Codice della crisi e dell’insolvenza

Codice della crisi e dell’insolvenza

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In attuazione della legge 19 Ottobre 2017 n. 155, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, n. 38, Supplemento Ordinario 6,, del 14.02.2019, il nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza (d. lgs. 14 del 12/01/2019).
Quanto alla cronologia, il legislatore, consapevole dell’impatto della riforma, ha fatto in modo che la legge non entri in vigore nel suo complesso. Le disposizioni cioè entreranno in vigore, come previsto appositamente nell’art. 389 dello stesso codice in maniera differita. Vediamo come i legislatore ha predisposto l’entrata in vigore di quella che e la riforma organica delle procedure concorsuali in materia fallimentare e della disciplina del sovraindebitamento.
Come previsto dall’art. 389, il Codice entrerà in vigore il 15 agosto 2020, fatta eccezione per alcune singole ipotesi previste in deroga (art. 27, comma 1, 350, 356, 357, 359, 363, 364, 366, 375, 377, 378, 379, 385, 386, 387 e 388), la cui efficacia è stata prevista a partire dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
In via transitoria si continuerà ad applicare invece la disciplina di cui alla legge fallimentare (R.D. n. 267/1942) e quella della L. n. 3/2012.
A partire dal prossimo 16 Marzo entreranno in vigore i seguennti articoli:
• 27 comma I, Competenza per materia e per territorio;
• 350, Modifiche alla disciplina dell’amministrazione straordinaria;
• 356, Albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza;
• 357, Albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza;
• 359, Area web riservata;
• 363, Certificazione dei debiti contributivi e per premi assicurativi;
• 364, Certificazione dei debiti tributari;
• 366, Modifica all’articolo 147 del Testo unico in materia di spese di giustizia;
• 375, Assetti organizzativi dell’impresa;
• 377, Assetti organizzativi societari;
• 378, Responsabilità degli amministratori;
• 379, Nomina degli organi di controllo (che tuttavia dovrà avvenire entro i successivi nove mesi);
• 385, Modifiche all’articolo 3 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
• 386, Modifiche all’articolo 4 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
• 387 Modifiche all’articolo 5 del decreto legislativo n. 122 del 2005;
• 388 Modifiche all’articolo 6 del decreto legislativo n. 122 del 2005.
– 15 agosto 2020: data di entrata in vigore della maggior mole dell’articolato
Tra le maggiori novità rientrano:
• la sostituzione del termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale”, per evitare etichette sociali negative,
• l’introduzione delle procedure di allerta allo scopo di consentire la pronta emersione della crisi e quindi il rientro del dissesto e il risanamento, ove possibile,
• la disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese
• si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, le procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale
• la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali,
• le disposizioni sull’albo degli incaricati della gestione e del controllo nelle procedure di liquidazione. Viene istituito presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione,
• le società che rientreranno nei limiti previsti dalla riforma avranno l’obbligo di nomina degli organi di controllo.
Ci occupiamo in quest’articolo (Perché il codice merita diverse trattazioni) della Esdebitazione.
L’art. 283 così recita: “Il debitore, persona fisica meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità,, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura (debitore incapiente), può’ accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni dal decreto del giudice laddove sopravvengano utilità rilevanti che consentano il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore al dieci per cento. Non sono considerate utilità, ai sensi del periodo precedente, i finanziamenti, in qualsiasi forma erogati. E’ utile fare riferimento alla vecchia legge in materia che risale al 2012 che, a causa delle sue rigidità impediva un pieno reinserimento del debitore nel tessuto economico sociale. Nella “vecchia” legge (n. 3/2012) non era prevista la figura del debitore incapiente, e quindi l’utilità della norma sull’esdebitazione totale, per questi soggetti, era notevolmente compromessa anche considerando i costi della procedura stessa che il codice in discussione diminuisce della metà. Se il debitore non possedeva nulla, non poteva accedere alla procedura di esdebitazione.
Debitore incapiente è il sovraindebitato che non ha beni mobili o immobili da sottoporre a liquidazione volontaria al fine di ottenere l’esdebitazione totale; è incapiente il debitore che non poteva e non può inserire nel piano alcun altro reddito in garanzia se non il suo personale. Il nuovo codice prevede invece che se non si ha nulla si può comunque accedere alla procedura di esdebitazione, sempre che si sia un soggetto “meritevole” (Diritto all’esdebitazione).
Come per la vecchia legge, e questo per ovvie ragioni, è previsto che si possa accedere alla procedura solo ove non vi siano stati atti in frode al creditore (mancanza di dolo o colpa grave).
Rispetto alla vecchia normativa, il nuovo testo prevede che il debitore incapiente possa accedere all’esdebitazione solo per una volta e che Nei successivi 4 anni il debitore “deve presentare, a pena di revoca del beneficio, ove positiva, la dichiarazione annuale relativa alle sopravvenienze rilevanti ai sensi dei commi 1 e 2”. Niente regali ai furbetti. Il rischio di revoca del beneficio dell’esdebitazione è alto e, verificatisi i presupposti per la revoca, non vi è possibilità di accedere una seconda volta alla procedura. Tradotto in parole semplici si perde il “diritto all’esdebitazione”.
L’art. 65 sancisce che: “La proposta puo’ prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno, salvo quanto previsto dal comma 4”.
Alla vecchia legge, legge 3/2012, era stata data una interpretazione restrittiva in merito alla cessione del quinto dello stipendio.
Al riguardo occorre riportarsi ad alcune sentenze, tra le tante ricordiamo la sentenza del Tribunale di Pescara (decreto del 16.2.2017, Est. Capezzera) in cui si legge che ove la l. 3/2012 faccia riferimento alla situazione debitoria, richiama “qualunque obbligazione che faccia capo ad un soggetto, scaduta o da scadere, relativa ad un contratto avente validità ed efficacia ovvero ad un contratto non più in essere perché ad es. risolto ecc., a cui il predetto non è in grado di far fronte. La normativa sui contratti pendenti propria delle procedure di concordato preventivo e di fallimento non può quindi trovare alcuna applicabilità, neppure in via analogica, alle fattispecie regolate da questa normativa, mancando tra l’altro l’eadem ratio”.
La questione era ancora molto controversa, infatti arrivano dal Tribunale di Siracusa e di Pistoia dei provvedimenti di omologa che hanno invece revocato i finanziamenti fatti con cessione del quinto e delega di pagamento.
Nel nuovo codice invece è espressamente prevista la falcidiabilità anche di queste tipologie di finanziamenti.
D’altro canto lo scopo della legge 3/2012 è quella di offrire una seconda opportunità al debitore, e avrebbe dovuto esser letta sempre con il favor debitoris.
Come detto, I costi della procedura, così come previsto dall’art. 283 c.6 sono diminuiti della metà. Questo era un altro problema che impediva a debitori totalmente incapienti, l’accesso alla procedura da sovraindebitamento. La legge precedente assegnava ampia libertà di scelta, agli organismi di composizione della crisi, in merito agli acconti che il sovraindebitato doveva versare al fine di avviare la procedura. I Costi diminuiti della metà sono sicuramente una spinta per il debitore a regolarizzare la sua posizione e ricominciare da zero. A volte, e questo non va dimenticato, un debito non nasce dalla diretta volontà del debitore ma è provocato da crediti non incassati che rischiano di mettere in crisi le piccole e medie imprese di cui è pieno il nostro territorio e meno le aziende di notevoli dimensioni che hanno i mezzi e gli strumenti per esigere gli insoluti. Si è aperta la strada affinché la condizione di debitore non sia più un peso che spesso può addirittura uccidere moralmente e fisicamente.

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