Il Credito: il contratto di “credito al consumo”

Il Credito: il contratto di “credito al consumo”

image_pdfimage_print

    Il Credito: il contratto di “credito al consumo”
Secondo la Convenzione di Bruxelles del 1968 art. 13, si definisce consumatore “Il Soggetto che agisce per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale”. A cominciare dagli anni 70 la norma ha cominciato ad occuparsi di “consumatore” definendolo come soggetto in relazione all’attività svolta. Essendo l’attività svolta a determinare lo status di consumatore, questo sembra configurarsi come uno status accidentale dato che il soggetto può agire in alcuni casi agendo durante lo svolgimento di attività professionale ed in altri come soggetto debole contrapposto al professionista.
Nell’ordinamento italiano si comincia a parlare di “consumatore” solo con il decreto del Presidente della Repubblica n. 224/1988 (Attuazione della direttiva CEE 85/374) sotto il profilo del danno che al soggetto può derivare da prodotti difettosi e successivamente se ne definisce il profilo con il decreto legislativo 50/1992 secondo cui il consumatore è “La persona fisica che agisce per scopi che possono considerarsi estranei allo svolgimento della propria attività professionale”. Nel 1996 la “nozione di consumatore” entra a far parte del codice civile novellato con l’introduzione del capo XIV-bis intitolato Dei Contratti Del Consumatore. Secondo “l’art. 1469-bis, è consumatore “La persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”. Sarà con la legge 281/1998 che apparirà la nozione di “utente che si affiancherà a quella di “consumatore” e che vedrà una codifica dei diritti fondamentali riconosciuti a questi soggetti. E’ da ricordarsi la disciplina relativa alle garanzie di vendita introdotte negli art. 1519-bis SS. del codice civile.
Vista la nozione di Consumatore, vediamo la disciplina inerente il “contratto di “credito al Consumo”. Tale tipologia di contratto, è stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico con il recepimento della direttiva 87/102 CEE. Tale direttiva persegue l’obiettivo di dare una tutela minima che gli Stati membri avrebbero dovuto adottare in modo tale da rimuovere le difformità normative nella disciplina del consumo. Il nostro legislatore ha dato attuazione alla direttiva sopra citata con la legge 142/1992 le cui disposizioni sono state abrogate e poi riprodotte nel TUB (Testo Unico Bancario D.LGS 385/1993) ai capi secondo e terzo del titolo sesto.
Secondo l’art. 121 TUB il contratto di Credito Al consumo regola l’erogazione di credito, nell’ambito dell’esercizio di un’attività commerciale, sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione a favore di soggetti privati che agiscano per scopi diversi rispetto a quelli professionali. Possono svolgere attività di “credito al consumo: le banche, le società di intermediazione finanziaria ed i soggetti abilitati alla vendita di beni e servizi esclusivamente nella forma di dilazione di pagamento. Le norme, precisa il medesimo articolo, sul credito al consumo si applicano, in quanto compatibili, anche ai soggetti che si interpongono fra finanziatore e consumatore. Soggetti attivi del contratto di credito al consumo, sono perciò il Consumatore ed il professionista abilitato all’attività di Credito.
Oltre ai limiti soggettivi di cui sopra, la disciplina del contratto di credito al consumo individua all’art. 122 delle fattispecie a cui non si applica. La’rt. 122 del Testo Unico Bancario si può consultare da qui:
http://www.normattiva.it/atto/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=122&art.versione=5&art.codiceRedazionale=093G0428&art.dataPubblicazioneGazzetta=1993-09-30&atto.tipoProvvedimento=DECRETO%20LEGISLATIVO&art.idGruppo=36&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0#art
I contratti di credito al consumo sono contratti di durata, vincolano cioè le parti per un periodo di tempo determinato, e per essere efficaci, devono essere conclusi per iscritto, redatti su supporto cartaceo o altro supporto durevole che soddisfi i requisiti della forma scritta e siglati da entrambe le parti.
 I dati che devono contenere sono essenzialmente: l’importo finanziato e le modalità con cui lo stesso deve essere rimborsato, i tassi di interesse, le garanzie e assicurazioni richieste dall’ente erogante il credito, la cadenza e ammontare di ciascuna rata.
Ricordiamo che il finanziatore ha degli obblighi precontrattuali che mirano a far sì che il consumatore conosca una serie di informazioni che diversamente potrebbe sfuggirgli o essere conosciuta solo al momento della firma del contratto o successivamente.
Devono essere forniti chiarimenti adeguati in modo che il consumatore possa valutare se il contratto è adatto alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria.
Particolare attenzione viene data alla verifica da parte del  finanziatore del merito creditizio, prima della conclusione del contratto, sulla base di informazioni adeguate, assunte dal consumatore stesso o da banche dati pertinenti. Nella fase contrattuale, poi, il finanziatore è tenuto a rinnovare la verifica del merito creditizio del consumatore prima di procedere ad un aumento significativo dell’importo totale del credito. 
Con il Codice del Consumo, oltre ad essere fornita una definizione di “consumatore”, sono stati riconosciuti e garantiti particolari diritti quali la correttezza, la trasparenza e l’equità nei rapporti contrattuali ed è stata dettata una particolare disciplina circa l’accertamento delle clausole vessatorie che meritano qualche approfondimento. Cominciamo col dire che sono disciplinate in generale dal codice civile all’art. 1341 (Capo II – Dei requisiti del contratto
Sezione I – Dell’accordo delle parti
Le condizioni generali di contratto [1342, 1679, 2211] predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza [1176, 1370].
In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità [1229], facoltà di recedere dal contratto [1373] o di sospenderne l’esecuzione [1461], ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze [2965], limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni [1462], restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi [1379, 1566, 2596], tacita proroga o rinnovazione del contratto [1597, 1899], clausole compromissorie [808 c.p.c.] o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria [1370; 6, 28, 29, 30, 413 c.p.c.]) e che le troviamo soprattutto nei contratti di adesione regolati da condizioni generali di contratto che spesso sono redatti su moduli e formulari. Ciò comporta che l’altra parte sia spinta ad accettare clausole che non può discutere e che possono creare uno squilibrio nei suoi diritti rendendo la sua posizione debole. Per questa ragione il codice civile al secondo comma dell’art. 1341 sopra riportato ne prevede l’inefficacia ove tali clausole non siano sottoscritte. La sottoscrizione serve ad attirare l’attenzione della parte debole relativamente alla posizione che va ad assumere nell’ambito del contratto. Anche il “codice Del Consumo” si è occupato di “clausole vessatorie. Per brevità, si invita a consultare il seguente link: http://www.codicedelconsumo.it/parte-iii-artt-33-101/
Il decreto legislativo n. 141 del 2010 disciplina la trasparenza e correttezza nel rapporto tra operatori creditizi (bancari e finanziari) e in materia di intermediari finanziari. Dobbiamo porre la nostra attenzione sul fatto che si definisce la nozione di consumatore che diventa l’elemento in base a cui applicare la disciplina dei contratti di credito al consumo; si è introdotta una informativa precontrattuale;
si sono rafforzati gli obblighi di assistenza al consumatore e si è introdotto, come già detto sopra, l’obbligo di verifica del merito creditizio del consumatore finanziato, si è introdotto per il credito al consumo il diritto di recesso senza spese, si è disposto il diritto alla risoluzione del contratto di credito nel caso di inadempimento del fornitore con la facoltà per il consumatore di sospendere il pagamento delle rate e ottenere la restituzione di quelle pagate ed è stato regolato in maniera più precisa il diritto al ripensamento del consumatore.
Regola fondamentale da ricordare è che la copia del contratto deve essere consegnata al consumatore e deve indicare se è prevista la corresponsione di pagamenti extra richiesti dal creditore nei tempi e nei modi previsti.
Il consumatore può recedere dal contratto entro quattordici giorni dalla conclusione dello stesso, o, se successivo, dal momento in cui ha ricevuto tutte le informazioni previste.
Il finanziatore fornisce periodicamente al cliente, almeno una volta l’anno, su supporto cartaceo o altro supporto durevole, una comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto. E’ importante sapere che:
1)      La disciplina dei contratti di credito al consumo è riservata a quelli di importo tra i 200 e i 75 mila Euro.
2)      Nella nuova disciplina del credito ai consumatori assume valore centrale la corretta determinazione e comunicazione al cliente del Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) che indica il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito.
Il TAEG è comprensivo degli interessi e di tutti i costi, inclusi gli eventuali compensi di intermediari del credito, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza, escluse le spese notarili.
Il valore del TAEG deve essere comunicato in fase pre-contrattuale al cliente in quanto rappresenta il principale strumento offerto al cliente per valutare l’onerosità del finanziamento proposto.
3)      La mancata o scorretta inclusione del TAEG di costi a carico del consumatore, comporta la nullità della clausola del contratto (che non implica la nullità dell’intero contratto).
4)      Distinta ipotesi che determina la nullità dell’intero contratto si ha nel caso in cui in esso non sono contenute le informazioni essenziali riferite al tipo di contratto, alle parti, all’importo totale del finanziamento ed alle condizioni di prelievo e di rimborso.

BY Administrator – 6 Luglio 2016 –

Chiama Adesso!