Decreto fiscale 2017

Decreto fiscale 2017

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Il Decreto fiscale per il 2017 collegato alla Legge di Bilancio 2017, occupa ancora le nostre pagine. Dopo aver aggiornato l’articolo relativo alla rottamazione delle cartelle Equitalia al quale si rinvia per informazioni più specifiche sulla procedura relativa, facciamo un breve sunto della restante parte del provvedimento che è divenuto oggi legge con l’approvazione da parte dell’aula del Senato.
Cominciamo con il dire che la maggior parte degli interventi previsti nel decreto legge del 24 Ottobre scorso n. 193 sono stati mantenuti. Sono state aggiunte altre misure fra cui si segnalano:
1)      l’emendamento che prevede la presunzione di “nero” sui prelievi oltre 1.000,00 €.
2)      le semplificazioni fiscali;
3)      l’addio agli studi di settore.
E’ invece saltato, per mancanza di copertura, il cosiddetto salvagente per le partite IVA, ossia, la norma che prevedeva una modifica al regime forfettario per chi superava il limite di ricavi o compensi.
In primis è da segnalarsi che vengono riaperti i termini per la procedura di voluntary disclosure, sia per l’emersione di attività estere che per le violazioni
dichiarative relative a imposte erariali, nella finestra che va dal 24 ottobre 2016 al 31 luglio 2017. Le violazioni sanabili sono quelle commesse fino
al 30 settembre 2016. Cambia anche la procedura la quale prevede che il contribuente sani spontaneamente la propria posizione versando in unica
soluzione entro il 30 settembre 2017 il dovuto a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni. E’ possibile suddividere gli importi dovuti in 3 rate.
Vengono aboliti gli studi di settore ed introdotti gli indici sintetici di affidabilità fiscale”, cui sono collegati livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, che porteranno alla riduzione o all’esclusione dei termini per gli accertamenti.
Tra le altre semplificazioni fiscali, il pacchetto di norme introdotte con il decreto fiscale prevede:
1)      l’addio al TaxDay del 16 giugno, con lo slittamento al 30 giugno del termine per il versamento di Irpef, Ires e Irap;
2)      la moratoria estiva dall’1 agosto al 4 settembre sia per i pagamenti che per le comunicazioni del Fisco;
3)      il ritorno dell’F24 cartaceo per i pagamenti sopra i 1.000.00 €.
Tralasciando l’addio ad Equitalia e la susseguente “rottamazione delle Cartelle” di cui si è abbondantemente parlato, bisogna ricordare che gli enti locali potranno riscuotere i propri crediti tramite Equitalia fino al 30 Giugno 2017. Dal 1° Luglio successivo gli stessi enti locali potranno deliberare di affidare il recupero dei propri crediti nei confronti del contribuente al nuovo
ente di riscossione che prenderà il posto di Equitalia. E’ da sottolineare che il nuovo ente di riscossione potrà accedere alle banche dati di cui si serve già l’Agenzia Delle Entrate. Il fatto che sarà più semplice poter accedere anche ai dati INPS, faciliterà l’acquisizione delle informazioni relative ai rapporti di lavoro e la susseguente possibilità di attivazione di pignoramenti
di stipendi, salari e altre indennità.
L’esame del decreto Fiscale alla Camera è servito a risolvere il problema della disparità di trattamento fra i cittadini che potevano usufruire del beneficio
della rottamazione delle cartelle Equitalia e quelli che, a causa del fatto che i loro comuni non si servivano di Equitalia per la riscossione, non potevano avere
accesso al beneficio introdotto con il decreto legge 193/2016. E’ infatti stata data via libera alla rottamazione delle ingiunzioni di pagamento per i 4.500 comuni che non riscuotono tramite Equitalia.
Nella sanatoria, infine, è stata confermata l’inclusione delle sanzioni amministrative per le violazioni al Codice della strada, la cui definizione agevolata è limitata solo agli interessi, ivi compresi quelli per ritardato pagamento.
Anche lo Spesometro, dal prossimo 1° Gennaio 2017, è stato abolito per i soggetti passivi IVA. Si segnala però che vengono aggiunti due adempimenti trimestrali da compiersi telematicamente:
la comunicazione analitica delle fatture emesse e ricevute;
la comunicazione analitica dei dati delle liquidazioni periodiche Iva.
Sarà l’Agenzia Delle Entrate a segnalare eventuali discrasie dando modo al contribuente di fornire chiarimenti e segnalare elementi erroneamente valutati o non considerati. Il contribuente potrà mettersi in regola versando quanto dovuto avvalendosi del ravvedimento operoso. Durante l’esame parlamentare sono stati definiti i termini per l’invio delle comunicazioni delle fatture: il secondo trimestre andrà comunicato entro il 16 settembre e non il 31 agosto), mentre l’ultimo trimestre
entro il mese di febbraio. Per il primo anno, la comunicazione sarà semestrale e andrà effettuata entro il 25 luglio 2017.
Continuiamo ad analizzare il decreto fiscale approvato dalla Camera e diciamo: povere partite IVA! Gestire e mantenere un’attività potrebbe costare nel 2017 circa 500,00 € in più. Per essere chiari, nel decreto fiscale non c’è un riferimento a nuove tasse ma gli adempimenti fiscali a carico delle partite IVA rappresenteranno un vero e proprio salasso che raddoppierà nel 2018 quando il costo degli adempimenti fiscali potrebbe arrivare a costare una somma stimata di circa 720 €.
A lanciare l’allarme sono le associazioni dei professionisti e sotto accusa sono il nuovo spesometro trimestrale analitico e la liquidazione periodica dei dati Iva. Andiamo nel Dettaglio: i nuovi 8 adempimenti fiscali che graveranno sui conti e sul già fitto calendario di imprese, commercianti e professionisti costeranno 720 euro in più a partire dal 2018. Soltanto per il 2017 il costo e il carico di adempimenti sarà ridotto grazie alla deroga della scadenza trimestrale dello spesometro introdotta dagli emendamenti presentati al D.l. 193/2016, che esclusivamente per il 2017 avrà cadenza semestrale. Le partita Iva sborseranno perciò una cifra stimata di 480 €: si tratta dei costi di gestione e di aggiornamento. In pratica, i liberi professionisti dovranno presentare ogni tre mesi le fatture emesse, le ricevute e le liquidazioni IVA e una mancata comunicazione fiscale sarà punita con sanzioni meno severe rispetto al passato. Il contribuente verserà 1 euro per ogni fattura, fino a un massimo di 500 euro a trimestre, se effettuerà la trasmissione entro i primi 15 giorni dalla scadenza. Superati questi termini, la sanzione salirà a 2 euro per fattura, fino ad un massimo di 1.000.
Si stima che i nuovi adempimenti fiscali potrebbero portare nelle casse dello Stato 10 miliardi di € fra il 2017 ed il 2020.
Viene riconosciuto un credito d’imposta di 100 euro per l’adeguamento tecnologico necessario per l’effettuazione delle comunicazioni che viene esteso anche
a chi aderisce all’opzione della fatturazione elettronica tra privati. Per chi ha esercitato l’opzione per la trasmissione telematica dei corrispettivi
giornalieri, il credito è aumentato di 50 euro.
Il Decreto Fiscale 193/2016 non introduce soltanto nuovi adempimenti fiscali e nuovi costi per le partite Iva ma anche importanti novità che agevoleranno le imprese. E’ importante ricordare che a partire dal prossimo anno non si faranno, come sopra segnalato, più gli studi di settore che obbligavano i contribuenti a pagare imposte in base ad una cifra basata su calcoli statistico-matematici.
E’ da segnalare anche la proroga del super ammortamento, tutte misure fortemente volute da Palazzo Chigi che rischiano di venir oscurate dai nuovi obblighi fiscali.
Dando un’occhiata al complesso delle norme che compongono il decreto fiscale n. 193/2016 non si può non evidenziare la forte e sussistente contraddizione fra le misure fiscali introdotte e le agevolazioni a favore delle imprese. Il Fisco 2.0 e la digitalizzazione delle imprese fortemente voluti dal Governo, che cerca di costruire un sistema basato sulla compliance, si scontra con la necessità immediata di trovare le coperture necessarie alla Legge di Bilancio 2017, cercando di ridurre il fenomeno dell’evasione fiscale Iva. Ma dubbi permangono anche per quel che riguarda la strategia adottata per la lotta all’evasione: i nuovi adempimenti fiscali, infatti, appesantiranno ancora di più la macchina dei controlli dell’Agenzia delle Entrate. Basta fare un giro in rete per constatare come l’Agenzia Delle Entrate sia ancora impegnata nel controllo delle dichiarazioni relative al 2014. Con il nuovo spesometro trimestrale e le comunicazioni periodiche IVA, i dati da controllare verrebbero quadruplicati, con il rischio di ritardi ancor più cospicui sui controlli.

By administrator – 24 Novembre 2016 –

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