La riforma delle pensioni 2017

La riforma delle pensioni 2017

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L’APE, acronimo di anticipo pensionistico, è un meccanismo di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro messo a punto dal Governo che consentirà di
accedere alla pensione ai lavoratori penalizzati dal cosiddetto “scalone secco” imposto dalla Riforma Fornero. Si tratta in sostanza di quei lavoratori
nati tra il 1951 e il 1955 che, arrivati ad un passo dalla pensione, hanno visto improvvisamente allungarsi i tempi per l’uscita dal mercato del lavoro.
La riforma delle pensioni varata dal Governo con la Legge di stabilità 2017 consentirà ad almeno 75.000 persone di accedere alla pensione anticipata il prossimo anno. Lo scrive Il Sole 24 Ore, spiegando che “l’Ape social dovrebbe coinvolgere 35.000 persone, mentre la possibilità di cumulare gratuitamente i contributi previdenziali versati in diverse casse dovrebbe consentire a 7-8.000 persone di accedere alla pensione. Le misure per i lavoratori precoci dovrebbero consentire a circa 25.000 di loro di poter andare in quiescenza, mentre tra le 3.000 e le 5.000 persone potranno lasciare i lavori usuranti che svolgono”.
 Nonostante siano trascorsi più di 10 giorni dall’approvazione della Legge di stabilità 2017 e della relativa riforma delle pensioni, ancora non c’è un testo su cui poter verificare in quali casi si ha diritto alla pensione anticipata. Per capire meglio ciò che potrebbe accadere, vediamo quali potrebbero essere gli scenari che si possono desumere dalla consultazione di molteplici fonti di stampa e normative. Per quello che fino ad oggi ci è dato sapere, secondo le notizie che si sono apprese da giornali e TV, i nati tra il ’51 e il ’55 cui mancano 3 anni e 7 mesi per raggiungere la pensione, potranno scegliere l’APE se, al 1° gennaio 2017, avranno almeno 63 anni e 7 mesi di età (62 anni e 7 mesi per le donne nel settore privato).
Tutto si baserà su una richiesta di prestito, ottenendo un anticipo sull’assegno pensionistico futuro, da restituire nei successivi 20 anni. Secondo i tecnici del ministero la penalizzazione dell’assegno pensionistico sarà di un’entità pari al 5 o 6% di media ma la somma massima potrà arrivare al 25%. Al termine dei 20 anni la pensione tornerà integra.
In aggiunta ai beneficiari dell’Ape, potranno andare in pensione anticipata i lavoratori impegnati in attività usuranti, i lavoratori precoci, i beneficiari della cosiddetta “Ape social” e chi beneficerà del cumulo gratuito dei contributi previdenziali. Il meccanismo prevede un taglio, definito in percentuale fissa sul calcolo pensione, per ciascun anno di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti necessari per il pensionamento. Il taglio percentuale alla pensione dovrebbe essere applicato considerando il reddito del lavoratore. Considerato il sistema pensionistico misto (il sistema misto andrà ad esaurirsi con i lavoratori iscritti all’INPS dopo il 31 Dicembre del 1995 i quali percepiranno un assegno pensionistico più basso a causa del calcolo della pensione che si baserà esclusivamente sul sistema contributivo), la penalizzazione riguarderebbe esclusivamente la parte retributiva, quella cioè che si basa sull’ultimo stipendio percepito, dell’assegno pensionistico e lascerà immutata la componente contributiva, quella cioè calcolata sui contributi effettivamente versati dal lavoratore.
Vediamo come si calcola l’APE: la somma del capitale e degli interessi maturati per il calcolo della pensione è quello raggiunto al momento della richiesta anticipata (perdendo quindi gli ultimi 3 anni di contributi). Il parametro usato per il calcolo è relativo all’età della vecchiaia (cioè 66 anni e 7 mesi). Il trattamento in sé è poi frutto di un finanziamento bancario erogato dall’INPS (unico ente con cui – in teoria – dovrebbe continuare a confrontarsi il lavoratore. È prevista un’assicurazione sul prestito per coprire il rischio di decesso del contraente prima dei 20 anni di ammortamento in modo che il prestito stesso non ricada sugli eredi. L’assicurazione sembrerebbe non prevedere costi per il pensionato: in questi casi per legge non è possibile richiedere garanzie.
Al momento è in fase di studio anche la possibilità di introdurre un sistema di detrazioni fiscali per ammortizzare la decurtazione dell’assegno
Come sopra detto, secondo le stime saranno circa 5mila, i lavoratori impegnati in attività usuranti, oppure a turno notturno per almeno 78 giorni l’anno, che potranno usufruire della pensione anticipata nel 2017. Se tutto sarà confermato, il pacchetto sulle pensioni 2017 toglierà il requisito, oggi invece richiesto, di essere stato impiegato in un lavoro usurante nel corso dell’ultimo anno di contribuzione prima della pensione e si dovrebbe semplificare
la documentazione da presentare all’INPS. Inoltre tale agevolazione prevede l’eliminazione del periodo di maturazione dei requisiti di 12 o 18 mesi. Attenzione, però, perché i pensionandi dovranno avere sostenuto 7 anni di lavoro usurante negli ultimi 10 o essere stati impiegati in mansioni particolarmente faticose per almeno il 50% della propria carriera lavorativa.
I lavoratori precoci, cioè quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare in età molto bassa, potranno uscire dal mercato del lavoro a partire dal 2017
avendo maturato i 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia sarà necessario aver lavorato e versato i contributi per almeno
12 mesi prima dei 19 anni. Considerando che oggi si va in pensione una volta raggiunti 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne,
la riforma comporterà per gli uomini uno sconto di un anno e 10 mesi e per le donne uno sconto di 10 mesi.
Anche i lavoratori che non potranno farsi anticipare dalla banca la somma dei contributi a causa delle loro condizioni economiche disagiate potranno decidere
di uscire dal mercato del lavoro approfittando della cosiddetta APE social. Tali lavoratori in condizione economico-sociale disagiata potranno usufruire
dell’APE social a costo zero e a carico dello Stato, interessi compresi, la quale sarà riservata a chi percepisce redditi molto bassi, a chi è disoccupato
senza ammortizzatori sociali o a chi si trova più genericamente “in condizioni soggettive di bisogno”. Restando in tema di lavoro usurante è da segnalare
che fra i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, a causa dei parametri molto rigidi per l’accesso all’INPS, son rimasti tagliati fuori dalle tutele
previdenziali muratori, personale sanitario, macchinisti, insegnanti di asili e scuole ed addetti ai call center. Tali lavoratori, non facendo parte delle
categorie da tutelare, non potranno usufruire dell’APE social. Ciò significa che l’anticipazione pensionistica costerà loro il 6 o 7% l’anno. Un costo
non proprio bassissimo che ha spinto i sindacati a chiedere al governo l’introduzione della maggior parte delle categorie di lavoratori esercenti attività usuranti nelle categorie aventi diritto all’APE Social a carico dello Stato. Questa particolare situazione ha il suo rovescio della medaglia. L’ampliamento delle categorie aventi diritto all’APE social, porterà inevitabilmente ad una diminuzione delle somme a disposizione con la conseguenza che molti di costoro potrebbero rimanere senza stipendio e pensione poiché i 6 miliardi di euro messi sul piatto dal Governo potrebbero non essere sufficienti.
Ci rimane da affrontare la questione quattordicesima che ad oggi spetta ai pensionati che hanno raggiunto un’età pari o superiore ai 64 anni ed hanno un
reddito personale pari e non superiore ad una volta e mezza il trattamento minimo ricalcolato annualmente che oggi è pari ad € 9.786.86 mentre Il valore
massimo della quattordicesima è oggi pari a € 504.00. Con l’entrata in vigore della riforma in discussione, la quattordicesima dovrebbe essere estesa ai
pensionati che percepiscono 13.000.00 € lordi e l’importo della quattordicesima dovrebbe essere innalzato a 600 €.
Un altro aiuto ai pensionati e l’ampliamento della notax area, ossia, la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse. L’attuale limite della
notax è di € 7.750 € per i pensionati che non abbiano compiuto i 75 anni e di € 8.000 per tutti gli altri. Con la riforma il limite verrebbe portato per
tutti a 8.124 € che è la soglia limite prevista per i lavoratori dipendenti. L’innalzamento della soglia avrebbe effetto su tutti i pensionati e non solo
su coloro che hanno un reddito inferiore agli 8.124 €. Non bisogna dimenticare, infatti, che la’esenzione dalle tasse riguarda la prima parte del reddito
di tutti i contribuenti che percepiscono fino a55.00 €.
Per il momento sembra utile fermarsi qui. Resta inteso che, ove vi fossero motivazioni rilevanti, l’articolo verrà ripreso ed aggiornato. Si spera, ovviamente che chi possa dare ulteriori notizie lo faccia a beneficio di tutti coloro che avranno la voglia o la necessità di informarsi su quello che, scherzosamente, si può definire il tormentone del 2016 che va sotto il nome diAPE.

By administrator – 27 Ottobre 2016 –

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