo
scopo era distruggere ciò che esisteva di sinistra nel Paese. Ci è
riuscito. Poi la scelta emblematica di cancellare l’articolo 18: la
politica di Renzi è stata all’insegna della lotta ai diritti sociali.

Non pensa che con l’elezione di Zingaretti sia però stata archiviata la
parentesi renziana?

Zingaretti è una brava persona ma non credo che Renzi sia fuori dai
giochi. Il Pd temo sia ormai irriformabile. Inoltre mi chiedo: mentre
Renzi si prendeva il partito con una campagna macroniana che non nulla
aveva a che vedere con la sinistra, gli zingarettiani dov’erano? Si sono
collusi con una strategia che guardava alla destra berlusconiana?

Chi rappresenterà l’alternativa al salvinismo?

Da un punto di vista meramente tattico, pur di arginare l’avanzata della
Lega, auspico un’alleanza tra Pd e M5S. Non vedo altre soluzioni.

Il M5S non sembra proprio interessato a rompere l’alleanza di governo,
anzi. Non vorrei che la sua sia un’ipotesi impossibile da realizzare…

Il M5S e Salvini sono due cose diverse: sono alleati obtorto collo, ciò
che li tiene insieme è la fame di potere o, meglio, la poltrona. I
Cinquestelle, oggi, non vogliono rompere ma nel M5S è ancora forte una
componente di consensi che giunge dai settori progressisti. Quanto
potranno reggere le politiche salviniane?

Se invece decidessero di non rompere il contratto con la Lega…

Rischiano di sparire perché l’elettore di destra che ha votato il M5S
inizia a simpatizzare per Salvini e quello di sinistra, ormai deluso,
guarda verso nuovi lidi o si orienta verso l’astensionismo.

In un discorso meno tattico e più a lungo termine, come opporsi a questo
vento xenofobo?

Dobbiamo studiare, e studiare, per comprendere il mondo. La sinistra
rincorre sempre le scadenze elettorali inventandosi strane alchimie e
strategie perdenti. Bisogna ripartire, con pazienza, da nuove
elaborazioni teoriche e senza l’ansia del voto alle porte.

Scomodando Gramsci, si deve vincere una nuova battaglia di egemonia
culturale nel Paese?

In Italia abbiamo un immenso problema di degrado culturale: il 90 per
cento dei cittadini non conosce nemmeno la Costituzione, poi ovvio che
Salvini diventa premier. Per non parlare del livello infimo della nostra
classe dirigente che sarebbe da azzerare: la congelerei quasi
interamente per manifesta incapacità di esercitare il proprio ruolo.
Abbiamo una questione, prima che politica, di tipo antropologico.

Dati il salvinismo imperante e la subcultura diffusa in vari strati
della società, mi scusi Moni Ovadia, come se ne esce? Soltanto con lo
studio?

Riusciremo ad arginare il salvinismo quando ci sarà una forza politica
che avrà il coraggio di inserire come priorità programmatiche la
formazione del cittadino e la cultura. Io sono per insegnare sia la
Costituzione che la Carta dei diritti fondamentali dell’Uomo sin dalle
materne!

Come andranno le prossime elezioni Europee? È preoccupato per i futuri
scenari?

Neanche troppo, i sovranisti senza i soldi dell’Europa non riescono a
mantenere le promesse elettorali. I loro programmi propagandistici sono
fortemente vincolati alle decisioni dei banchieri di Maastricht. Ma dove
vanno fuori dall’Europa? Non gli conviene. E se veramente lo facessero
per tornare a pericolose svolte nazionalistiche, ci appelleremo agli
insegnamenti di Gandhi: disobbedienza civile e resistenza non violenta.

(28 marzo 2019)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/

0 comments on “Ovadia: non abbiamo mai fatto i conti col fascismo.Add yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Chiama Adesso!