Pensioni: legge Fornero o quota cento?

Pensioni: legge Fornero o quota cento?

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Pensione anticipata con legge Fornero e quota cento: quale conviene a chi vuole andare in pensione? Partiamo con il dire che il discorso è deficitario, poiché mentre sulla pensione anticipata secondo la riforma Fornero sappiamo tutto, di Quota 100 sappiamo ancora poco di ufficiale dato che il decreto che contiene la riforma è in corso di conversione in legge in Parlamento. Iniziamo comunque a trattare l’argomento cercando di farlo in maniera equilibrata.
Il confronto che apre questo articolo è tornato in auge dopo la puntata di DiMartedì del 2 ottobre 2018, che ha visto ospite l’ex ministro del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero. Senza dimenticare le recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, che prevedono una Quota 100 senza paletti.
L’ex ministro non ha risparmiato critiche alla misura proposta dal governo Conte, cavallo di battaglia del duo Lega-M5S che ha proprio la riforma Fornero nel mirino. La Fornero ha così dichiarato che Quota 100 parte da “una promessa che è molto chiara” ma che tuttavia trova delle difficoltà nel proposito di cancellare la riforma che porta il suo nome. Inutile dunque “dire agli italiani ‘Abbiamo cancellato la Fornero” anche se nei fatti non è vero, perché se puoi andare prima in pensione l’importo dell’assegno potrebbe essere decurtato. E questo significa scoraggiare il prepensionamento”. Ne consegue che il confronto implicito tra la preventivabile Quota 100 e la pensione anticipata con la sua Legge, la quale prevede il pensionamento anticipato ma senza penalizzazioni va fatto guardando in primis alla situazione contributiva del soggetto. Dunque, quale sistema è più conveniente? Se Quota 100 è senza paletti, come ha recentemente dichiarato il vicepremier Salvini, davvero converrebbe a tutti. Il problema è: il nostro sistema previdenziale è in grado di sostenere quota cento senza paletti? Lo vedremo dopo.
Vediamo come funziona la legge Fornero
riepilogando sommariamente i requisiti per accedere alla pensione anticipata post-Legge Fornero, andiamo a specificare i requisiti contributivi attualmente vigenti.
Oggi si può andare in pensione con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Sempre restando allo stato attuale delle cose, nel 2019 è previsto uno slittamento di 5 mensilità, in base all’adeguamento all’aspettativa di vita. Pertanto nel 2019 gli uomini potranno accedere alla pensione anticipata a 43 anni e 3 mesi di contributi accreditati, mentre le donne a 42 anni e 3 mesi. Quindi il requisito da soddisfare è esclusivamente contributivo. E non è escluso il cumulo contributivo, ma si deve fare eccezione per il limite di anni di contributi figurativi, che non deve essere superiore a 5.
Lo slittamento di cinque mesi riguarderà anche la pensione anticipata basata sul sistema contributivo che riguarda chi non ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996. Qui torna in vigore il requisito anagrafico, che per il 2018 è pari a 63 anni e 7 mesi di età, accanto al requisito contributivo, che deve equivalere a 20 anni. Come detto poco prima, nel 2019 il requisito anagrafico passerà a 64 anni. Un altro requisito da precisare è che il trattamento deve risultare pari minimo a 2,8 volte l’assegno sociale, pertanto almeno pari a 1.268,40 euro.
Un’altra soluzione di pensione anticipata riguarda i lavoratori precoci, ovvero tutti coloro i quali possiedono almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Il requisito da soddisfare non si traduce solo nel possedimento di 41 anni di contributi (41 anni e 5 mesi nel 2019), ma anche nella tipologia di lavoratori. Tale pensione anticipata spetta infatti ai disoccupati da lungo tempo, agli addetti ai lavori gravosi e usuranti, nonché ai caregiver che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente con handicap grave e ai soggetti con tasso di invalidità al 74%.
Tornando alla domanda che ha aperto l’articolo, dobbiamo fare una precisazione. Su Quota 100 non c’è ancora nulla di ufficiale. Possiamo dunque ragionare su quel che attualmente conosciamo. In tal senso ci aiutano le ultime dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini, rilasciate alla fine del vertice sul Def. E si parla di una Quota 100 per tutti, senza limiti né paletti. Dunque non sarà previsto il limite anagrafico di 64 anni (e contributivo di 36) un tempo paventato. Si parla però di limite minimo di 62 anni (e 38 di contributi). Inoltre, secondo le affermazioni del vicepremier, non ci saranno neppure ricalcoli né penalità.
Per il calcolo dell’assegno andrà considerato il sistema che è alla base degli altri trattamenti pensionistici. Il sistema di calcolo sarà dunque retributivo fino al 31 dicembre 2011, e in seguito contributivo ma solo per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Il sistema sarà invece retributivo fino al 31 dicembre 1995 e in seguito contributivo per chi vanta meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Infine il meccanismo sarà interamente contributivo per chi non ha contributi al 31 dicembre 1995.
Stando così le cose Quota 100 non sarà comunque vantaggiosa per chi possiede pochi anni di contributi. Costoro dovrebbero preferirle delle alternative come la pensione di vecchiaia, per cui nel 2019 basteranno 67 anni di età e 20 di contributi.
Certo è che una Quota 100 senza paletti, limitazioni o penalità potrebbe comunque convenire a molti, anche a coloro i quali avevano il timore di eventuali penalizzazioni sull’assegno. O, assecondando le dichiarazioni della Fornero, ritenevano Quota 100 un tema da campagna elettorale. Ora non resta che attendere la prova del 9. Vale a dire l’ufficializzazione di Quota 100 per tutti nella prossima Legge di Bilancio.
Quota cento è disciplinata dal Decretone presentato in Consiglio dei Ministri il 17 Gennaio scorso e firmato dal capo dello Stato il 28 Gennaio. Il decretone, del quale abbiamo già parlato trattando il tema del Reddito di cittadinanza, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 Gennaio ed è ora al senato per la conversione in legge. Vediamo qualche opinione sul decreto in attesa di avere notizie certe.
Riporto il parere della corte dei conti e il parere della presidenza INPS che, a mio parere, hanno il polso della situazione e che, soprattutto, sembrano quelli più obbiettivi trattando con un elemento fondamentale quale è il numero.
Secondo Boeri, l’aumento del debito implicito prodotto da Quota 100 è pari a 38 miliardi. Se la misura diventerà invece strutturale il debito potrebbe lievitare oltre 90 miliardi. Questa la stima fornita dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso dell’audizione sul decretone reddito-pensioni in commissione Lavoro del Senato.
“Il debito implicito del sistema pensionistico è destinato ad aumentare per effetto sia del nuovo canale di uscita anticipata che del congelamento degli adeguamenti della speranza di vita per le pensioni anticipate”.
Boeri, inoltre, è tornato sui numeri delle domande per il pensionamento anticipato giunte finora. Sono pervenute all’Inps 18 mila domande di pensionamento anticipato con Quota 100, di cui circa un terzo da parte di dipendenti pubblici.
Molte domande provengono dalle regioni meridionali: 4 su 10 da Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Questo dato si spiega “anche con il fatto che abbiamo spesso a che fare con persone non occupate più pronte a fare domanda di pensionamento, circostanza che, incidentalmente, dovrebbe far riflettere circa l’idea che il pensionamento liberi posti di lavoro per i giovani”. Delle 21 mila domande già arrivate all’Inps, infatti, il 42 per cento proviene dal Meridione.
Secondo la corte dei Conti, la riforma delle pensioni propugnata dal governo giallo-verde “ha un impatto significativo” sui conti pubblici: nell’audizione alla Commissione Lavoro del Senato sul “decretone”, la Corte dei Conti ha segnalato che “l’anticipo dell’età di uscita da lavoro comporta sia esigenze di cassa sia debito implicito, in quanto la componente retributiva non viene corretta tenendo conto della maggiore durata della prestazione stessa”.
Angelo Buscema, il presidente della Corte dei Conti, nel corso dell’audizione ha infatti spiegato che: “Al di là della scelta di reperire una parte del finanziamento di quota 100 all’interno dello stesso settore pensionistico, intervenendo temporaneamente sulla disciplina della perequazione ai prezzi delle pensioni vigenti, l’impatto netto delle misure varate è significativo sia se considerato in termini di deficit e debito pubblico dei prossimi tre anni (circa 17 miliardi), sia se considerato in termini di crescita del cosiddetto debito pensionistico implicito”.
La situazione quindi non è quella che ci raccontano. Il sito qui finanza parla di una decurtazione dell’assegno che va dal 5% al 21%. Il Sole 24 Ore, con le simulazioni della società di ricerca Tabula di Stefano Patriarca, ha analizzato caso per caso le oscillazioni del valore dell’assegno a seconda delle diverse condizioni anagrafiche e contributive, per verificare se e a quale prezzo convenga scegliere l’opzione anticipo pensioni offerta da questa soluzione in attesa del suo definitivo accoglimento nella legge di bilancio.
Vale ricordare che con “quota 100” la pensione viene incassata fino a cinque anni in più e “nel complesso della vita la riduzione si annulla – fa notare Patriarca – anche se rimane in ogni caso il dato della minore pensione mensile che sotto certi livelli potrebbe comprometterne l’adeguatezza”. A determinare la riduzione dell’assegno sono almeno tre fattori: il diverso coefficiente di trasformazione a 62 anni, i cinque anni di minori contributi e l’effetto rivalutazione sul montante, ipotizzando una crescita costante sia del Pil sia dello stipendio del lavoratore.
21%
Un lavoratore con uno stipendio netto di 1600 euro vedrà assottigliarsi del 21% l’assegno previdenziale se sceglie l’uscita anticipata a 62 anni.
Tra l’11e il 5%
Tra l’11% e il 5% per il lavoratore con stipendio da 2mila euro che a 64 anni decide di lasciare l’ufficio dai tre anni a un anno e tre mesi prima.
“La manovra consente il pensionamento da 62 anni con 38 di contribuzione, e cioè a un’età e con un livello di versamenti che rende la pensione superiore a quanto motivato dai contributi” spiega Patriarca. L’assegno subisce una decurtazione in ragione del peso di questo nuovo privilegio: ”per chi si trova nel cosiddetto sistema misto (cioè con 18 anni di contributi versati prima della riforma del 1995) – conclude l’analisi – e che l’anno prossimo maturerà 62 anni di età e 38 anni di versamenti, l’uscita scatterebbe con due anni in meno rispetto all’età di equilibrio contributivo” (64 anni, da confrontare con i 67 anni e tre mesi della vecchiaia e soli 20 anni di contributi).
La materia perciò richiede ulteriori approfondimenti che non mancheremo di riportare allorquando tutto sarà ufficiale.

Administrator – 14 Febbraio 2019 –

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