La legittima difesa: una riforma manifesto.

La legittima difesa: una riforma manifesto.

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Nella giornata del 6 Marzo 2019 il Governo del cambiamento ha fatto passare alla Camera, mentre il paese va in recessione tecnica ed avrebbe perciò bisogno di interventi in materia economica che ne rilancino la competitività, un’altra misura bandiera: la riforma della legittima difesa. Tralasciando per il momento ogni giudizio di natura politica, (anche se servirebbe a fare in modo che gli italiani aprano gli occhi e si ridestino dal loro sonno), dobbiamo occuparci del tema “legittima difesa” perché il provvedimento proposto dalla Lega riforma l’istituto rafforzando il concetto stesso di legittima difesa in misura sproporzionata e probabilmente ingiustificata e, direi, pericolosa se la si guarda solo sotto il profilo mediatico. Per meglio comprendere la portata della riforma imposta dalla Lega, dobbiamo fare riferimento all’attuale disciplina dell’istituto per poi approfondire la nuova normativa che ha modificato gli articoli 52 e 55 del codice Penale che, lo ricordo, non sono ancora legge dello Stato. Fino ad oggi vige perciò la vecchia formulazione risalente al 2006 allorquando lo stesso centro destra mise mano alla materia. L’art. 52 così recita:
“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Con la “difesa legittima” l’Ordinamento giuridico intende tutelare gli interessi dell’aggredito ingiustamente, rispetto agli interessi di chi ingiustamente aggredisce. Appare chiaro come la disciplina della “difesa legittima” poggi su tre pilastri fondamentali: la necessità di agire in difesa di un proprio interesse o di un interesse altrui, lo stato di attuale pericolo per sé e o per un altro soggetto di diritto, la proporzionalità fra la difesa del proprio diritto soggettivo e l’offesa ricevuta. In mancanza di tali presupposti non si può parlare di “cause scriminanti”. Non verrebbe meno cioè il contrasto fra il fatto e l’ordinamento giuridico. Detto in termini più accessibili, il soggetto di diritto, mancando i presupposti enunciati dall’art. 52 CP, non è autorizzato a difendere i propri interessi mediante atti o fatti contrari all’ordinamento giuridico ma deve affidarsi alle autorità preposte; il soggetto di diritto, nel momento in cui riceve l’ingiusta aggressione, deve essere costretto dal fatto delittuoso ad autotutelare i propri interessi oggetto di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Il soggetto aggredito deve trovarsi nell’impossibilità di poter scegliere. Deve cioè essere costretto, dal fatto di stare subendo l’aggressione, a fare da sé. Tale impossibilità segna il confine fra un fatto scriminante ed un atto illecito e va valutata caso per caso. Solo in tale caso il difendente può evitare l’applicazione della sanzione. Si instaura, fra il soggetto aggredito e l’autorità preposta alla difesa del suo diritto soggettivo, una implicita collaborazione giustificata dall’eccezionalità del fatto delittuoso subito. In mancanza di un’attualità del pericolo, si può parlare di “vendetta” ed il fatto commesso può essere punito attraverso la sanzione penale prevista dall’ordinamento. Non dimentichiamo che il cittadino non può fare ciò che neppure allo Stato è consentito: uccidere. L’Italia fortunatamente non ha scelto di uccidere chi sbaglia. Ha scelto pene alternative rispetto alla pena di morte. La morte dell’aggressore rimane perciò un fatto eccezionale dovuto al fatto che l’aggredito è legittimato a difendersi ove ricorrano il presupposto della necessità, dell’ingiusta aggressione e del pericolo imminente o attuale. Traducendo con un esempio: non si può sparare al ladro che avvistiamo nel nostro giardino. Si può sparare al ladro che in casa nostra attenta alla nostra vita o alla vita di un’altra persona.
l’ultimo elemento è costituito dalla proporzione tra difesa ed offesa. Il male inflitto all’aggressore deve essere proporzionato a quello che si stava per subire.
Sul punto la dottrina penalistica meno recente discute se la proporzione debba essere fatta sulla base dei mali inflitti o dei mezzi usati o dei beni sacrificati. La dottrina più moderna tende a sminuire tale disputa concludendo che la proporzione deve essere fatta in senso matematico e non ha senso cercare di capire se oggetto della proporzionalità siano i mezzi o i beni, la valutazione è affidata al saggio apprezzamento del giudice e va fatta tenendo conto di tutte le circostanze del caso nonché degli interessi in gioco.
“Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
1) ) la propria o la altrui incolumità:
2) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.
La riforma propostaci dalla Camera ci dice che il presupposto della proporzionalità sussiste sempre se l’aggressione è subita in casa o sul luogo di lavoro (è stato aggiunto all’art. 52 l’avverbio di tempo “sempre”) ed è stato aggiunto allo stesso articolo un quarto comma nel quale si dice che la difesa è sempre legittima nel caso in cui si stia respingendo un’intrusione che deve avvenire con “violenza o minaccia”. Si è data una sorta di licenza di uccidere. La legittima difesa, come sopra descritta, va sempre dimostrata. Darla per presupposta rende sempre colpevole l’aggressore e sempre innocente l’aggredito. Se però l’aggressione, l’ingiustizia e lo stato di pericolo, nel fatto delittuoso che si sta subendo non sussistessero? La riforma intacca anche l’art. 55 CP per il quale “nessuno può essere accusato di “eccesso di legittima difesa se ha difeso sé stesso ed i propri cari da un’aggressione se questa è avvenuta nell’ambito della propria abitazione”. Negare che vi possa essere un eccesso di legittima difesa, apre tutta una serie di problematiche alle quali l’ordinamento dovrebbe porre un argine. Facciamo un esempio: il mio vicino che io sto disturbando con la TV a tutto volume, suona per farmi le sue rimostranze e nel farlo alza la voce. Se non c’è un margine alla legittima difesa, io posso prendere un coltello e mettere fine ai suoi giorni. Al giudice dirò che sono stato aggredito e che ho usato il coltello che stavo usando per affettare il salame.
Diciamo che sostanzialmente questa riforma mette nelle mani della gente una pistola con il colpo in canna ma sotto il profilo giuridico cambia poco. Il cittadino deve sentirsi sicuro di stare agendo lecitamente quando, nell’ambito della propria abitazione, deve difendere sé stesso ed i propri cari. Si tratta di un messaggio politico che ha ben poco di giuridico. Il cittadino, e qui il parere espresso dall’ANM va condiviso, rischia di finire nei guai perché gli viene lanciato il messaggio per il quale “i margini della legittima difesa sono più ampi e nessun magistrato indagherà. Niente di più sbagliato. La riforma non tocca l’obbligatorietà dell’azione penale. Un PM perciò dovrà sempre indagare il fatto e dirci (diversamente non può fare o violerebbe egli stesso la legge), se l’offeso ha correttamente esercitato la difesa del proprio diritto soggettivo. Non cambia il concetto stesso di legittima difesa secondo il quale, come sopra descritto, si può parlare di legittima difesa solo in presenza di un’aggressione. Se l’aggressione non c’è, se non c’è lo stato di necessità, se non c’è l’attuale pericolo, non si può parlare di legittima difesa ma solo di omicidio volontario. La propaganda ha questa volta giocato sulla pelle della gente. La disciplina sulla “legittima difesa”, era stata già modificata con la legge 59/2006 che introdusse “la legittima difesa domiciliare”. Tralasciando per il momento, in attesa di una definitiva approvazione, la riforma in itinere la domanda è: c’è la necessità di riformare la “legittima difesa”? Riporto qui il parere di Massimo Michelozzi, sostituto Procuratore Presso il tribunale di Venezia.

La nuova riforma della legittima difesa ha l’obiettivo di arrivare alla libertà di autotutela in ambito domiciliare e alla “garanzia” di non essere sottoposti a giudizio ma solo a indagini preliminari dall’esito scontato. Subordinando il diritto alla vita alla tutela incondizionata del domicilio, sovverte la gerarchia dei valori tutelati dalla Costituzione e dalla CEDU e produce rilevanti rischi sociali

Credo che quanto detto fino ad ora sia sufficiente per comprendere come stanno le cose e quale sia la differenza fra la propaganda e l’effettivo esercizio delle funzioni esecutive e e legislative che dalla propaganda medesima devono prescindere o i danni potrebbero essere pesanti e non riparabili.

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