Coppie Di Fatto E Unioni Civili Dopo La Legge Cirinnà

Coppie Di Fatto E Unioni Civili Dopo La Legge Cirinnà

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La Legge n. 76/2016, approvata nel Maggio scorso dal Parlamento, ha finalmente disciplinato la convivenza di fatto, introducendo il contratto di convivenza,
oltre ad aver istituito le “Unioni civili” fra persone dello stesso sesso (Per conoscere meglio questa nuova tipologia di contratto, si può fare riferimento
alla legge Cirinnà sotto integralmente riportata).

In via preliminare è da sottolineare che gli obblighi e i diritti della coppia di fatto non sono subordinati alla registrazione della convivenza presso
l’ufficio anagrafe del Comune di residenza. Tale registrazione rende più semplice l’aspetto probatorio del rapporto ed è obbligatoria nel caso si intenda
stipulare il già citato “contratto di convivenza” che non è comunque obbligatorio e necessario per il riconoscimento dei diritti che derivano dalla convivenza
ex lege Cirinnà. Tale contratto mira a meglio regolare le modalità di contribuzione alle necessità della coppia e della vita in comune soprattutto in caso
di separazione.

Possono firmare il contratto in discussione I cittadini maggiorenni facenti parte di coppie eterosessuali (in alternativa al matrimonio) od omosessuali
(in alternativa alle Unioni civili).

Precisato quanto sopra, possiamo in breve esaminare quanto è previsto dalla legge Cirinnà:

1)      Il convivente può essere nominato tutore o amministratore di sostegno se il partner viene dichiarato inabilitato.

2)       Può visitarlo sia in carcere sia in ospedale prestando eventualmente assistenza in caso di malattia.

3)      Il convivente ha voce in capitolo in relazione al trattamento terapeutico.

4)      In caso di morte del convivente intestatario del contratto di affitto, il convivente superstite ha il diritto di subentrare nel contratto e rimanere
nell’immobile intestato al locatario defunto.

5)      Se il convivente deceduto era proprietario della casa, il partner può continuare a vivere nella dimora per un periodo proporzionale alla durata
della convivenza.

6)      Al convivente spetta il risarcimento del danno, similmente a quanto previsto per marito e moglie, in caso di morte del partner per infortunio sul
lavoro od altro atto illecito. Sotto questo profilo matrimonio e convivenza di fatto sono equiparate.

7)      Il convivente di fatto che lavora all’interno dell’impresa del partner ha infine diritto a una partecipazione agli utili e agli incrementi dell’azienda.
Non è invece attualmente concesso ai conviventi di stipulare il fondo patrimoniale.

Passiamo ora alle note dolenti: la separazione cosa comporta? Sussiste un obbligo agli alimenti. Il giudice, su richiesta di ciascuno degli ex conviventi,
può stabilire che il convivente che versa in stato di bisogno abbia diritto agli alimenti. Differentemente dal matrimonio, non sussiste il diritto al mantenimento.
Gli alimenti sono relativi allo stato di bisogno dell’ex convivente e sono in ogni caso di importo inferiore rispetto al mantenimento. Tale obbligo stabilito
dal giudice è a tempo determinato e viene fissato in misura proporzionale alla durata della convivenza.

Apriamo adesso il capitolo relativo alle “unioni civili” occupandoci meglio della loro costituzione. Si può essere d’accordo o meno ma un fatto è certo:
l’Italia ha fatto un bel salto in avanti disciplinando giuridicamente l’unione civile fra persone appartenenti allo stesso sesso. Piaccia o non piaccia,
l’assenza di una disciplina che specifichi quali debbano essere i diritti e gli obblighi di chi convive con una persona dello stesso sesso, rappresentava
una grossa lacuna del diritto a cui bisognava porre rimedio. Il 2016 è stato l’anno buono. Vediamo perciò come deve regolarsi chi vuole costituire una
famiglia basata sulle “unioni civili. Cominciamo con il dire che non hanno senso le obiezioni poste da alcuni sindaci in materia di celebrazione delle
Unioni civili. Il rifiuto di procedere all’ottemperanza della richiesta e alla celebrazione delle Unioni Civili da parte dell’ufficiale di stato civile
integra il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio previsto dall’art. 328 del Codice Penale. Come ricordato dal Consiglio di Stato è esclusa categoricamente
la possibilità di una cosiddetta “obiezione di coscienza” da parte del Sindaco o degli ufficiali di stato civile a procedere con la celebrazione dell’unione
civile. La legge, infatti, non prevede alcuna forma di obiezione. Il Consiglio di Stato ha sottolineato come non può essere messo in discussione “il diritto
fondamentale e assoluto della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile.” I sindaci sono perciò obbligati a rendere operativo l’istituto dell’unione
civile nei comuni che amministrano: “detti adempimenti, “trattandosi di disciplina dello stato civile, costituiscono un dovere civico”. Fatta questa doverosa
precisazione condivisa con il Consiglio Di Stato, passiamo ad enucleare la disciplina prevista nella legge 76/2016:

1)      la coppia, formata da due persone maggiorenni dello stesso sesso, può scegliere liberamente il comune a cui rivolgersi per costituire l’unione
civile medesima indipendentemente dal comune di residenza.

2)      La richiesta di costituzione dell’Unione Civile va presentata congiuntamente da entrambi i componenti della coppia all’ufficiale dello stato civile.

3)      E’ importante che la coppia, unitamente ai dati anagrafici di ciascuno dei componenti, dichiari l’assenza di cause ostative all’Unione Civile”.
L’art. 1 della legge 76/2016 al comma 4 disciplina con precisione la fattispecie relativa. Si rinvia perciò alla consultazione della legge che è sotto
riportata.

4)      Al momento della richiesta, l’ufficiale dello stato civile, verificati i presupposti di legge, redige immediatamente processo verbale della richiesta
secondo la Formula 1 dell’Allegato A del Decreto del Ministero dell’Interno del 28 luglio 2016 e lo sottoscrive unitamente alla coppia richiedente la quale
viene contestualmente invitata a comparire di fronte a sé in una data indicata e concordata con la coppia medesima, immediatamente successiva al termine
di 15 giorni previsto dalla legge per la celebrazione dell’unione civile. Contrariamente a quanto accade per il matrimonio, nel caso delle Unioni civili
non vanno effettuate le pubblicazioni.

5)      I comuni hanno l’obbligo di ricevere le richieste fatte dalle parti e fissare entro 15 giorni dalla richiesta la data prevista per la cerimonia.

6)      LO STRANIERO deve presentare nella richiesta all’ufficiale di stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese, in cui
viene attestato il suo stato libero. I decreti attuativi approvati lo scorso 14 Gennaio, in materia di diritto internazionale prevedono che non sia più
necessario ottenere il nullaosta da parte del paese d’origine così come era previsto nell’art. 8 del Decreto ponte. Ove non sia possibile l’ottenimento
del certificato di Stato libero da parte del paese d’origine, i decreti attuativi approvati lo scorso 14 Gennaio, prevedono la possibilità dell’autocertificazione
la quale, in ogni caso, sarà sottoposta al controllo delle autorità italiane.

7)      La coppia può richiedere di costituire l’unione civile in un luogo già messo a disposizione dai regolamenti comunali vigenti per i matrimoni e
alle stesse condizioni. La celebrazione dell’unione civile è affidata al Sindaco, o all’ufficiale di stato civile o ad una persona delegata dal Sindaco
stesso secondo quanto previsto dal DPR 396/2000 in merito alla delega per la celebrazione del matrimonio: tale norma si applica anche in materia di unioni
civili come ribadito dal Consiglio di Stato nel parere del 21 luglio 2016.

La celebrazione dell’unione civile consiste nel rendere da parte della coppia una pubblica dichiarazione personale e congiunta di voler costituire un’unione
civile di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni nella casa comunale o, su richiesta della coppia, in altro luogo previsto
dalle norme comunali per i matrimoni e alle medesime condizioni. L’ufficiale di stato civile (o il suo delegato) deve indossare la fascia tricolore a tracolla
secondo quanto disposto dall’art. 70 del DPR 396/2000, tale obbligo previsto per i matrimoni, per effetto dell’art.1, comma 20 della legge 76/2016 si estende
automaticamente anche alle unioni civili. Il celebrante procede all’identificazione delle due parti e dei testimoni, poi dà lettura delle norme che regolano
i diritti e i doveri reciproci che scaturiscono dall’unione civile (commi 11 e 12 dell’art.1 della legge 76/2016). Il celebrante procede poi alla lettura
dell’atto di costituzione dell’unione civile secondo la Formula 4 del “formulario” al termine del quale si procede con le sottoscrizioni dell’atto da ciascuna
delle due parti e successivamente da ciascuno dei due testimoni e dell’ufficiale di stato civile stesso.

Nel caso di infermità o impedimento, secondo quanto previsto dalla legge, l’ufficiale di stato civile si trasferisce nel luogo in cui si trova la persona
impedita di recarsi nella casa comunale e riceve la richiesta presentata congiuntamente dalle parti (secondo la Formula 3 del “formulario”), allo stesso
modo avviene la costituzione dell’unione civile in costanza di impedimento a recarsi presso la casa comunale nella data stabilita (secondo la Formula 7
del formulario. In caso di imminente pericolo di vita l’ufficiale di stato civile riceve la dichiarazione di costituzione di unione civile secondo la Formula
8 del “formulario” e celebra immediatamente l’unione civile. La legge sulle unioni civili recepisce a tal proposito alcune norme del diritto internazionale,
affermando come le unioni civili tra persone dello stesso sesso saranno valide anche se celebrate in situazioni estreme, su navi o aerei, così come avviene
per i matrimoni eterosessuali.

E’ una facoltà rimessa alle parti la scelta del cognome comune della coppia. In caso si intenda adottare uno dei due cognomi delle parti come cognome familiare
occorre farne dichiarazione congiunta all’ufficiale di stato civile al momento della richiesta di costituzione dell’unione civile. La parte interessata
sceglie se anteporre o posporre il cognome comune al proprio cognome di nascita. Secondo il decreto ponte (144/2016) l’aggiunta del cognome comportava
il cambiamento del codice fiscale e lo scioglimento dell’unione civile provocava la perdita del cognome comune. I recenti decreti attuativi della legge
Cirinnà già citati hanno modificato quanto previsto dal decreto ponte. La novità prevede che le coppie unite in unione civile non debbano più modificare
il proprio codice fiscale. Così come per il matrimonio, l’unione civile tra persone dello stesso sesso non comporta più l’obbligo di abbandonare il proprio
cognome d’origine nell’atto di adozione di un cognome comune. Nessuna modifica anagrafica dunque per le coppie omosessuali unite in sede di unione civile.

Non può rimanere fuori da questa breve trattazione la questione del regime patrimoniale che può essere scelto dalla coppia al momento della richiesta di
costituzione dell’unione civile. La scelta può essere tra comunione o separazione dei beni con gli stessi effetti legali previsti nel matrimonio. In assenza
di tale scelta la legge ha optato per la “comunione dei beni”.

Unita o civilmente è la formula che, su richiesta delle parti unite civilmente, viene apposta negli atti e nei documenti in cui è prevista l’attestazione
dello stato civile secondo quanto previsto dall’art. 7 del “decreto ponte”. Indipendentemente dalla scelta, lo stato civile della persona unita civilmente,
al pari di quella coniugata, non è più libero; nelle autocertificazioni non è quindi possibile dichiarare come “libero” il proprio stato civile, anche
se si sceglie di non indicare la formula “unita/o civilmente” nei documenti.

Le norme relative al ricongiungimento famigliare ed alla cittadinanza si estendono anche alle coppie unite civilmente. Lo straniero unito in Italia (con
unione civile) o all’estero (con unione civile o matrimonio) con un cittadino italiano o con uno straniero regolarmente soggiornante in Italia può ottenere
il ricongiungimento familiare o il permesso di soggiorno per motivi familiari previsti dal Testo Unico Immigrazione (D. LGS. 286/1998) alle medesime condizioni
previste per la coppia unita in matrimonio, secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 20 della Legge 76/2016 e secondo quanto ribadito dalla Circolare
del Ministero dell’Interno del 5 agosto 2016 n. 3511.

Lo straniero regolarmente soggiornante in Italia può richiedere il ricongiungimento familiare del partner straniero unito civilmente e non residente in
Italia ai sensi dell’art. 29 del Testo Unico Immigrazione.

Lo straniero presente sul territorio nazionale che contrae unione civile con cittadino italiano può richiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari
ai sensi dell’art.30 del Testo Unico Immigrazione.

– I MATRIMONI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO CONTRATTI ALL’ESTERO devono essere trascritti in Italia affinché abbiano anche sul territorio italiano effetti
giuridici.

La coppia formata da due cittadini italiani o da un cittadino italiano e uno straniero che si sia sposata (o unita civilmente) all’estero di fronte all’autorità
locale non deve celebrare un’unione civile in Italia ma ha invece l’onere di richiederne la trascrizione o tramite il Consolato italiano nel paese in cui
è stato celebrato il matrimonio oppure direttamente all’ufficio di stato civile in Italia. Al momento della trascrizione è possibile scegliere il regime
patrimoniale della coppia (in assenza di scelta esplicita si applica la comunione dei beni) e l’eventuale cognome comune della coppia scelto tra uno dei
due cognomi delle parti.

I decreti attuativi sopra citati hanno apportato ulteriori modifiche al decreto ponte. In questo caso è da citare il decreto che ha messo ordine nelle
norme in materia di diritto internazionale privato prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata
dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo.
Il decreto prevede che il matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto all’estero produca nel nostro paese gli effetti dell’unione civile e indica
le norme di conflitto e i criteri di collegamento per il caso di unione civile costituita da stranieri o all’estero (secondo la legge italiana o quella
straniera). Viene previsto che, ai fini del nulla osta che deve essere presentato dallo straniero che intenda costituire una unione civile (art. 116 c.c.),
non rilevino gli impedimenti relativi al sesso come implicitamente evidenziato sopra.

Per la trascrizione dell’atto è necessario presentare una copia autenticata o l’atto originale di matrimonio tradotto in italiano e legalizzato dal Consolato
(a meno che le convenzioni stipulate tra Italia e stato estero in cui si è celebrato il matrimonio prevedano altre modalità.

Per effetto dell’art.1 comma 20 della legge 76/2016 la procedura di trascrizione del matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero è la
stessa già prevista per il matrimonio tra persone di sesso diverso, e si applicano le medesime norme a partire dal DPR 396/2000. L’unica differenza è che
l’atto attestante l’avvenuta celebrazione dell’ Unione Civile fra persone dello stesso sesso viene trascritto in un registro delle unioni civili ed estende
la sua efficacia nell’ordinamento italiano come unione civile (secondo quanto disposto dalla lettera b) del comma 28 dell’art.1 della legge 76/2016).

Ai fini della validità (e quindi della trascrivibilità in Italia) del matrimonio celebrato all’estero è irrilevante che esso sia stato celebrato prima
dell’entrata in vigore della legge italiana n. 76. La validità dell’atto di matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero è regolato unicamente
dalla legge locale.

Viene introdotto nel codice penale un nuovo articolo, il 574-ter che equipara ai fini della legge penale, le unioni civili e le loro parti al matrimonio
e ai coniugi.

Con questo decreto si integra quanto previsto al comma 20 della legge sulle unioni civili che equipara il matrimonio e l’unione civile con norme che riguardano
la materia penale che, in ogni caso richiede norme specifiche.

Era doveroso fare un quadro, il più preciso possibile, dato il cambio epocale che la legge Cirinnà, tanto osteggiata dalla Chiesa e dal mondo cattolico,
comporta. Con la definizione dei decreti attuativi, oggi l’ordinamento giuridico italiano si può ancora definire all’avanguardia e completo.

Si riporta, ai fini di una migliore comprensione di diritti ed obblighi che derivano dalle unioni civili, la legislazione così come pubblicata in gazzetta
ufficiale.

LEGGE 20 maggio 2016, n. 76  

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. (16G00082) (GU Serie Generale n.118 del 21-5-2016)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 05/06/2016

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaAlberoArticoli/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-05-21&atto.codiceRedazionale=16G00082#art

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              Promulga

la seguente legge:

                               Art. 1

  1. La presente legge istituisce l’unione civile tra  persone  dello

stesso sesso  quale  specifica  formazione  sociale  ai  sensi  degli

articoli 2  e  3  della  Costituzione  e  reca  la  disciplina  delle

convivenze di fatto.

  2.  Due  persone  maggiorenni  dello  stesso  sesso   costituiscono

un’unione civile mediante dichiarazione di  fronte  all’ufficiale  di

stato civile ed alla presenza di due testimoni.

  3. L’ufficiale di stato civile provvede  alla  registrazione  degli

atti di unione civile tra persone dello  stesso  sesso  nell’archivio

dello stato civile.

  4. Sono cause impeditive per la costituzione dell’unione civile tra

persone dello stesso sesso:

  a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo  matrimoniale

o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;

  b) l’interdizione di una delle parti per infermita’  di  mente; 

se

l’istanza d’interdizione e’ soltanto promossa, il pubblico  ministero

puo’ chiedere che si sospenda la costituzione dell’unione civile;  in

tal caso il procedimento non puo’ aver luogo finche’ la sentenza  che

ha pronunziato sull’istanza non sia passata in giudicato;

  c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all’articolo 87,

primo comma, del codice civile; non possono altresi’ contrarre unione

civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la  zia  e

la nipote; si applicano le disposizioni di cui al  medesimo  articolo

87;

  d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o

tentato nei confronti di chi sia coniugato  o  unito  civilmente  con

l’altra parte; se e’ stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero

sentenza di condanna di primo  o  secondo  grado  ovvero  una  misura

cautelare la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso e’ sospesa  sino  a  quando  non  e’  pronunziata  sentenza  di

proscioglimento.

  5. La sussistenza di una delle cause impeditive di cui al  comma  4

comporta la nullita’ dell’unione  civile  tra  persone  dello  stesso

sesso. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si  applicano

gli articoli 65 e 68, nonche’ le disposizioni di  cui  agli  articoli

119, 120, 123, 125, 126, 127, 128, 129 e 129-bis del codice civile.

  6. L’unione civile costituita in  violazione  di  una  delle  cause

impeditive di cui al comma 4, ovvero in violazione  dell’articolo  68

del codice civile, puo’ essere  impugnata  da  ciascuna  delle  parti

dell’unione civile, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero

e da tutti coloro che abbiano per impugnarla un interesse legittimo e

attuale. L’unione civile costituita da una  parte  durante  l’assenza

dell’altra non puo’ essere impugnata finche’ dura l’assenza.

  7. L’unione  civile  puo’  essere  impugnata  dalla  parte  il  cui

consenso e’ stato estorto con violenza o  determinato  da  timore  di

eccezionale gravita’ determinato da cause esterne alla parte  stessa.

Puo’ essere altresi’ impugnata dalla parte il cui consenso  e’  stato

dato per effetto di errore sull’identita’ della persona o  di  errore

essenziale su qualita’ personali dell’altra parte. L’azione non  puo’

essere proposta se vi e’ stata coabitazione per un anno dopo  che  e’

cessata la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero

sia stato scoperto l’errore. L’errore  sulle  qualita’  personali  e’

essenziale qualora, tenute presenti le condizioni  dell’altra  parte,

si accerti che la stessa non avrebbe prestato il suo consenso  se  le

avesse esattamente conosciute e purche’ l’errore riguardi:

  a) l’esistenza di una malattia fisica o psichica, tale da  impedire

lo svolgimento della vita comune;

  b) le circostanze di cui all’articolo 122, terzo comma, numeri  2),

3) e 4), del codice civile.

  8. La parte puo’ in  qualunque  tempo  impugnare  il  matrimonio  o

l’unione civile dell’altra parte. Se  si  oppone  la  nullita’  della

prima unione  civile,  tale  questione  deve  essere  preventivamente

giudicata.

  9. L’unione civile tra persone dello stesso  sesso  e’  certificata

dal relativo documento attestante la  costituzione  dell’unione,  che

deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del  loro

regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati  anagrafici

e alla residenza dei testimoni.

  10. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile  le  parti

possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro

cognomi. La parte puo’ anteporre o  posporre  al  cognome  comune  il

proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di

stato civile.

  11. Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso le parti acquistano gli stessi diritti e  assumono  i  medesimi

doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco  all’assistenza

morale e materiale  e  alla  coabitazione.  Entrambe  le  parti  sono

tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze  e  alla  propria

capacita’ di lavoro  professionale  e  casalingo,  a  contribuire  ai

bisogni comuni.

  12. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e

fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il  potere

di attuare l’indirizzo concordato.

  13. Il regime patrimoniale dell’unione  civile  tra  persone  dello

stesso sesso, in mancanza di  diversa  convenzione  patrimoniale,  e’

costituito dalla comunione dei beni. In materia di  forma,  modifica,

simulazione e capacita’ per la stipula delle convenzioni patrimoniali

si applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del codice  civile.  Le

parti non possono derogare ne’ ai  diritti  ne’  ai  doveri  previsti

dalla  legge  per  effetto  dell’unione  civile.  Si   applicano   le

disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI  del

titolo VI del libro primo del codice civile.

  14. Quando la condotta della parte dell’unione civile e’  causa  di

grave pregiudizio all’integrita’ fisica o morale ovvero alla liberta’

dell’altra parte, il giudice, su istanza di parte, puo’ adottare  con

decreto uno o piu’ dei provvedimenti di cui all’articolo 342-ter  del

codice civile.

  15.  Nella  scelta  dell’amministratore  di  sostegno  il   giudice

tutelare preferisce, ove possibile, la parte dell’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso. L’interdizione o l’inabilitazione possono

essere promosse anche dalla parte dell’unione civile, la  quale  puo’

presentare istanza di revoca quando ne cessa la causa.

  16. La violenza e’ causa di annullamento del contratto anche quando

il male minacciato riguarda la persona  o  i  beni  dell’altra  parte

dell’unione civile costituita dal contraente o da  un  discendente  o

ascendente di lui.

  17. In caso di  morte  del  prestatore  di  lavoro,  le  indennita’

indicate  dagli  articoli  2118  e  2120  del  codice  civile  devono

corrispondersi anche alla parte dell’unione civile.

  18. La prescrizione rimane sospesa tra le parti dell’unione civile.

  19. All’unione civile tra persone dello stesso sesso  si  applicano

le disposizioni di cui al titolo XIII  del  libro  primo  del  codice

civile, nonche’ gli articoli 116, primo comma, 146, 2647, 2653, primo

comma, numero 4), e 2659 del codice civile.

  20. Al solo fine di  assicurare  l’effettivita’  della  tutela  dei

diritti e il pieno adempimento degli obblighi  derivanti  dall’unione

civile tra  persone  dello  stesso  sesso,  le  disposizioni  che  si

riferiscono al matrimonio e  le  disposizioni  contenenti  le  parole

«coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque  ricorrono  nelle

leggi, negli atti aventi forza  di  legge,  nei  regolamenti  nonche’

negli atti amministrativi e nei contratti  collettivi,  si  applicano

anche ad ognuna delle parti  dell’unione  civile  tra  persone  dello

stesso sesso. La disposizione di cui al  periodo  precedente  non  si

applica alle norme del codice  civile  non  richiamate  espressamente

nella presente legge, nonche’ alle disposizioni di cui alla  legge  4

maggio 1983, n. 184. Resta fermo  quanto  previsto  e  consentito  in

materia di adozione dalle norme vigenti.

  21. Alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso si

applicano le disposizioni previste dal capo III  e  dal  capo  X  del

titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo  IV

del libro secondo del codice civile.

  22. La morte o la dichiarazione di  morte  presunta  di  una  delle

parti dell’unione civile ne determina lo scioglimento.

  23.  L’unione  civile  si  scioglie  altresi’  nei  casi   previsti

dall’articolo 3, numero 1) e numero 2), lettere a),  c),  d)  ed  e),

della legge 1° dicembre 1970, n. 898.

  24. L’unione civile si scioglie, inoltre,  quando  le  parti  hanno

manifestato anche disgiuntamente la volonta’ di scioglimento  dinanzi

all’ufficiale  dello  stato  civile.  In  tale  caso  la  domanda  di

scioglimento dell’unione civile e’ proposta decorsi  tre  mesi  dalla

data della manifestazione di volonta’ di scioglimento dell’unione.

  25. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 4,  5,  primo

comma, e dal quinto all’undicesimo comma, 8, 9,  9-bis,  10,  12-bis,

12-ter, 12-quater, 12-quinquies e 12-sexies della legge  1°  dicembre

1970, n. 898, nonche’ le disposizioni di cui al Titolo II  del  libro

quarto del codice di procedura civile ed agli articoli  6  e  12  del

decreto-legge  12   settembre   2014,   n.   132,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162.

  26.  La  sentenza  di  rettificazione  di  attribuzione  di   sesso

determina lo scioglimento dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso.

  27. Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi  abbiano

manifestato la volonta’ di non sciogliere  il  matrimonio  o  di  non

cessarne gli  effetti  civili,  consegue  l’automatica  instaurazione

dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

  28. Fatte salve le disposizioni di  cui  alla  presente  legge,  il

Governo e’ delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, uno o  piu’  decreti  legislativi  in

materia di unione civile tra persone dello stesso sesso nel  rispetto

dei seguenti principi e criteri direttivi:

  a)  adeguamento  alle  previsioni  della   presente   legge   delle

disposizioni  dell’ordinamento  dello  stato  civile  in  materia  di

iscrizioni, trascrizioni e annotazioni;

  b)  modifica  e  riordino  delle  norme  in  materia   di   diritto

internazionale privato, prevedendo  l’applicazione  della  disciplina

dell’unione civile tra persone  dello  stesso  sesso  regolata  dalle

leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso  che

abbiano  contratto  all’estero  matrimonio,  unione  civile  o  altro

istituto analogo;

  c)  modificazioni  ed  integrazioni  normative  per  il  necessario

coordinamento con la  presente  legge  delle  disposizioni  contenute

nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e  nei

decreti.

  29. I decreti legislativi di cui  al  comma  28  sono  adottati  su

proposta del Ministro della giustizia, di concerto  con  il  Ministro

dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali  e  il

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

  30. Ciascuno schema di decreto legislativo di cui al  comma  28,  a

seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri, e’  trasmesso

alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche’  su  di

esso siano espressi, entro  sessanta  giorni  dalla  trasmissione,  i

pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Decorso

tale termine il decreto  puo’  essere  comunque  adottato,  anche  in

mancanza dei pareri. Qualora il termine per l’espressione dei  pareri

parlamentari scada nei trenta giorni che precedono  la  scadenza  del

termine previsto dal comma 28, quest’ultimo termine e’  prorogato  di

tre mesi. Il Governo,  qualora  non  intenda  conformarsi  ai  pareri

parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle  Camere  con  le  sue

osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate  dei  necessari

elementi  integrativi  di  informazione  e  motivazione.   I   pareri

definitivi delle Commissioni competenti  per  materia  sono  espressi

entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione.

Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.

  31. Entro due anni dalla data  di  entrata  in  vigore  di  ciascun

decreto legislativo adottato ai sensi del comma 28, il  Governo  puo’

adottare disposizioni integrative e correttive del decreto  medesimo,

nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al citato  comma

28, con la procedura prevista nei commi 29 e 30.

  32. All’articolo 86 del codice  civile,  dopo  le  parole:  «da  un

matrimonio» sono inserite le seguenti: «o  da  un’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso».

  33. All’articolo 124 del codice civile, dopo le parole:  «impugnare

il matrimonio» sono inserite le  seguenti:  «o  l’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso».

  34. Con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su

proposta del Ministro dell’interno, da emanare  entro  trenta  giorni

dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono  stabilite

le disposizioni transitorie necessarie per  la  tenuta  dei  registri

nell’archivio dello stato civile nelle more  dell’entrata  in  vigore

dei decreti legislativi adottati ai sensi del comma 28, lettera a).

  35. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 34 acquistano  efficacia

a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

  36. Ai fini delle disposizioni di cui  ai  commi  da  37  a  67  si

intendono per «conviventi di fatto»  due  persone  maggiorenni  unite

stabilmente da legami affettivi di coppia e di  reciproca  assistenza

morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinita’

o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

  37. Ferma restando la sussistenza dei presupposti di cui  al  comma

36, per l’accertamento della stabile  convivenza  si  fa  riferimento

alla dichiarazione anagrafica di cui all’articolo 4 e alla lettera b)

del comma 1 dell’articolo 13 del regolamento di cui  al  decreto  del

Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

  38. I conviventi di fatto hanno gli  stessi  diritti  spettanti  al

coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario.

  39. In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto  hanno

diritto reciproco di visita, di assistenza nonche’  di  accesso  alle

informazioni personali, secondo le  regole  di  organizzazione  delle

strutture  ospedaliere  o  di   assistenza   pubbliche,   private   o

convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.

  40. Ciascun convivente di fatto puo’ designare  l’altro  quale  suo

rappresentante con poteri pieni o limitati:

  a) in caso di malattia che comporta incapacita’ di intendere  e  di

volere, per le decisioni in materia di salute;

  b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le

modalita’ di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

  41. La designazione di cui al  comma  40  e’  effettuata  in  forma

scritta e autografa oppure, in caso di impossibilita’  di  redigerla,

alla presenza di un testimone.

  42. Salvo  quanto  previsto  dall’articolo  337-sexies  del  codice

civile, in caso di  morte  del  proprietario  della  casa  di  comune

residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di  continuare

ad abitare nella stessa per due anni  o  per  un  periodo  pari  alla

convivenza se superiore a due anni e  comunque  non  oltre  i  cinque

anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o  figli  disabili  del

convivente superstite,  il  medesimo  ha  diritto  di  continuare  ad

abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a

tre anni.

  43. Il diritto di cui al comma 42 viene meno nel  caso  in  cui  il

convivente superstite cessi di  abitare  stabilmente  nella  casa  di

comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova

convivenza di fatto.

  44. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto

di locazione della casa di comune residenza, il convivente  di  fatto

ha facolta’ di succedergli nel contratto.

  45.  Nel  caso  in  cui  l’appartenenza  ad  un  nucleo   familiare

costituisca titolo  o  causa  di  preferenza  nelle  graduatorie  per

l’assegnazione di alloggi di edilizia  popolare,  di  tale  titolo  o

causa di preferenza  possono  godere,  a  parita’  di  condizioni,  i

conviventi di fatto.

  46. Nella sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo  del

codice civile, dopo l’articolo 230-bis e’ aggiunto il seguente:

  «Art. 230-ter (Diritti del convivente). – Al  convivente  di  fatto

che presti stabilmente  la  propria  opera  all’interno  dell’impresa

dell’altro  convivente   spetta   una   partecipazione   agli   utili

dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con  essi  nonche’  agli

incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento,  commisurata

al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non  spetta  qualora

tra  i  conviventi  esista  un  rapporto  di  societa’  o  di  lavoro

subordinato».

  47. All’articolo  712,  secondo  comma,  del  codice  di  procedura

civile, dopo le parole: «del coniuge» sono inserite le  seguenti:  «o

del convivente di fatto».

  48. Il convivente di fatto puo’ essere nominato tutore, curatore  o

amministratore di sostegno,  qualora  l’altra  parte  sia  dichiarata

interdetta  o  inabilitata  ai  sensi  delle  norme  vigenti   ovvero

ricorrano i presupposti di cui all’articolo 404 del codice civile.

  49. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da  fatto

illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile  alla

parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati  per  il

risarcimento del danno al coniuge superstite.

  50.  I  conviventi  di  fatto  possono  disciplinare   i   rapporti

patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la  sottoscrizione

di un contratto di convivenza.

  51. Il contratto di cui al comma 50, le  sue  modifiche  e  la  sua

risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena  di  nullita’,  con

atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione  autenticata  da

un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformita’ alle norme

imperative e all’ordine pubblico.

  52. Ai fini dell’opponibilita’ ai terzi, il professionista  che  ha

ricevuto l’atto  in  forma  pubblica  o  che  ne  ha  autenticato  la

sottoscrizione  ai  sensi  del  comma  51  deve  provvedere  entro  i

successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune  di  residenza

dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe ai sensi degli  articoli

5 e 7  del  regolamento  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della

Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

  53.  Il  contratto  di  cui  al   comma   50   reca   l’indicazione

dell’indirizzo indicato da ciascuna parte al quale sono effettuate le

comunicazioni inerenti  al  contratto  medesimo.  Il  contratto  puo’

contenere:

  a) l’indicazione della residenza;

  b) le modalita’ di contribuzione  alle  necessita’  della  vita  in

comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e  alla  capacita’  di

lavoro professionale o casalingo;

  c) il regime patrimoniale della comunione dei  beni,  di  cui  alla

sezione III del capo VI del titolo VI  del  libro  primo  del  codice

civile.

  54. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza  puo’

essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza con

le modalita’ di cui al comma 51.

  55.   Il   trattamento   dei   dati   personali   contenuti   nelle

certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa

prevista dal codice in materia di protezione dei dati  personali,  di

cui al decreto legislativo 30 giugno  2003,  n.  196,  garantendo  il

rispetto  della  dignita’  degli   appartenenti   al   contratto   di

convivenza.  I  dati   personali   contenuti   nelle   certificazioni

anagrafiche non possono  costituire  elemento  di  discriminazione  a

carico delle parti del contratto di convivenza.

  56. Il contratto di convivenza non puo’ essere sottoposto a termine

o condizione.  Nel  caso  in  cui  le  parti  inseriscano  termini  o

condizioni, questi si hanno per non apposti.

  57. II contratto di convivenza e’ affetto  da  nullita’  insanabile

che puo’ essere fatta  valere  da  chiunque  vi  abbia  interesse  se

concluso:

  a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di

un altro contratto di convivenza;

  b) in violazione del comma 36;

  c) da persona minore di eta’;

  d) da persona interdetta giudizialmente;

  e) in caso di condanna per il delitto di cui  all’articolo  88  del

codice civile.

  58. Gli effetti del contratto  di  convivenza  restano  sospesi  in

pendenza del procedimento di interdizione giudiziale o  nel  caso  di

rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per  il  delitto  di

cui all’articolo  88  del  codice  civile,  fino  a  quando  non  sia

pronunciata sentenza di proscioglimento.

  59. Il contratto di convivenza si risolve per:

  a) accordo delle parti;

  b) recesso unilaterale;

  c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un  convivente

ed altra persona;

  d) morte di uno dei contraenti.

  60. La risoluzione del contratto di convivenza  per  accordo  delle

parti o per recesso unilaterale deve essere redatta  nelle  forme  di

cui al comma 51. Qualora il contratto di convivenza preveda, a  norma

del comma 53, lettera c), il regime patrimoniale della comunione  dei

beni, la sua risoluzione determina lo  scioglimento  della  comunione

medesima e si applicano, in quanto compatibili,  le  disposizioni  di

cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del  libro  primo  del

codice civile. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio  per

gli atti di  trasferimento  di  diritti  reali  immobiliari  comunque

discendenti dal contratto di convivenza.

  61. Nel caso di recesso unilaterale da un contratto  di  convivenza

il professionista che riceve o che autentica l’atto e’ tenuto,  oltre

che agli  adempimenti  di  cui  al  comma  52,  a  notificarne  copia

all’altro contraente all’indirizzo risultante dal contratto. Nel caso

in cui la casa  familiare  sia  nella  disponibilita’  esclusiva  del

recedente, la dichiarazione di recesso,  a  pena  di  nullita’,  deve

contenere il termine, non inferiore a  novanta  giorni,  concesso  al

convivente per lasciare l’abitazione.

  62. Nel caso di cui alla lettera c) del comma 59, il contraente che

ha contratto matrimonio o unione  civile  deve  notificare  all’altro

contraente, nonche’ al professionista che ha ricevuto  o  autenticato

il contratto di convivenza, l’estratto  di  matrimonio  o  di  unione

civile.

  63. Nel caso di cui alla lettera d) del  comma  59,  il  contraente

superstite o gli eredi del contraente deceduto devono  notificare  al

professionista  che  ha  ricevuto  o  autenticato  il  contratto   di

convivenza  l’estratto  dell’atto  di  morte  affinche’  provveda  ad

annotare a margine del contratto di convivenza l’avvenuta risoluzione

del contratto e a notificarlo all’anagrafe del comune di residenza.

  64. Dopo l’articolo 30 della legge  31  maggio  1995,  n.  218,  e’

inserito il seguente:

  «Art. 30-bis (Contratti  di  convivenza).  –  1.  Ai  contratti  di

convivenza si applica la legge nazionale comune  dei  contraenti.  Ai

contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge del  luogo  in

cui la convivenza e’ prevalentemente localizzata.

  2. Sono fatte salve le norme nazionali, europee  ed  internazionali

che regolano il caso di cittadinanza plurima».

  65. In caso di cessazione della convivenza  di  fatto,  il  giudice

stabilisce  il  diritto  del  convivente   di   ricevere   dall’altro

convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia

in grado di provvedere al proprio mantenimento.  In  tali  casi,  gli

alimenti sono assegnati per  un  periodo  proporzionale  alla  durata

della convivenza e nella misura determinata  ai  sensi  dell’articolo

438, secondo comma, del codice civile. Ai fini  della  determinazione

dell’ordine degli obbligati ai sensi  dell’articolo  433  del  codice

civile, l’obbligo alimentare del convivente di cui al presente  comma

e’ adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

  66. Agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi da 1  a  35  del

presente articolo, valutati complessivamente in 3,7 milioni  di  euro

per l’anno 2016, in 6,7 milioni di euro per l’anno 2017, in 8 milioni

di euro per l’anno 2018, in 9,8 milioni di euro per l’anno  2019,  in

11,7 milioni di euro per l’anno 2020, in 13,7  milioni  di  euro  per

l’anno 2021, in 15,8 milioni di euro per l’anno 2022, in 17,9 milioni

di euro per l’anno 2023, in 20,3 milioni di euro per l’anno 2024 e in

22,7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, si provvede:

  a) quanto a 3,7 milioni di euro per l’anno 2016, a 1,3  milioni  di

euro per l’anno 2018, a 3,1 milioni di euro  per  l’anno  2019,  a  5

milioni di euro per l’anno 2020, a 7 milioni di euro per l’anno 2021,

a 9,1 milioni di euro per l’anno 2022, a 11,2  milioni  di  euro  per

l’anno 2023, a 13,6 milioni di euro per l’anno 2024 e a 16 milioni di

euro annui a decorrere dall’anno 2025, mediante riduzione  del  Fondo

per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo

10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,  convertito,

con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

  b) quanto a 6,7 milioni di euro annui a decorrere  dall’anno  2017,

mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017

e 2018, dello stanziamento  del  fondo  speciale  di  parte  corrente

iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018,  nell’ambito  del

programma «Fondi di riserva e  speciali»  della  missione  «Fondi  da

ripartire» dello stato di previsione del  Ministero  dell’economia  e

delle finanze per l’anno 2016, allo  scopo  parzialmente  utilizzando

l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

  67. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della  legge  31  dicembre

2009, n. 196, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sulla

base dei dati comunicati dall’INPS, provvede  al  monitoraggio  degli

oneri di natura previdenziale ed assistenziale di cui ai commi da  11

a 20  del  presente  articolo  e  riferisce  in  merito  al  Ministro

dell’economia e delle finanze. Nel caso si  verifichino  o  siano  in

procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni  di  cui

al comma 66, il Ministro dell’economia e delle  finanze,  sentito  il

Ministro del lavoro e delle politiche sociali, provvede, con  proprio

decreto, alla  riduzione,  nella  misura  necessaria  alla  copertura

finanziaria  del   maggior   onere   risultante   dall’attivita’   di

monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la

natura di spese rimodulabili, ai sensi  dell’articolo  21,  comma  5,

lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196,  nell’ambito  dello

stato di previsione  del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali.

  68. Il Ministro  dell’economia  e  delle  finanze  riferisce  senza

ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli

scostamenti e all’adozione delle misure di cui al comma 67.

  69. Il Ministro dell’economia e delle  finanze  e’  autorizzato  ad

apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara’  inserita

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

    Data a Roma, addi’ 20 maggio 2016

                             MATTARELLA

                         Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri

Visto, il Guardasigilli: Orlando

                                                         Avvertenza:

              Il testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto

          dall’amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi

          dell’art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle

          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,

          sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,

          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo

          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge

          modificate o alle  quali  e’  operato  il  rinvio.  Restano

          invariati il valore e l’efficacia  degli  atti  legislativi

          qui trascritti.

          Note all’art. 1:

          Comma 1:

              – Si riporta il  testo  degli  articoli  2  e  3  della

          Costituzione:

              «Art. 2. –  La  Repubblica  riconosce  e  garantisce  i

          diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo  sia  nelle

          formazioni sociali ove si svolge  la  sua  personalita’,  e

          richiede   l’adempimento   dei   doveri   inderogabili   di

          solidarieta’ politica, economica e sociale.».

              «Art. 3.  –  Tutti  i  cittadini  hanno  pari  dignita’

          sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione

          di sesso, di razza, di lingua, di  religione;  di  opinioni

          politiche, di condizioni personali e sociali.

              E’ compito della Repubblica rimuovere gli  ostacoli  di

          ordine economico e sociale,  che,  limitando  di  fatto  la

          liberta’ e la uguaglianza  dei  cittadini,  impediscono  il

          pieno  sviluppo   della   persona   umana   e   l’effettiva

          partecipazione di  tutti  i  lavoratori  all’organizzazione

          politica, economica e sociale del Paese.».

          Comma 4:

              – Si riporta il testo dell’art. 87 del Codice civile:

              «Art.  87  (Parentela,  affinita’,  adozione).  –   Non

          possono contrarre matrimonio fra loro:

              1) gli ascendenti e i discendenti in linea retta;

              2) i fratelli e  le  sorelle  germani,  consanguinei  o

          uterini;

              3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

              4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche

          nel caso in cui l’affinita’ deriva da matrimonio dichiarato

          nullo o sciolto o per il  quale  e’  stata  pronunziata  la

          cessazione degli effetti civili;

              5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;

              6) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;

              7) i figli adottivi della stessa persona;

              8) l’adottato e i figli dell’adottante;

              9) l’adottato e il coniuge dell’adottante,  l’adottante

          e il coniuge dell’adottato.

              Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto

          emesso  in  camera  di  consiglio,  sentito   il   pubblico

          ministero, puo’ autorizzare il matrimonio nei casi indicati

          dai numeri 3 e 5,  anche  se  si  tratti  di  affiliazione.

          L’autorizzazione  puo’  essere  accordata  anche  nel  caso

          indicato dal numero 4,  quando  l’affinita’  deriva  da  un

          matrimonio dichiarato nullo.

              Il decreto e’ notificato agli interessati e al pubblico

          ministero.

              Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e

          sesto dell’art. 84.».

          Comma 5:

              – Si riporta il testo degli articoli 65, 68, 119,  120,

          123, 125, 126, 127, 128, 129 e 129-bis del Codice civile:

              «Art. 65 (Nuovo matrimonio  del  coniuge).  –  Divenuta

          eseguibile la sentenza che dichiara la morte  presunta,  il

          coniuge puo’ contrarre nuovo matrimonio.».

              «Art.  68  (Nullita’  del  nuovo  matrimonio).   –   Il

          matrimonio contratto a norma dell’art. 65 e’ nullo, qualora

          la persona della quale  fu  dichiarata  la  morte  presunta

          ritorni o ne sia accertata l’esistenza.

              Sono salvi gli effetti civili del matrimonio dichiarato

          nullo.

              La nullita’ non puo’ essere pronunziata nel caso in cui

          e’ accertata la  morte,  anche  se  avvenuta  in  una  data

          posteriore a quella del matrimonio.».

              «Art. 119 (Interdizione). – Il  matrimonio  di  chi  e’

          stato  interdetto  per  infermita’  di  mente  puo’  essere

          impugnato dal tutore, dal pubblico  ministero  e  da  tutti

          coloro che abbiano un interesse legittimo se, al tempo  del

          matrimonio, vi era gia’ sentenza di interdizione passata in

          giudicato, ovvero se l’interdizione  e’  stata  pronunziata

          posteriormente  ma  l’infermita’  esisteva  al  tempo   del

          matrimonio.   Puo’   essere   impugnato,   dopo    revocata

          l’interdizione, anche dalla persona che era interdetta.

              L’azione non puo’ essere  proposta  se,  dopo  revocata

          l’interdizione, vi e’ stata coabitazione per un anno.».

              «Art. 120 (Incapacita’ di intendere o di volere). –  Il

          matrimonio puo’ essere impugnato da quello dei coniugi che,

          quantunque non interdetto, provi di essere  stato  incapace

          di intendere  o  di  volere,  per  qualunque  causa,  anche

          transitoria, al momento della celebrazione del matrimonio.

              L’azione non  puo’  essere  proposta  se  vi  e’  stata

          coabitazione per un anno dopo che il  coniuge  incapace  ha

          recuperato la pienezza delle facolta’ mentali.».

              «Art. 123 (Simulazione). – Il  matrimonio  puo’  essere

          impugnato da ciascuno dei coniugi quando gli sposi  abbiano

          convenuto  di  non  adempiere  agli  obblighi  e   di   non

          esercitare i diritti da esso discendenti.

              L’azione non puo’ essere proposta decorso un anno dalla

          celebrazione del  matrimonio  ovvero  nel  caso  in  cui  i

          contraenti abbiano convissuto come coniugi  successivamente

          alla celebrazione medesima.».

              «Art. 125 (Azione del pubblico ministero).  –  L’azione

          di nullita’ non puo’ essere promossa dal pubblico ministero

          dopo la morte di uno dei coniugi.».

              «Art. 126 (Separazione  dei  coniugi  in  pendenza  del

          giudizio). – Quando e’ proposta  domanda  di  nullita’  del

          matrimonio, il  tribunale  puo’,  su  istanza  di  uno  dei

          coniugi, ordinare la loro separazione temporanea durante il

          giudizio; puo’ ordinarla  anche  d’ufficio,  se  ambedue  i

          coniugi o uno di essi sono minori o interdetti.».

              «Art. 127 (Intrasmissibilita’ dell’azione). –  L’azione

          per impugnare il matrimonio non si trasmette agli eredi  se

          non  quando  il  giudizio  e’  gia’  pendente  alla   morte

          dell’attore.».

              «Art. 128 (Matrimonio putativo). – Se il matrimonio  e’

          dichiarato nullo, gli  effetti  del  matrimonio  valido  si

          producono, in favore dei coniugi, fino  alla  sentenza  che

          pronunzia la nullita’, quando i  coniugi  stessi  lo  hanno

          contratto in buona fede, oppure quando il loro consenso  e’

          stato estorto con  violenza  o  determinato  da  timore  di

          eccezionale gravita’ derivante da cause esterne agli sposi.

              Il matrimonio  dichiarato  nullo  ha  gli  effetti  del

          matrimonio valido rispetto ai figli.

              Se le condizioni indicate nel primo comma si verificano

          per uno solo dei coniugi, gli effetti valgono  soltanto  in

          favore di lui e dei figli.

              Il matrimonio dichiarato nullo, contratto  in  malafede

          da entrambi i coniugi, ha gli effetti del matrimonio valido

          rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo

          che la nullita’ dipenda da incesto.

              Nell’ipotesi di cui al quarto comma, rispetto ai  figli

          si applica l’art. 251.».

              «Art. 129 (Diritti dei coniugi in buona fede). – Quando

          le  condizioni  del  matrimonio  putativo   si   verificano

          rispetto ad ambedue i coniugi, il giudice puo’  disporre  a

          carico di uno di essi e per un periodo non superiore a  tre

          anni l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro,

          in proporzione alle sue sostanze, a favore dell’altro,  ove

          questi non abbia adeguati redditi propri e non sia  passato

          a nuove nozze.

              Per i provvedimenti che il giudice adotta  riguardo  ai

          figli, si applica l’art. 155.».

              «Art. 129-bis (Responsabilita’ del coniuge in mala fede

          e del terzo). – Il  coniuge  al  quale  sia  imputabile  la

          nullita’  del  matrimonio,  e’   tenuto   a   corrispondere

          all’altro coniuge in buona fede, qualora il matrimonio  sia

          annullato, una congrua indennita’,  anche  in  mancanza  di

          prova  del  danno  sofferto.  L’indennita’  deve   comunque

          comprendere una somma corrispondente  al  mantenimento  per

          tre anni. E’ tenuto altresi’ a  prestare  gli  alimenti  al

          coniuge in buona  fede,  sempre  che  non  vi  siano  altri

          obbligati.

              Il terzo  al  quale  sia  imputabile  la  nullita’  del

          matrimonio e’ tenuto a corrispondere al  coniuge  in  buona

          fede, se il matrimonio e’ annullato, l’indennita’  prevista

          nel comma precedente.

              In ogni caso il terzo che abbia concorso  con  uno  dei

          coniugi nel  determinare  la  nullita’  del  matrimonio  e’

          solidalmente responsabile con lo stesso  per  il  pagamento

          dell’indennita’.».

          Comma 7:

              Si riporta il testo dell’art. 122, comma 3, numeri  2),

          3) e 4), del Codice civile:

              «Art. 122  (Violenza  ed  errore).  –  Commi  1.  e  2.

          (Omissis).

              L’errore  sulle  qualita’   personali   e’   essenziale

          qualora, tenute presenti le condizioni dell’altro  coniuge,

          si accerti che  lo  stesso  non  avrebbe  prestato  il  suo

          consenso se le  avesse  esattamente  conosciute  e  purche’

          l’errore riguardi:

              1) (Omissis).

              2) l’esistenza di una sentenza di condanna per  delitto

          non colposo alla reclusione non inferiore  a  cinque  anni,

          salvo il caso di  intervenuta  riabilitazione  prima  della

          celebrazione del matrimonio. L’azione di  annullamento  non

          puo’ essere proposta prima che  la  sentenza  sia  divenuta

          irrevocabile;

              3)  la  dichiarazione   di   delinquenza   abituale   o

          professionale;

              4)  la  circostanza  che  l’altro  coniuge  sia   stato

          condannato per delitti concernenti la prostituzione a  pena

          non inferiore a due anni. L’azione di annullamento non puo’

          essere  proposta  prima  che  la  condanna   sia   divenuta

          irrevocabile; 

              (Omissis).».

          Comma 13:

              – Si riporta il testo degli articoli 162,  163,  164  e

          166 del Codice civile:

              «Art. 162 (Forma delle convenzioni matrimoniali). –  Le

          convenzioni matrimoniali debbono essere stipulate per  atto

          pubblico sotto pena di nullita’.

              La scelta del regime di separazione puo’  anche  essere

          dichiarata nell’atto di celebrazione del matrimonio.

              Le convenzioni possono essere stipulate in ogni  tempo,

          ferme restando le disposizioni dell’art. 194.

              Le convenzioni matrimoniali non possono essere  opposte

          ai terzi quando  a  margine  dell’atto  di  matrimonio  non

          risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante

          e le generalita’ dei contraenti, ovvero la scelta di cui al

          secondo comma.».

              «Art. 163 (Modifica delle convenzioni). – Le  modifiche

          delle convenzioni matrimoniali, anteriori o  successive  al

          matrimonio, non hanno effetto se  l’atto  pubblico  non  e’

          stipulato col consenso di tutte le persone che  sono  state

          parti nelle convenzioni medesime, o dei loro eredi.

              Se uno dei coniugi muore dopo aver consentito con  atto

          pubblico alla modifica delle convenzioni, questa produce  i

          suoi  effetti   se   le   altre   parti   esprimono   anche

          successivamente il loro consenso, salva l’omologazione  del

          giudice. L’omologazione puo’ essere  chiesta  da  tutte  le

          persone che  hanno  partecipato  alla  modificazione  delle

          convenzioni o dai loro eredi.

              Le modifiche convenute e la  sentenza  di  omologazione

          hanno effetto  rispetto  ai  terzi  solo  se  ne  e’  fatta

          annotazione in margine all’atto del matrimonio.

              L’annotazione deve inoltre essere fatta a margine della

          trascrizione delle convenzioni matrimoniali ove questa  sia

          richiesta a norma degli articoli 2643 e seguenti.».

              «Art. 164 (Simulazione delle convenzioni matrimoniali).

          – E’ consentita ai terzi la prova della  simulazione  delle

          convenzioni matrimoniali.

              Le controdichiarazioni scritte possono aver effetto nei

          confronti di coloro tra i quali sono intervenute,  solo  se

          fatte con la presenza ed il simultaneo consenso di tutte le

          persone   che   sono   state   parti   nelle    convenzioni

          matrimoniali.».

              «Art.  166  (Capacita’  dell’inabilitato).  –  Per   la

          validita’ delle stipulazioni e delle donazioni,  fatte  nel

          contratto di matrimonio dall’inabilitato o da colui  contro

          il quale e’ stato promosso giudizio di  inabilitazione,  e’

          necessaria l’assistenza  del  curatore  gia’  nominato.  Se

          questi non e’  stato  ancora  nominato,  si  provvede  alla

          nomina di un curatore speciale.».

              – Si riporta la rubrica relativa alle sezioni II,  III,

          IV, V e VI del capo IV del titolo VI del  primo  libro  del

          Codice civile:

              «Titolo VI – Del matrimonio

              Capo VI – Del regime patrimoniale della famiglia

              Sezione II – Del  fondo  patrimoniale;  Sezione  III  –

          Della  comunione  legale;  Sezione  IV  –  Della  comunione

          convenzionale; Sezione V – Del regime  di  separazione  dei

          beni; Sezione VI – Dell’impresa familiare.».

          Comma 14:

              – Si riporta il  testo  dell’art.  342-ter  del  Codice

          civile:

              «Art. 342-ter (Contenuto degli ordini di protezione). –

          Con il decreto di cui all’art. 342-bis il giudice ordina al

          coniuge  o  convivente,   che   ha   tenuto   la   condotta

          pregiudizievole, la  cessazione  della  stessa  condotta  e

          dispone l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o

          del convivente che ha tenuto  la  condotta  pregiudizievole

          prescrivendogli altresi’, ove occorra, di  non  avvicinarsi

          ai luoghi  abitualmente  frequentati  dall’istante,  ed  in

          particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia

          d’origine, ovvero al domicilio di altri prossimi  congiunti

          o  di  altre  persone  ed  in  prossimita’  dei  luoghi  di

          istruzione dei figli della coppia,  salvo  che  questi  non

          debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro.

              Il  giudice  puo’  disporre,  altresi’,   ove   occorra

          l’intervento dei servizi sociali del  territorio  o  di  un

          centro di mediazione familiare, nonche’ delle  associazioni

          che  abbiano   come   fine   statutario   il   sostegno   e

          l’accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime

          di abusi  e  maltrattati;  il  pagamento  periodico  di  un

          assegno a favore delle persone conviventi che, per  effetto

          dei provvedimenti di cui al primo comma, rimangono prive di

          mezzi adeguati, fissando modalita’ e termini di  versamento

          e prescrivendo, se del  caso,  che  la  somma  sia  versata

          direttamente  all’avente  diritto  dal  datore  di   lavoro

          dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo  stesso

          spettante.

              Con il medesimo decreto il giudice, nei casi di cui  ai

          precedenti  commi,  stabilisce  la  durata  dell’ordine  di

          protezione, che decorre dal giorno dell’avvenuta esecuzione

          dello stesso. Questa non puo’ essere superiore a un anno  e

          puo’ essere prorogata, su istanza  di  parte,  soltanto  se

          ricorrano  gravi   motivi   per   il   tempo   strettamente

          necessario.

              Con  il  medesimo  decreto  il  giudice  determina   le

          modalita’  di  attuazione.  Ove   sorgano   difficolta’   o

          contestazioni in ordine all’esecuzione, lo  stesso  giudice

          provvede  con  decreto  ad  emanare  i  provvedimenti  piu’

          opportuni per l’attuazione, ivi  compreso  l’ausilio  della

          forza pubblica e dell’ufficiale sanitario.».

          Comma 17:

              – Si riporta il testo degli articoli 2118  e  2120  del

          Codice civile:

              «Art.   2118   (Recesso   dal   contratto    a    tempo

          indeterminato). – Ciascuno dei contraenti puo’ recedere dal

          contratto  di  lavoro  a  tempo  indeterminato,  dando   il

          preavviso nel termine e nei  modi  stabiliti  [dalle  norme

          corporative], dagli usi o secondo equita’.

              In mancanza di preavviso, il recedente e’ tenuto  verso

          l’altra parte a un’indennita’ equivalente all’importo della

          retribuzione  che  sarebbe  spettata  per  il  periodo   di

          preavviso.

              La stessa indennita’ e’ dovuta dal datore di lavoro nel

          caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di

          lavoro.».

              «Art.  2120  (Disciplina  del   trattamento   di   fine

          rapporto). – In ogni caso di  cessazione  del  rapporto  di

          lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha  diritto  ad

          un  trattamento  di  fine  rapporto.  Tale  trattamento  si

          calcola sommando per ciascun anno  di  servizio  una  quota

          pari   e   comunque   non   superiore   all’importo   della

          retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per  13,5.  La

          quota e’ proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno,

          computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali  o

          superiori a 15 giorni.

              Salvo diversa previsione dei  contratti  collettivi  la

          retribuzione annua, ai fini del comma precedente, comprende

          tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in

          natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a

          titolo non  occasionale  e  con  esclusione  di  quanto  e’

          corrisposto a titolo di rimborso spese.

              In caso di sospensione della prestazione di lavoro  nel

          corso dell’anno per una delle cause di cui  all’art.  2110,

          nonche’ in caso di sospensione totale  o  parziale  per  la

          quale sia prevista l’integrazione  salariale,  deve  essere

          computato  nella  retribuzione  di  cui  al   primo   comma

          l’equivalente  della  retribuzione  a  cui  il   lavoratore

          avrebbe avuto diritto in caso di  normale  svolgimento  del

          rapporto di lavoro.

              Il trattamento di cui al precedente  primo  comma,  con

          esclusione della quota maturata nell’anno, e’ incrementato,

          su  base  composta,  al  31  dicembre  di  ogni  anno,  con

          l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in

          misura fissa e dal 75 per  cento  dell’aumento  dell’indice

          dei  prezzi  al  consumo  per  le  famiglie  di  operai  ed

          impiegati,  accertato  dall’ISTAT,  rispetto  al  mese   di

          dicembre dell’anno precedente.

              Ai fini della applicazione del tasso  di  rivalutazione

          di  cui  al  comma  precedente  per   frazioni   di   anno,

          l’incremento dell’indice ISTAT  e’  quello  risultante  nel

          mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello

          di dicembre  dell’anno  precedente.  Le  frazioni  di  mese

          uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese

          intero.

              Il prestatore  di  lavoro,  con  almeno  otto  anni  di

          servizio presso lo stesso datore di lavoro, puo’  chiedere,

          in costanza di rapporto di lavoro,  una  anticipazione  non

          superiore al 70  per  cento  sul  trattamento  cui  avrebbe

          diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della

          richiesta.

              Le  richieste  sono  soddisfatte  annualmente  entro  i

          limiti del 10 per cento degli  aventi  titolo,  di  cui  al

          precedente comma, e comunque del 4  per  cento  del  numero

          totale dei dipendenti.

              La richiesta deve essere giustificata dalla  necessita’

          di:

              a) eventuali spese sanitarie per terapie  e  interventi

          straordinari  riconosciuti   dalle   competenti   strutture

          pubbliche;

              b) acquisto della prima casa di abitazione  per  se’  o

          per i figli, documentato con atto notarile.

              L’anticipazione puo’ essere ottenuta una sola volta nel

          corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti  gli

          effetti, dal trattamento di fine rapporto.

              Nell’ipotesi   di   cui   all’art.   2122   la   stessa

          anticipazione e’ detratta  dall’indennita’  prevista  dalla

          norma medesima.

              Condizioni di miglior favore  possono  essere  previste

          dai  contratti  collettivi  o  da  patti   individuali.   I

          contratti collettivi possono altresi’ stabilire criteri  di

          priorita’   per   l’accoglimento   delle    richieste    di

          anticipazione.».

          Comma 19:

              Il Titolo XIII del primo libro del Codice civile  reca:

          «Degli alimenti».

              – Si riporta il testo degli articoli 116, comma 1, 146,

          2647, 2653, comma 1, numero 4), e 2659 del Codice civile:

              «Art.   116   (Matrimonio   dello    straniero    nella

          Repubblica). – Lo straniero che vuole contrarre  matrimonio

          nella Repubblica deve presentare all’ufficiale dello  stato

          civile  una  dichiarazione  dell’autorita’  competente  del

          proprio paese, dalla quale risulti che giusta  le  leggi  a

          cui e’ sottoposto  nulla  osta  al  matrimonio  nonche’  un

          documento  attestante  la  regolarita’  del  soggiorno  nel

          territorio italiano.

              Commi 2. e 3. (Omissis).».

              «Art. 146 (Allontanamento dalla residenza familiare). –

          Il  diritto  all’assistenza  morale  e  materiale  previsto

          dall’art. 143 e’ sospeso nei  confronti  del  coniuge  che,

          allontanatosi senza giusta causa dalla residenza  familiare

          rifiuta di tornarvi.

              La proposizione  della  domanda  di  separazione  o  di

          annullamento  o  di  scioglimento  o  di  cessazione  degli

          effetti civili del matrimonio costituisce giusta  causa  di

          allontanamento dalla residenza familiare.

              Il giudice puo’, secondo le  circostanze,  ordinare  il

          sequestro dei beni del coniuge allontanatosi, nella  misura

          atta a  garantire  l’adempimento  degli  obblighi  previsti

          dagli articoli 143, terzo comma, e 147.».

              «Art.  2647  (Costituzione  del  fondo  patrimoniale  e

          separazione di beni). – Devono essere trascritti, se  hanno

          per  oggetto  beni  immobili,  la  costituzione  del  fondo

          patrimoniale, le convenzioni matrimoniali che  escludono  i

          beni medesimi dalla comunione tra i coniugi, gli atti  e  i

          provvedimenti di scioglimento della comunione, gli atti  di

          acquisto di beni personali a norma delle lettere c), d), e)

          ed f) dell’art. 179, a carico, rispettivamente, dei coniugi

          titolari del fondo patrimoniale o del coniuge titolare  del

          bene escluso o che cessa di far parte della comunione.

              Le trascrizioni previste dal  precedente  comma  devono

          essere eseguite anche relativamente ai  beni  immobili  che

          successivamente  entrano  a  far   parte   del   patrimonio

          familiare  o  risultano  esclusi  dalla  comunione  tra   i

          coniugi.

              La  trascrizione  del  vincolo  derivante   dal   fondo

          patrimoniale costituito per testamento deve essere eseguita

          d’ufficio   dal   conservatore   contemporaneamente    alla

          trascrizione dell’acquisto a causa di morte.».

              «Art.  2653  (Altre   domande   e   atti   soggetti   a

          trascrizione a diversi effetti). – Devono parimenti  essere

          trascritti:

              1) – 2) – 3) (Omissis).

              4) le domande di separazione degli  immobili  dotali  e

          quelle di scioglimento della comunione tra  coniugi  avente

          per oggetto beni immobili.

              La  sentenza  che  pronunzia  la   separazione   o   lo

          scioglimento  non  ha  effetto  a  danno  dei  terzi   che,

          anteriormente  alla  trascrizione  della   domanda,   hanno

          validamente acquistato dal marito diritti relativi  a  beni

          dotali o a beni della comunione;

              5) (Omissis).».

              «Art. 2659 (Nota di trascrizione).  –  Chi  domanda  la

          trascrizione  di  un  atto  tra  vivi  deve  presentare  al

          conservatore dei registri immobiliari, insieme con la copia

          del titolo, una  nota  in  doppio  originale,  nella  quale

          devono essere indicati:

              1) il cognome ed il nome, il luogo e data di nascita  e

          il numero di codice fiscale delle parti, nonche’ il  regime

          patrimoniale delle stesse,  se  coniugate,  secondo  quanto

          risulta  da  loro  dichiarazione  resa  nel  titolo  o   da

          certificato   dell’ufficiale   di    stato    civile;    la

          denominazione o la ragione sociale, la sede e il numero  di

          codice fiscale delle  persone  giuridiche,  delle  societa’

          previste dai capi II, III e  IV  del  titolo  V  del  libro

          quinto  e  delle   associazioni   non   riconosciute,   con

          l’indicazione,  per  queste  ultime  e  per   le   societa’

          semplici, anche delle  generalita’  delle  persone  che  le

          rappresentano secondo l’atto costitutivo. Per i  condominii

          devono   essere   indicati    l’eventuale    denominazione,

          l’ubicazione e il codice fiscale;

              2) il titolo di cui si chiede la trascrizione e la data

          del medesimo;

              3) il cognome e il nome del pubblico ufficiale  che  ha

          ricevuto l’atto  o  autenticato  le  firme,  o  l’autorita’

          giudiziaria che ha pronunziato la sentenza;

              4) la  natura  e  la  situazione  dei  beni  a  cui  si

          riferisce il titolo, con le indicazioni richieste dall’art.

          2826, nonche’, nel caso previsto dall’art. 2645-bis,  comma

          4, la superficie e la quota espressa in millesimi di cui  a

          quest’ultima disposizione.

              Se l’acquisto,  la  rinunzia  o  la  modificazione  del

          diritto sono sottoposti a termine o  a  condizione,  se  ne

          deve  fare  menzione  nella  nota  di  trascrizione.   Tale

          menzione non e’ necessaria se, al momento in cui l’atto  si

          trascrive, la condizione sospensiva si e’ verificata  o  la

          condizione risolutiva e’ mancata ovvero il termine iniziale

          e’ scaduto.».

              – La legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad

          una famiglia), e’ pubblicata nella  Gazzetta  Ufficiale  17

          maggio 1983, n. 133, S.O.

          Comma 21:

              – Si riporta la rubrica del capo III e X del titolo  I,

          del titolo II e del capo II e V-bis del titolo IV del libro

          secondo del Codice civile:

              «TITOLO I – Disposizioni generali sulle successioni

              Capo III – Dell’indegnita’; Capo X – Dei legittimari

              TITOLO II – Delle successioni legittime

              TITOLO IV – Della divisione

              Capo II – Della collazione; Capo V-bis. – Del patto  di

          famiglia.».

          Comma 23:

              – Si riporta il testo dell’art. 3, numero 1)  e  numero

          2), lettere a), c), d) ed e), della legge 1° dicembre 1970,

          n.  898  (Disciplina   dei   casi   di   scioglimento   del

          matrimonio):

              «Art. 3 – 1. Lo  scioglimento  o  la  cessazione  degli

          effetti civili del matrimonio puo’ essere domandato da  uno

          dei coniugi:

                1)  quando,  dopo  la  celebrazione  del  matrimonio,

          l’altro coniuge e’ stato condannato, con  sentenza  passata

          in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

              a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore  ad  anni

          quindici, anche con piu’ sentenze, per uno o  piu’  delitti

          non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per

          motivi di particolare valore morale e sociale;

              b) a qualsiasi pena detentiva per  il  delitto  di  cui

          all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui

          agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero

          per induzione, costrizione, sfruttamento o  favoreggiamento

          della prostituzione;

              c) a qualsiasi  pena  per  omicidio  volontario  di  un

          figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di

          un figlio;

              d) a qualsiasi pena detentiva, con due o piu’ condanne,

          per i delitti  di  cui  all’art.  582,  quando  ricorra  la

          circostanza aggravante di cui al  secondo  comma  dell’art.

          583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice  penale,  in

          danno del coniuge o di un figlio.

              Nelle ipotesi  previste  alla  lettera  d)  il  giudice

          competente a pronunciare lo scioglimento  o  la  cessazione

          degli effetti  civili  del  matrimonio  accerta,  anche  in

          considerazione del comportamento successivo del  convenuto,

          la  di  lui  inidoneita’  a  mantenere  o  ricostituire  la

          convivenza familiare.

              Per tutte le ipotesi previste nel n.  1)  del  presente

          articolo la domanda non e’ proponibile dal coniuge che  sia

          stato condannato per concorso nel reato  ovvero  quando  la

          convivenza coniugale e’ ripresa;

                2) nei casi in cui:

              a) l’altro coniuge e’ stato assolto per vizio totale di

          mente da uno dei delitti previsti nelle lettera b) e c) del

          numero  1)  del  presente  articolo,  quando   il   giudice

          competente a pronunciare lo scioglimento  o  la  cessazione

          degli effetti civili del matrimonio  accerta  l’inidoneita’

          del convenuto a  mantenere  o  ricostituire  la  convivenza

          familiare;

              b) (Omissis);

              c)  il  procedimento  penale  promosso  per  i  delitti

          previsti dalle lettere b) e  c)  del  n.  1)  del  presente

          articolo  si  e’  concluso  con  sentenza  di  non  doversi

          procedere per  estinzione  del  reato,  quando  il  giudice

          competente a pronunciare lo scioglimento  o  la  cessazione

          degli effetti civili del matrimonio ritiene che  nei  fatti

          commessi  sussistano  gli   elementi   costitutivi   e   le

          condizioni di punibilita’ dei delitti stessi;

              d) il procedimento penale per incesto  si  e’  concluso

          con  sentenza  di  proscioglimento  o  di  assoluzione  che

          dichiari non punibile il fatto  per  mancanze  di  pubblico

          scandalo;

              e) l’altro coniuge, cittadino  straniero,  ha  ottenuto

          all’estero l’annullamento o lo scioglimento del  matrimonio

          o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;

              f) – g) (Omissis).».

          Comma 25:

              – Si riporta il testo degli articoli 4, 5, commi 1 e da

          5 a 11, degli articoli 8, 9,  9-bis,  10,  12-bis,  12-ter,

          12-quater, 12-quinquies e 12-sexies della citata  legge  1°

          dicembre 1970, n. 898:

              «Art. 4. – 1. La domanda per ottenere lo scioglimento o

          la  cessazione  degli  effetti  civili  del  matrimonio  si

          propone al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune

          dei coniugi ovvero,  in  mancanza,  del  luogo  in  cui  il

          coniuge convenuto ha  residenza  o  domicilio.  Qualora  il

          coniuge  convenuto  sia  residente  all’estero  o   risulti

          irreperibile, la domanda si propone al tribunale del  luogo

          di residenza o di domicilio  del  ricorrente  e,  se  anche

          questi e’ residente all’estero, a qualunque tribunale della

          Repubblica. La domanda congiunta puo’  essere  proposta  al

          tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno  o

          dell’altro coniuge.

              2.  La  domanda  si  propone  con  ricorso,  che   deve

          contenere l’esposizione  dei  fatti  e  degli  elementi  di

          diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio

          o di  cessazione  degli  effetti  civili  dello  stesso  e’

          fondata.

              3.  Del  ricorso  il  cancelliere   da’   comunicazione

          all’ufficiale  dello  stato  civile  del  luogo   dove   il

          matrimonio  fu  trascritto  per  l’annotazione   in   calce

          all’atto.

              4. Nel ricorso  deve  essere  indicata  l’esistenza  di

          figli di entrambi i coniugi.

              5. Il  presidente  del  tribunale,  nei  cinque  giorni

          successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la

          data di comparizione dei coniugi davanti a  se’,  che  deve

          avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso,  il

          termine per la notificazione del ricorso e del  decreto  ed

          il termine entro cui il coniuge convenuto  puo’  depositare

          memoria difensiva e  documenti.  Il  presidente  nomina  un

          curatore speciale quando il convenuto e’ malato di mente  o

          legalmente incapace.

              6. Al ricorso  e  alla  prima  memoria  difensiva  sono

          allegate    le    ultime    dichiarazioni    dei    redditi

          rispettivamente presentate.

              7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del

          tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e

          con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente  non  si

          presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se  non  si

          presenta il coniuge convenuto, il presidente  puo’  fissare

          un nuovo giorno  per  la  comparizione,  ordinando  che  la

          notificazione del ricorso e del decreto gli sia  rinnovata.

          All’udienza di comparizione, il presidente deve  sentire  i

          coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di

          conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il  presidente  fa

          redigere processo verbale della conciliazione.

              8. Se  la  conciliazione  non  riesce,  il  presidente,

          sentiti  i  coniugi  e  i  rispettivi  difensori   nonche’,

          disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli

          anni dodici  e  anche  di  eta’  inferiore  ove  capace  di

          discernimento,  da’,  anche  d’ufficio,  con  ordinanza   i

          provvedimenti temporanei e  urgenti  che  reputa  opportuni

          nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice

          istruttore e fissa l’udienza di comparizione e  trattazione

          dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede,

          se il coniuge convenuto non compare, sentito il  ricorrente

          e il suo difensore. L’ordinanza del presidente puo’  essere

          revocata o modificata dal giudice  istruttore.  Si  applica

          l’art. 189 delle disposizioni di attuazione del  codice  di

          procedura civile.

              9. Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro

          cui la stessa  deve  essere  notificata  al  convenuto  non

          comparso,  e  quella   dell’udienza   di   comparizione   e

          trattazione devono intercorrere i termini di  cui  all’art.

          163-bis del codice di procedura civile ridotti a meta’.

              10. Con l’ordinanza di cui al comma  8,  il  presidente

          assegna altresi’ termine al ricorrente per il  deposito  in

          cancelleria di  memoria  integrativa,  che  deve  avere  il

          contenuto di cui all’art. 163, terzo comma, numeri 2),  3),

          4), 5) e 6), del codice di procedura civile  e  termine  al

          convenuto per la costituzione in giudizio  ai  sensi  degli

          articoli 166 e 167, primo e  secondo  comma,  dello  stesso

          codice  nonche’  per  la   proposizione   delle   eccezioni

          processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio.

          L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto  che

          la  costituzione  oltre  il  suddetto  termine  implica  le

          decadenze di cui  all’art.  167  del  codice  di  procedura

          civile e che oltre il  termine  stesso  non  potranno  piu’

          essere proposte le eccezioni processuali e  di  merito  non

          rilevabili d’ufficio.

              11.  All’udienza  davanti  al  giudice  istruttore   si

          applicano le disposizioni di cui agli articoli 180  e  183,

          commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo,  del

          codice di procedura civile. Si applica altresi’ l’art.  184

          del medesimo codice.

              12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la

          determinazione dell’assegno, il tribunale  emette  sentenza

          non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione

          degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale  sentenza

          e’ ammesso solo  appello  immediato.  Appena  formatosi  il

          giudicato, si applica la previsione di cui all’art. 10.

              13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva,  il

          tribunale, emettendo  la  sentenza  che  dispone  l’obbligo

          della somministrazione dell’assegno, puo’ disporre che tale

          obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.

              14. Per la parte relativa ai  provvedimenti  di  natura

          economica la sentenza di primo  grado  e’  provvisoriamente

          esecutiva.

              15. L’appello e’ deciso in camera di consiglio.

              16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento  o

          di cessazione  degli  effetti  civili  del  matrimonio  che

          indichi anche compiutamente  le  condizioni  inerenti  alla

          prole e ai rapporti economici, e’ proposta con  ricorso  al

          tribunale in camera di consiglio. Il tribunale,  sentiti  i

          coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge  e

          valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse  dei

          figli, decide con sentenza. Qualora  il  tribunale  ravvisi

          che le condizioni relative ai figli sono in  contrasto  con

          gli interessi degli stessi, si applica la procedura di  cui

          al comma 8.».

              «Art. 5. – 1. Il Tribunale  adito,  in  contraddittorio

          delle parti e con l’intervento  obbligatorio  del  pubblico

          ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di  cui

          all’art. 3, pronuncia con sentenza  lo  scioglimento  o  la

          cessazione degli effetti civili del  matrimonio  ed  ordina

          all’ufficiale  dello  stato  civile  del  luogo  ove  venne

          trascritto il  matrimonio  di  procedere  alla  annotazione

          della sentenza.

              Commi da 2. a 4. (Omissis).

              5. La sentenza e’ impugnabile da ciascuna delle  parti.

          Il pubblico ministero puo’ ai sensi dell’art. 72 del codice

          di procedura civile,  proporre  impugnazione  limitatamente

          agli interessi patrimoniali dei figli minori  o  legalmente

          incapaci.

              6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento  o  la

          cessazione  degli  effetti  civili   del   matrimonio,   il

          Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle

          ragioni  della  decisione,  del  contributo  personale   ed

          economico dato da ciascuno  alla  conduzione  familiare  ed

          alla formazione del patrimonio  di  ciascuno  o  di  quello

          comune,  del  reddito  di  entrambi,  e  valutati  tutti  i

          suddetti  elementi  anche  in  rapporto  alla  durata   del

          matrimonio,   dispone   l’obbligo   per   un   coniuge   di

          somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno

          quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati  o  comunque  non

          puo’ procurarseli per ragioni oggettive.

              7. La sentenza deve  stabilire  anche  un  criterio  di

          adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento

          agli indici di svalutazione monetaria. Il  Tribunale  puo’,

          in caso di palese iniquita’, escludere  la  previsione  con

          motivata decisione.

              8.  Su  accordo  delle  parti  la  corresponsione  puo’

          avvenire in unica soluzione ove questa  sia  ritenuta  equa

          dal Tribunale. In tal caso non puo’ essere proposta  alcuna

          successiva domanda di contenuto economico.

              9.  I  coniugi   devono   presentare   all’udienza   di

          comparizione  avanti  al  presidente   del   Tribunale   la

          dichiarazione personale dei redditi e  ogni  documentazione

          relativa ai loro redditi e al loro patrimonio  personale  e

          comune. In  caso  di  contestazioni  il  Tribunale  dispone

          indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore

          di vita,  valendosi,  se  del  caso,  anche  della  polizia

          tributaria.

              10. L’obbligo di corresponsione dell’assegno  cessa  se

          il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove

          nozze.

              11.  Il  coniuge,  al  quale  non  spetti  l’assistenza

          sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto  nei

          confronti  dell’ente  mutualistico  da  cui  sia  assistito

          l’altro coniuge. Il diritto si estingue  se  egli  passa  a

          nuove nozze.».

              «Art.  8.  –  1.  Il   Tribunale   che   pronuncia   lo

          scioglimento o  la  cessazione  degli  effetti  civili  del

          matrimonio puo’ imporre all’obbligato  di  prestare  idonea

          garanzia reale o personale se esiste il pericolo  che  egli

          possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di cui  agli

          articoli 5 e 6.

              2. La  sentenza  costituisce  titolo  per  l’iscrizione

          dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 del  codice

          civile.

              3. Il coniuge cui spetta  la  corresponsione  periodica

          dell’assegno,  dopo  la  costituzione  in  mora   a   mezzo

          raccomandata  con  avviso  di   ricevimento   del   coniuge

          obbligato e inadempiente per un periodo  di  almeno  trenta

          giorni,  puo’  notificare  il  provvedimento  in   cui   e’

          stabilita  la  misura  dell’assegno  ai  terzi   tenuti   a

          corrispondere periodicamente somme  di  denaro  al  coniuge

          obbligato con l’invito a versargli  direttamente  le  somme

          dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.

              4.  Ove  il  terzo  cui   sia   stato   notificato   il

          provvedimento non adempia, il coniuge creditore  ha  azione

          diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle

          somme dovutegli quale  assegno  di  mantenimento  ai  sensi

          degli articoli 5 e 6.

              5.  Qualora  il  credito  del  coniuge  obbligato   nei

          confronti dei suddetti terzi sia stato  gia’  pignorato  al

          momento  della  notificazione,  all’assegnazione   e   alla

          ripartizione delle somme  fra  il  coniuge  cui  spetta  la

          corresponsione   periodica   dell’assegno,   il   creditore

          procedente  e  i  creditori  intervenuti   nell’esecuzione,

          provvede il giudice dell’esecuzione.

              6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell’art.  1  del

          testo  unico  delle  leggi  concernenti  il  sequestro,  il

          pignoramento  e  la  cessione  degli  stipendi,  salari   e

          pensioni dei dipendenti  delle  pubbliche  amministrazioni,

          approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  5

          gennaio 1950, n. 180, nonche’  gli  altri  enti  datori  di

          lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui  e’

          stabilita  la  misura  dell’assegno  e  l’invito  a  pagare

          direttamente  al  coniuge  cui  spetta  la   corresponsione

          periodica, non possono  versare  a  quest’ultimo  oltre  la

          meta’ delle somme dovute al coniuge obbligato,  comprensive

          anche degli assegni e degli emolumenti accessori.

              7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le

          ragioni  del  creditore  in  ordine  all’adempimento  degli

          obblighi  di  cui  agli  articoli  5  e  6,  su   richiesta

          dell’avente diritto, il giudice puo’ disporre il  sequestro

          dei beni del coniuge obbligato a  somministrare  l’assegno.

          Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione

          dell’assegno di cui al precedente  comma  sono  soggette  a

          sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della  meta’

          per il soddisfacimento dell’assegno periodico di  cui  agli

          articoli 5 e 6.».

              «Art. 9. – 1. Qualora sopravvengono giustificati motivi

          dopo  la  sentenza  che  pronuncia  lo  scioglimento  o  la

          cessazione  degli  effetti  civili   del   matrimonio,   il

          Tribunale, in camera di consiglio e,  per  i  provvedimenti

          relativi ai  figli,  con  la  partecipazione  del  pubblico

          ministero, puo’, su istanza di parte, disporre la revisione

          delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di

          quelle relative alla misura e alle modalita’ dei contributi

          da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.

              2. In caso di morte dell’ex coniuge e in assenza di  un

          coniuge superstite avente i requisiti per  la  pensione  di

          reversibilita’, il  coniuge  rispetto  al  quale  e’  stata

          pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione  degli

          effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato  a

          nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno  ai  sensi

          dell’art. 5, alla pensione di reversibilita’, sempre che il

          rapporto da cui trae origine il  trattamento  pensionistico

          sia anteriore alla sentenza.

              3.  Qualora  esista  un  coniuge  superstite  avente  i

          requisiti per la  pensione  di  reversibilita’,  una  quota

          della pensione e degli altri assegni a questi spettanti  e’

          attribuita dal Tribunale, tenendo conto  della  durata  del

          rapporto, al coniuge rispetto al quale e’ stata pronunciata

          la sentenza di scioglimento o di cessazione  degli  effetti

          civili del matrimonio e che sia  titolare  dell’assegno  di

          cui all’art. 5. Se  in  tale  condizione  si  trovano  piu’

          persone, il Tribunale provvede a  ripartire  fra  tutti  la

          pensione e gli altri assegni, nonche’  a  ripartire  tra  i

          restanti le quote  attribuite  a  chi  sia  successivamente

          morto o passato a nuove nozze.

              4.  Restano   fermi,   nei   limiti   stabiliti   dalla

          legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori

          o collaterali in merito al trattamento di reversibilita’.

              5. Alle domande  giudiziali  dirette  al  conseguimento

          della pensione di reversibilita’ o di parte  di  essa  deve

          essere allegato un atto notorio, ai  sensi  della  legge  4

          gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti  gli  aventi

          diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la  domanda

          non pregiudica la tutela, nei  confronti  dei  beneficiari,

          degli   aventi   diritto   pretermessi,   salva    comunque

          l’applicabilita’ delle sanzioni penali per le dichiarazioni

          mendaci.».

              «Art.  9-bis.  –  1.  A  colui  al   quale   e’   stato

          riconosciuto il diritto alla  corresponsione  periodica  di

          somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato

          di bisogno, il Tribunale, dopo il  decesso  dell’obbligato,

          puo’ attribuire un assegno periodico a carico dell’eredita’

          tenendo conto dell’importo di quelle somme,  della  entita’

          del bisogno,  dell’eventuale  pensione  di  reversibilita’,

          delle sostanze ereditarie,  del  numero  e  della  qualita’

          degli eredi e delle loro condizioni  economiche.  L’assegno

          non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti  dall’art.

          5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.

              2.   Su   accordo   delle   parti   la   corresponsione

          dell’assegno puo’ avvenire in unica soluzione.  Il  diritto

          all’assegno si estingue se il beneficiario  passa  a  nuove

          nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga

          lo  stato  di  bisogno  l’assegno  puo’  essere  nuovamente

          attribuito.».

              «Art.  10.  –  1.  La   sentenza   che   pronuncia   lo

          scioglimento o  la  cessazione  degli  effetti  civili  del

          matrimonio, quando sia passata in  giudicato,  deve  essere

          trasmessa in copia autentica, a cura  del  cancelliere  del

          tribunale o della  Corte  che  l’ha  emessa,  all’ufficiale

          dello stato civile del  comune  in  cui  il  matrimonio  fu

          trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di

          cui al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238.

              2. Lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili

          del  matrimonio,  pronunciati  nei   casi   rispettivamente

          previsti dagli articoli 1 e 2 della presente  legge,  hanno

          efficacia,  a  tutti  gli  effetti   civili,   dal   giorno

          dell’annotazione della sentenza.».

              «Art. 12-bis. – 1. Il coniuge  nei  cui  confronti  sia

          stata pronunciata sentenza di scioglimento o di  cessazione

          degli effetti civili del  matrimonio  ha  diritto,  se  non

          passato a nuove nozze e in quanto sia titolare  di  assegno

          ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennita’ di

          fine rapporto percepita dall’altro coniuge  all’atto  della

          cessazione del rapporto di  lavoro  anche  se  l’indennita’

          viene a maturare dopo la sentenza.

              2. Tale percentuale  e’  pari  al  quaranta  per  cento

          dell’indennita’ totale  riferibile  agli  anni  in  cui  il

          rapporto di lavoro e’ coinciso con il matrimonio.».

              «Art. 12-ter. – 1. In  caso  di  genitori  rispetto  ai

          quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento  o  di

          cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione

          di reversibilita’ spettante ad essi  per  la  morte  di  un

          figlio  deceduto  per  fatti  di  servizio  e’   attribuita

          automaticamente  dall’ente  erogante  in  parti  eguali   a

          ciascun genitore.

              2. Alla morte di uno dei genitori, la  quota  parte  di

          pensione si consolida automaticamente in favore dell’altro.

              3. Analogamente si provvede, in presenza della predetta

          sentenza, per la pensione di  reversibilita’  spettante  al

          genitore del dante causa secondo  le  disposizioni  di  cui

          agli articoli 83 e 87  del  decreto  del  Presidente  della

          Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.».

              «Art. 12-quater. – 1. Per le cause relative ai  diritti

          di obbligazione di cui alla presente  legge  e’  competente

          anche il giudice del luogo  in  cui  deve  essere  eseguita

          l’obbligazione dedotta in giudizio.».

              «Art. 12-quinquies. – 1.  Allo  straniero,  coniuge  di

          cittadina  italiana,  la  legge  nazionale  del  quale  non

          disciplina lo scioglimento o la  cessazione  degli  effetti

          civili del matrimonio, si applicano le disposizioni di  cui

          alla presente legge.».

              «Art.  12-sexies.  –  1.  Al  coniuge  che  si  sottrae

          all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto  a  norma

          degli articoli 5 e 6 della presente legge si  applicano  le

          pene previste dall’art. 570 del codice penale.

              La presente legge,  munita  del  sigillo  dello  Stato,

          sara’ inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi  e  dei

          decreti della  Repubblica  italiana.  E’  fatto  obbligo  a

          chiunque spetti di osservarla e  di  farla  osservare  come

          legge dello Stato.».

              – Si riporta  il  testo  degli  articoli  6  e  12  del

          decreto-legge 12 settembre 2014, n.  132,  convertito,  con

          modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162 (Misure

          urgenti di degiurisdizionalizzazione  ed  altri  interventi

          per la definizione dell’arretrato in  materia  di  processo

          civile):

              «Art. 6 (Convenzione di negoziazione assistita da uno o

          piu’ avvocati per le soluzioni consensuali  di  separazione

          personale,  di  cessazione  degli  effetti  civili   o   di

          scioglimento del matrimonio, di modifica  delle  condizioni

          di separazione o di  divorzio).  –  1.  La  convenzione  di

          negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte puo’

          essere conclusa tra coniugi  al  fine  di  raggiungere  una

          soluzione  consensuale   di   separazione   personale,   di

          cessazione  degli  effetti  civili   del   matrimonio,   di

          scioglimento del matrimonio nei casi  di  cui  all’art.  3,

          primo comma, numero 2), lettera b), della legge 1° dicembre

          1970, n. 898, e successive modificazioni, di modifica delle

          condizioni di separazione o di divorzio.

              2. In mancanza di figli minori,  di  figli  maggiorenni

          incapaci o portatori di handicap grave ai  sensi  dell’art.

          3, comma 3, della legge 5 febbraio  1992,  n.  104,  ovvero

          economicamente non autosufficienti, l’accordo  raggiunto  a

          seguito  di  convenzione  di  negoziazione   assistita   e’

          trasmesso  al  procuratore  della  Repubblica   presso   il

          tribunale  competente  il   quale,   quando   non   ravvisa

          irregolarita’, comunica agli avvocati il nullaosta per  gli

          adempimenti ai sensi del comma  3.  In  presenza  di  figli

          minori,  di  figli  maggiorenni  incapaci  o  portatori  di

          handicap grave ovvero economicamente  non  autosufficienti,

          l’accordo   raggiunto   a   seguito   di   convenzione   di

          negoziazione  assistita  deve  essere  trasmesso  entro  il

          termine di dieci giorni  al  procuratore  della  Repubblica

          presso il tribunale competente, il  quale,  quando  ritiene

          che  l’accordo  risponde  all’interesse   dei   figli,   lo

          autorizza.  Quando  ritiene  che  l’accordo  non   risponde

          all’interesse dei figli, il procuratore della Repubblica lo

          trasmette,  entro  cinque   giorni,   al   presidente   del

          tribunale, che fissa, entro i successivi trenta giorni,  la

          comparizione  delle  parti  e   provvede   senza   ritardo.

          All’accordo autorizzato si applica il comma 3.

              3. L’accordo  raggiunto  a  seguito  della  convenzione

          produce  gli  effetti  e  tiene  luogo  dei   provvedimenti

          giudiziali che definiscono, nei casi di cui al comma  1,  i

          procedimenti di separazione personale, di cessazione  degli

          effetti  civili  del  matrimonio,   di   scioglimento   del

          matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione  o

          di divorzio. Nell’accordo si  da’  atto  che  gli  avvocati

          hanno tentato di conciliare le parti e le  hanno  informate

          della possibilita’ di esperire la  mediazione  familiare  e

          che gli avvocati hanno informato le  parti  dell’importanza

          per il minore di trascorrere tempi  adeguati  con  ciascuno

          dei  genitori.  L’avvocato  della  parte  e’  obbligato   a

          trasmettere,   entro   il   termine   di   dieci    giorni,

          all’ufficiale dello stato  civile  del  Comune  in  cui  il

          matrimonio fu iscritto  o  trascritto,  copia,  autenticata

          dallo stesso, dell’accordo munito delle  certificazioni  di

          cui all’art. 5.

              4. All’avvocato che viola l’obbligo di cui al comma  3,

          terzo periodo,  e’  applicata  la  sanzione  amministrativa

          pecuniaria da euro 2.000 ad euro 10.000.  Alla  irrogazione

          della sanzione di cui al periodo che precede e’  competente

          il Comune in cui  devono  essere  eseguite  le  annotazioni

          previste dall’art. 69  del  decreto  del  Presidente  della

          Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

              5.  Al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica   3

          novembre  2000,  n.  396,  sono   apportate   le   seguenti

          modificazioni:

                a) all’art. 49,  comma  1,  dopo  la  lettera  g)  e’

          inserita la seguente:

              «g-bis) gli accordi raggiunti a seguito di  convenzione

          di negoziazione assistita da uno  o  piu’  avvocati  ovvero

          autorizzati, conclusi tra coniugi al  fine  di  raggiungere

          una  soluzione  consensuale  di  cessazione  degli  effetti

          civili del matrimonio e di scioglimento del matrimonio»;

                b) all’art. 63,  comma  2,  dopo  la  lettera  h)  e’

          aggiunta la seguente:

              «h-bis) gli accordi raggiunti a seguito di  convenzione

          di negoziazione assistita da uno o piu’  avvocati  conclusi

          tra  coniugi  al  fine   di   raggiungere   una   soluzione

          consensuale di separazione personale, di  cessazione  degli

          effetti  civili  del  matrimonio,   di   scioglimento   del

          matrimonio,  nonche’  di  modifica  delle   condizioni   di

          separazione o di divorzio»;

                c) all’art. 69,  comma  1,  dopo  la  lettera  d)  e’

          inserita la seguente:

              «d-bis)  degli   accordi   raggiunti   a   seguito   di

          convenzione  di  negoziazione  assistita  da  uno  o   piu’

          avvocati ovvero autorizzati, conclusi tra coniugi  al  fine

          di raggiungere una  soluzione  consensuale  di  separazione

          personale,  di  cessazione   degli   effetti   civili   del

          matrimonio, di scioglimento del matrimonio;»».

              «Art. 12 (Separazione consensuale, richiesta  congiunta

          di scioglimento o di cessazione degli  effetti  civili  del

          matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o  di

          divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile). – 1.  I

          coniugi  possono  concludere,  innanzi  al  sindaco,  quale

          ufficiale dello  stato  civile  a  norma  dell’art.  1  del

          decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n.

          396, del comune di residenza di uno di loro  o  del  comune

          presso cui e’ iscritto o trascritto l’atto  di  matrimonio,

          con l’assistenza facoltativa di un avvocato, un accordo  di

          separazione personale ovvero, nei casi di cui  all’art.  3,

          primo comma, numero 2), lettera b), della legge 1° dicembre

          1970, n. 898, di scioglimento o di cessazione degli effetti

          civili del matrimonio, nonche’ di modifica delle condizioni

          di separazione o di divorzio.

              2. Le disposizioni di cui al presente articolo  non  si

          applicano in presenza di figli minori, di figli maggiorenni

          incapaci o portatori di handicap grave ai  sensi  dell’art.

          3, comma 3, della legge 5 febbraio  1992,  n.  104,  ovvero

          economicamente non autosufficienti.

              3. L’ufficiale dello stato civile  riceve  da  ciascuna

          delle parti personalmente, con l’assistenza facoltativa  di

          un avvocato, la dichiarazione che esse  vogliono  separarsi

          ovvero far cessare gli  effetti  civili  del  matrimonio  o

          ottenerne lo scioglimento secondo condizioni  tra  di  esse

          concordate. Allo stesso modo si  procede  per  la  modifica

          delle condizioni di separazione o  di  divorzio.  L’accordo

          non puo’ contenere  patti  di  trasferimento  patrimoniale.

          L’atto contenente l’accordo  e’  compilato  e  sottoscritto

          immediatamente dopo il ricevimento delle  dichiarazioni  di

          cui  al  presente  comma.   L’accordo   tiene   luogo   dei

          provvedimenti giudiziali che definiscono, nei casi  di  cui

          al comma 1, i procedimenti  di  separazione  personale,  di

          cessazione  degli  effetti  civili   del   matrimonio,   di

          scioglimento del matrimonio e di modifica delle  condizioni

          di separazione o di divorzio. Nei soli casi di  separazione

          personale, ovvero di cessazione degli  effetti  civili  del

          matrimonio  o  di  scioglimento  del   matrimonio   secondo

          condizioni  concordate,  l’ufficiale  dello  stato  civile,

          quando riceve le dichiarazioni dei  coniugi,  li  invita  a

          comparire di fronte a se’ non prima di trenta giorni  dalla

          ricezione per la conferma dell’accordo anche ai fini  degli

          adempimenti di cui al  comma  5.  La  mancata  comparizione

          equivale a mancata conferma dell’accordo.

              4. All’art. 3, al secondo capoverso  della  lettera  b)

          del numero 2 del primo comma della legge 1° dicembre  1970,

          n. 898, dopo le parole “trasformato  in  consensuale”  sono

          aggiunte le seguenti:  “,  ovvero  dalla  data  certificata

          nell’accordo  di  separazione  raggiunto   a   seguito   di

          convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero

          dalla data dell’atto contenente  l’accordo  di  separazione

          concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.”.

              5.  Al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica   3

          novembre  2000,  n.  396   sono   apportate   le   seguenti

          modificazioni:

              a) all’art. 49, comma 1, dopo  la  lettera  g-bis),  e’

          aggiunta  la  seguente  lettera:  “g-ter)  gli  accordi  di

          scioglimento o  di  cessazione  degli  effetti  civili  del

          matrimonio ricevuti dall’ufficiale dello stato civile”;

              b) all’art.  63,  comma  1,  dopo  la  lettera  g),  e’

          aggiunta  la  seguente  lettera:  “g-ter)  gli  accordi  di

          separazione personale,  di  scioglimento  o  di  cessazione

          degli effetti civili del matrimonio ricevuti dall’ufficiale

          dello stato civile, nonche’ di modifica delle condizioni di

          separazione o di divorzio”;

              c) all’art. 69, comma 1, dopo  la  lettera  d-bis),  e’

          aggiunta la seguente  lettera:  “d-ter)  degli  accordi  di

          separazione personale,  di  scioglimento  o  di  cessazione

          degli effetti civili del matrimonio ricevuti dall’ufficiale

          dello stato civile”.

              6. Alla Tabella D), allegata alla legge 8 giugno  1962,

          n. 604, dopo il punto 11 delle norme speciali  inserire  il

          seguente punto: “11-bis) Il diritto  fisso  da  esigere  da

          parte dei comuni all’atto della conclusione dell’accordo di

          separazione  personale,  ovvero  di   scioglimento   o   di

          cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonche’  di

          modifica delle condizioni di  separazione  o  di  divorzio,

          ricevuto dall’ufficiale di stato civile del comune non puo’

          essere stabilito in misura superiore all’imposta  fissa  di

          bollo prevista per le pubblicazioni di matrimonio dall’art.

          4 della tabella allegato A) al decreto del Presidente della

          Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.”.

              7. Le disposizioni del presente articolo si applicano a

          decorrere dal trentesimo giorno successivo  all’entrata  in

          vigore della legge di conversione del presente decreto.».

          Comma 32:

              – Si riporta il testo dell’art. 86 del  Codice  civile,

          come modificato dalla presente legge:

              «Art. 86 (Liberta’ di  stato).  –  Non  puo’  contrarre

          matrimonio chi e’ vincolato da un matrimonio o da un’unione

          civile tra persone dello stesso sesso precedente.».

          Comma 33:

              – Si riporta il testo dell’art. 124 del Codice  civile,

          come modificato dalla presente legge:

              «Art. 124 (Vincolo  di  precedente  matrimonio).  –  Il

          coniuge puo’ in qualunque tempo impugnare il  matrimonio  o

          l’unione civile tra persone dello stesso  sesso  dell’altro

          coniuge; se si oppone la  nullita’  del  primo  matrimonio,

          tale questione deve essere preventivamente giudicata.».

          Comma 37:

              – Si riporta il testo degli articoli 4 e 13,  comma  1,

          lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica  30

          maggio 1989, n. 223  (Approvazione  del  nuovo  regolamento

          anagrafico della popolazione residente):

              «Art.  4  (Famiglia  anagrafica).  –  1.  Agli  effetti

          anagrafici per famiglia si intende un  insieme  di  persone

          legate da  vincoli  di  matrimonio,  parentela,  affinita’,

          adozione, tutela o  da  vincoli  affettivi,  coabitanti  ed

          aventi dimora abituale nello stesso comune.

              2. Una famiglia anagrafica puo’  essere  costituita  da

          una sola persona.».

              «Art.  13  (Dichiarazioni   anagrafiche).   –   1.   Le

          dichiarazioni anagrafiche da rendersi dai  responsabili  di

          cui  all’art.  6  del  presente  regolamento  concernono  i

          seguenti fatti:

              a) (Omissis);

              b)  costituzione  di  nuova   famiglia   o   di   nuova

          convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione

          della famiglia o della convivenza;

              (Omissis).».

          Comma 42:

              – Si riporta il testo dell’art. 337-sexies  del  Codice

          civile:

              «Art. 337-sexies (Assegnazione della casa  familiare  e

          prescrizioni in tema di residenza). –  Il  godimento  della

          casa familiare e’ attribuito tenendo prioritariamente conto

          dell’interesse  dei  figli.  Dell’assegnazione  il  giudice

          tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra  i

          genitori, considerato l’eventuale titolo di proprieta’.  Il

          diritto al godimento della casa familiare  viene  meno  nel

          caso che  l’assegnatario  non  abiti  o  cessi  di  abitare

          stabilmente nella casa familiare o conviva  more  uxorio  o

          contragga   nuovo   matrimonio.   Il    provvedimento    di

          assegnazione  e  quello  di  revoca  sono  trascrivibili  e

          opponibili a terzi ai sensi dell’art. 2643.

              In presenza di figli minori, ciascuno dei  genitori  e’

          obbligato  a  comunicare  all’altro,   entro   il   termine

          perentorio di  trenta  giorni,  l’avvenuto  cambiamento  di

          residenza o di domicilio. La mancata comunicazione  obbliga

          al risarcimento  del  danno  eventualmente  verificatosi  a

          carico del coniuge  o  dei  figli  per  la  difficolta’  di

          reperire il soggetto.».

          Comma 47:

              – Si riporta il  testo  dell’art.  712  del  Codice  di

          procedura civile, come modificato dalla presente legge:

              «Art. 712 (Forma  della  domanda).  –  La  domanda  per

          interdizione  o  inabilitazione  si  propone  con   ricorso

          diretto  al  tribunale  del  luogo  dove  la  persona   nei

          confronti della quale e’ proposta ha residenza o domicilio.

              Nel ricorso debbono essere esposti i fatti sui quali la

          domanda e’ fondata e debbono essere indicati il nome  e  il

          cognome e la residenza del  coniuge  o  del  convivente  di

          fatto, dei parenti entro  il  quarto  grado,  degli  affini

          entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore

          dell’interdicendo o dell’inabilitando.».

          Comma 48:

              – Si riporta il testo dell’art. 404 del Codice civile:

              «Art. 404 (Amministrazione di sostegno). –  La  persona

          che,  per  effetto  di  una  infermita’   ovvero   di   una

          menomazione   fisica   o   psichica,   si    trova    nella

          impossibilita’, anche parziale o temporanea, di  provvedere

          ai  propri  interessi,  puo’   essere   assistita   da   un

          amministratore di sostegno, nominato dal  giudice  tutelare

          del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio.».

          Comma 52:

              – Si riporta il testo degli articoli 5 e 7  del  citato

          decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989,  n.

          223:

              «Art. 5 (Convivenza  anagrafica).  –  1.  Agli  effetti

          anagrafici per convivenza s’intende un insieme  di  persone

          normalmente coabitanti per motivi religiosi,  di  cura,  di

          assistenza, militari,  di  pena  e  simili,  aventi  dimora

          abituale nello stesso comune.

              2. Le persone addette alla convivenza  per  ragioni  di

          impiego o di lavoro, se  vi  convivono  abitualmente,  sono

          considerate   membri   della   convivenza,   purche’    non

          costituiscano famiglie a se stanti.

              3. Le persone ospitate anche abitualmente in  alberghi,

          locande, pensioni e  simili  non  costituiscono  convivenza

          anagrafica.».

              «Art.  7  (Iscrizioni  anagrafiche).-  1.  L’iscrizione

          nell’anagrafe della popolazione residente viene effettuata:

              a) per nascita,  presso  il  comune  di  residenza  dei

          genitori o  presso  il  comune  di  residenza  della  madre

          qualora i genitori risultino residenti in  comuni  diversi,

          ovvero, quando siano ignoti i genitori, nel comune  ove  e’

          residente la persona o la convivenza cui il nato  e’  stato

          affidato;

              b) per esistenza giudizialmente dichiarata;

              c)   per   trasferimento   di   residenza   dall’estero

          dichiarato dall’interessato non iscritto, oppure  accertato

          secondo quanto e’  disposto  dall’art.  15,  comma  1,  del

          presente regolamento, anche tenuto conto delle  particolari

          disposizioni relative alle persone senza  fissa  dimora  di

          cui all’art. 2, comma terzo, della legge 24 dicembre  1954,

          n. 1228, nonche’ per mancanza di precedente iscrizione.

              2. Per le persone gia’ cancellate per irreperibilita’ e

          successivamente  ricomparse  devesi   procedere   a   nuova

          iscrizione anagrafica.

              3. Gli stranieri iscritti in anagrafe  hanno  l’obbligo

          di rinnovare all’ufficiale di anagrafe la dichiarazione  di

          dimora abituale nel comune  di  residenza,  entro  sessanta

          giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno, corredata dal

          permesso medesimo e, comunque, non decadono dall’iscrizione

          nella fase di rinnovo del permesso di  soggiorno.  Per  gli

          stranieri muniti di carta di soggiorno,  il  rinnovo  della

          dichiarazione  di  dimora  abituale  e’  effettuato   entro

          sessanta giorni  dal  rinnovo  della  carta  di  soggiorno.

          L’ufficiale di anagrafe aggiornera’  la  scheda  anagrafica

          dello straniero, dandone comunicazione al questore.

              4. Il registro di cui all’art. 2, comma  quinto,  della

          legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e’  tenuto  dal  Ministero

          dell’interno presso la prefettura di Roma.  Il  funzionario

          incaricato della tenuta di tale registro ha i  poteri  e  i

          doveri dell’ufficiale di anagrafe.».

          Comma 55:

              – Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice

          in materia di protezione dei dati personali), e’ pubblicato

          nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174, S.O.

          Comma 57:

              – Si riporta il testo dell’art. 88 del Codice civile:

              «Art. 88 (Delitto). – Non possono contrarre  matrimonio

          tra loro le persone delle quali l’una e’  stata  condannata

          per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.

              Se ebbe luogo soltanto  rinvio  a  giudizio  ovvero  fu

          ordinata  la  cattura,  si  sospende  la  celebrazione  del

          matrimonio fino a quando non  e’  pronunziata  sentenza  di

          proscioglimento.».

          Comma 64:

              – La legge 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del  sistema

          italiano di diritto internazionale privato), e’  pubblicata

          nella Gazzetta Ufficiale 3 giugno 1995, n. 128, S.O.

          Comma 65:

              – Si riporta il testo degli articoli 433 e  438,  comma

          2, del Codice civile:

              «Art.  433  (Persone  obbligate).  –   All’obbligo   di

          prestare gli alimenti sono tenuti, nell’ordine:

              1) il coniuge;

              2) i figli, anche adottivi,  e,  in  loro  mancanza,  i

          discendenti prossimi;

              3) i genitori  e,  in  loro  mancanza,  gli  ascendenti

          prossimi; gli adottanti;

              4) i generi e le nuore;

              5) il suocero e la suocera;

              6) i fratelli e le sorelle germani o  unilaterali,  con

          precedenza dei germani sugli unilaterali.».

              «Art. 438 (Misura degli alimenti). – 1. (Omissis).

              Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno

          di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve

          somministrarli. Non devono  tuttavia  superare  quanto  sia

          necessario  per  la  vita  dell’alimentando,  avuto   pero’

          riguardo alla sua posizione sociale.

              3. (Omissis).».

          Comma 66:

              – Si riporta  il  testo  dell’art.  10,  comma  5,  del

          decreto-legge 29 novembre 2004,  n.  282,  convertito,  con

          modificazioni,  dalla  legge  27  dicembre  2004,  n.   307

          (Disposizioni urgenti  in  materia  fiscale  e  di  finanza

          pubblica):

              «Art. 10 (Proroga di termini in materia di  definizione

          di illeciti edilizi). – Commi da 1. a 4. (Omissis).

              5.  Al  fine  di  agevolare  il   perseguimento   degli

          obiettivi di finanza pubblica,  anche  mediante  interventi

          volti alla riduzione della pressione fiscale,  nello  stato

          di previsione del Ministero dell’economia e  delle  finanze

          e’ istituito un apposito “Fondo per interventi  strutturali

          di politica economica”, alla cui costituzione concorrono le

          maggiori entrate, valutate in 2.215,5 milioni di  euro  per

          l’anno 2005, derivanti dal comma 1.».

          Comma 67:

              – Si riporta il testo dell’art.  17,  comma  12,  della

          citata legge 31 dicembre 2009, n. 196:

              «Art. 17 (Copertura finanziaria delle leggi).  –  Commi

          da 1. a 11. (Omissis).

              12. La clausola di salvaguardia di cui al comma 1  deve

          essere effettiva e automatica. Essa deve indicare le misure

          di riduzione delle spese  o  di  aumenti  di  entrata,  con

          esclusione del ricorso ai fondi di  riserva,  nel  caso  si

          verifichino o siano in procinto di verificarsi  scostamenti

          rispetto alle previsioni indicate dalle leggi al fine della

          copertura finanziaria. In tal caso, sulla base di  apposito

          monitoraggio, il Ministro  dell’economia  e  delle  finanze

          adotta, sentito il Ministro competente, le misure  indicate

          nella clausola di salvaguardia e riferisce alle Camere  con

          apposita relazione. La relazione espone le cause che  hanno

          determinato gli scostamenti, anche ai fini della  revisione

          dei dati e dei metodi  utilizzati  per  la  quantificazione

          degli oneri autorizzati dalle predette leggi.

              Commi 13. e 14. (Omissis).».

              – Si riporta il testo  dell’art.  21,  comma  5,  della

          citata legge 31 dicembre 2009, n. 196:

              «Art. 21 (Bilancio di previsione). – Commi da 1.  a  4.

          (Omissis).

              5.  Nell’ambito  di  ciascun  programma  le  spese   si

          ripartiscono in:

              a) spese non rimodulabili;

              b) spese rimodulabili.

              Commi da 6. a 18. (Omissis).».

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