Vitalizi Parlamentari: come stanno effettivamente le cose?

Vitalizi Parlamentari: come stanno effettivamente le cose?

Con una crisi economica che ancor oggi fa sentire i suoi effetti e a causa della scarsa informazione che, volutamente o meno, si ha in questo paese, è giusto che la cittadinanza sappia come stanno davvero le cose in tema di vitalizio Parlamentare. Prima di tutto, occorre fare una premessa: quest’articolo non vuole influenzare il pensiero politico del lettore ma vuole rimarcare quello che dice la normativa in merito a quanto percepiranno effettivamente i nostri Parlamentari a partire dalla legislatura in corso. Constatato che si è ufficiosamente aperta la campagna elettorale e che il vitalizio è presuntivamente oggetto di trattazione, o meglio, di speculazione politica per chi ha voglia di andare a votare, diciamo subito che il “vitalizio” non è una cosa solo italiana e non è neppure un peccato mortale della politica. Esso esiste in tutte le democrazie più evolute e serve a garantire al  parlamentare che non viene rieletto una forma di sostentamento soprattutto per il dopo mandato. Non bisogna dimenticare che il Parlamentare eletto, stando a quanto dispone la legge italiana, non può esercitare la propria attività lavorativa contestualmente alla durata del suo mandato in Parlamento. Torniamo però a vedere come stanno le cose in Italia. Le elezioni politiche sono dietro l’angolo ma si pensa che il 60% dei parlamentari non voglia andare alle elezioni prima del prossimo Settembre, ossia, allorquando sarà scattato (4 anni e 6 mesi) il diritto al vitalizio. La compagine parlamentare che non vorrebbe andare a votare, sarebbe composta dal 60% dei membri del parlamento. Abbiamo 417 deputati e 191 Senatori al primo mandato. Una grossa fetta, 153, sono gli esponenti, ed ex, del Movimento 5 Stelle, poi abbiamo il 60% dei deputati e Senatori PD (209) eletti anch’essi per la prima volta. Se si pensa che il gruppo intero del PD non ha da solo la maggioranza assoluta in nessuno dei due rami del Parlamento e che ci sono molti parlamentari di altri partiti che sono propensi ad andare ad elezioni anticipate, la corrente di chi potrebbe voler proseguire la legislatura per riuscire a ottenere la pensione sembra essere molto minoritaria. Non si può non considerare poi che La maggioranza del PD renziano, la lega nord e M5S hanno voglia di voto ed i Parlamentari, piuttosto di pensare alla pensione mirano ad essere ricandidati e per tale ragione seguono quello che è il pensiero delle segreterie o dei vertici del proprio partito. Tralasciando le riflessioni di natura politica e tornando a parlare del tema vitalizio, dobbiamo dire che il vitalizio non esiste più sin dalla scorsa legislatura. Vediamo il perché: la pensione dei parlamentari viene oggi calcolata con il metodo contributivo. Il parlamentare, in questo senso, è diventato un dipendente pubblico. Il vitalizio, la cui ragione storica della sua esistenza era quella di permettere a tutti, soprattutto ai più poveri, di intraprendere una carriera politica e di fornire una forma di sostentamento al termine del mandato elettivo, permetteva al Parlamentare di incassare fino a 5 volte rispetto ai contributi versati. Cominciando a riscuotere il vitalizio a 65 anni, vivendo fino a 78 anni, un parlamentare soggetto alla disciplina del vecchio vitalizio porterebbe a casa 3.108 euro lordi al mese per 13 anni. Intascherebbe così il 533% di quanto versato in un quinquennio al ritmo di 1.006 euro al mese, contro il 102% di un lavoratore dipendente medio pensionato con 35 anni di anzianità. A partire dal 2012, le cose sono cambiate. Quando il governo di Mario Monti approvò la riforma delle pensioni (la riforma Fornero), il provvedimento ebbe una ricaduta sul vitalizio di Parlamentari e Consiglieri regionali. Il Parlamento e i consigli regionali approvarono una forte riduzione del vitalizio loro spettante. I nuovi regolamenti parlamentari parlano oggi di Pensione di Deputato e pensione di Senatore. La fattispecie più rilevante però non è la nuova definizione regolamentare ma il metodo con cui la pensione parlamentare viene calcolata: ossia il metodo contributivo per il quale l’assegno pensionistico è calcolato in base ai contributi effettivamente versati.
Come si può immaginare, anche a dispetto di chi parla dell’urgenza di andare a votare per evitare che i parlamentari percepiscano le loro pensioni d’oro o il loro vitalizio (si vedano alcune dichiarazioni di esponenti del movimento 5 stelle che sono poi quelli più interessati a che la legislatura non si concluda prima del 15 Settembre), il risultato è una significativa riduzione dell’importo mensile della pensione di parlamentare. Secondo i conti effettuati dalla Camera su richiesta del Fattoquotidiano.it, un deputato eletto nel 2013, quando aveva 27 anni, che cesserà il suo mandato nel 2018 senza essere riconfermato per il secondo, percepirà nel 2051 (a 65 anni) una pensione compresa tra i 900 e i 970 euro al mese […]. Se, invece, l’onorevole eletto sempre nel 2013 a 39 anni, sarà riconfermato fino al 2023, con due legislature alle spalle potrà andare in pensione nel 2034 (a 60 anni) incassando circa 1.500 euro al mese. Entrambe le simulazioni, ipotizzano che i contributi accantonati nell’arco della carriera parlamentare dai due ipotetici deputati siano gli unici versamenti effettuati nell’intera vita lavorativa.
Il requisito per ottenere queste pensioni – o vitalizi molto ridotti – è rimasto invariato: un deputato o un senatore devono restare in carica per 5 anni effettivi e percepiscono la pensione dopo il compimento del 65esimo anno di età. Per ogni anno in cui resta in carica oltre i primi cinque, il parlamentare può godere della pensione con un anno di anticipo, anche se in nessun caso può iniziare a percepirla prima del 60° anno di età. In caso di fine anticipata della legislatura, le frazioni di anno contano come un anno intero se sono trascorsi più di sei mesi. Questo significa che per conteggiare i cinque anni necessari a vedersi assegnata la pensione, l’attuale legislatura dovrà durare almeno 4 anni, sei mesi e un giorno. Dovrà quindi terminare non prima del 15 settembre 2017 o i contributi versati andranno persi.
Una riflessione, visto anche il trattamento riservato al Presidente emerito Della Repubblica Giorgio Napolitano da parte di esponenti politici di primo piano, va fatta. E’ proprio così necessario che la legislatura si concluda prima della sua scadenza naturale che si avrà nel 2018? A parere di chi scrive, il Parlamento ha il diritto-dovere di adempiere al suo compito che è quello di fare una legge elettorale degna di tal nome ed omogenea per entrambe le due camere affinché sia garantita al paese una governabilità futura. Non bisogna dimenticare che la Corte Costituzionale che ha recentemente bocciato una parte dell’Italicum, non è organo legiferante. In una democrazia sana le leggi vengono fatte dal parlamento e non dalla magistratura. La scusante delle pensioni d’oro, stando ai regolamenti parlamentari, non ha senso. Renzi parla di vitalizio dei parlamentari, lo stesso fanno gli esponenti m5s. Il primo vuole accreditarsi come il salvatore della democrazia od un rottamatore della cosiddetta casta, i secondi vogliono affrancarsi da un qualcosa che si chiama pura convenienza. il #elezionisubito del Vice Presidente della Camera Di Maio, agli occhi di chi pensa, non può perciò avere senso. Sarebbe quindi opportuno che nei 12 mesi che rimangono, il Parlamento pensi a lavorare senza rinviare a data da destinarsi la soluzione dei problemi di questo paese. Urge una riforma del processo civile e del processo penale; urge un rilancio degli investimenti delle imprese. Senza una soluzione, queste problematiche uccideranno il nostro paese.

By Administrator – 2 Febbraio 2017 –

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