Decreto Dignità

Decreto Dignità

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Sono sicuro che mi attirerò l’ira degli elettori del Movimento 5 Stelle o della lega ma faccio sapere a tutti che sono sprovvisto di tessere di partito e guardo agli atti aventi forza di legge senza far riferimento alla mia idea politica. Giudico gli effetti di quei provvedimenti da ritenersi dannosi o meno rispetto alla vita sociale ed economica del mio paese. Probabilmente le mie opinioni saranno poco condivise ma me ne farò una ragione ed andrò per la mia strada.

Oggi ci occupiamo del decreto Dignità entrato in vigore lo scorso 14 Luglio e pubblicato in GU (DL n. 87/2018) con il titolo “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”(18G00112) (GU Serie Generale n.161 del 13-07-2018).
Diciamo che il movimento nella persona del suo capo politico ha mantenuto la prima promessa: quella di mettere un freno all’economia. Vediamo in estrema sintesi cosa prevede. Possiamo dire che è suddiviso in 4 parti:
1) Stop alla pubblicità del gioco d’azzardo e proroga fattura elettronica carburante che arriverà però con un provvedimento successivo.
2) semplificazioni fiscali: con proroga spesometro, aggiornamento del redditometro e abolizione split payment professionisti;
3) Disincentivazione delle delocalizzazioni;
4) Lotta alla precarietà con la modifica del Jobs Act;
Successivamente alla pubblicazione del Decreto Dignità in Gazzetta ufficiale, sono stati presentati nelle commissioni Lavoro e Finanze della Camera 890 emendamenti di cui 180 non sono stati però ammessi. Fra i più rilevanti segnaliamo:
1) proroga bonus assunzioni giovani 2019 per gli under 35 per due anni;
2) regime transitorio per i contratti a termine dove, facendo salva la durata massima di 2 anni e il numero di 4 proroghe ammissibili, si prevede che le imprese possano rinnovare oltre i 12 mesi senza l’indicazione della causale.
3) rafforzamento dei centri per l’impiego, grazie all’assunzione di nuovo personale attraverso la quota assunzioni delle regioni 2019-2021, previo accordo tra Stato e regioni.
4) delocalizzazioni: decadenza dagli incentivi incassati per le aziende che riducono il 50% dei posti di lavoro e non il 10% come precedentemente previsto
5) ritorno dei voucher lavoro Inps: dopo l’abolizione dei vecchi voucher e l’istituzione dei nuovi voucher Presto per le imprese e i voucher famiglia con i Libretti famiglia, il M5S presenta un emendamento a quello che Luigi Di Maio ha già chiamato Decreto Dignità 2.0, per reintrodurre i buoni lavoro occasionale digitali e cartacei, tracciabili e limitati a pensionati, disoccupati e giovani.
Nel testo del Decreto Dignità, che ricordo è stato il primo provvedimento rilevante di questo esecutivo, si trovano diverse ed importanti novità che riguardano per lo più il miglioramento delle condizioni dei precari fortemente penalizzati dal Jobs Act.
Tra le novità c’è quindi la reintroduzione della “causale” per i contratti a termine, la cui abolizione richiesta dalle associazioni dei datori di lavoro ha vanificato, secondo diversi economisti, non solo le assunzioni a tempo indeterminato rispetto a quelle a tempo determinato ma anche l’abolizione dell’articolo 18 e i bonus assunzioni che avrebbero dovuto far aumentare le nuove assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti, punto nevralgico della riforma del lavoro di Renzi. La causale è però di ostacolo per le imprese. Invito, per comprendere meglio l’argomento “causale” nel contratto di lavoro dipendente,, a leggere l’articolo che trovate aprendo il link: https://www.panorama.it/economia/lavoro/decreto-dignita-quanti-danni-puo-fare/
Vediamo un sunto dell’articolato:

1) Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato con conseguente modifica dell’articolo 19 del Jobs Act. Nel nuovo comma 1 si dice che il contratto di lavoro subordinato non può avere una durata superiore a 12 mesi. Tale durata è però aumentabile a 24 mesi se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

2) Al comma 2, invece è sostituito il 24 con il 36, per cui la durata massima è di 24 mesi.
3) «4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore
a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto e’ priva di
effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve
essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque
giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. L’atto scritto
contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui
al comma 1 in base alle quali e’ stipulato; in caso di proroga dello
stesso rapporto tale indicazione e’ necessaria solo quando il termine
complessivo eccede i dodici mesi.»;
4) Le disposizioni di cui al comma 1 sono da applicarsi ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
In pratica il decreto Dignità prevede una stretta sui contratti di lavoro a tempo determinato. Ha infatti reintrodotto la causale ed alcuni vecchi vincoli esistenti fino al 2014 sulle assunzioni a termine: dal 2014 in poi, infatti, su richiesta delle associazioni dei datori di lavoro, il ministro del lavoro ha abolito la causale” nella stipula di contratti a tempo determinato e ciò, secondo molti economisti, è andato ad annullare gli effetti del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, l’abolizione dell’articolo 18 nonché gli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni. Per cui dall’entrata in vigore del decreto n.87/2018, chiunque intenda assumere un dipendente con un inquadramento precario dovrà specificare nel contratto la causale, ossia il motivo per cui è stata utilizzata l’assunzione a tempo determinato al posto di quella a tempo indeterminato, se il contratto è superiore a 12 mesi.
2) reintroduzione dei limiti al numero di rinnovi per le stesse assunzioni precarie: oggi infatti un’azienda può rinnovare il contratto per 5 volte in 3 anni.
per i titolari di partita Iva, abbiamo:
il rinvio della scadenza spesometro, l’aggiornamento del redditometro e abolizione split payment professionisti.
Con il terzo provvedimento del decreto Dignità 2018 sullo stop alle delocalizzazioni si mira ad impedire alle aziende che ottengono aiuti e fondi pubblici di delocalizzare, verso paesi più “attraenti” dal punto di vista delle norme sul lavoro e sugli stipendi, i loro affari. Diciamo che l’iniziativa sarebbe apprezzabile se si permettesse alle imprese uno sviluppo meno burocratizzato. Non mi pare che questo decreto vada verso questa direzione. Le imprese hanno bisogno di riforme strutturali la prima delle quali è la riforma del processo civile. Non si può aspettare una vita per recuperare un credito. Assunzioni e licenziamenti devono essere semplificati. Si deve abbassare il costo del lavoro.
Con il quarto provvedimento, si impone il divieto di pubblicizzare qualsiasi forma di gioco d’azzardo. L’obiettivo di quest’ultima misura è quello di combattere la ludopatia, cioè la dipendenza patologica da giochi e scommesse che è ormai da anni divenuta una “vera e propria piaga sociale che danneggia migliaia di famiglie. Anche in questo senso la norma sembra piuttosto debole. Diciamo che è paragonabile alla vendita di sigarette ai minorenni. Quale esercente richiede al minore di età il documento di identità attestante la propria data di nascita? I provvedimenti da prendere a tutela di ludopatici e loro famiglie sono altri e devono essere più drastici. Si dovrebbe impedire che si possa giocare nelle ricevitorie senza esibire un documento di riconoscimento. Ciò darebbe fiato alle scommesse clandestine ma questo è il prezzo che bisogna pagare se si vuole davvero salvaguardare il futuro della famiglia di persone colpite dalla ludopatia che, come l’alcolismo e similari, è una malattia che va curata. La cura di tale malattia non può essere “impedire di pubblicizzare il gioco”. Ci vogliono controlli serrati. Una persona ludopatica gioca con o senza la pubblicità. C’è bisogno di maggiore presenza dello Stato laddove il gioco clandestino si sviluppa. Ci vuole una norma che, tramite l’esibizione di un documento di riconoscimento, impedisca al soggetto ludopatico di giocare. Lo Stato, ove voglia controllare il fenomeno della ludopatia, deve controllare chi è ludopatico. Deve imporre un tetto di spesa oltre il quale il cittadino non può andare. Ci vuole una soluzione drastica ad un problema sociale gravissimo che ha distrutto, e continuerà a farlo, famiglie e persone.

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