Un teatro chiamato politica

Un teatro chiamato politica

image_pdfimage_print

So che dopo la pubblicazione di quest’articolo mi renderò antipatico a molti. Probabilmente qualcuno mi dirà che son del PD e che sponsorizzo i ladri che ci avrebbero affossati; probabilmente qualcun altro mi dirà che voto per chi ha salvato le banche degli amici; e che dimentica il salvataggio di Banca Carige tramite lo stesso decreto del governo Renzi; pqualcuno citerà la storia dei genitori di Renzi messi ai domiciliari dimenticando che tutti siamo soggetti alla legge e che il rispetto della legge prescinde dal cognome che si porta; probabilmente qualcuno si inventerà storie e storielle. Io però sono abituato a dire ciò che penso. Questo sito intende continuare ad essere apartitico ma non può essere apolitico. Siccome la politica è il sale della democrazia e quella italiana assomiglia
ad un teatrino al quale chi ha una scuola politica non può partecipare, ci dobbiamo occupare di un caso che nei giorni scorsi ha tenuto banco su giornali e televisioni malgrado il risultato che ieri si è avuto era già scritto. Mi riferisco al caso Salvini ed alla sua posizione sul caso Di Ciotti. A me è stato insegnato che la libertà personale di un individuo può essere limitata in presenza di atti illeciti commessi. Con il caso della Di Ciotti le cose sembrano cambiate. Il ministro degli Interni ci ha detto che ha trattenuto quegli immigrati sulla nave nel porto di Catania per “difendere gli interessi nazionali”. Lio mi domando quali siano questi interessi nazionali. Nessuno fra quei migranti avrebbe potuto nuocere all’italico popolo e, ove si sia pensato di usare i migranti per fare pressione sull’Europa, si è rasentato un trattamento che definire disumano non penso sia sbagliato. La Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione del procedimento che invece, contrariamente a ciò che è avvenuto a Palermo (l’inchiesta era divisa in due tronconi ed il tribunale dei ministri palermitano non aveva ravvisato reati nella condotta del Ministro ammettendo che il Giudice penale non ha competenza in materia di scelte politiche che rimangono perciò insindacabili), è stata respinta. Si è innescato allora il meccanismo per il quale va chiesta alla Camera di appartenenza del Ministro l’autorizzazione a Procedere. Tale Autorizzazione doveva essere votata ieri 19 Febbraio dai componenti della Giunta per le Immunità formata da 23 Senatori. Lo Stesso Salvini ha più volte dichiarato a TV e Stampa di non volersi avvalere dell’immunità e di volersi far processare. Ricordare il suo post su Facebook durante il quale apriva la busta che conteneva la notifica della richiesta di archiviazione, è doveroso. Ricordare che in quella stessa diretta il Ministro Degli Interni rimproverava i Magistrati che, a suo dire, avevano speso i soldi del contribuente per una inchiesta che si era risolta in una bolla di sapone è altrettanto doveroso. Pensate se tutti gli imputati potessero aprire una diretta Facebook e rimproverare il PM che ha indagato su di loro di aver speso i soldi del contribuente. Lo Stato di Diritto ne risentirebbe clamorosamente. Il Ministro Degli Interni, che fino a prova contraria è da ritenersi innocente così come vuole la nostra Costituzione, ha fatto passare un messaggio sbagliato e pericoloso. Ma questa è un’altra storia che andrebbe approfondita a parte. Tornando alla richiesta di Autorizzazione a Procedere, bisogna dire che è Stata respinta dalla Giunta. Si dovrà pronunciare adesso l’aula del Senato in maniera definitiva entro il 24 Marzo. La legge costituzionale n. 1 del 1989, che ha modificato l’art. 96 della Carta Costituzionale,, prevede che per i reati commessi dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni spetti al Parlamento valutare se la procedura giudiziaria debba essere fermata poiché l’inquisito ha agito “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico”.
Hanno votato Pro Salvini, Lega, Forza Italia, Autonomie e Fratelli D’Italia. Anche il movimento grillino, in barba ai suoi valori, ha votato pro Salvini.
In sintesi, la richiesta di autorizzazione a procedere, pervenuta al Senato il 23 gennaio scorso e formulata dal Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Catania:
Il reato contestato, in riferimento ai fatti avvenuti tra il 20 e il 25 agosto 2018, è quello relativo ai commi primo, secondo (punto 2) e terzo dell’articolo 605 del codice penale (sequestro di persona aggravato dall’abuso di potere). In un primo passaggio, la Procura di Catania aveva proposto l’archiviazione dell’indagine, ma il cosiddetto “tribunale dei ministri” (in realtà un collegio di magistrati scelti per sorteggio, nella fattispecie Nicola La Mantia, Sandro Levanti e Paolo Corda) è stato di diverso avviso.
Nella richiesta inviata al Senato, i magistrati scrivono che Salvini “nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali…non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione…di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da Imrcc (Italian maritime rescue coordination center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave Diciotti’ ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco”.
“Fatto aggravato – sostiene il “tribunale dei ministri” catanese – dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”. A Catania Sarebbero indagati anche Conte, Di Maio e Toninelli per i quali il Procuratore Zuccaro Sarebbe pronto a chiedere l’archiviazione. Ovviamente il procedimento è stato avviato dopo la dichiarazione di condivisione della linea politica di Salvini da parte del Presidente Del Consiglio, Del suo Vice e del Ministro dei Trasporti.
Premettendo che illudersi sul fatto che Salvini potesse essere processato per le violazioni di cui sopra, è sbagliato dato che era palese il no all’autorizzazione. Al fine di attribuire la responsabilità politica a chi deve assumersela in realtà, dobbiamo porre l’accento sulla farsa del voto online proposto dal movimento 5 Stelle di Lunedì 18 Febbraio. La prima domanda da porsi è: quale certificazione abbiamo sulla validità della consultazione? Chi ci dice che il risultato della votazione non sia stato falsato per giustificare una votazione in Giunta della quale il movimento deve assumersi la piena responsabilità politica? Non abbiamo nessuna Certezza. Le mie conoscenze informatiche mi dicono che è facile addomesticare un risultato elettorale su un sito Web. L’unica cosa che si può dire è che il Movimento non ha alcun interesse a processare Salvini. Mentre partiti come il PD, o il senatore De Falco ex M5S, hanno da subito dichiarato la propria intenzione di voto a favore del processo, il Movimento non è mai stato in grado di prendere una posizione chiara, almeno pubblicamente. Schiacciato tra la necessità di mantenere solida l’alleanza di governo da una parte e non tradire il suo principio di guerra ai privilegi – come l’immunità di un ministro – dall’altra. Il Movimento si trova in uno stato confusionale, consapevole che tanto andando contro Salvini, quanto difendendolo, ne uscirebbe fortemente ammaccato. Prevale qui il pressapochismo politico che affligge il movimento. Un partito politico degno di tal nome non ha bisogno di consultare 50000 elettori, o presunti tali, per dare ai propri parlamentari un certo indirizzo. Non è neppure democratico motivare una decisione politica facendosi scudo con l’elettorato o con gli iscritti. Una decisione di natura politica va assunta e di essa ci si prende la piena responsabilità politica. Sarà poi l’elettore a giudicare con il proprio voto politico l’operato dei propri rappresentanti. Quello pentastellato è però il movimento politico del futuro, basato su una democrazia digitale diretta da esportare in tutto il mondo, secondo i dirigenti del partito-azienda. Per questo, si è deciso di dare l’ultima parola al popolo del web. Nella giornata di Lunedì (dopo un primo ritardo sul programma, gli iscritti alla piattaforma Rousseau in teoria avrebbero potuto votare sull’autorizzazione o meno a procedere contro il ministro dell’Interno. La domanda qui è: possiamo considerare questa votazione come una espressione consapevole di consenso o dissenso? Quali e quanti voti sono stati espressi in maniera consapevole? In ogni caso, nella votazione in Giunta per le immunità, i parlamentari pentastellati hanno seguito il presunto volere della base. Qui la domanda è: può il voto espresso online e su una piattaforma privata, condizionare il Parlamento? La democrazia diretta così congegnata non è normata e la Costituzione non attribuisce al Parlamentare alcun vincolo di mandato. Per questa ragione il voto online non può avere nessuna valenza giuridica. E’ solo uno specchietto per le allodole volto a salvaguardare una coalizione di governo. In questo non c’è nulla di sbagliato. Ciò che non è concepibile per un partito politico è il fatto di non prendersi le proprie responsabilità politiche. Si prende così in giro la gente. E’ chiaro che La decisione è stata presa nelle segrete stanze ma bisogna dirlo alla gente che deve poter giudicare la condotta di un partito in cabina elettorale. Se diamo una lettura alla versione originale del quesito odierno modificata frettolosamente la mattina precedente al voto, ci rendiamo conto di come si sia presa in giro la base. In primis, la versione che conosciamo recava l’assurdo stratagemma per cui bisognava votare no per dire sì e votare sì per dire no. La domanda che rimbalza da mesi sui giornali, nei salotti televisivi e nei comizi politici, è una sola: il parlamento darà l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini? Chi è a favore dice sì; chi è contrario dice no. Il Movimento aveva però ribaltato il quesito. “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello stato?”. Chi vuole dare l’ok al processo, dovrà votare no, mentre chi desidera difendere il ministro dell’Interno, dovrà esprimere un sì. Un giochino apparentemente poco sensato che invece ha un senso: il rischio di una vittoria degli anti-salviniani esiste, meglio quindi mescolare le carte, prendersi i voti di chi legge attentamente il quesito ma anche quelli di chi vota sì senza rendersi conto di star negando l’autorizzazione a procedere. Non è d’altronde il primo trucchetto di numeri e parole che caratterizza il modus operandi di questo esecutivo. Memorabile è quel deficit al 2,4% con pugni alzati dai balconi istituzionali, poi declassato sotto pressione dell’Unione Europa a un 2,04% (nella speranza che quello zero di mezzo non assumesse troppa rilevanza nella percezione popolare).
Al di là del trucchetto dei sì e dei no, comunque, la posizione pro-Salvini della dirigenza del Movimento 5 stelle emerge anche dal lessico usato nella prima versione del quesito. Il caso Diciotti ha fatto il giro del mondo perché decine di migranti – tra cui donne e minori – hanno trascorso giorni interi davanti alla costa italiana in condizioni psicofisiche sempre più precarie. C’erano malati a bordo, cibo e beni di prima necessità scarseggiavano con il passare dei giorni, eppure il ministro dell’Interno continuava a negare l’ok allo sbarco. Un atto definito da più parti disumano, tanto che Salvini è stato appunto indagato per sequestro di persona. Eppure, nel quesito della piattaforma Rousseau si parlava di “ritardo” allo sbarco, declassando dunque già dal principio l’accusa che pende sul ministro dell’Interno. Davvero vogliamo far cadere il governo per un banale ritardo?
E’ utile riflettere su questa vicenda al di là di ciò che significherà per le singole personalità politiche. Il popolo italiano non merita d’esserepreso in giro. Oppure sì?

Administrator

Chiama Adesso!