Assegno scoperto o senza provvista: conseguenze del problema

Assegno scoperto o senza provvista: conseguenze del problema

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Cominciamo con il dire che le conseguenze derivanti dall’emissione di assegni in assenza parziale o totale di provvista sono molto pesanti. La provvista necessaria al pagamento del titolo di credito deve trovarsi sul conto corrente emittente in misura totale al momento dell’emissione dell’assegno. Un assegno può tranquillamente essere protestato anche per un solo Euro di scoperto. Quali le sanzioni? La legge prevede che all’emittente un assegno privo in misura totale o parziale di provvista siano accollate:
1( sanzioni di natura pecuniaria;

2) iscrizione in centrale rischi (CAI);

3) Protesto;

4) revoca di sistema.

Il protesto è un atto formale e pubblico con il quale un notaio od un Pubblico Ufficiale appurano ed attestano l’emissione di un assegno mancante totalmente o parzialmente di provvista. Tale attestazione comporta l’iscrizione nel registro informatico dei protesti e dà al beneficiario il diritto di adire le vie legale tendenti all’ottenimento della somma apposta sul titolo. Egli potrà far valere i suoi diritti contro l’emittente l’assegno, contro coloro che hanno girato l’assegno e contro coloro che hanno eventualmente avallato il pagamento. Per l’emittente il titolo senza provvista, scattano sanzioni di natura prefettizia in base alla gravità dei reati commessi e degli importi dell’assegno. Si può andare dal divieto di emissione degli assegni per 2 anni, all’interdizione dalla propria professione per 2 mesi, o, ancora, all’interdizione all’esercizio di incarichi direttivi in società giuridiche e alla contrattazione con la pubblica amministrazione. C’è poco da scherzare insomma.

Emettere un assegno scoperto da luogo ad una sanzione di natura amministrativa e, come detto sopra, alla revoca di sistema. Tale revoca consiste nel divieto di emettere assegni per 6 mesi e impone la restituzione del libretto o degli assegni non ancora utilizzati. Nel caso in cui si emettano assegni in regime di divieto, la banca traente deve segnalare il nominativo alla Cai. Tale segnalazione (il cliente in regime di divieto non è autorizzato ad emettere assegni), è automatica.

Per quanto riguarda la sanzione amministrativa, partiamo da 516 € ed arriviamo a 3099 €. Tale sanzione può essere aumentata nel caso di reiterazione del reato e nel caso l’importo dell’assegno superi 10329 €. In questo secondo caso la sanzione prefettizia va da 1032 a 6197 €. La reiterazione del reato, ossia, l’emissione di ulteriori assegni, dà luogo al reato di truffa e il mancato pagamento delle sanzioni può essere punito con la reclusione. Le sanzioni amministrative sono di competenza prefettizia.
E’ necessario sottolineare come il protesto dell’assegno non sia automatico. Esiste infatti la possibilità del pagamento tardivo. Nel caso in cui venga emesso un assegno mancante parzialmente o totalmente di provvista, l’emittente, cliente della banca traente, viene avvisato dall’istituto di credito presso cui il conto è appoggiato, entro 10 giorni dalla presentazione del titolo all’incasso, delle conseguenze che il mancato pagamento dell’assegno può determinare. La banca traente avvisa il cliente che è stato presentato un assegno al primo incasso e che non c’è la disponibilità delle somme utili a coprirlo. Il traente può versare le somme e consentire il pagamento dell’assegno al secondo incasso senza subire conseguenze (pensiamo ad un imprenditore che incassa in ritardo non per colpa propria il proprio credito da parte di un cliente). In caso contrario si apre la procedura di protesto. Il traente può evitare le sanzioni ed il protesto pagando l’importo del titolo maggiorato di una penale pari al 10% dell’importo dell’assegno. La maggiorazione si completa con il pagamento delle spese legali e delle eventuali spese di protesto. Il pagamento tardivo non implica infatti la non iscrizione nel registro informatico dei protesti. Per ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti è necessario richiedere la riabilitazione. Si dovrà presentare apposita istanza trascorsi 12 mesi dal protesto. Il pagamento tardivo deve necessariamente avvenire entro 60 giorni dalla data di scadenza dell’assegno. L’assegno, giova ricordarlo, ha una data di scadenza. Esso scade infatti, dopo 8 giorni dalla data di emissione se non è fuori piazza ed entro 15 giorni se l’assegno è fuori piazza. L’assegno è fuori piazza quando viene emesso in una città diversa rispetto a quella in cui viene incassato. Oltre tale termine, giova ricordarlo, il beneficiario perde tutti i benefici derivanti dal possesso del titolo. l’assegno, cioè, va incassato entro la data di scadenza. Trascorsa tale data l’emittente può ordinare alla banca traente di non pagare l’assegno senza subire alcuna conseguenza. Tornando al pagamento tardivo, il traente deve pagare l’assegno entro il sessantottesimo giorno dalla data di emissione se l’assegno è in piazza ed entro il settantacinquesimo giorno se l’assegno è fuori piazza. L’emittente l’assegno può pagare:

1) Versando sul proprio conto corrente l’importo più le spese come sopra descritto;

2) Può pagare nelle mani del creditore il quale con apposito atto sostitutivo di notorietà dovrà dichiarare di aver ricevuto l’importo. All’atto va allegata copia attestante l’avvenuto versamento rilasciata dalla banca;

3) Nelle mani del pubblico ufficiale levatore del protesto.

Se il soggetto che ha emesso l’assegno scoperto non effettua il pagamento tardivo o lo fa oltre la scadenza dei 60 giorni, vi è l’iscrizione nella CAI Banca d’Italia e la revoca di sistema su segnalazione della banca, uffici postali, intermediari finanziari, Prefetti, Autorità Giudiziaria.

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