Sardegna: vince la lega

Sardegna: vince la lega

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Sardegna: vince la demagogia? Questa è la domanda che chi legge con distacco i risultati del voto sardo potrebbe farsi. Al momento in cui quest’articolo viene scritto le elezioni regionali sarde raccontano che vince il centro-destra con il suo candidato, il Senatore Solinas; perde il centro sinistra con Zedda, si schianta il movimento grillino che prende solo un 11% poco dignitoso se paragonato al 40% delle ultime politiche nazionali. Per capire quale futuro attende la Sardegna dobbiamo analizzare la campagna elettorale e la composizione delle liste che hanno consentito la vittoria di Solinas. Gli ultimi giorni della campagna elettorale hanno raccontato che il favorito di turno, come accade da 11 mesi a questa parte è sempre lo stesso: Matteo Salvini. Non si può negare che, come Berlusconi, il Matteo lombardo sa toccare i tasti giusti, sa parlare alla pancia della gente. Speriamo che almeno si sia calcolato il rischio a cui tutto ciò porta. Purtroppo oggi parlare alla testa della gente è molto poco conveniente. Meglio cavalcare il malcontento, meglio cavalcare i problemi del popolo. A risolverli poi ci penserà qualcun altro. La storia del 2011 ci ha lasciato tanti strascichi ma sembra non aver insegnato nulla. Basta vedere le scelte fatte sul piano economico dal governo Conte. I sondaggi degli ultimi giorni davano Salvini vincente e, a conferma di ciò, basta considerare che le piazze in cui Salvini ha parlato, erano piene. Se pensiamo che in Sardegna, così come nel sud Italia, la lega non era neppure presa in considerazione e non esisteva sul territorio, ci accorgiamo di cosa abbiano potuto significare quei numeri per Salvini in termini di consenso elettorale e cosa significhi Salvini per il partito leghista. Non credo di sbagliarmi se paragono il Salvini attuale al Berlusconi degli anni 1994/2008. E’ Salvini e non la lega, infatti, ad aver vinto in Sardegna dove si racconta che la compagine isolana sia formata da “un’ accozzaglia improvvisata e litigiosa di notabili riciclati, dirigenti con guai giudiziari, massoni più o meno conclamati e gente senza esperienza politica”. I sardi sarebbero caduti perciò dalla padella nella brace. Basta considerare la situazione in cui si trova l’Italia grazie a gente che non ha mai vissuto di politica e che per questo ci capisce poco. La politica non è un qualcosa che si impara sui libri. Sui libri si può imparare la storia della politica ma non l’arte della politica. L’arte del fare politica la si impara sul territorio, la si impara amministrando la cosa pubblica e facendo esperienza pratica tutti i giorni. Diciamo che per la politica si deve nascere e che non ci si può improvvisare. Non è un caso che Salvini, pur usando molta demagogia, abbia così presa sul pubblico e non è un caso il fatto che rivesta in ambito governativo un ruolo di primo piano. Conte, purtroppo per lui che si è prestato e per l’Italia, rimane un ottimo docente di Diritto privato ed un prestanome di Salvini che nella coalizione con Di Maio fa il bello ed il cattivo tempo. Se quanto si racconta sugli appartenenti alla lega sarda fosse vero, ci sarebbe di che essere preoccupati. Chi scrive non può dare conferma delle notizie che girano ma mai dimenticare che la lega ha provocato il “non luogo a procedere contro Umberto e Renzo Bossi. Per i soldi sottratti ha pagato chi probabilmente eseguiva solo degli ordini. Le beghe leghiste non le conosce nessuno, in questo momento l’ aura di Salvini può oscurare anche queste situazioni. Il Partito Sardo D’azione di cui è Segretario il neoeletto Presidente, alleato della lega, ha preso un 11,30%.
Primo partito della Regione è il PD con il 13%. Il centro-sinistra annovera fra le sue fila il candidato Massimo Zedda arrivato secondo. Il sindaco di Cagliari è il candidato più conosciuto ma ha legato il suo nome al PD che si trova nel suo momento peggiore. Troppe le scelte impopolari, troppe le scelte difficili a cui il centro-sinistra, e per esso il PD, è stato chiamato dal 2011 che ne condizionano la sopravvivenza politica. Ad ogni modo visti i dati in percentuale, si può ritenere soddisfatto malgrado la sconfitta del proprio candidato.
Resta da analizzare la situazione del Movimento 5 Stelle. Vuoi vedere che chi chiedeva di votare a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini aveva ragione? Probabilmente la gente ha fatto le stesse riflessioni dello scrivente. Il movimento grillino ha lungamente gridato durante la campagna elettorale “per le politiche 2018, Onestà! Onestà!. Cosa rappresentano oggi quelle parole alla luce degli eventi successivi? La gente ha cominciato a capire che forse “onestà onestà, era solo un urlo di battaglia valevole per i nemici e non per gli amici. Coerenza politica (questa emerita sconosciuta) vuole che le urla della battaglia politica si trasformino poi nel cambiamento. Lo si deve alla gente che con il voto esprime il proprio volere sovrano. Se in campagna elettorale si urla all’onestà, l’onestà va poi fatta consolidare o l’elettore punisce. Il movimento grillino alle elezioni locali non è mai stato competitivo. A livello locale le parole, l’interlocuzione con l’elettore è necessariamente più diretta. Per superare questo scoglio così difficile quale è quello rappresentato da un’elezione comunale o regionale, serve forza e soprattutto coerenza. In mancanza non vai da nessuna parte. Non vale poi così tanto il sillogismo secondo cui chi è al governo va male alle amministrative. Se questo sillogismo fosse veritiero, la lega sarebbe dovuta andar male tanto quanto il movimento grillino. Così invece non è stato. La verità è che i richiami agli slogan non bastano quando si affronta un voto quale è quello locale. Pare perciò essere evidente che qualcosa non vada nell’ambito della conduzione del movimento. Il candidato alle elezioni sarde si chiama Francesco Desogus. Quale è il suo carisma? Quale è la sua esperienza politica? Da notizie reperite in rete, si apprende dei suoi studi in agronomia e che a alle spalle una carriera da impiegato pubblico. La rete racconta anche che si è fatto apprezzare molto nelle vesti di attivista. Essere attivista non vuol dire aver fatto politica. Se la politica è l’arte della buona amministrazione e della buona diplomazia, facendo l’attivista è difficile che ci si abitui a prendere decisioni. E’ infatti questo che deve fare un Presidente della regione: mediare, amministrare e decidere. Queste caratteristiche, giudicando sempre l’uomo politico e mai la persona sulla cui onestà non c’è motivo di dubitare, non sembrano appartenere al candidato del movimento. Questa persona ha avuto la forza di metterci la faccia e il nome mentre il Movimento sembra non aver preso sul serio la campagna sarda. Il capo politico del movimento è stato presente solo per l’ultimo comizio, ossia, quando i giochi sono praticamente fatti. Il movimento alle politiche in Sardegna aveva avuto un ampio consenso andando oltre il 40%. In poco meno di un anno ha dilapidato un patrimonio di voti che nella storia ha pochi precedenti senza considerare che in Abruzzo, Molise, Friuli e Valle D’Aosta il movimento è uscito sconfitto. Penso che Grillo e la Casaleggio ed Associati abbiano tanti motivi sui quali riflettere.
Non ci possiamo esimere dal fare gli auguri alla Sardegna. Speriamo che la Presidenza Solinas significhi per la Regione rinascita. Certo le premesse non sembrano buone ma il futuro è imprevedibile.

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