La Juventus e le tifoserie avversarie

La Juventus e le tifoserie avversarie

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La nona giornata di ritorno di Serie A segna uno spartiacque nella lotta scudetto. La Juventus vince lo scontro con il Milan grazie ad un rigore al minuto 96. L’episodio scatena la rabbia rossonera che si vede sfuggire il sudato pareggio proprio all’ultimo respiro. E’ giusto in questo frangente fare riferimento ai singoli episodi della partita, non tanto per esasperare gli animi ma perché il tifoso Juventino non merita d’essere continuamente massacrato sui social quando la Juventus è favorita da un episodio. Partiamo da alcuni presupposti fondamentali che sono, a parere di chi scrive, assai rilevanti e dei quali tutti, nell’esprimere il proprio giudizio, dovrebbero ricordarsi e tenere conto:
1) il direttore di gara non ha l’aiuto del replay, delle telecamere e delle moviole;
2) il direttore di gara deve decidere in pochi secondi l’esito di un’azione sulla base di ciò che ha visto e ciò che ha visto corrisponde ad una visione soggettiva a cui applicare delle norme oggettive;
3) l’occhio umano non può suddividere le immagini in fotogrammi così come fa la tecnologia odierna.
Considerando quanto sopra, esaminiamo gli episodi di Juventus Milan e partiamo dall’ultimo contestatissimo del minuto 96. Rispondiamo alla seguente domanda: perché il direttore di gara Massa dà il rigore alla Juventus? E’ piuttosto semplice la risposta: De Sciglio intercetta con l’avambraccio il cross di Lichtsteiner. Per il direttore di gara quel braccio più largo rispetto al corpo rappresenta un ostacolo maggiore rispetto alla traiettoria del pallone. Tradotto: se De Sciglio avesse tenuto il braccio attaccato al corpo il pallone l’avrebbe potuto superare. A termini di regolamento, quell’ostacolo maggiore rispetto al corpo del difendente provoca un rigore malgrado la breve distanza fra i due giocatori (SKY parla di 187 centimetri). Non si può perciò parlare di scandalo o di furto ed il tifoso juventino non ha di che vergognarsi. Il rigore non è netto ma legittimo. Neppure il fatto che il rigore sia stato dato oltre i minuti di recupero è contestabile. Fa ridere chi pensa che un rigore non vada assegnato solo perché il tempo è scaduto. Nel calcio, differentemente da altri sport, il tempo scade quando l’arbitro fischia e a termini di regolamento il direttore di gara può allungare i tempi del recupero se, durante il recupero precedentemente assegnato, vi sono state altre perdite di tempo non fisiologiche. Non dimentichiamo che durante il recupero di Juventus Milan vi era stata un’espulsione, quella di Sosa, che ha ritardato l’uscita dal terreno di gioco. Quel ritardo non è fisiologico e va in ogni caso recuperato poiché danneggia la squadra avversaria. Anche sotto questo punto di vista il penalty rimane legittimo.
Per quanto riguarda gli altri episodi:
a) c’era il rigore per fallo di Zapata su Dybala a all’ottavo minuto del primo tempo;
b) giusta l’espulsione di Sosa che rimedia due cartellini gialli per fallo su Dybala e Asamoah;
c) regolari sono i goal di BENATIA e di Bacca secondo quanto asserisce SkY.
Passiamo ad un’altra partita contestata: Juventus Napoli di coppa Italia. Il 28 Febbraio scorso la Juventus batte il Napoli 3 a 1 con due rigori a favore. Cominciamo dal rigore del 47° minuto: Dybala viene in contatto con Koulibaly e cade in aria. Il direttore di gara valuta da rigore il contatto. Sbaglia? Bisogna valutare l’entità del contatto per capire quanto possa aver influito sulla caduta di Dybala. Decisione da reputarsi difficile ma che si premi l’attaccante e non il difendente non è uno scandalo. Per ritenere questo rigore un furto bisognerebbe sapere con certezza cosa ha pensato il direttore di gara. La domanda è: come fanno i tifosi del Napoli a sapere cosa ha pensato il direttore di gara? Al 68° Albiol cade in area. L’arbitro lascia correre. Chi ha potuto osservare il replay asserisce che il difensore spagnolo accentua la caduta. Il secondo rigore per la Juve è l’episodio più dubbio fra quelli citati. Il portiere del Napoli affonda Cuadrado ma prende anche il pallone. L’episodio è dubbio ma il direttore di gara dà il rigore. A Napoli si parla ancora una volta di furto. Può essere considerato un furto un rigore dubbio? Se l’arbitro potesse avere accesso agli stessi strumenti tecnologici di cui sono dotate le redazioni di giornali e tV, se l’arbitro potesse avere accesso ai replay e desse un rigore che la tecnologia segnala come inesistente, si potrebbe parlare di furto. Siccome l’arbitro deve fidarsi dei propri occhi e di quelli dei suoi 4 assistenti, parlare di furti è quantomeno fuori luogo. Non possiamo neppure pensare che il direttore di gara agisca in malafede a meno che non si dimostri. Siccome non possiamo pensare che un arbitro sbaglia per malafede e siamo matematicamente certi del fatto che l’errore è parte dell’essere umano che non ha il supporto tecnologico sul campo, non possiamo considerare un rigore un furto a danno dell’avversario. Se lo pensassimo, seguire lo sport (non solo il campionato di calcio) sarebbe inutile. Non dimentichiamo che la buonafede è sempre presunta e che la malafede va dimostrata e fino ad oggi nessuno ha denunciato gli arbitri per un rigore non dato.
Parliamo di Udinese Juventus e di quel mani di Samir su cross di Dani Alves. La Juventus ha lamentato la mancata concessione del rigore che rivisto alla moviola sembra non esserci. Il tocco di mano sembra involontario. Nessuno ne ha fatto una tragedia e nessuno ha parlato di furto dell’Udinese a danno della Juventus! La domanda perciò è: perché quando la Juventus è vittima di presunti torti arbitrali nessuno ne parla e quando è favorita dalle decisioni dei direttori di gara succede un putiferio? Penso che quella di aggredire la Juventus ed i suoi tifosi sia diventata una moda, un brutto vizio italiano che non ha ragion d’essere. Nemmeno la frustrazione di chi non può gioire per la vittoria della propria squadra giustifica certe parole e certe accuse. Chi vince, lo sappiamo tutti, non è mai visto di buon occhio. C’è anche un altro problema che sfugge ai più: chi non vince fa poco per migliorarsi ed usa argomenti speculativi per danneggiare l’avversario più forte. Istilla il sospetto nei propri tifosi, usa argomenti antisportivi per coprire le proprie mancanze. Citare gli episodi che testimoniano quanto le mancanze altrui stiano influendo sull’esito di questo campionato è inutile. Sappiamo però tutti quanto questo comportamento sia pericoloso. Fino a quando ci si fermerà solo alle parole si potrà dire d’essere fortunati anche se le parole spesso possono essere peggiori di un colpo di spada. Il problema vero c’è quando certe parole e determinati comportamenti accendono la miccia della violenza non verbale. Oggi gli stadi sono diventati simili ad una polveriera. Si sprecano i cori razzisti e gli insulti che non possiamo definire semplici sfottò. Non è bello sapere che certa tifoseria non può andare allo stadio e tifare per la propria squadra soprattutto in trasferta ed in determinate città! Non è bello leggere certi striscioni o sentire certi cori. Il calcio non può essere una valvola di sfogo per l’indole frustrata della gente né negli stadi né sui social che oggi sono lo specchio più fedele della nostra società! Dare del ladro ad un tifoso avversario è quanto di più brutto si possa dire e leggere. Eppure in Italia ormai la cosa passa inosservata allo stesso modo in cui inosservati passano i cori razzisti!. Quando si maturerà e si vedrà lo sport per quello che è e cioè un sano divertimento con tutti i suoi pro ed i suoi contro? Quando si capirà che una svista arbitrale fa parte del gioco? Quando certa tifoseria capirà che i comportamenti razzisti danneggiano in primis la propria squadra? Queste sono le domande cui rispondere. Se non si riuscirà a dare quella risposta positiva che le domande richiedono, parlare di calcio diventa inutile e spesso dannoso. C’è in molti tifosi un difetto di mentalità vincente: non si usa guardare in casa propria ma si guarda solo ed esclusivamente in casa altrui. Da qui le turpi accuse di furto che diventano sempre più inaccettabili e creano dissidio anche nei rapporti umani. Uno sport, l’amore per questo sport che è il calcio, merita tutto ciò? Ad avviso di chi scrive, no. La rivalità fra le tifoserie è normale e guai se non ci fosse. Il problema è però che questa non è rivalità; non è uno sfottò; trattasi di insulto e l’insulto è intollerabile ed inammissibile in tutti i casi ed in relazione a tutte le persone che in un modo o nell’altro vogliono sentirsi protagoniste di questo mondo sia in veste di praticanti che in veste di tifosi.

By administrator – 11 Marzo 2017 –

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