Sofferenza Bancaria: cos’è?

Sofferenza Bancaria: cos’è?

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Tutti i giorni o quasi, giornali e TV parlano di “banche in sofferenza”. A causa della crisi è innegabile che gli Istituti di credito abbiano potuto incamerare crediti divenuti difficili da esigere o divenuti inesigibili a causa dell’intervenuta impossibilità del debitore di far fronte ai propri obblighi o perché (ma è più difficile) l’inesigibilità deriva dalla legge. Possiamo star certi di un fatto: la sofferenza bancaria non è un qualcosa che i politici hanno ideato per spillare altri soldi al cittadino per avvantaggiarle. Le banche ricche senza una controparte non avrebbero senso nè i banchieri sarebbero stimolati a spendere le proprie ricchezze. La sofferenza bancaria è, errori manageriali a parte, una conseguenza della crisi economica che sta attanagliando famiglie ed imprese. La crisi porta con sé l’impossibilità cronica ed involontaria (non possiamo pensare che tutto un popolo sia cattivo pagatore per natura), di saldare i propri debiti contratti con banche e fornitori.
Vediamo adesso cos’è la sofferenza bancaria per il debitore. Cominciamo con il dire che equivale alla morte creditizia di un soggetto o azienda privata. Essa viene aperta dalla banca mediante l’invio di una Raccomandata A/R  con la quale si intima al debitore l’immediato rientro del debito (solitamente entro il termine perentorio di 15 giorni). Se il termine va, come si dice, in bianco, si apre la procedura di “Sofferenza Bancaria”. Dato che la banca non ha l’interesse a che il debitore fallisca, è l’ultimo passo che intraprende nei confronti di un soggetto che è prossimo al fallimento, che non è in semplice crisi di liquidità e che fa presumere che non sarà mai in grado di saldare il proprio debito; è uno strumento vessatorio che gli istituti di credito usano come estrema conseguenza rispetto al comportamento tenuto da un debitore che, a causa della procedura di sofferenza bancaria può essere portato al fallimento.
Lo stato di sofferenza viene segnalato in Centrale rischi e di conseguenza tutti gli Istituti che possono intrattenere rapporti con il debitore medesimo ne vengono immediatamente a conoscenza. Ciò comporta l’immediata ed automatica revoca delle linee di credito aziendale da cui deriva la fine delle aziende che, già in difficoltà, non sono riuscite a superare neppure la fase dell’incaglio bancario che precede l’apertura della segnalazione di “sofferenza bancaria”. La chiusura delle linee di credito presso tutti gli Istituti di credito, non è la sola conseguenza della “sofferenza bancaria”. Posteriormente alla sua apertura, oltre all’iscrizione in Centrale rischi, si procede per decreto ingiuntivo con provvisoria esecuzione. In parole povere, l’azienda che ne è colpita non ne viene più fuori.
Per capire cosa significhi la sofferenza bancaria, dobbiamo parlare dell’incaglio bancario che, come detto precedentemente, la precede. L’incaglio bancario è una procedura codificata dal diritto bancario che prevede che il debitore in incaglio saldi, in tutto o in parte, il proprio debito in un tempo stabilito nella richiesta di rientro (in questo caso parliamo di mesi). A differenza della “sofferenza bancaria”, l’incaglio bancario non prevede la revoca immediata ed automatica delle linee di credito anche se la posizione del debitore in incaglio è ugualmente iscritta in Centrale rischi il che non è però la conseguenza peggiore che deriva dalla posizione di incaglio. L’azienda che si trova ad affrontare l’incaglio bancario non potrà più avere accesso a nuovi crediti. Rimarranno attivi quelli in essere ed il cliente debitore potrà continuare ad operare a meno che anche gli altri istituti con i quali intrattiene rapporti non diano luogo a procedura di incaglio provocando richieste simultanee di saldo dei debiti.
La posizione di “sofferenza bancaria”, ovviamente, può essere cancellata. La procedura prevede che la cancellazione sia immediata se il debitore paga i propri debiti all’Istituto che l’ha aperta. Resta inteso che si possono sempre adire le vie legali ove si ritenga che l’apertura della posizione di sofferenza sia iniqua. Il problema è capire quanto quest’ipotesi convenga, date le lungaggini della giustizia italiana.
Abbiamo visto cosa significhi la “sofferenza bancaria”, per il debitore. Ma come stanno le cose per le Banche? Come si diceva sopra, non si può dire che le sofferenze siano un’invenzione utile a regalare soldi alle Banche, come pensa qualcuno. Le Banche sono in sofferenza malgrado le buone notizie degli stress test di ieri, che hanno visto solo MPS bocciata. Il problema qui è capire a quanto queste sofferenze ammontino. C’è chi dice che si debba parlare di 200 miliardi di euro ma c’è anche chi dice che ammontino a 400 miliardi. Insomma, il Governo e la Banca d’Italia mentirebbero, secondo alcuni.
Io ritengo che la verità stia negli stress test positivi di ieri. Non si può pensare, infatti, che gli organi d’informazione che parlano della loro positività raccontino balle e si deve dar poco seguito a chi ritiene che il salvataggio bancario serva solo ai poteri forti. Un eventuale fallimento di una Banca di grosse dimensioni equivarrebbe semplicemente ad una catastrofe che non ci si deve neppure augurare. Cosa fare di tali sofferenze? Questa è la domanda che dobbiamo farci e alla quale, a causa della normativa europea, è politicamente complicato dare una risposta. Ripristinare gli aiuti di stato, sarebbe in ogni caso l’unica via.

By Administrator – 30/07/2016 –

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