I salvataggi bancari: una tassa che pagherànno 12 milioni di famiglie ed imprese

I salvataggi bancari: una tassa che pagherànno 12 milioni di famiglie ed imprese

image_pdfimage_print

Quella che può essere definita una vera e propria tassa patrimoniale, ci mancava e considerato che in pochi ne parlano, vediamo di cosa si tratta.
Unicredit, Ubi Banca e Banco Popolare hanno unilateralmente aumentato i costi dei loro conti correnti. La motivazione addotta è relativa alla necessità di rientrare dei costi del “Fondo Nazionale di Risoluzione” e la comunicazione sembra già arrivata ai clienti che si ritroveranno nel loro estratto una nuova voce di spesa. Vediamo come si sono mossi i singoli istituti:
I correntisti di Ubi Banca hanno avuto una modifica unilaterale del loro contratto di conto corrente che ha comportato un aumento dei costi di gestione: l’istituto ha aumentato il canone annuo sui conti di 12 €. Ecco cosa hanno dichiarato i dirigenti dell’istituto: “L’incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti non è legato a tassi di interesse bassi o negativi o alle condizioni generali dell’economia, ma è un vero e proprio aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per determinare i depositi della clientela. Tra questi anche il fondo interbancario. Costi che nel solo 2016 ammonteranno circa a 60 milioni e che in precedenza non c’erano. Questi costi verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione”.
Il gruppo precisa altresì di essersi attenuto alle indicazioni dell’Arbitro Bancario Finanziario, secondo cui «il giustificato motivo è l’unica condizione sostanziale affinché possa essere modificato unilateralmente un negozio giuridico in regolare svolgimento».
I correntisti del Banco Popolare si ritroveranno un’una tantum di 25 euro da pagare. L’istituto ha dichiarato, tramite il proprio amministratore delegato, di aver dovuto versare, rispetto alle poche decine di milioni che versava in tempi precedenti, 152 milioni di euro circa al Fondo nazionale di Risoluzione (che, in caso di default, copre il singolo correntista fino a 100mila euro. “Abbiamo preferito – continua l’istituto – di affrontare con chiarezza la situazione piuttosto che inserire dei costi nascosti tra le righe dei contratti”. I correntisti si ritroveranno questa “tassa” sotto la voce ”Spese fisse di liquidazione”.
Relativamente a UniCredit, bisogna dire che cambiano le motivazioni e la forma, ma non la sostanza.
Sull’ultimo estratto conto di MyGenius del 31 marzo 2016 si legge che «alcuni interventi
legislativi e/o regolamentari nonché impegni imposti da Autorità hanno determinato dei costi e minori ricavi per la Banca, che costituiscono giustificato motivo per un aumento del Canone Mensile Relativo ai Moduli Transazionali». Pertanto, con decorrenza 1 luglio 2016, si intenderanno applicate nella
nuova misura indicata in corrispondenza» un canone mensile rispettivamente di 5, 7 e 12 euro aggiuntive, a seconda che il conto sia Silver, Gold o Platinum. Curioso è il fatto che sul sito internet di UniCredit
questo sovrapprezzo sia motivato da servizi aggiuntivi. Col conto Silver UniCredito offre un libretto di assegni e col conto Gold una carta di credito. Non si parla invece dell’aumento dell’Iva e dell’accordo per la costituzione di un fondo per la risoluzione delle crisi bancarie così come invece si legge sull’estratto conto.
Qualche giornale ha fatto due conti dai quali si desume che sommando i clienti delle tre banche si arriva a circa 12,4 milioni di famiglie e imprese clienti. Più o meno il 20% della popolazione
italiana si è trovata, o si troverà, sull’estratto conto una tassa in più da pagare. In pratica le 3 banche di cui si discute hanno spalmato sui clienti i costi del salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti che sono andate, come si dice, in risoluzione. Tutto nasce dagli oneri che il sistema bancario italiano ha sostenuto per finanziare il Fondo nazionale di Risoluzione che si occupa, appunto, della risoluzione
delle 4 banche andate in default.
L’iniziativa intrapresa dagli Istituti bancari, ovviamente, ha un fondamento. Dal 2016 i conti correnti possono essere oggetto di quello che si definisce prelievo forzoso (ciò che praticamente hanno fatto Unicredit, Ubi Banca e Banco popolare) nel caso di fallimento bancario. Il tutto a causa del Bail in che impone nuove regole utili al salvataggio delle banche in crisi. Con il recepimento della direttiva europea BRRD, dal 1° gennaio 2016 saranno gli azionisti, obbligazionisti e correntisti a contribuire al salvataggio della propria banca in caso di crisi dell’istituto bancario. Dal prelievo forzoso si salvano solo i titolari di conti correnti al di sotto dei 100.000 euro, protetti dal Fondo di Garanzia dei depositi. Anche lo Stato potrebbe optare per un prelievo forzoso sui conti correnti a causa della crisi e del debito pubblico che continuano a pesare come un macigno. Accadde già nel 1992 e potrebbe accadere nel 2016. Lo Stato potrebbe infatti essere costretto ad approvare una nuova tassa patrimoniale così come fece il governo amato che prelevò forzosamente dai conti correnti, tramite decreto legge, il 6*1000 che insieme alla tassa sugli immobili permise una raccolta di 11.500 miliardi di £. Il paese arrivò sull’orlo della recessione e la lira uscì dal sistema monetario europeo.
Concludendo e Tornando a parlare di Banche, le associazioni dei consumatori, alle quali ci si può rivolgere, sono sul piede di guerra e sono pronte a presentare una raffica di denunce per “appropriazione indebita” contro le banche che applicheranno l’inaccettabile nuovo balzello. Così lo definisce il Codacons: “Mentre i danni del terremoto sono pagati dai cittadini e non dalle banche – afferma il presidente Carlo Rienzi – la conseguenza della mala gestione bancaria viene scaricata sugli italiani. Se anche un solo euro dei soldi dei correntisti verrà prelevato dalle banche con questo nuovo balzello, non solo inviteremo i clienti a chiudere i conti e ritirare i propri soldi, ma presenteremo una serie di denunce in Procura alla luce della possibile fattispecie di appropriazione indebita”, conclude Rienzi. Rosario Trafiletti di Feder Consumatori ha rincarato la dose dichiarando che “Le banche italiane praticano i costi dei conti correnti più cari d’Europa, pari a 318 euro l’anno contro una media di 114 euro dell’Ue e fanno pagare i costi della risoluzione ai clienti, l’ennesima ulteriore tassa addossata ai correntisti. Insieme ad Adusbef denunciamo l’ennesimo furto con destrezza ai danni dei correntisti, stigmatizziamo comportamenti e manovre fraudolente sulla pelle dei clienti, costretti a pagare gli errori dei banchieri e una gestione dissennata del credito e del risparmio.”
Dare un’attenta occhiata al proprio estratto conto è in ogni caso cosa buona e giusta. Solo in questo modo si potrà essere consapevoli di tutte quelle movimentazioni che avvengono a nostra insaputa o non per nostra iniziativa e si potrà decidere la cessazione (il diritto di recesso è ovviamente un’opzione che il cliente può prendere sempre in considerazione) o la continuazione del rapporto di conto corrente. In ogni caso è giusto sapere che fine fanno i nostri soldi siano anche pochi €.

By administrator – 29 Settembre 2016 –

0 comments on “I salvataggi bancari: una tassa che pagherànno 12 milioni di famiglie ed impreseAdd yours →

Rispondi! Dicci la tua! Qui puoi farlo senza censura! Sei libero e responsabile pienamente dei tuoi commenti!

Chiama Adesso!