Carta prepagata e pignoramento

Carta prepagata e pignoramento

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Il pignoramento consiste nell’espropriazione forzata dei beni pignorabili del debitore ed ha la funzione di soddisfare, mediante vincolo, il diritto di credito del creditore procedente e di tutti gli altri creditori che possono intervenire successivamente nel procedimento esecutivo. Per l’art 492 CPC, l’atto di pignoramento ha l’effetto di fare divieto al debitore di disporre dei beni a garanzia del credito. Consente al creditore di incassare in maniera coattiva il proprio credito nei confronti del debitore pignorato sia presso i locali del debitore medesimo che presso la banca in cui il debitore ha depositato il proprio denaro (pignoramento presso terzi) o presso il datore di lavoro del debitore che assumono, nell’ambito della controversia il ruolo di Terzi pignorati con precisi ruoli e prerogative. Inefficaci perciò sono tutti quegli atti che il debitore può compiere a danno del creditore. E’ da sottolineare la riforma dell’art. 492 CPC che ha rafforzato le prospettive di successo del pignoramento e l’introduzione dell’art. 492 bis che dispone che, su istanza del creditore, il Presidente del Tribunale possa autorizzare la ricerca telematica dei beni da pignorare presso gli enti previdenziali e della pubblica amministrazione.
Alla luce di quanto appena espresso, la carta prepagata può essere considerato un bene rifugio del debitore non soggetto a pignoramento? Sicuramente no. Per meglio comprendere la fattispecie, dobbiamo concentrarci su cosa effettivamente sia una carta di credito prepagata. Differentemente dalla carta di credito che attinge i fondi dal conto corrente del titolare, la carta di credito prepagata attinge da un fondo costituito ad hoc presso la banca emittente. Tale fondo è di volta in volta reintegrato dal cliente titolare che provvede a versare tramite i canali messi a disposizione dall’istituto emittente gli importi che poi il cliente utilizzerà per gli acquisti online o per le altre spese da effettuarsi mediante i numerosi sistemi di pagamento digitali disponibili sul mercato. Alla fine quindi la carta di credito prepagata attesta la presenza di un fondo depositato presso l’istituto bancario che la emette e non è altro se non un normale rapporto bancario fra banca e cliente. Come tutti i rapporti bancari tenuti dal cliente debitore, tale fondo risulta aggredibile. Quando la banca riceve l’atto di pignoramento presso terzi deve acconsentire al blocco di ogni rapporto in essere con il cliente pignorato. Entrano a far parte dei beni pignorabili, quindi, non solo il conto corrente ma anche i libretti di risparmio, i conti deposito, le carte di credito e le carte prepagate. Questo perché le carte prepagate sono nominative. Chi pensa perciò di salvarsi dalle ire del proprio creditore depositando i propri redditi su una carta prepagata, sbaglia.
Una disciplina diversa riguarda pensionati e lavoratori dipendenti. Per tutti i soggetti, ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento da parte del terzo pignorato (la banca) scatta il divieto di prelievo delle somme accreditate sul conto. Il creditore agisce con una intimazione di pagamento che viene notificata alla banca e al debitore. Prima della sentenza, permane dunque il vincolo delle somme accreditate sul conto. Ma questo avviene quando sul conto ci sia un saldo positivo. In caso di saldo negativo o saldo zero, non potrà essere vincolata alcuna somma ovviamente. Nemmeno con saldo positivo o pari alla cifra richiesta dal creditore, il soggetto avrà diritto di prelevare. Solo nel caso in cui il saldo sia positivo e la cifra sia superiore alla somma da restituire, il soggetto potrà effettuare prelievi, ma solo relativi all’eccedenza. In tutti e tre i casi, il conto corrente continua a funzionare normalmente, nel senso che sarà possibile continuare a ricevere somme in entrata.
Diverso il discorso per lavoratori dipendenti e pensionati, parzialmente tutelati dalla legge. A differenza di tutti gli altri soggetti, il pignoramento può riguardare solo una parte del saldo. In particolar modo se questo è in attivo, la somma bloccata non può essere il totale del saldo, ma coinvolgere solo la parte eccedente un importo, calcolato tramite una triplicazione dell’assegno sociale, il cui importo varia annualmente.

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