Pignoramento: novità del 2019

Pignoramento: novità del 2019

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Il 2019 ha portato con sè qualche novità anche in tema di pignoramento. Il governo ha inteso dare maggiori tutele per i creditori della Pubblica Amministrazione, che sono al contempo debitori e quindi in una debole situazione economica. Le novità, operative dal 15 dicembre 2018, sono state introdotte per mezzo del D.L. n. 135/2018 (c.d. Decreto Semplificazioni), recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” convertito in legge n. 12/2019,. L’art. 4 del DL n. 135 ha introdotto alcune modifiche al Codice di procedura civile, ed in particolare all’art. 495 che regola la disciplina del pignoramento e dell’esecuzione forzata nei confronti dei soggetti creditori della Pubblica Amministrazione.
La novità principale riguarda l’allungamento dei tempi per l’estinzione delle rate di debito. Sono stati raddoppiati anche i giorni di tolleranza in caso di omesso o ritardato versamento delle rate di debito. Inoltre è stata semplificata la possibilità di convertire l’atto sostituendo al bene mobile o immobile pignorato una somma di denaro.
Ma andiamo per ordine e vediamo nel dettaglio tutte le novità introdotte sul pignoramento 2019 ed esecuzione forzata.
Partiamo dalla definizione codicistica secondo la quale “Il pignoramento è l’atto con cui inizia l’esecuzione forzata ai danni del debitore. In sostanza, i beni del debitore vengono bloccati perché possano trovare soddisfacimento le pretese creditizie del creditore. Rimane in capo al debitore il diritto di convertire il pignoramento, ossia è possibile trasformare i beni (mobili o immobili) oggetto di pignoramento in una somma di denaro comprensiva comprensiva del debito, maggiorato degli interessi, nonché di tutte le spese di procedura anticipate dal creditore.
All’atto dell’istanza di conversione del pignoramento il debitore deve depositare una somma di danaro non inferiore ad un sesto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento.
L’art. 495 c.p.c. prevede la facoltà per il debitore, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, di chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese. A tal fine e a pena di inammissibilità, egli deve depositare in cancelleria, una somma non inferiore ad un sesto (anziché un quinto) dell’importo dovuto al credito per cui è stato eseguito il pignoramento.
Laddove il pignoramento riguarda beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi a rate, entro il termine massimo di quarantotto mesi (anziché trentasei) la somma determinata per la conversione.
In caso di omissione o di ritardo di oltre trenta giorni (e non più quindici giorni) nel pagamento, le somme già versate entreranno a far parte dei beni pignorati.
Altre novità sono state apportate in tema di custodia delle cose soggette ad esecuzione forzata, ed in particolare all’art. 560 c.pc. che regola le modalità della custodia. Il nuovo comma 3 ora prevede che, quando il debitore documenta di essere titolare di crediti nei confronti di Pubbliche Amministrazioni, per un ammontare complessivo pari o superiore all’importo dei crediti vantati dal creditore procedente e dai creditori intervenuti, il giudice dell’esecuzione dispone il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il 60° e 90° giorno successivo a quello della pronuncia del medesimo decreto.
Il Decreto Semplificazioni interviene anche sull’art. 569 c.p.c., il quale ora prevede che, non oltre 30 giorni prima dell’udienza, il creditore pignorante e i creditori già intervenuti depositano un atto, sottoscritto personalmente dal creditore e previamente notificato al debitore esecutato, nel quale è indicato l’ammontare del residuo credito per cui si procede, comprensivo degli interessi maturati, del criterio di calcolo di quelli in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza. In difetto, agli effetti della liquidazione della somma di cui al primo comma dell’articolo 495, il credito resta definitivamente fissato nell’importo indicato nell’atto di precetto o di intervento, maggiorato dei soli interessi al tasso legale e delle spese successive.
Si precisa, infine, che le disposizioni introdotte dal decreto in esame, non troveranno applicazione per le esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione.
Si riporta il testo dell’art. 4 legge 12 Febbraio 2019:

“Modifiche al codice di procedura civile in materia di esecuzione
forzata nei confronti dei soggetti creditori della pubblica
amministrazione

1. All’articolo 495 del codice di procedura civile sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, le parole «non inferiore a un quinto» sono
sostituite dalle seguenti: «non inferiore a un sesto»;
b) al quarto comma, le parole «di trentasei mesi» sono sostituite
dalle seguenti: «di quarantotto mesi»;
c) al quinto comma, le parole «oltre quindici giorni» sono
sostituite dalle seguenti: «oltre trenta giorni».
(( 2. L’articolo 560 del codice di procedura civile e’ sostituito
dal seguente:
«Art. 560 (Modo della custodia). – Il debitore e il terzo nominato
custode debbono rendere il conto a norma dell’articolo 593. Il
custode nominato ha il dovere di vigilare affinche’ il debitore e il
nucleo familiare conservino il bene pignorato con la diligenza del
buon padre di famiglia e ne mantengano e tutelino l’integrita’. Il
debitore e i familiari che con lui convivono non perdono il possesso
dell’immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di
trasferimento, salvo quanto previsto dal sesto comma. Il debitore
deve consentire, in accordo con il custode, che l’immobile sia
visitato da potenziali acquirenti. Le modalita’ del diritto di visita
sono contemplate e stabilite nell’ordinanza di cui all’articolo 569.
Il giudice ordina, sentiti il custode e il debitore, la liberazione
dell’immobile pignorato per lui ed il suo nucleo familiare, qualora
sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti, quando
l’immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di
buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del
suo nucleo familiare, quando il debitore viola gli altri obblighi che
la legge pone a suo carico, o quando l’immobile non e’ abitato dal
debitore e dal suo nucleo familiare. Al debitore e’ fatto divieto di
dare in locazione l’immobile pignorato se non e’ autorizzato dal
giudice dell’esecuzione. Fermo quanto previsto dal sesto comma,
quando l’immobile pignorato e’ abitato dal debitore e dai suoi
familiari il giudice non puo’ mai disporre il rilascio dell’immobile
pignorato prima della pronuncia del decreto di trasferimento ai sensi
dell’articolo 586». ))
3. Al primo comma dell’articolo 569 del codice di procedura civile,
sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Salvo quanto disposto
dagli articoli 565 e 566, non oltre trenta giorni prima dell’udienza,
il creditore pignorante e i creditori gia’ intervenuti ai sensi
dell’articolo 499 depositano un atto, sottoscritto personalmente dal
creditore e previamente notificato al debitore esecutato, nel quale
e’ indicato l’ammontare del residuo credito per cui si procede,
comprensivo degli interessi maturati, del criterio di calcolo di
quelli in corso di maturazione e delle spese sostenute fino
all’udienza. In difetto, agli effetti della liquidazione della somma
di cui al primo comma dell’articolo 495, il credito resta
definitivamente fissato nell’importo indicato nell’atto di precetto o
di intervento, maggiorato dei soli interessi al tasso legale e delle
spese successive.».
4. Le disposizioni introdotte con il presente articolo non si
applicano alle esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto.”

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